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Caro Crepaldi, non è più tempo di tentennamenti

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

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LA FIONDA

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Marco Crepaldi
Marco Crepaldi

di Davide Stasi. Da diverso tempo in molti mi segnalano un bravo youtuber (o vlogger) di nome Marco Crepaldi. Si tratta di un signor comunicatore, un giovane che ad ogni pubblicazione riesce ad assommare migliaia di visualizzazioni. Mi è stato segnalato perché nei suoi video da qualche tempo sfida coraggiosamente il femminismo ed effettivamente molti di essi trasmettono una luce di speranza. Il vlogger, infatti, essendo molto giovane, si rivolge a una platea di giovani, ossia un’audience che difficilmente un blog come questo può pensare di attirare. Ciò è fondamentale perché sono soprattutto le giovani generazioni che hanno bisogno di venire dotate di un antidoto contro il processo di nientificazione messo in atto da decenni dal femminismo. Serve che qualcuno riesca a veicolare verso di loro i messaggi corretti affinché, maschi o femmine che siano, sviluppino gli anticorpi contro una patologia che distorce la percezione dell’altro.

Crepaldi avrebbe insomma grandi potenzialità per far comprendere alcuni punti-chiave: che gli uomini non sono sempre stati violenti verso donne sempre vittime, che non sono dunque debitori di nulla e che è in atto una manovra socio-culturale e politica cui tutti siamo chiamati a resistere insieme. Tuttavia ogni visualizzazione dei suoi video mi ha lasciato un retrogusto di amara insoddisfazione, un senso di incompletezza, una sorta di percorso compiuto con due o tre scatti di freno a mano tirato. Ho dovuto riguardarne alcuni più volte per rendermene conto e il più illuminante in questo senso è stato uno dei più recenti, dedicato allo scherzo che “Le Iene” hanno organizzato a due tizi famosi di nome Natalia Paragoni e Andrea Zelletta. In breve, lo scherzo consisteva nel far credere a lei che lui la tradisse. Esito: botte da orbi (di lei a lui), grida, insulti, violenza di ogni tipo (sempre di lei a lui). Grasse risate dal pubblico, le solite inqualificabili suscitate dalla violenza delle donne sull’uomo.


Siamo davanti a una soluzione finale.


La redazione di questo blog, refrattaria alle porcherie televisive, aveva deciso di non scrivere nulla in proposito, e siamo stati felici quando se n’è occupato il bravo vlogger. Se non che l’esito è un video che, più di altri, appunto svela quello che a mio avviso è il bug che mina un po’ tutti i contributi di Crepaldi. A 6.37 del video, il giovane dice infatti: “chi strumentalizza questo video (quello delle Iene N.d.A) per fomentare la propria misoginia e la misoginia degli altri non ha capito niente della questione, e non è superiore a tantissime pseudo-femministe radicali”. Insomma non si deve fare come le femministe che utilizzano ogni notizia di cronaca “per fomentare la misandria”, dice Crepaldi. Farlo, significa cadere in una battaglia tra sessi che non giova a nessuno. Non solo. A chiare lettere Crepaldi sillaba che la sottovalutazione della violenza femminile sugli uomini non è colpa delle donne. “Non scarichiamo le responsabilità su un’intera classe sociale [intendendo probabilmente “genere”, non classe sociale n.d.R.]”. Verso la fine del video ribadisce poi il concetto, auspicando giustamente un lavoro comune, di uomini e donne, per superare gli opposti estremismi.

Si tratta di un approccio da cui dissento, e molto, anzitutto perché distingue tra femminismo “radicale” e quello non radicale. Un errore che ho fatto anch’io a lungo prima di comprendere la reale natura monolitica del fenomeno. Ma soprattutto perché mette sullo stesso piano chi ha dato l’avvio e persegue con costanza e determinazione un attacco feroce e chi lo sta subendo. Solo così si possono derubricare come “misoginia” i pochi tentativi di resistenza che le persone per bene, uomini e donne, stanno cercando di mettere in campo contro una deriva ideologica rovinosa. Crepaldi dovrebbe rendersi conto che non è in atto alcuna guerra tra sessi. Si tratta piuttosto di un’occupazione militare degli spazi sociali e relazionali da parte di un’avanguardia fanatica, spietata, ben coordinata e consapevole di dove siano nel sistema le fratture per potersi infiltrare e permeare tutto. Compreso, purtroppo, l’abito mentale di molte donne comuni, che lo fiancheggiano passivamente, convinte come sono che il femminismo le rappresenti o possa arrecare loro dei vantaggi dovuti. Crepaldi non ha chiaro, insomma, che più che una guerra ad armi più o meno pari, siamo davanti a una soluzione finale cui si sta tentando di sottoporre, purtroppo con notevole successo, l’intero genere maschile e tutta le capacità e possibilità relazionali tra sessi. Ha dato prova di quanto abbia poco chiaro tutto ciò anche domenica scorsa, durante un suo “question time” dal vivo, dove ha sostenuto che la maggiore violenza maschile è dovuta alla maggiore forza fisica degli uomini, tipico luogo comune femminista (infondato ovviamente), e che la crescente violenza femminile è una “novità” causata dalla “raggiunta parità”. Quanto si sbagli è ben dimostrato, tra l’altro, qui oltre che in innumerevoli e autorevoli ricerche.


Rinunciare a un bel numero di follower.


Va chiarito al giovane vlogger che mentre dal lato femminista si strumentalizza ogni minimo fatto di cronaca per affermare che “tutti gli uomini sono violenti”, dall’altro lato si cerca di fare resistenza non utilizzando lo stesso schema, come malintende Crepaldi, bensì cercando di operare un vero e proprio debunking. Chi, come noi, enfatizza ogni atto violento femminile verso gli uomini o, ad esempio, verso bambini e anziani, non lo fa per dimostrare che tutte le donne sono violente. Solo un idiota potrebbe dire una cosa del genere (e infatti le femministe lo dicono per gli uomini). Evidenziare ogni atto violento femminile contro gli uomini contribuisce però a smentire la narrazione femminista storica e attuale di costante vittimizzazione (e dunque di innocenza) del genere femminile. In epoca di diffusione capillare di parole e concetti, la falsificazione delle teorie altrui, specie se così dannose, è un’opera di fondamentale resistenza all’oppressione. Non è un caso che venga portata avanti sì da molti uomini, ma anche da un numero considerevole di donne, che vedono la versione femminista del mondo per quella che è: un cancro maligno dei più aggressivi. C’è un’intera comunità di uomini e donne che si guarda bene dall’odiare le donne (questo significa “misoginia”), ma che è satura di assistere alla messa in atto di un progetto che, prima ancora di essere oppressivo, è semplicemente contro natura, cioè in conflitto con la vocazione chiaramente complementare di uomini e donne, che invece andrebbe recuperata in una prospettiva futura.

I video di Crepaldi, rivisti in quest’ottica, denunciano tutti questo deficit concettuale. Ed è un peccato perché titoli e tematiche appaiono nell’immediatezza azzeccati ed efficaci. Il messaggio incompleto, con basi traballanti e intenzioni tentennanti però rischia non solo di risultare inefficace, ma addirittura dannoso (cioè vantaggioso per chi si intende criticare). Resta da capire quale sia il motivo per cui Crepaldi abbia dato fin da subito questo taglio ondivago ai suoi contributi. Trapela in molti frangenti la sua ansia di non offendere nessuno, specie le donne, con i suoi ragionamenti, dimenticando che la verità è sempre offensiva, non guarda in faccia a nessuno, uomini, donne, animali o minerali. Uomini e donne intelligenti, ovvero non asserviti alla propaganda femminista e al politicamente corretto, tuttavia non temono quel tipo di verità. Dunque il massimo che si può ottenere, non cedendo al politicamente corretto in rosa, è di urtare le femministe, il che è sempre cosa buona e giusta, e le molte che più o meno consapevolmente lo fiancheggiano, che invece hanno sicuramente bisogno di comprendere che il femminismo è il loro primo nemico. Tenere duro su questo lato, ne sono consapevole, significa rinunciare a una bella fetta di follower e dunque, se non si tratta di una mera e scusabile (data l’età) immaturità del pensiero, può sorgere il sospetto che si tratti da parte di Crepaldi di una forma di cerchiobottismo calcolato. Così condotta, l’operazione rischia però di trasformare il giovane youtuber da un ottimo possibile ponte verso una vaccinazione di massa della gioventù, a quel genere di ebrei che si mettevano al servizio dei nazisti, convinti di poter fare da “cuscinetto”, mentre i loro fratelli intanto andavano allo sterminio. Se si riconosce l’oppressore e si intende davvero stare con gli oppressi, non servono cuscinetti, ma lucidità culturale, fede nella verità dei fatti e soprattutto determinazione.


47 thoughts on “Caro Crepaldi, non è più tempo di tentennamenti

  1. Buongiorno. Se non sono invadente e inopportuno potrei suggerire di ospitare Marco Crepaldi a Radio Londra a parlare della shit storm che sta subendo per aver espresso le sue opinioni?

  2. Marco Crepaldi ha capito che anche su youtube c’è omertà sul femminismo tossico, i problemi degli uomini e ipocrisia degli influencer.
    Sta sentendo la frustrazione, ha capito che sta affrontando il mostro e sente di crollare.
    Vi rendete conto di quanto forti sono le persone di questo blog?
    Di seguito il video di cui parlo, lo chiamerei “Candle in the wind”
    https://www.twitch.tv/videos/628629250

    1. Povero ragazzo, gli mando un sincero abbraccio virtuale, purtroppo però se non capisce cos’è il femminismo è destinato a soccombere: fa troppi distinguo fuori luogo, teme troppo il giudizio dei suoi, ha troppa paura di essere isolato, lo vedo messo malissimo, mi dispiace, non è così però che si affronta quella bestia.

  3. anche Montemagno potrebbe essere dalla “nostra parte” dato che ha detto che gli piace Jordan Peterson.

    1. Già, ma P. Jordan è lontano, appoggiandolo non si corrono pericoli. Noi invece siamo vicini…
      Ad esempio, potrebbe intervistare Stasi.
      Non lo farà.

      1. Non lo farà, come non lo fanno molti altri, che pure potrebbero avere interesse e non si fanno problemi a intervistare anche soggetti “improbabili”.
        Ma ci sono motivi circostanziati per cui questo non accade. Uno in particolare è un “catenaccio” attorno alla mia persona e alle persone che si occupano della redazione (Nestola, Santiago e gli altri), che poi è un catenaccio nei confronti di quel “racconto degli uomini” che stiamo cercando di recuperare e di proporre. A tenerci fuori è il non expedit di un gruppo di femministe note a livello nazionale, messe lì a presidio che nessuno di noi esca dalla riserva a raccontare una storia che travolgerebbe troppi interessi e centri di potere. Sono in quattro a gestire il catenaccio che non ci fa accedere ai media o al discorso pubblico, sotto di loro un gruppetto di altre luogotenenti. La testa del mostro è già stata individuata, ci sono i nomi e cognomi delle quattro. Attendo l’evolversi degli eventi per svelarle apertamente. Tolto quel blocco, si apriranno strade ampie per evitare che l’Italia finisca come la Spagna e che i nostri figli, maschi e femmine, vivano in un futuro distopico.

  4. so che noi intellettuali non dovremmo guardare le porcherie in televisione ????… ma penso che se facessimo un conteggio dei litigi anche maneschi al grande fratello o all isola dei famosi ecc le donne vincerebbero di gran lunga, loro che sono solidali e buone e superiori… credo che alcuni come fabri fibra abbiano ringraziato la mamma o la ex come marracash per essere state a dir poco maligne… c è qualche rapper che non ha avuto un padre probabilmente a causa di una separazione difficile come fabri fibra o izi… c è emis killa che credo si sia già scagliato a viso aperto contro le femministe… so che è un impresa impossibile occuparsi di cose cosi lontane dal proprio mondo ma io ascolto qualsiasi cosa e ascolto anche qualche intervista e per deformazione prendo appunti nella mia testa riguardo certi argomenti… lo dico ai giovani come quasi me, fateci caso, quanti sono cresciuti senza un padre in questi anni? e probabilmente non è perché il padre volesse scappare..

    1. Non sono molto d’accordo con la tua analisi. Il suo tono è volutamente pacato per non creare barriere comunicative. Ma nei suoi interventi è spesso molto duro nei concetti. La preoccupazione verso dove ci sta portando il femminismo, l’ipocrisia dello stesso e la condanna sulla mistificazione dei dati a riguardo è molto chiara. Con i video sull’ipermoralità e iper razionalità inoltre ha introdotto bene anche la base della deriva culturale del politicamente corretto.
      Anzi, proprio il modo pacato e “scientifico” (Quando riporta papers di studi) secondo me spaventa le femministe molto di più di invettive dure e pure le quali possono essere più facilmente derubricate a “reazione del patriarcato”. Tant’è vero che è stato bombardato recentemente da una shitstorm enorme.

      La vera distanza fra voi e lui è nel considerare il femminismo passato come utile (crepaldi) o dannoso (sst). Vedute diverse ma entrambe lecite.
      La sua condanna al femminismo moderno invece è sempre chiara e ferma.

      1. Riteniamo sbagliato l’approccio di Crepaldi perché creare eccezioni, per altro infondate, crea anche delle attenuanti.
        Diventa come dire che il primo comunismo leninista era buono rispetto alle deviazioni poi dello stalinismo (come se uno non fosse la filiazione dell’altro).
        O come se il primo fascismo fosse accettabile perché costruiva ponti e i treni arrivavano in orario, salvo poi la degradazione bellica successiva (e anche in questo caso, una fase è evoluzione dell’altra, essendo il male insito nell’ideologia).
        Idem, se piace, si può dire del nazismo: inizialmente un giusto movimento rivendicativo per l’orgoglio germanico umiliato dalle condizioni di pace postbelliche, poi divenuto inferno in terra. In realtà le basi dell’inferno erano già nel suo embrione.
        Stessa cosa. Il femminismo è stato, nel suo nucleo essenziale, una e una cosa sola. Da allora non è mai cambiato, ha solo mutato abito. Non riconoscerlo significa dargli spazio. Cosa accade a chi gli dà spazio lo racconta bene proprio la storia di Crepaldi.

  5. Seguo il canale youtube di Crepaldi praticamente dall’inizio. Avete fatto bene ad accorgervi della sua retorica fuorviante. Cosa che raramente ho notato nei commenti ai suoi video, dove c’è una mancanza di senso critico incredibile.

    Ne approfitto quindi per farvi notare che il Crepaldi ha ricevuto un indottrinamento femminista all’università, confermato anche da dei libri su cui ha studiato, che ha consigliato in passato.
    Infatti rifiuta tutte le “pillole” di pensiero alternativo (redpill e blackpill), crede al gender wage gap, al fatto che le donne in passato fossero “sottomesse”, e simili fandonie.

    È abbastanza evidente che, o è molto ingenuo, o è un gatekeeper, il cui ruolo è quello di deviare il discorso hikikomori lontano dalla responsabilità di questa società ginocentrica che ha “buttato a mare” milioni di giovani uomini.

  6. L’ho sempre detto e lo ripeto: Crepaldi non è un vero alleato della lotta per i diritti maschili, è solo un tentennante “femminista moderato”.

  7. Seguo pure io MC da due mesi. Esplosiva la crescita degli “inseguitori”. E’ partito dagli hihikomori dove ha visto che 8 su 10 sono M. E’ stata la pulce nell’orecchio. Da là si è mosso verso altre problematiche del rapporto F/M. Prima ha messo l’alluce fuori dal seminato, adesso quasi mezzo piede. Si sente su un terreno scivoloso (in ciò non sbaglia), tanto che in 15 minuti ricorda (direttamente e indirettamente) di non essere misogino, di riconoscere l’attuale situazione di disparità, svantaggio femminile (sic!) dalle 4 alle 6 volte (vere cacofonie per noi, ovviamente). Concordo con Davide sull’analisi ma non suggerirei a MC di cambiare linea. Se ha un tale seguito è perché agisce in questo modo.
    Ha un seguito crescente perché parla un linguaggio accettato dalla sensibilità attuale dei giovani, i quali sentono che c’è qualcosa che non va ma si trovano allo stadio larvale Per molti loro si tratta di una novità il fatto che si guardi anche verso le problematiche maschili.
    Lo fa, sia pur dando un colpaccio al cerchio (M) e un buffetto alla botte…
    E’ già qualcosa. Le vedo come crepe. E’ un inizio.

    1. Esatto.
      Se ci fosse solo lui, quello che fa sarebbe completamente inutile, ma essendoci altri cambia tutto: ciò che fa lui è indebolire un po’ la narrativa, è come se mettesse un piede nella porta ma senza avere il coraggio di entrare. Tutto inutile se si fa solo quello, ma importante se ci sono altri pronti a sfruttarlo.

    2. Non conosco il personaggio ma se è così concordo con la vostra opinione; è un po’ quello che ho sempre suggerito di fare, prendere tali questioni non di petto per non “spaventare” e far chiudere a riccio il grande pubblico.

      1. Infatti è buona cosa se c’è ANCHE uno così. Sarebbe cosa inutile se ci fosse SOLO gente così.
        Però io a differenza di Rino non lo seguo: per la medesima ragione per cui non ho mai comprato libri di politica scritti da democristani o ascoltato discorsi di sindacalisti della CISL. Non è che ce l’ho coi democristiani, anzi per certi versi hanno un approccio che nell’economia complessiva delle cose spesso può rivelarsi equilibrato. Ma non mi appassionano per nulla le teorie cerchiobottiste, quelli che stanno un po’ di qua e un po’ di la’ e danno un po’ ragione a tutti ma non troppo.

  8. “Trapela in molti frangenti la sua ansia di non offendere nessuno, specie le donne, con i suoi ragionamenti, dimenticando che la verità è sempre offensiva, non guarda in faccia a nessuno, uomini, donne, animali o minerali.”
    Marco Crepaldi sta ammettendo questo suo complesso nel video di ieri con Marco Montemagno, perché ha invitato solo donne per non essere catalogato come misogino, quini ha i suoi limiti, ma per fortuna ho visto molti post in cui le ragazze dichiarano che hanno aperto gli occhi e ora non seguono più Freeda.
    Neanche io non sono d’accordo con Crepaldi quando parla del patriarcato,ma in uno dei suoi video lo dice che non si tratta di un sistema messo in atto dal uomo contro le donne.
    Lui e Cerbero Podcast al modo loro, hanno catturato l’attenzione di molte persone e per me andrebbe sostenuto nel suo impegno, poi arriverà nel punto in qui questo blog lo è già da tempo.

  9. La definizione femminista di misoginia è: trattare le donne alla pari.

    Le donne hanno migliori performance linguistiche, infatti la stragrande maggioranza degli iscritti alle università umanistiche sono donne.

    Misogino! Le donne sono brave anche in matematica!

    Poiché le donne sono la stragrande maggioranza degli iscritti alle università umanistiche, bisognerebbe applicare le quote azzurre.

    Misogino! Le donne è perché sono più brave, tu sei invidioso, tu sei maschilista, tu sei patriarcale, tu mi vuoi tarpare le ali, tu mi vuoi rubare gli spazi, tu mi devi dare una stanza tutta per me, ecc.

    Visto?

    Molte donne hanno interiorizzato questa definizione e svelarlo non è misogina ma onestà intellettuale.

    Non c’è modo di sfuggire all’accusa di misoginia: chi lo penso si illude.

    Tanto che andrebbe cancellato il termine dai dizionari per inutilità: la misoginia non esiste, sostituire invece con “misogenia”.

    La misogenia infatti esiste per davvero: il miso è un prodotto fermentato: il miso genera miso.

    A me Crepaldi non piace, penso che la sua sia paura e sbaglia.

    Chi ha paura di offendere le donne criticando il femminismo non ha capito cos’ha davanti.

    Ed è misogino: le donne intelligenti capiscono benissimo.

    Perché non fate una puntata di Radio Londra con Rino, Santiago e Crepaldi?

    Per capire quanto ne sa realmente e quanto è cosciente del problema.

    Oppure per capire se magari è meglio la sua strategia.

    Chissà, fin qui ne dubito.

    1. Io’ho detto nel primo messaggio: è come un debole che stuzzica “un po’ ma non troppo” uno grande e grosso. Pensa di limitare le reazioni, invece le incoraggia perché comunque infastidisce e quelle annusano incertezza e debolezza.

    2. Paura, ma anche conformismo, Hai presente quando dicono “se femminismo è parità dei sessi, sono femminista”, che è un bel paralogismo, si dà una definizione per potersi dire a favore, poi nella pratica il femminismo è tutt’altro.
      Non si è mai sentito nessuno dire “se il comunismo è l’eguaglianza delle classi sociali, allora sono comunista”, perché il comunismo proclama la lotta di classe e ha come obiettivo la dittatura del proletariato (o meglio, la rivoluzione di cui la dittatura del proletariato è tappa intermedia ma fondamentale): a questo punto chi era comunista si definiva tale, chi no si definiva anticomunista, e morta lì. Certo chi stava ai lati opposti della barricata non si poteva vedere, ma né gli anticomunisti sentivano il bisogno di una simile excusatio non petita, né i comunisti la richiedevano a loro; in questo erano tutti più intellettualmente onesti. Al massimo, chi voleva fare il paraculo ( = il ricco che voleva tenere il piede in due scarpe, gli andava bene il regime democristiano che non lo avrebbe mai toccato ma voleva avere il paracadute nel caso che la rivoluzione ci fosse stata davvero) faceva il comunista senza esserlo davvero, ma doveva fingere bene, perché se se ne fosse uscito con un paralogismo analogo, lo avrebbero cacciato direttamente i comunisti.
      Col femminismo invece, nonostante tutta la pratica che abbiamo sotto i nostri occhi, denunciata dati e fatti alla mano da questo sito, dobbiamo stare attenti a dire le cose a bassa voce, chiedere il permesso prima di parlare, preoccuparci che le donne non si sentano offese parlando di false accuse, doppi standard, quote rosa, tribunali antimaschili, male-bashing continuo. Come se fossero delle bambine spaurite e non degli adulti in grado di ragionare sulle cose e sui fatti portati all’attenzione. E poi saremmo noi i misogini.

      1. @DanieleV
        Secondo me non è paura di offendere le donne, è più una strategia soft per informare l’opinione pubblica senza choccarla, come dice sopra RDV. Dovete tenere presente che la massa dei giovani (e meno giovani) ha un’opinione di base positiva del femminismo; non conosce tutte le magagne che qui sono state portate allo scoperto. Sono/siamo poco attenti, poco intelligenti? Forse sì. La massa è così. Informarla è proprio ciò che sta facendo lui, ma il suo pubblico parte da un livello di informazioni inferiore rispetto a quello del vostro.

  10. Ho iniziato a seguirlo verso Febbraio, stava non so a 1600 follower su YT, e nel giro di pochi mesi è arivato a 38.000, proprio dopo aver iniziato a trattare queste tematiche.
    Molti di noi che seguiamo te Davide, seguiamo anche lui, naturalmente, ci siamo accorti che rimane su posizioni femministe, del resto, lui stesso si dichaira “”femminista”. Io, voglio dargli il beneficio del dubbio, magari si dissocierà dal femminismo strada facendo, del resto credo abbia 29 anni. Voglio dargli fiducia, proprio perchè essendo un ragazzo riesce a parlare ad una platea di giovani, e proprio come hai giustamente scritto tu, oggi è importante vaccinare i giovani dal virus femminista. Voglio sperare in bene, male che vada, continueremo per la nostra starda, anche se in salita e a piccoli numeri.

  11. Ciao Davide. Dissento. Da te, in questo caso.
    E aderisco invece al modo che ha Crepaldi di trattare la questione: se c’è qualcosa che ha rischiato, in alcuni casi, di allontanarmi da questo blog è proprio una sorta di “misoginia strisciante” che ho percepito, una nota stonata di sentimento di “rivalsa” che a volte serpeggia non negli articoli, ma nei loro commenti.
    Io ritengo che questo, più di ogni altra cosa sia invece ostacolo alla diffusiuone delle idee che il blog propaganda, perchè non dovresti dimenticare che noi uomini in profondità non vogliamo, e quindi non possiamo andare contro le donne, differentemente da quanto possono invece fare loro. Non perchè sia GIUSTO, ma perchè è così. Punto.
    Per questo apprezzo Crepaldi, perche, ingenuamente se vuoi, ma sta portando avanti la battaglia nell’UNICO modo in cui la maggioranza di maschi può riconoscersi in essa. In lui non vedo l’ebreo che aiuta i nazisti, ma quello che li blandisce per poter salvare il maggior numero di persone possibile, perchè sa che opporsi direttamente a loro con le armi sarebbe perdente. Pensaci…

    1. Posto che i commenti agli articoli non rispecchiano il punto di vista dell’autore degli articoli (e viceversa), credo che se vedi misoginia “strisciante” in questo blog è più un problema di tua percezione, una forma di idiosincrasia personale, forse in qualche misura conseguenza del lavaggio del cervello che subiamo tutti giornalmente. Qui si lotta, questo è sicuro. Anche aspramente, ma questo richiedono le circostanze. Ma che si sia espresso odio verso le donne no, non si può proprio dire.
      E il senso è proprio quello: ci sono stati ebrei che hanno blandito i nazisti. Ma lo sterminio è avvenuto lo stesso. Se invece di blandire i nazisti avessero dato una mano a opporvisi, chissà…

      1. Concordo con Davide … Non è più tempo di usare i guanti bianchi…. Il medico pietoso fa la piaga purulenta..

      2. Tutto contribuisce comunque: persino un approccio chiaramente molto ambiguo come quello di Crepaldi, basti vedere i commenti sotto il video.
        Credo anzi che sia importante che la cosa si espanda sino a toccare lande sinora non raggiunte: se si va dal mezzo femminista “la giustificazione della violenza delle donne è un problema reale ma non è colpa delle donne” al semi-misogino “le donne sono inferiori per fare i soldati, i poliziotti, i pompieri e per giocare a scacchi, e le calciatrici campionesse del mondo perdono contro i ragazzini di 14 anni” in ogni caso tutto questo è utile.
        Dannoso sarebbe invece chiedere misure contro le donne, che limitino la loro libertà, o cose del genere (e non mi riferisco all’aborto, cosa ancora diversa perché c’è pure una terza vita di mezzo, né ai tribunali perché ci sono due parti o più coinvolte, quindi non si tratta di libertà individuali).

      3. Fiato sprecato, Davide, per molti ogni critica al femminismo è misoginia, ogni manifestazione di dissenso che non sia oxfordiana e non preceduta da una excusatio non petita in cui si ribadisca la superiorità del sesso femminile è odio verso le donne. Non capiscono che se il mondo è stato diviso, NON DA NOI, in due squadre, “uomini” contro “donne” (anzi, “maschi”, o meglio “maschietti”, contro donne) almeno inizialmente, per rompere il gioco, devi giocare con la tua squadra e inevitabilmente andare contro gli avversari, ma che ciò non significa odiarli. Purtroppo è una delle tante polpette avvelenate del post-modernismo, il mondo diviso tra oppressi e oppressori e interpretato, quando non guidato, unicamente dal sentimento. Si vive la dialettica come odio, se non mi dai ragione mi odi, quindi, inevitabilmente, se non dai ragione al femminismo e non ti definisci femminista. Naturalmente Mario si guarda bene da andare sui siti femministi a rimproverare la stessa cosa (e molte lo dicono esplicitamente, di odiare gli uomini… a parte che se è odio il nostro sul loro non c’è proprio discussione), caso strano è solo da noi che vengono a fare i precisini. Giusto così, noi non censuriamo e accettiamo la critica. Che non sta né in cielo né in terra, come hai ben argomentato, ma va accettata.

        1. Come lo sai che non bazzico i siti femministi? hai ragione comunque, e magari dovrei farlo. Quello che mi piace maggiormente di questo blog è proprio quello che fai notare tu: non censura le critiche, e lo apprezzo profondamente. Così attirate i “precisini” come me, ma magari in mezzo alle critiche prima o poi viene fuori qualche buona idea, o concetto sensato 🙂

      4. Non conoscevo il ragazzo e credo di avere il famoso video di commento a quello delle iene partendo proprio da queste pagine.
        Giunto al famoso “chi strumentalizza questo video (quello delle Iene N.d.A) per fomentare la propria misoginia e la misoginia degli altri non ha capito niente della questione, e non è superiore a tantissime pseudo-femministe radicali” ammetto di avere sospeso la visione e non di non averci pensato più. Direi che il Crepaldi, essendo giovane, giovanissimo, non ha certamente avuto modo di approfondire il tema come invece certi “vecchi irsuti cinghiali” (passatemi la battuta scherzosa) che bazzicano queste pagine hanno fatto. Anzi forse naviga a vista. Del resto il livello di consapevolezza la fuori è talmente basso che anche un approccio molto “educato” portato avanti da un giovane dalla faccia pulita può far presa e forse può servire…all’inizio. Dopo no. Spero che inizi a interloquire con Davide, Santiago, Rino, Ericlauder: sarebbe un colpo sensazionale sempre che poi youtube non lo censuri per ….misoginia.

    2. Se i commenti di alcune persone su Internet bastano ad allontanarti dalla denuncia enormi sperequazioni a livello LEGALE, di applicazione della LEGGE e di SENTENZE, direi che questo è un tuo problema e pure bello grosso: è proprio il caso di citare il proverbio cinese di epoca Tang:

      “Quando il maestro indica la Luna, il saggio guarda l’astro, l’idiota il dito”

      Ed è pure generoso, perché in questo caso non si tratta manco di guardare il dito del maestro, ma addirittura gli altri allievi…

      1. no, non bastano Ericlauder. sono ancora qui dopotutto 🙂 però è sempre un piacere ricevere la tua saggezza, di epoca Tang 😉

        1. La dinastia Tang è l’apice della civiltà cinese, è il momento del massimo gap tra la Cina e il resto del mondo: avevano le balestre a ripetizione – che è come se i piemontesi avessero avuto i kalashnikov nella Guerra d’Indipendenza contro gli austro-ungarici.
          Erano così moderni e progressisti e tolleranti di tutte le religioni che avevano i ragionieri che gli facevano affittare la cavalleria musulmana per risparmiare, e così quelli li abbandonavano (e loro perdevano) all’ultimo momento per non combattere contro altri musulmani 😀
          Sai che c’era una razza di asiatici con i capelli rossi e gli occhi verdi e loro l’hanno fatta sparire perché si sono comprati tutte le donne e ovviamente mettendole incinte tali caratteri recessivi sono scomparsi nel giro di 3-4 generazioni? Comprate regolarmente, e gli davano anche delle cinesi o altre asiatiche in cambio, mica li lasciavano senza. Però anche in questo modo la razza scompariva: la moglie cinese ha caratteri dominanti, occhi e capelli neri. Quelle lì invece erano tipo cinesi con occhi verdi e capelli rossi. Sono caratteri recessivi, scompaiono nelle generazioni se li incroci.
          C’è persino un complesso rock intitolato a loro.

    3. Hai la sensazione che qs blog odori di misoginia. Non riesco a credere che tu davvero lo creda.
      In giro ci sono dei misogini? Certamente. Magari qualcuno capita da queste parti? Può essere. Ma parlare di ombre misogine qui è da matti.
      La cosa stupisce perché hai scritto questo, che è vero, importantissimo e dalle implicazioni rilevanti “…noi uomini in profondità non vogliamo, e quindi non possiamo andare contro le donne, differentemente da quanto possono invece fare loro”.
      L’osservazione “…differentemente da quanto possono invece fare loro…” costituisce da sé un trattato di filosofia dei sessi, di cui una parte è stata già scritta da qualcuno che, per ciò solo, passa per essere “esponente nazionale dei misogini”. Misogino pure tu, allora. Benvenuto nella cricca.

      1. “Ci sono in giro dei misogini?”
        Io.
        Ma alle donne mica dispiace.
        Considera che il mio blog ha nel frontespizio “ORGOGLIOSAMENTE MISOGINO” e oltre il 40% dei follower sono donne…

        1. Io partecipo perché voglio arrivare a capire dove sta la tua misoginia. A me finora è parsa più una provocazione…

          1. Lo so, ma non dirlo troppo giro altrimenti perdo il record di unico misogino dichiarato al mondo 😀
            Diciamo che il blog dimostra chiaramente, in maniera inequivocabile, che non c’è alcun bisogno di excusatio non petita, anzi: partire dichiarandosi “non misogino” fa sospettare proprio l’opposto.
            Perché mai uno che evidenzia la violenza femminile sugli uomini dovrebbe dire “non sono misogino?”.
            No, anzi: le donne fanno tot violenze e restano impunite, quindi debbono per forza starmi un po’ sulle scatole, come mi stanno sulle scatole i ricconi che possono permettersi abusi che sarebbero proibiti dalla legge e lo fanno solo perché hanno i soldi. Poi ovvio che non ce lo vedo Bill Gates a fare abusi strani sui suoi dipendenti, ma se volesse potrebbe farlo ed è per me sufficiente per non guardarlo con troppa simpatia.

            1. E qui sbagli. Non dovrebbe starti antipatico Bill Gates, ma il legislatore che permette a Bill Gates (se volesse) di schiavizzare i suoi dipendenti.

              1. Il legislatore non si è svegliato una mattina e si è detto: “Su cosa legifero oggi? Sai che ti dico? Oggi facciamo l’impunità per i ricchi, tanto per fare una cosa nuova!”.
                E non è neanche accaduto che mentre lo faceva c’erano rappresentati dei ricchi che gli dicevano: “guardi se proprio insiste non ci dispiace, ma lo sconsigliamo, non è la priorità per il paese!”

                Al contrario è accaduto che il legislatore ha ceduto alle pressioni costanti dei ricchi.
                E quindi uno deve avercela sia col legislatore sia con chi ha fatto pressioni sia con chi beneficia dall’ingiustizia.
                Esattamente come ce l’avresti con tutte e tre le parti se Tizio versasse a Caio una tangente per fare in modo che Caio favorisca illecitamente il fratello di Tizio: io per prima cosa ce l’ho con i fratelli Tizi, perché hanno fatto due terzi del lavoro sporco. Ma ovviamente ce l’ho anche con Caio.

                1. L’esempio di Tizio e Caio così come posto non mi pare pertinente al problema dei ricchi che possono essere agevolati dalla legge.
                  Visto che molti imprenditori riescono con escamotage a eludere il fisco se non proprio ad evaderlo, non è che allora puoi avercela con qualunque imprenditore perché “potenzialmente” potrebbe farlo e non si sbatte politicamente per far cambiare le leggi in merito. Non tutti hanno il tempo, l’intelligenza e i mezzi per fare questo tipo di lotte: già il fatto che uno si comporti onestamente, e si appoggi solo a fornitori e collaboratori onesti, dovrebbe bastare. Pet il resto esistono i rappresentanti politici e le associazioni.

      2. Misogino, come femminista sono solo etichette, qualcosa che spesso cercano di appiccicarmi per inquadrare le mie idee, metterle in una scatola che poi si può piu comodamente prendere a calci. è un po’ lo stesso meccanismo che qui qualcuno usa con la parola femminista. o che alcune femministe usano con il termine maschilista. Per te sono misogino, per altri sono femminista, per alcuni miei amici sono fascista e per altri ancora sono comunista, di solito ciascuno mi mette delle etichette del genere quando esprimo idee contrarie alle sue. Se leggi due righe più sotto Sandro D. ha fatto giustamernte notare che probabilmente anche io ero un femminista e che SICURAMENTE lo sono ancora. rispondo a te come ho risposto a lui: quello che conta per me sono le idee, non le etichette. Se per misogino intendi “che non crede nella parità dei sessi” allora lo sono sempre stato, perchè anche prima di scoprire questo blog ho sempre pensato che uomini e donne siano profondamente diversi tra loro, e che le disuguglianze che ne scaturiscono vanno necessariamente analizzate ma anche accettate più che combattute. da entrambe le parti. Forse sono proprio misogino 🙂
        Comunque per specificare meglio quello che intendevo, al di la delle etichette che io stesso ho utilizzato magari impropriamente, è che a volte ho percepito qui da alcuni commenti un sentimento di rivalsa, forse non misoginia, ma comunque qualcosa di simile all’astio. Questo è un l’elemento che manca completamente a Crepaldi, e che a mio modo di vedere può fare la differenza nei risultati della propagazione delle rispettive idee.

    4. ” noi uomini in profondità non vogliamo, e quindi non possiamo andare contro le donne, differentemente da quanto possono invece fare loro.”

      Chi pecora si fà il lupo se lo mangia.
      Inutile combattere contro chi si ritiene manifestamente superiore . Ci si sottomette .
      E’ evidente che tu ritieni le donne superiori agli uomini in quanto essere possono fare una cosa che gli uomini non possono.

      1. Carissimo Birovitz, mi prendo il tempo di risponderti con calma perchè a mio avviso stai sbagliando. A livello logico: tu mi dici “E’ evidente che tu ritieni le donne superiori agli uomini in quanto essere possono fare una cosa che gli uomini non possono” ma di evidente nella mia affermazione non c’è assolutamente questo. è una tua deduzione (sbagliata).
        Per caso reputi un cane superiore a te? o una lucertola? perche sappi che un cane può sentire cose che tu non sentirai mai e una lucertola ha meccanismi rigenerativi che puoi solo sognarti. Entrambi “possono fare qualcosa che tu non puoi”.
        Tu hai preteso di infilare nelle mie parole un significato che vedi solo tu, in base ad un assunto logico che fa acqua, e questo mi da profondamente fastidio. Per il metodo più che per il merito.

    5. Mario
      >>>>>
      E aderisco invece al modo che ha Crepaldi di trattare la questione: se c’è qualcosa che ha rischiato, in alcuni casi, di allontanarmi da questo blog è proprio una sorta di “misoginia strisciante” che ho percepito, una nota stonata di sentimento di “rivalsa” che a volte serpeggia non negli articoli, ma nei loro commenti.
      >>>>>

      Anche tu sei stato un femminista, vero?
      E sicuramente lo sei ancora, seppur in misura più moderata…
      Altrettanto sicuro è che ti sei avvicinato a tali tematiche solo in tempi recenti; anzi, recentissimi.

      1. In effetti è da poco che mi sono avvicinato a questi temi. Non lo so se ero femminista, o se lo sono. Non mi sono mai preoccupato granché di come etichettarmi…

  12. Beh, il ragazzo si deve sposare prima o poi, mica può chiudersi tutte le porte, no?

    Il problema di queste cose è che si attacca debolmente, timidamente, mettendoci la faccia.
    Che è come se un tizio deboluccio andasse vicino ad uno grande, grosso e cattivo e cominciasse a infastidirlo, “ma con moderazione”, e a punzecchiarlo con uno spillo, “ma poco, non affondo tanto, lo faccio solo per stimolare”: è ovvio che le va a prendere.
    In realtà sarebbe più efficace un fucile da cecchino con silenziatore, da lontano: quando sbagli il colpo manco se ne accorgono, quando va a segno li fai secchi.

    1. Il suo scopo non è attaccare il femminismo, ma informare più giovani possible sui problemi maschili. Se poi facendo questo verrà attaccato da qualche femminista che sente il femminismo chiamato in causa, allora potrà dire di avere un nemico contro cui combattere direttamente.

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