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Caro Galimberti, un filosofo non deve mentire

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Umberto Galimberti
Il filosofo Umberto Galimberti

di Davide Stasi. Il filosofo Umberto Galimberti, docente all’Università di Venezia e autore di svariati importanti libri, divulgativi e non, venerdì scorso ha partecipato a un interessante incontro pubblico, tenuto nell’ambito della rassegna “I venerdì in famiglia”, organizzato a Montebelluna dalla Fondazione “Ispirazione”. Tema della prolusione era il pensiero e il complicato rapporto tra l’uomo, l’economia, la scienza e soprattutto la tecnica, anche alla luce dei recenti eventi legati alla pandemia di covid-19. L’incontro, riportano le cronache, ha avuto un riscontro eccezionale, sia per l’afflusso di pubblico che per l’attenzione prestata dagli intervenuti alle parole del filosofo.

Una frase in particolare del filosofo, riportata da alcuni media, è particolarmente notevole. “La filosofia non è nata negli atenei”, ha detto Galimberti, “ma nella piazza, perché lì si potevano verificare le opinioni diffuse”. Vero, verissimo, anzi è uno degli aspetti originari più formidabili della disciplina filosofica: il confronto finalizzato alla verifica del sentire comune, con l’obiettivo della ricerca della verità. Tanto sacrosanto questo concetto, quanto spiazzante è il prosieguo: “Ero convinto”, ha continuato il filosofo, “che il lockdown potesse aiutarci nell’iniziare nuovamente a pensare al senso della nostra vita, che fosse un momento di riflessione. Così non è stato. Si sono invece verificati 24 femminicidi in due mesi, che la dice lunga su come spesso siano i rapporti all’interno delle famiglie in una situazione di sostanziale reclusione”.


L’ha detto Galimberti, quindi è vero al cento per cento.


Sarebbe fin troppo semplice applicare a questa sua ultima asserzione quella “verifica delle opinioni diffuse” cui lui stesso ha fatto cenno nella sua premessa. Sarebbe facile ma crudele, perché comporterebbe di smentire e in buona parte anche umiliare un professore universitario molto stimato. Basterebbe chiedere a Galimberti la cortesia di menzionare uno per uno, con precisione, elencando autore, vittima e luogo, i 24 “femminicidi” che secondo lui sarebbero avvenuti in Italia nei due mesi di lockdown, per assistere al terribile spettacolo di un filosofo rosso in volto, balbettante e imbarazzato. Non faremo questa domanda al professor Galimberti, dunque, ma ci limiteremo, facendo parte di una agorà che pretende e merita la verità, a opporgli qualche elemento di riflessione con cui possa eventualmente ripensare e ponderare la propria temeraria asserzione sui “femminicidi”.

Abbiamo reperito il suo indirizzo email e gli abbiamo scritto questo messaggio, dove si raccolgono un po’ tutte le riflessioni che, sul “femminicidio”, sono arcinote ai lettori di queste pagine, e che dunque qui non replicheremo. Riteniamo doveroso far presente al filosofo il nostro punto di vista perché personaggi come lui, anche nel folle mondo attuale, rimangono quelli che in sociologia si chiamano “agenzie normative”, ossia persone la cui parola ha un peso specifico maggiore di quella di altri. Ciò che una persona come lui dice rimane impressa più di altre dette da altri. Per questo i presenti alla sua prolusione e tutti coloro che ne hanno letto il resoconto sui media, resteranno fermamente convinti che davvero nei due mesi di lockdown siano avvenuti 24 “femminicidi”. L’ha detto Galimberti, quindi è vero al cento per cento. Peccato che invece sia falso al cento per cento, ed essendo la filosofia chiamata per ruolo, da sempre, a costruire i percorsi di verifica dell’opinione corrente, non possiamo non richiamare Galimberti al fatto che un filosofo non può e non deve dire bugie.


8 thoughts on “Caro Galimberti, un filosofo non deve mentire

      1. 1. E’ maleinformato nel senso che è informato male. Ma questo vale per tutti. Anche noi siamo male informati però non ce le beviamo tutte (alcune sì: io ad es. credo che esistano gli atomi, anche se non ne ho mai visto uno…) Alcune me le bevo, ma non tutte.
        2. Il numero di 24 femminicidi in due mesi (=144 l’anno) è una balla, ma in fondo è solo la verità moltiplicata per 2 o per 5. Quando uno si è già bevuto la balla che 1>1000 può bersi tutto. E tutti bevono tutto, non solo lui.
        .
        3.Un filosofo (ossia un pensatore degno di questo nome) si sarebbe invece posto la domanda: “Femminicidi: cosa sono? perché ne sentiamo parlare solo da meno di un decennio e non da secoli? perché io stesso non ho inventato il termine? Perché se ne parla? Perché…”
        Un pensatore non avrebbe fatto suoi acriticamente i dati di un fenomeno. Si sarebbe chiesto se questo fenomeno esista davvero.
        Ma Galimberti non è l’unico. Sono tutti come lui.

        1. rdv scusa ma a parte che ovviamente male informato o informato male significano la stessa cosa anche il resto della tua risposta verge tutto sul fatto che galimberti non sappia non pensi non studi… quindi 3 punti per dire la stessa cosa… quello che dico io invece potrebbe essere:
          1 – fa uno show dove cerca il maggior numero di consensi = maggiori vendite per il suo libro, di ascolti o di qualsiasi cosa lo renda un personaggio pubblico
          2 – pensa che i maschi italiani (tranne lui) siano da educare e quindi diffondere l allarme femminicidio è per una buona causa
          3 – è di sinistra, legato a qualche partito o a qualche politico o ha la moglie femminista e quindi ne sostiene le cause
          4 – e’ un intellettuale di sinistra quindi pensa che gli italiani siano tutti dei cretini tranne se stesso e quindi come tutta la sinistra si diverte ogni giorno ad insultare gli italiani in modi diversi… ma fondamentalmente ritiene stupidi solo quelli che non la pensano come lui quindi solitamente sessisti omofobi bifolchi sono le persone che votano a destra
          5 – è in un delirio di vanità e superiorita quindi siccome lui pensa di voler bene alle donne allora gli altri dovrebbero imparare da lui a comportarsi correttamente e non commettere femminicidio
          6 – ha un senso di protezione verso i soggetti che ritiene più deboli anche fisicamente ma non solo e quindi ritiene che ancora oggi le donne non siano abbastanza tutelate nella società… che non abbiano abbastanza protezione per poter finalmente andare in giro nude… che non abbiano abbastanza codici rossi, che non abbiano abbastanza tutela per lasciarti sul lastrico e senza casa e figli nelle separazioni… che i contratti nazionali abbiano clausole che permettano di pagare meno una donna… ecc ecc… quindi l allarme femminicidio è il suo modo di proteggere questi deboli soggetti da una mancata vittimizzazione
          – 7 e’ davvero maleinformato e no sa che i suoi femminicidi sono solo in parte sono vendette di ex partner… di questi una parte tralatro è ad opera di stranieri… e che quindi la maggior parte dei Suoi femminicidi non sono femminicidi

          ecc ecc

          …però ribadisco, chi pubblicamente parla in quel modo di femminicidio per me non è maleinformato, e se il dott galimberti è intelligente come pensano molti ne sono ancora più convinto

  1. Lo dico da uno che fa parte del mondo accademico, in ambito STEM (ma non credo ci sia differenza tra i vari campi), e anche piuttosto orgogliosamente, visto che ho sempre sognato di fare quel che faccio, sin da bambino: ho letto COSMOS di Carl Sagan in seconda elementare, e quando sono andato all’università, per citare indegnamente Pico della Mirandola (perdonatemi l’ardire), sognavo di notte quel che studiavo di giorno. Bene, dopo 20 anni di carriera devo amaramente concludere che se c’è una categoria di esseri umani pavidi e conformisti, questi sono gli accademici, si tratti di scienziati, filosofi o letterati. Quando entrai nell’ambiente avevo l’illusione di essere arrivato tra gli eletti, la crema dell’intelligentia, coloro che hanno solo la Verità come scopo e unica guida. Per carità, è ovvio che andando avanti le illusioni giovanili vadano a sbattere con la realtà, perché siamo tutti esseri umani e succede sicuramente in tutti i contesti. Ma, da accademico, vedere i miei colleghi strisciare o direttamente amoreggiare con i peggiori fondamentalisti idelogici, solo perché “mainstream”, di moda, potenti, è un dolore lancinante. Ed è sempre stato così, che fosse la destra o la sinistra a comandare nella cultura, siamo sempre accorsi in aiuto dei vincitori: il 99% (novantanove percento) degli accademici italiani firmarono l’atto di fedeltà al Duce nel 1938. Poi dopo la guerra erano tutti comunisti. Col Sessantotto tutti rivoluzionari, con più di un occhiolino strizzato a chi sparava (hai visto mai che poi vincono loro, meglio premunirsi). Oggi tutti woke, anche se la cultura woke nega i più basilari concetti della logica, della filosofia e della biologia, perché oh, sono “de sinistra”, mica starai con Trump… Abbiamo alcuni “santini” del passato, Galileo, Giordano Bruno, Einstein (cui per altro vengono attribuite svariate leggende metropolitane) e pochi altri, con cui ci facciamo schermo e ci autoilludiamo di essere i cani da guardia del libero pensiero. Non verrà dall’accademia la salvezza, qui si cerca solo di sopravvivere e di compiacere chi sgancia i soldi (e lo capisco pure, ma allora non facciamo troppo i fighi): alla fine, era meglio quando, fino alla Rivoluzione Francese, i vari sapienti (scienziati, filosofi, artisti) lavoravano direttamente alle dipendenze del Re o del nobile di turno, se non altro la situazione era chiara e non ipocrita, e forse proprio per questo chi aveva il coraggio delle proprie idee spiccava ed era di esempio per tutti.

  2. non lo conosco il dr galimberti e le sue filosofie ma suppongo sia della filosofia che le famiglie arcobaleno sarebbero più intelligenti belle e simpatiche delle orrende famiglie ‘tradizionali’ dove le donne sono abituate al burka incatenate al letto e prese a pugni fino al femminicidio… voi lo stimate forse, a me è gia sprofondato e ritengo che senza la laurea ognuno possa inventarsi una propria filosofia ma che se uno parla di numeri debba prima informarsi bene su cio che sta dicendo, ed io non credo sia disinformato ma colluso

  3. Non ti risponderà ma anche se rispondesse la risposta sarebbe del tipo:
    “Anche se fossero 14 o 4, cosa cambia? Anche uno solo è gravissimissimo!”
    Quando parla di “femminicidio” ha lo spessore intellettuale di un criceto, perché è la parte più primitiva del cervello a parlare.

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