Coronavirus, il panopticon e le prove generali della Grande Sorella

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LA FIONDA

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di Giacinto Lombardi – La facilità con cui ci siamo abituati alla clausura di questi tempi funestati da una pandemia forse ingigantita dai media più di quanto la gravità dei fatti lo richiedesse, ci parla di quanto sia fragile la libertà e quanto sia difficile difenderla. Cadere in uno stato di chiusura, quasi di torpore, isolarsi, impedire ogni forma di contatto tra la gente, divenire totalmente dipendenti dai sollazzi televisivi invece di esercitare lo spirito critico, è molto più facile che correre, impegnarsi, lavorare, combattere per un ideale, essere singolarità divergenti, rimanere fedeli a se stessi.

Il controllo capillare della gente che mette piede fuori casa però ci fa pensare a una grande esercitazione di stato distopico, il Grande Fratello è qui, è possibile, è in atto. Fra qualche anno la diffusione del 5G con milioni di antenne diffuse su tutto il territorio farà marciare le auto senza guidatore ma secondo alcuni, in un dibattito ancora aperto, permetterà un controllo asfissiante su ogni cittadino. Ogni libertà, ogni privacy, ogni segreto, si sospetta, sarà violato e chi non è in linea con il potere è messo fuori gioco senza possibilità di replica e difesa alcuna.


Una società dove tutti sono sempre sotto controllo.


Jeremy Bentham

Non si può fare a meno di associare la facilità con cui tutto questo sta avvenendo con l’invecchiamento della popolazione, la ricerca di sicurezza a discapito della libertà, la delega di tutto allo Stato-mamma onnipresente e onnipotente a discapito dell’iniziativa e della responsabilità personale. Il tutto sembra facilitato da un femminismo di Stato che, enfatizzando oltre il giusto il problema della violenza sulle donne, non fa altro che richiedere leggi liberticide, violazione dei diritti dell’imputato, controlli a tappeto, processi mediatici e negazione della dignità. Un insieme di elementi che contribuisce a creare il consenso di base alla carcerazione domiciliare di massa.

Da dire anche che Codice Rosso e manipolazione dei dati sul femminicidio e violenza sulle donne sono solo alcuni dei fattori che ci stanno portando verso il giustizialismo e il panopticon di massa. Che cos’è il panopticon? Il filosofo inglese Jeremy Bentham (1748-1832), esponente e forse iniziatore dell’utilitarismo inglese è divenuto famoso per la progettazione di un istituto di pena, il panopticon appunto, fatto in modo che un solo uomo potesse vedere e controllare tutti i prigionieri. L’istituto non è mai stato costruito ma è forse divenuto nel tempo la metafora di una società dove tutti sono sempre sotto controllo, anche in casa. Oggi questo è già in gran parte possibile grazie ai cellulari ed è sempre più difficile trovare un luogo per se stessi. Il panopticon è un work in progress, mentre tutte le altre iniziative oppressive si sono ormai in gran parte concretizzate.


Ecco perché i poteri forti sostengono la parità forzata e le quote rosa.


In questi ultimi anni si è visto un esasperarsi dello scandalismo a tutti i livelli sia politico che sociale, un cupo moralismo si è abbattuto sulla società attraverso i social, la politica si è servita di influencer prezzolati dediti alla diffamazione sistematica e allo svilimento della politica e della libertà per reclamare manette e carcere per tutti, diffamazione e gogna mediatica. Si assiste ad uso svergognato di parole come mafioso, maiale, pedofilo, e insulti di ogni genere per impedire un minimo di difesa e giustificazione da parte dell’oggetto degli insulti. Tutto questo non ha fatto altro che preparare il terreno a una società stanca della libertà che spera in un mondo panopticon senza segreti e apparentemente senza delitti. Apparentemente perché sarà tutto un delitto contro la salute, la spontaneità di qualunque espressione, la verità della natura umana, sarà una società di uomini depotenziati, inquinati dentro dal condizionamento così ben preparato dal femminismo suprematista.

Una prova provata, tra le altre, è l’eliminazione delle preferenze in liste elettorali composte necessariamente al 50% di uomini e di donne, posizionati alternativamente. I candidati non vengono così presi dalla militanza politica ma dalla società civile, le loro competenze saranno tecniche ma il loro rapporto con la base è quasi nullo. Con la chiacchiera della parità di fatto, il potere politico degli elettori è stato massacrato e tutte queste donne e questi uomini che difficilmente in una libera competizione elettorale avrebbero conquistato un seggio in Parlamento sono pronti a qualunque obbedienza pur di difendere l’agognata poltrona. Ecco perché i poteri forti sostengono in tutti i modi concetti come la parità forzata e le quote rosa, a danno di donne e uomini meritevoli: la grande rottamazione ha bisogno di nuove figure deboli politicamente e facilmente manipolabili per costruire una società gestita dall’alto e di una base di consenso che si sente minacciata e invoca controllo e stato di polizia. Sostituire il principio di competenza con la selezione paritaria di utili idioti va in questa direzione.


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