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Criminalizzare gli uomini si può: la sentenza sui manifesti della Regione Lazio

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Qualche mese fa c’è stata, a partire da questo blog, una mobilitazione straordinaria. In centodiciotto, di cui quattro associazioni e sedici donne, hanno firmato un ricorso presso il Tribunale Civile di Roma contro i manifesti voluti dalla Regione Lazio nell’ambito della campagna “dalla parte delle donne”, contro la violenza domestica e di genere. Milioni di donne vittime di milioni di mezzi uomini carnefici, dicevano i manifesti, ai tempi affissi ovunque a Roma e oggi ancora presenti sul sito dell’ente regionale. Numeri che non ci tornavano, così come la proporzione di “una donna su tre” vittima di violenza. Una comunicazione che ha fatto sentire oltraggiato un gran numero di persone. Abbiamo fatto dunque ricorso, raccogliendo firme e denari necessari, fiduciosi nella nostra posizione ma soprattutto nella giustizia.

Statistiche ufficiali e Convenzione di Istanbul alla mano, con l’avvocato incaricato abbiamo allora depositato un ricorso dove, citando studi e dati internazionali e nazionali, si smentivano tanto le premesse quanto il messaggio stesso dei manifesti, ritenuto offensivo, discriminatorio, sessista e lesivo della dignità degli uomini. In risposta, la difesa della Regione Lazio si è imperniata essenzialmente sull’indagine campionaria ISTAT del 2014 relativa alla violenza sulle donne, che da sola (così ha replicato) giustificherebbe un messaggio “forte” come quello veicolato dai manifesti.

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A dirimere il contenzioso è arrivata ieri la sentenza, firmata dalla giudice Cecilia Pratesi: ricorso respinto, con motivazioni che fanno accapponare la pelle, sia sul piano giuridico che su quello della giustizia spicciola. “L’espressione mezzi uomini”, scrive la giudice, “è riservata non già al genere maschile in quanto tale, ma agli autori di violenza”. Peccato che quell’espressione si accompagni a una generica quanto falsa quantificazione di “milioni” di uomini. Ma anche su questo la giudice Pratesi ha una spiegazione: “che la campagna sia fondata su una rappresentazione iperbolica dei numeri della violenza di genere […] non risulta di per sé lesivo della dignità del mondo maschile, se si considera il contesto della comunicazione, costituita pur sempre da un messaggio pubblicitario, che tollera dunque l’utilizzo di esagerazioni”. Oltre a questo, si spiega, il contenuto dei manifesti non vuole attirare l’attenzione sulle statistiche, ma sul numero del Telefono Rosa. Il fatto è che noi contestavamo non il cosa venisse pubblicizzato (Telefono Rosa) ma il come. Anche alla luce del fatto che precedenti réclame del 1522 mai si erano basate sulla denigrazione dell’uomo e infatti non avevano suscitato alcuna polemica.

In ogni caso, la giudice ammette che parlare di milioni di donne vittime di violenza è iperbolico, cioè fasullo. Ma in questo modo passa il concetto che in Italia si possa liberamente e pubblicamente oltraggiare e discriminare intere categorie di persone, purché ciò avvenga in un contesto di “pubblicità progresso”, le cui finalità giustifichino anche contenuti totalmente falsi. In sostanza sarebbe conforme alla legge se domani il Ministero della Sanità facesse una pubblicità progresso per le vaccinazioni comunicando: “se non vi vaccinerete morirete tutti come mosche, a milioni”, perché è necessario tutelare i non vaccinati (mentre è irrilevante se si crea panico). O ancora se la Regione Sicilia pubblicizzasse: “un siciliano su tre è un mafioso, digli di smettere” (mentre è irrilevante se si diffonde un senso di sfiducia verso il prossimo), e così via.

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Non solo: i manifesti, dice la giudice Pratesi, vogliono solo pubblicizzare il 1522, non le statistiche. Peccato che queste siano la premessa del messaggio pubblicitario, cosa ammessa dalla stessa difesa della Regione Lazio. Inspiegabilmente la giudice non ha tenuto minimamente conto di questo aspetto, né dei dati ufficiali che smentiscono l’indagine campionaria ISTAT del 2014, né dell’ampia letteratura scientifica che abbiamo portato per dimostrare quanto divisivi e discriminatori fossero quei manifesti. Quella portata avanti, inoltre, era un’azione inibitoria preventiva. L’intento nostro era avvisare che quella campagna poteva portare dei danni. Eppure la giudice dice che di danni non ce ne sono e quelli portati a testimonianza non sono provati. Un po’ come gridare: “oh, stai per investirmi con la macchina!” e sentirsi rispondere: “be’, fammi vedere le ferite…!”. Tutto molto incomprensibile, ancor più perché in quella fase non è proprio previsto l’ascolto dei ricorrenti.

Oltre il danno, c’è poi la beffa: nella sentenza la giudice non solo dice di ritenere che non ci sia nulla di discriminatorio o offensivo in quei manifesti. Addirittura sostiene che il problema sia il “disappunto di tipo prevalentemente idiosincratico” dei ricorrenti. In sostanza è colpa nostra, che leggiamo con ripugnanza esasperata (questa è l’idiosincrasia) il messaggio esplicito e implicito dei manifesti. Siamo ipersensibili, insomma. Un ragionamento che però non vale quando la contestazione riguarda réclame che volgarizzano la figura femminile o discriminano sulla base di altri fattori. Lì non è idiosincrasia ma protesta sacrosanta contro la discriminazione e il vissuto individuale di chi si sente offeso in quei casi vale eccome. Diciamo pure in tutti i casi tranne che per gli uomini. Si tratta insomma di un doppio standard inaccettabile, che conferma il trend nazionale secondo cui si può tranquillamente insultare e oltraggiare la figura maschile e paterna senza che ciò comporti alcun tipo di conseguenze.

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Ci sarebbe la possibilità di impugnare l’ordinanza. Cosa che però non faremo. Il messaggio della giudice Pratesi è arrivato forte e chiaro nel momento in cui ha deciso di liquidare le spese processuali a nostro carico in più di 11.500 euro. Di fatto, esercitando la propria discrezionalità, ha applicato i massimali di una causa arrivata in procedimento, sebbene in realtà sia stato un mini-procedimento. In questo senso il messaggio è facile da interpretare: non ci riprovate, la narrazione dominante non si tocca. E a dircelo, va detto per dovere di cronaca, è un’attivista della corrente di sinistra dei giudici, la nota “Magistratura Democratica”.

E’ una grave sconfitta per la giustizia, prima ancora che per noi, e non sorprenderà di vedere questa sentenza analizzata criticamente nelle maggiori riviste giuridiche nazionali e internazionali. Per noi è solo la conferma che esiste un blocco verso i diritti civili degli uomini, radicato molto più di quanto si immagini. Per noi è la perdita definitiva dell’innocenza con cui guardavamo all’intera questione. La bastonata è sonora, indubbiamente, ma non è e non sarà un punto terminale. Anzi è esattamente il punto da cui partire. Perché una giustizia così riguarda non solo gli uomini o i padri o le donne che hanno una visione lucida della realtà. Una giustizia amministrata così riguarda tutti, nessuno escluso.

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37 thoughts on “Criminalizzare gli uomini si può: la sentenza sui manifesti della Regione Lazio

  1. Ci avete provato, mi complimenti con voi per il coraggio ed avete tutta la mia stima. Ma la situazione è molto più grave di quanto noi tutti potessimo immaginare. Oramai il cancro femminista ha infettato le menti di questo ridicolo paese nel profondo e corroso ogni più piccola parte di questa distopica società italiana vaginocentrica (d’altronde dopo anni ed anni di programmi tv spazzatura e continui proclami di false emergenze, non ci si poteva aspettare nulla di diverso). Oramai Il buon senso non conta più nulla quando si tratta di diffamare/criminalizzare il sesso maschile ed avvantaggiare in qualsiasi modo le iper-complessate portatrici di vagina. Le istituzioni sono completamente in mano al femminismo ed alle varie quoterosine e credo che la situazione non farà altro che peggiorare nel prossimo futuro. La mia opinione è che non ci sia più nulla da fare in questo periodo storico, soprattutto perchè la macchina nazifeminista è incentivata ed assecondata da ancora troppi imbecilli di sesso maschile (che si credono dei cavalier-salvatori, ma sono soltanto dei totali coglioni che stanno firmando anche la loro condanna a morte e quella dei loro parenti di sesso maschile) e sono una minoranza coloro che si rendono realmente conto del problema. Le uniche soluzioni, a mio avviso, sono drastiche ed individuali: cercare di tenere il più lontano possibile qualsiasi femmina dalla propria vita, non sposarsi, non convivere, non fare figli. Per chi non regge l’astinenza sessuale, basta ricorrere ad appositi siti di incontri sessuali (tanto la femmina tocca pagarla comunque, tanto vale pagare sapendo di ottenere quello che si vuole). Se proprio qualcuno vuole farsi una famiglia, l’unica soluzione è quella di espatriare altrove. Finchè si rimarrà in questo ridicolo paese vaginocentrico, bisogna essere consapevoli che si è in zona di guerra, dove il bersaglio siamo noi uomini e ci vuole poco per essere messi sotto tiro.
    Questo sistema misandrico si regge sul lassismo e l’idiozia generalizzata maschile. Occorre boicottarlo nel profondo per tentare di farlo crollare. Ma ne saremo capaci? Allo stato attuale non credo proprio.

    1. Un punto di vista molto comune il tuo. Lo capisco molto bene, intendiamoci, ma non riesco a condividerlo. Non riesco a rassegnarmi Alberto. Non riesco a non combattere.

      1. @Davide: il mio supporto lo avrete sempre. Sarò sempre pronto a dare una mano nel mio piccolo. Ma dopo anni che mi occupo di QM io alzo le mani: per come stanno le cose ora, il problema è, a mio avviso, irrisolvibile, perchè ci vorrebbe una rivoluzione armata (estremamente improbabile) per tentare di ribaltare tutto in questo momento storico nel quale la stupidità umana, in occidente, ha raggiunto un nuovo culmine della follia.
        I mezzi legali non servono a nulla e questa sentenza agghiacciante e palesemente di parte, lo dimostra ampiamente. Come il nazismo Hitleriano ad Ovest ed il comunismo bolscevico ad Est non potevano essere fermati nella prima parte del ‘900, neanche la dittatura nazifemminista odierna sarà oramai arrestabile, in quanto gode dell’approvazione della marcia ed ignorante mentalità polare ed ha infettato ogni più piccola istituzione di questo paese malato. Come dico da sempre, il problema principale degli uomini sono gli uomini stessi. E’ una lotta contro i mulini a vento, purtroppo. Prevedo che negli anni avvenire le cose precipiteranno ulteriormente e chissà, forse solo quando obbligheranno tutti gli individui di sesso maschile ad andare in carcere al compimento del 18° anno di età a “scopo preventivo e di lotta alla cultura della violenza sulle femmine” (al pari di una neo leva obbligatoria di stampo nazifemminista) forse qualcuno si porrà qualche domanda (forse).

        Ps: guardate questo video e fate un paragone tra questa giudicessa nazifemminista di Roma e questo giudice della Germania nazista e vedrete un pò quante analogie troverete:
        [youtube=https://www.youtube.com/watch?v=FRMjtOeUHHo&w=640&h=360]

    2. Le due cose non sono in contrasto, il boicottaggio individuale è qualcosa di cui secondo me non vale neppure la pena parlare, perché ti dovrebbe venire SPONTANEO ed è qualcosa che puoi fare senza dover elemosinare niente a nessuno, perché è una tua scelta personale su cui nessuno può sindacare.
      Questo è un sito MGTOW: https://wordpress.com/view/theindependentmanitaly.wordpress.com
      Ma non sembra MGTOW, praticamente non vi si accenna mai.
      Gli uomini debbono decidere da soli, fare ciò che vogliono, io mi limito a fornire elementi e fare mie considerazioni personali.
      Oltretutto c’è anche talmente tanto da guadagnare da un simile stile di vita che uno è restio a consigliarlo: se trovi un pozzo pieno di oro, non vai in giro a sbandierarlo ai quattro venti.
      Se trovi un pozzo pieno d’oro per prima cosa trasferisci i lingotti in un posto sicuro sotto il tuo controllo, poi inizi a venderli a piccole parti, e spendere e investire senza dare nell’occhio.
      Se uno non vuole figli, o li ha già e non ne vuole altri, il fatto che associarsi a una donna nella società odierna è un pessimo affare dovrebbe essere MOLTO evidente, perlomeno da quando è passato il DDL Cirinnà.
      E naturalmente mi riferisco alla parte 2: alimenti alle ex conviventi, che la cassazione ha esteso pure alle NON conviventi, basta avere un conto in banca in comune. In più adesso abbiamo di fatto anche il consenso affermativo: uno che si sposa o convive NON deve MAI supporre che la moglie/compagna lo desideri, ma sempre accertarsi e chiedere il permesso verbale.
      E secondo te, con cose simili, c’è bisogno di porre l’enfasi su MGTOW?
      Non scherziamo, dai: l’importante è far girare l’informazione che le suddette leggi/pratiche giudiziarie sono in vigore. Il resto deve venire SPONTANEO, bisogna essere veramente degli idioti patentati per non fare 2+2=4 una volta che si hanno queste informazioni.

  2. >>>>>>>>
    Così funziona la giustizia in Italia. E’ uno schifo deprimente.
    >>>>>>>>

    Ascolta, quando si tratta di questioni relative alla c.d. “guerra dei sessi”, cambia ben poco se nasci, cresci e vivi in Italia oppure in qualche altro Paese occidentale o culturalmente occidentale, come ad esempio l’Australia, dove accade pure di peggio.

    In merito riporto un brano tratto da Il Mito del potere maschile (1993), di Warren Farrell.

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    Lo stupro coniugale

    «In Australia, un marito e una moglie stavano facendo l’amore (o così pensava lui) quando lei gli disse di fermarsi. La mattina dopo chiamò la polizia e lo denunciò come stupratore, affermando che aveva impiegato trenta secondi per smetterla. Egli affermò di essersi fermato immediatamente. Fu condannato a quattro anni di carcere.»
    Gli australiani reagirono celando, com’è tipico, le loro sensazioni (con barzellette e battute sullo «stupratore dei trenta secondi»), mentre le riviste femminili australiane continuarono a pubblicare articoli in cui si criticavano gli uomini per la loro paura di impegnarsi.
    «Negli Stati Uniti, William Hetherington ha così formulato un appello per la riapertura del suo processo.
    Mi chiamo William Hetherington. Sono un uomo accusato ingiustamente, dichiarato colpevole e condannato a quindici-trent’anni di detenzione per stupro coniugale. Chiedo solamente di avere la possibilità di essere debitamente ascoltato in tribunale…
    Sono stato ingiustamente accusato e condannato per aver stuprato mia moglie, mentre si trattava di normali rapporti coniugali. Non ci fu ricorso alla forza o alla coercizione. Non ci furono lesioni di alcun tipo. La sua accusa è bastata a condannarmi e a mandarmi in galera.
    Il movente dell’accusa di stupro era di guadagnare terreno nella causa di divorzio in corso e ottenere la custodia dei tre bambini. Nei tre mesi precedenti, quando mia moglie aveva abbandonato il tetto coniugale, me ne ero preso cura io.
    Era la quarta volta che mia moglie mi accusava. Negli altri casi le accuse erano cadute.
    Non ho potuto permettermi un avvocato o un investigatore scelti da me perché durante la causa di divorzio mia moglie ottenne il congelamento di tutti i miei beni. Il giudice del tribunale penale si rifiutò di nominare un avvocato difensore penalista per me, affermando che avevo dei beni, anche se non potevo usarli. Non ho mai avuto un appello perché devo essere ritenuto indigente per ottenere una copia degli atti.(La copia è necessaria per dimostrare le irregolarità del processo ed è pertanto indispensabile per ricorrere in appello.)
    La mia vita è un incubo. Sono in prigione da quattro anni per il ‘crimine’ di aver avuto rapporti coniugali con mia moglie, dopo 16 anni di matrimonio, ed essere poi accusato di stupro.
    Chiedo il diritto di avere un avvocato.
    Chiedo di aver accesso ai miei beni per pagare le parcelle del mio legale.
    Chiedo regolari visite dei miei figli.»
    Ecco quanto nell’appello non era detto:
    • La moglie di Hetherington aveva presentato le quattro accuse di stupro nel periodo in cui la coppia lottava per la custodia dei figli.
    • La dinamica politica: la moglie di Hetherington voleva ritirare l’accusa, ma il pubblico ministero si era candidato per la rielezione e l’ACLU e i gruppi femministi esercitavano pressioni affinché l’uomo fosse condannato.
    • Siccome Hetherington non aveva precedenti penali, le direttive statali raccomandavano una pena non superiore ai dieci anni. Il giudice condannò Hetherington a quindici-trenta anni.
    Lo stupro coniugale, dopo migliaia di anni di matrimonio è diventato così un problema. Come è stato possibile? Le accuse di stupro coniugale sono frequenti là dove sono frequenti i divorzi, ovvero in paesi come l’Australia e il Canada. La legislazione sullo stupro coniugale fornisce alla donna un’arma potentissima. I mariti si rendono conto che l’accusa, nel caso diventi di pubblico dominio, può rovinargli la carriera. Nessun datore di lavoro vorrebbe mai leggere sui giornali: «Il Tal dei Tali è stato accusato di stupro.
    Come abbiamo visto, tutti e due i sessi fanno del sesso anche quando non vogliono, persino al primo incontro. Ma ciò è soprattutto vero in un rapporto: i due sessi s’impegnano entrambi nel «sesso condiscendente». Ecco la differenza tra l’avere una relazione e non avere una relazione: tutte le buone relazioni richiedono che «si ceda», soprattutto se molto forte è il desiderio del partner. L’inchiesta di Ms. la definisce stupro; un consulente matrimoniale la definirebbe relazione.
    La legislazione sullo stupro coniugale è un ricatto annunciato. Se un uomo sente il bisogno di chiedere il divorzio, la moglie può dirgli: «Provaci, e ti accuserò di stupro». La legislazione sullo stupro coniugale è peggio del governo-surrogato-del-marito: è come avere il governo in camera da letto.
    >>>>>>>>>>>>>

    1. Gentile Sandro, il libro di Farrell è un riferimento e sottoscrivo ogni parola scritto in esso. Vorrei però aggiungere che a non fare niente non succede niente. Quindi ben venga ogni tentativo di fare breccia nel muro della propaganda e dell’ideologia femminista. La causa è andata male? Chi l’ha detto? Adesso si è creato il terreno per indirizzare le energie in un certo modo con alle spalle già un po’ di giurisprudenza che un valore di precedente lo riveste. Chi credeva di vincere subito non ha capito nulla. Abbiamo contro un meccanismo avviato da non meno di due secoli che negli ultimi 50 anni ha mietuto un successo dietro l’altro cambiando il paradigma e l’antropologia culturale dell’Occidente e non solo. Abbiamo perso una battaglia? Se ne dovranno perdere ancora un bel po’ prima di cominciare a ribaltare la tendenza. C’e tanta inconsapevolezza dovuta al fatto che scuola, informazione e giustizia sono largamente infiltrati da esponenti ideologizzati del femminismo: noi lo sappiamo ma tanti altri là fuori no. Adesso aiutiamo Davide a sistemare lo scoglio della sentenza e poi ragioniamo sul tema dei manifesti contro la violenza femminile sui bambini. A questo proposito il libro di Santiago riporta una sezione molto nutrita e ricca di bibliografia che conferma i dati raccolti anche dal conteggio infame: invito a leggere il libro di Santiago se ancora non lo avete fatto.
      Ho già scritto troppo e non voglio tediare oltre nè, sia ben chiaro, fare polemica (spero che il mio commento non venga inteso come tale) ma spostare l’attenzione sull’agire e l’essere uniti.

      Cari amici, buon weekend!

  3. Le sentenze non si commentano… Ma fanno riflettere.. Già avevo poca fiducia negli organi della repubblica, di ogni ordine e grado…. Il 25 aprile capita a proposito…. Che vadano altri a esporre in piazza il tricolore, così come nella giornata del 2 giugno…. Per le Condizioni disastrose in cui verte la finanza pubblica, mi chiedo quanto ancora manca perché la repubblica italiana venga Commissariata in stile Grecia… E allora si’ saranno guai Seri per tutti.. .. A Cominciare dagli ufficiali della repubblica di ogni ordine e grado…

  4. Le sentenze non si commentano… Ma fanno riflettere.. Già avevo poca fiducia negli organi della repubblica, di ogni ordine e grado…. Il 25 aprile capita a proposito…. Che vadano altri a esporre in piazza il tricolore, così come nella giornata del 2 giugno…. Per le Condizioni disastrose in cui verte la finanza pubblica, mi chiedo quanto ancora manca perché la repubblica italiana venga Commissariata in stile Grecia… E allora si’ saranno guai Seri per tutti.. .. A Cominciare dagli ufficiali della repubblica di ogni ordine e grado…

  5. Donna_vittima_della_legge_contro_lo_stalking_e_di_tutto_il_sistema_giudiziario_che_non_funziona ha detto:

    Caro Davide, ora ti fidi ancora dei giudici? Hai ancora fiducia nella giustizia?
    Meglio non fare mai causa a nessuno, meglio non avere mai a che fare con avvocati, giudici e compagnia “bella” se non ci si è proprio costretti perché la giustizia non esiste e i giudici giudicano e interpretano le leggi come più gli pare e piace.
    Aggiungo che io in tribunale ho visto solo donne sia in primo che in secondo grado (ci vorrebbero le quote azzurre!) e la sentenza del secondo grado non fa altro che riprendere le calunnie di quella di primo grado che riporta il delirio della pazza criminale che è riuscita a incastrarmi anche se, oltre alle prove che le mie finte vittime mentono, c’è addirittura una prova che dimostra che non avevano nessuna paura di me (semmai era il contrario…) e che quindi il reato non sussiste (questo non lo dico solo io, ma anche il mio ultimo avvocato), ma che le giudicesse hanno liquidato senza nessuna spiegazione logica.
    C’è bisogno di aggiungere altro per far capire come funziona la cosiddetta “giustizia” in Italia?

    Ma queste cose la gente non le sa, le sa solo chi è vittima di stalking giudiziario come me. Se sapesse magari s’indignerebbe e si preoccuperebbe molto più per migliaia di persone vittime di false accuse che per qualche femminicidio e altre cose spacciate come gravi urgenze.

    “Esiste un blocco verso i diritti civili degli uomini, radicato molto più di quanto si immagini.”
    “Una giustizia così riguarda non solo gli uomini o i padri o le donne che hanno una visione lucida della realtà. Una giustizia amministrata così riguarda tutti, nessuno escluso.”
    Vero, e il blocco è verso i diritti civili degli esseri umani in generale in un Paese dove esiste una legge abominevole come quella contro lo stalking, le false accuse anche per altri reati abbondano e la “giustizia” è quella che è…Mi dispiace e m’indigna che la giudicessa ci sia andata così pesante anche con le spese processuali. Io non contribuisco perché ho avuto danni per decine di migliaia di euro (soldi che abbiamo dovuto farci prestare e non so come e quando restituiremo). Questo è il ringraziamento per essere una persona buona, onesta e sincera che non ha mai fatto del male a nessuno… mentre i delinquenti calunniatori invece di marcire in galera si godono i soldi di questa estorsione legalizzata. Le vere vittime stanno male e i veri pazzi criminali si divertono…
    Così funziona la giustizia in Italia. E’ uno schifo deprimente.
    Se non leggo e non commento sempre è perché non posso pensare sempre a queste cose per me troppo dolorose (quello che ho subito io è un’ingiustizia assurda e insopportabile), devo cercare di pensare anche ad altro, cercare di distrarre un po’ la mente o almeno provarci.

    Secondo me i soldi spesi per questa causa sarebbero stati più utili per esempio per distribuire copie gratuite del libro Stalker Sarai Tu e manifesti per pubblicizzarlo. Penso che dovremmo scendere in piazza a protestare per tante ingiustizie, altrimenti non cambierà mai niente (ammesso che qualcosa un giorno possa cambiare).
    Immagina in questo caso più di 100 persone, fra cui anche 16 donne, che protestano contro questi manifesti e tutti i giornali che ne parlano… E immagina migliaia di persone vittime di false accuse, fra cui anche tante donne, che sfilano per la città di Roma indossando le magliette di Stalker Sarai Tu e si fermano davanti al Parlamento…

  6. http://www.questionegiustizia.it/articolo/la-forza-di-un-abbraccio_12-04-2019.php

    è un po’ curioso: sul sito di md, parlano dei diritti dei detenuti ex 41 bis c.p.:
    terroristi, condannati per mafia, qualche islamista radicale.
    i loro diritti di coltivare un piccolo rapporto affettivo con i loro figli.

    Se tanto mi dà tanto, io ho meno diritti di un ergastolano:
    infatti si erano “dimenticati” di regolamentare il mio diritto di visita
    nei confronti dei miei figli.
    Genitore responsabile, fedina penale immacolata e persona per bene, il sottoscritto.
    Qualche volta, ho pensato davvero che un ceffo criminale condannato al 41 bis cp.
    ha quasi più diritti di me: addirittura, il figlio glielo portano direttamente ” a domicilio”
    e ad orari fissi senza sforzo.

    capito, giudici di MD ? Qualora fosse capitati qui dentro, leggete il “vostro” articolo.

  7. Manifesti.
    Il prima possibile, almeno online.
    “Milioni di bambini vittime di milioni di donne”

    Basta porre molta enfasi sulla protezione dei bambini, e il gioco è fatto.
    Basta citare tre o quattro casi eclatanti + un paio di statistiche, anche straniere purché vere e serie, e dire “milioni di donne” a caratteri cubitali.

    L’essenziale è porre molta enfasi sulla protezione dei bambini, tutto qui:
    Si possono anche dire cose iperboliche purché sia a difesa dei bambini.

    E le donne non possono offendersi – di sicuro la giudice Pratesi non si offenderebbe: si tratta di proteggere i bambini, che diamine!

    1. Sarà essenziale specificare: “NON SEI SOLO. Milioni di bambini sono vittime di milioni di donne”
      E sotto mettiamo i numeri della Polizia, del Telefono Azzurro, eccetera.

      Anche i numeri di assistenza contro il suicidio, magari aggiungendo “milioni di bambini come te pensano al suicidio a causa delle loro madri. Non farlo, sono cose che possono capitare, MILIONI di madri sono cattive, se hai brutti pensieri chiama qui e verrai aiutato”.

  8. A questo punto propongo di esporre un cartellone pubblicitario “au contraire” come Il meme che Davide stesso aveva creato su FB, con al centro gli abusi su minori e anziani da parte di milioni di mezze donne. Per lo stesso motivo non potranno dirci nulla. Sono dispostissimo a metterci soldi, anche 100 o 200 euro di tasca mia (non so quanto potrebbe costare in totale).
    Personalmente pensavo che non si dovesse scendere a questo livello, ma… à la guerre commenti à la guerre.

    1. Sono in molti a proporre una cosa del genere. E a questi punto si farà, credo. Prima però bisogna chiudere i conti con la Regione Lazio. Se hai contributi da dare, al momento vengono utili per quello, perché buona parte dei 118 che ci hanno provato sono padri separati messi male o malissimo. Quote di solidarietà sono quindi le benvenute.

    2. Sono d’accordo, ma credo occorra qualche piccola modifica per conformarli alla sentenza, in modo da renderli teoricamente inattaccabili.
      Se si fa, a questo vorrei partecipare pure io.

  9. In questa vicenda le uniche donne che hanno fatto qualcosa per la parità e che di fatto hanno anche figurare bene le donne in generale, sono state le sedici signore che hanno partecipato alla causa.

    Le altre, in primo luogo il magistrato, hanno semplicemente spinto ulteriormente avanti l’idea che senza doppi standard a loro favorevoli le donne non possano prosperare: è infatti evidentissimo che la causa avrebbe avuto un esito molto diverso se i sessi fossero stati invertiti, oppure se fosse stata una questione di “bamboccioni”, di “meridionali” o “immigrati”, questo lo sappiamo tutti.

  10. Mi è stato sufficiente vedere e ascoltare qui: https://www.radioradicale.it/scheda/568177/abrogazione-della-protezione-umanitaria-asilo-costituzionale-ed-obblighi?i=3961980 per rendermi conto in pochi minuti che trattasi di militanza ideologica.
    Le sentenze si accettano, ma si possono anche commentare e in questo senso io dico che è grottesca al punto che forse era meglio rivolgersi a qualche associazione consumatori visto che quantomeno (sic !) si tratta di pubblicità ingannevole.
    Mi piacerebbe scriverci su una riflessione da pubblicare, ma ahimè non ho il tempo materiale.
    Adesso guardiamo avanti e, scusate se mi permetto, non dimentichiamo di fare il bonifico a Davide.
    Lo ricordo a me stesso prima di tutto.

    1. ciao…certo, il ragionamento della decisione presenta criticità: un tempo si diceva “bianco che più bianco non si può”
      (pubblicità del fustino Dash). Chiaro che era una condotta ingannevole, dato che il “bianco è uno solo” e non esistono tonalità.
      Col tempo e grazie alla legge sono sparite le pubblicità inverosimile, truffaldine, ingannevoli fino alla pubblicità subliminale .
      O quantomeno vengono sottoposte a restrizioni (la fanno durante la partita di eurolega, ma tu sai quello che vedi e se vuoi,
      non guardi la reclame).
      il punto è però curioso, perchè si dice che in materia di diritti delle persone, di incolumità della persona umana
      (aspetto ben diverso dalla pubblicità di un fustino!) è possibile “esagerare”. si può colpire e suggestionare il pubblico
      anche con frasi ad effetto. Perchè lo scopo finale è la tutela delle vittime degli omicidi.

      allora, se questo è vero, si faccia una campagna contro i sinistri stradali facendo vedere i cadaveri a pezzettini
      oppure carbonizzati dai frontali in autostrada; la prossima volta, ci diranno che è possibile prevenire gli infanticidi
      mostrando sui cartelloni pubblicitari una autopsia di un neonato.
      Che dire ? Sarà “idiosincrasia” ma io ho ancora un minimo di sensibilità per restare colpito dagli eccessi, sia
      da un lato che dall’altro.
      L’altro giorno è stata esposta un’opera d’arte a Milano ed ha destato indignazione tra le femministe con
      tanto di manifestazione sotto l’installazione: nessuno si è posto il dubbio della buona fede dell’artista
      il cui scopo era l’esatto contrario di quello che sostengono le femministe.
      Vi immaginate una manifestazione contro lo sfruttamento del corpo maschile ? Forse farebbe ridere.
      Forse qualcuno crede che con un reclame sbagliata si risolvano problemi di ordine pubblico
      ma non funziona così, purtroppo.

      1. Tu non hai partecipato e ti metti a opinare ? Tieniti le conseguenze e aspetta e spera, pusillanime, evitare di commentare per pudore almeno.

        1. grazie signora Marta. Grazie anche per “il pusillanime”.
          Come fai a sapere che non ho partecipato ? E lei cosa ne sa?
          E quale sarebbe il suo “pudore”, cafona ?

          E soprattutto, io sono molto più coraggioso di te, che sei una squallida che colpisci in anonimato.
          Io ho diritto di parola quanto te .

          E questo è tutto, caro signor Davide Stasi.

          Mi avete offeso e tanto, io di coraggio ne ho da vendere e non sono tenuto a
          seguire una causa che era persa fin dall’inizio .
          Cambiate stile, vi conviene,

          buona fortuna …ne abbiamo bisogno

          1. Non litigate tra di voi per favore. Tenete i toni bassi. Specie tu Marta. Io non riesco a leggere tutti i commenti, mi fido se vedo chi è l’autore. Testa a posto tutti quanti, grazie. Marta sei ammonita. Ancora una e ti sospendo.

          2. Da qui in avanti questo è il mio unico vero unico profilo, mi sono registrata apposta su WordPress per evitare spiacevolissimi fatti come questo, gentile Giannetto. In passato abbiamo interloquito civilmente e sa che non sono persona avvezza a insultare nessuno. Ho solo commesso la leggerezza di lasciare aperto il mio pc e una certa persona, una donna come me per la precisione, ha profittato per postare a destra e a manca compreso in questo blog. Scusate se non mi dilungo in ulteriori spiegazioni, ma ho diverse ore di lavoro che mi attendono piuttosto intense e impegnative. Marta

  11. beh, amici, siete “cascati male” …cavoli, ma doveva proprio capitarvi un magistrato che ha quella
    conformazione culturale. il decreto di rigetto è bene argomentato, mi addolora il senso
    del discorso giuridico, ma tutto si può dire fuorché non sia argomentato, così come era discreta
    la difesa del bravissimo Avv. Mazzola.
    non ci sarebbe il fumus boni iuris: quindi siamo tutti “permalosi” perché ci siamo sentiti
    offesi dal termine “padre uomo di merda” di dandini e company.
    chissà se a parti invertite, la dottoressa applicherebbe lo stesso principio quando
    sono le donne ad essere etichettate come “sfasciafamiglie”, “p….”, “mantenute” eccetera.

    Mi spiace per le spese, che botta .

    comunque non pensateci. nel mio ricorso per divorzio giudiziale, tramutato opportunamente
    in divorzio consensuale, la causa era destinata come ruolo ad un “terzetto di femministe”.
    siccome tutti le conoscono, nella mia piccolissima città, da un lato ho fatto sì di chiudere la cosa meno
    dolorosamente possibile dal punto di vista economico, e dall’altro (con goduria) ho
    tolto di fatto il fascicolo da un tribunale che ci avrebbe dato torto (non al 100% ma
    con sicurezza al mille per mille). non hanno fatto altro che deliberare un accordo
    che non poteva essere toccato, essendo in pratica un patteggiamento.
    tutto il mondo è paese. Io vivo in un paese.

    appena ho un po’ di soldi, che mi devono, parto col mio ricorso CEDU.
    C’è un giudice a … Strasburgo, spero …e ci vorranno almeno 15.000 euro.
    abbraccio

    1. Questa sentenza segue una logica lisergica, altro che ben argomentato…

      La giudice ammette che i numeri sono “iperbolici” (dunque gonfiati) ma che ciò è ammesso perché la “pubblicità” deve richiamare l’attenzione. A parte che mentire sui numeri è sempre sbagliato e fa orrore constatare che la giustizia se ne frega, in quel manifesto si mente non una ma due volte. Mentono sui numeri e mentono più volte sul problema.

      Mentono sul problema perché il problema se è iperbolico è sovrastimato. Ma se il problema è iperbolico e sovrastimato allora logica vorrebbe che i toni fossero abbassati: 1000 non è 1000000, i femminicidi “propriamente detti” sono 30 e non 120, etc.

      Mentono di nuovo sul problema quando fanno sparire dai manifesti i milioni e milioni di uomini vittime di violenza, che di quel numero avrebbero ugualmente diritto e non sono invece neanche sensibilizzati. Anzi gli uomini sono sensibilizzati al contrario, essendo su quei manifesti rappresentati solo come i carnefici.

      Se non è sessista e discriminatorio tutto ciò, allora cosa lo è?

      E’ una sentenza ingiusta e inquietante.

      Lo sfregio del carico maggiorato delle spese processuali conferma che è giustificata ben più di una idiosincrasia da parte dei ricorrenti. E’ giusto e sacrosanto a questo punto essere molto preoccupati, bravi.

      Ma nonostante tutto rimango ottimista: secondo me questa sentenza farà discutere molto e col tempo si rivelerà oro.

      1. ciao Blu, parlavo di motivazione argomentata in modo approfondito, questo non significa che sia d’accordo …
        si può scrivere la più bella sentenza del mondo, ma se è sbagliato il dispositivo, resta una ingiustizia.

  12. adesso abbiamo capito, bisogna agire sotto traccia, le iniziative eclatanti ci vedranno sempre sconfitti, è il momento di usare gli strumenti a nostra disposizione per mettere in difficoltà le profemministe…. a questo punto io propongo di boicottare l’impresa che ha stampato i manifesti e lo studio che lo ha ideato… iniziamo a fargli terra bruciata intorno

  13. credo che il messaggio sia arrivato chiaro. Non dobbiamo partire da cause.
    Mi sembra che le campagne stampa siano piu’ efficaci.
    Diamoci del tempo per riflettere e per capire chi mantiene la motivazione forte, anche piu’ di prima.

  14. La giudice è attivista di Magistratura Democratica, quindi ideologizzata al massimo, non poteva andare peggio.

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