Covid-19: violenza domestica in aumento! I dati

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LA FIONDA

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di Redazione – Ecco, ora che abbiamo attirato la vostra attenzione tramite il titolo che annuncia dei “dati”, possiamo parlare di altro. Così fanno innumerevoli articoli che spuntano come funghi in tutto il mainstream, in un festival del click-baiting che mette i brividi. Non ultimo questo di “Lettera 43”, che alla fine non presenta un dato che sia uno, ma si limita a descrivere come diversi paesi si siano adeguati al diktat proveniente dall’ONU e dintorni: un elenco di stati obbedienti nel una bugia cinica e globale, con lo scopo di approfittare di un’emergenza vera per affermarne una finta, che la pandemia di covid-19 rischiava di far cancellare d’un colpo solo.

Come un pesce fuor d’acqua che tenta di sopravvivere, il femminismo e la sua narrazione tossica sbatacchiano e si agitano, in un esercizio dell’orrore messo in atto fin dal principio della pandemia. Ci si ricorderà (e non si dovrà mai dimenticare) gli slogan attorno al concetto che “il femminicidio fa più vittime del coronavirus”, visto scritto anche in diversi cartelli dell’8 marzo in Spagna, le cui manifestazioni tanto hanno contribuito alla diffusione del contagio. Slogan da realtà distopica, roba da “la guerra è pace” di orwelliana memoria: appena si è capito che la pandemia avrebbe fatto fare al mondo un bagno nella cruda realtà, la macchina propagandistica si è messa in moto senza alcuna remora né umanità.


Va benissimo se a crepare sono soprattutto uomini.


Nel farlo, ha dimenticato che il peggior nemico della bugia, prima ancora che la verità, è la coerenza. Così in breve sono saltati fuori i cortocircuiti comunicativi sulle chiamate in aumento o in diminuzione ai centri antiviolenza, sulle donne recluse cui però si fanno avere opuscoli in farmacia (sì, ma se sono recluse…), e così via. Il top dell’orrore però lo si è toccato sul tema delle quote rosa. Con crescente frequenza si moltiplicano critiche per il fatto che sui media vengono mostrati soprattutto medici maschi, ma ancor più sul fatto che le varie task-force create dal governo sono composte in maggioranza da uomini.

Soprattutto in quest’ultimo caso emerge tutta la natura del femminismo imperante: ci si appella a una maggiore presenza femminile là dove c’è esposizione mediatica, o là dove c’è una forma di autorevolezza e potere (le task-force). Uguali appelli però non si sono sentiti rispetto alla prima linea del fronte contro il coronavirus. Alla luce della maggiore resistenza femminile al contagio, il femminismo avrebbe dovuto esigere di mandare in maggioranza o solo donne, medici e infermieri, a operare con i malati, lasciando indietro gli operatori maschi. Lì però non c’era esposizione mediatica, non c’erano posizioni di potere. In quel caso si rischiava di morire. Ed ecco allora che l’appello alla quota rosa non si fa sentire. Lì va benissimo se a crepare sono soprattutto uomini (85% nel personale sanitario, oltre che dei contagiati). Anche di questo ci si deve assolutamente ricordare per il prossimo futuro.


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