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Dossier Viminale 2019: la prima estate senza bugie

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statistiche-webCome previsto, è stato pubblicato ieri sul sito del Ministero dell’Interno il periodico “dossier” statistico che riporta dati dal 1 agosto 2018 al 31 luglio 2019. Di volta in volta chiamato “sui reati in Italia”, “sulle denunce”, quest’anno ha preso il più sobrio e veritiero nome di “Un anno di attività del Ministero dell’Interno”. In quarantacinque pagine di slide, il dossier traccia un quadro esaustivo delle azioni messe in atto dall’amministrazione relativamente ai vari aspetti dell’ordine pubblico, dalla sicurezza stradale alla lotta al terrorismo, passando per la lotta alla criminalità organizzata, all’emergenza immigrazione e agli incendi boschivi. I dati di interesse di questo blog sono riportati nella slide numero 14, intitolata “Violenza di genere”.

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Nei dodici mesi presi in considerazione, le denunce per stalking sono complessivamente diminuite del 13%. La maggioranza di esse viene presentata da donne. A seguito di quelle denunce, l’accusato può essere oggetto di decreto di ammonimento (irrogato dal Questore come mero atto amministrativo) o di decreto di allontanamento (irrogato da un giudice). Gli effetti sono diversi: con l’ammonimento si redarguisce l’accusato chiedendogli di cessare un determinato tipo di condotta e la sua irrogazione non intacca la fedina penale (in linea del tutto teorica, però), mentre il decreto di allontanamento lascia tracce e ordina all’accusato di girare al largo da chi l’ha denunciato. Non obbedendo all’ammonimento si viene perseguiti d’ufficio per atti persecutori, non obbedendo all’allontanamento si viene arrestati. Gli allontanamenti, come si vede, sono diminuiti, mentre c’è stato un boom di ammonimenti.

manoacarciofoFine, non c’è altro. Il Viminale ritiene così esaurito il capitolo della “violenza di genere”. Ma non si trattava di una delle maggiori emergenze del paese? Stando agli strilli delle portatrici d’interessi, centri antiviolenza in primis, in Italia c’era una situazione quasi da coprifuoco. Ebbene dov’è finito tutto l’allarme? In quel nulla la cui esistenza sostengo ormai da tre anni. Che è pure molto inferiore a quanto i dati del Ministero dell’Interno lascerebbero supporre, per ragioni molto evidenti: anzitutto il dato delle denunce, com’è noto, non significa nulla senza confrontarlo con il numero di condanne. Le quali, per lo stalking come per altri reati tipicamente “di genere”, sono pochissime. Il Viminale dunque va coi piedi di piombo, ben sapendo che la schiacciante maggioranza di quelle denunce è falsa e strumentale. Che sia presentata da un 76% di donne, dunque, non stupisce. Resta da capire, dato purtroppo mai rilevato, quante di quel 76% avevano una separazione in programma o in atto al momento della denuncia. Ho la certezza che si tratti di quasi tutte.


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Non solo: il Viminale usa molta prudenza anche nel gestire la pagina dedicata alla “violenza di genere” che, se le parole hanno un significato, vuol dire violenza dell’uomo sulla donna e viceversa. Quel viceversa c’è, anche se rimane implicito nel 24% di uomini che presentano denuncia per stalking, un dato fortemente in aumento rispetto agli anni passati. Il Ministero non ha il coraggio, forse per timore di essere sbranato dalle femministe nostrane, di esplicitare il dato, ma c’è. Nel tenerlo implicito e nell’esporre timidamente il dato femminile mostra tutta la difficoltà a gestire un concetto, quello di “violenza di genere” (ovvero perpetrata per il solo movente di genere), che di fatto non ha alcun fondamento. Infine, del tutto irrilevante è il dato degli ammonimenti. Un anno fa il 12% delle denunce ha indotto un ammonimento, mentre quest’anno il dato è salito al 19%. In termini assoluti si parla di 1.800 e 2.400 casi considerati così gravi da richiedere un’iniziativa del Questore. Su circa 24 milioni di uomini adulti in Italia, siamo al di sotto della bazzecola, a ulteriore conferma che non c’è alcun allarme “violenza di genere” tra i maschi bianchi ed eterosessuali italiani.

1343397253093.jpg--giustizia_faldoni_praticheSenza contare un altro aspetto non irrilevante. Si immagini montagne di pratiche giacenti sui tavoli della Polizia Giudiziaria, tutte denunce per stalking. Non ci sono risorse per indagare per bene su ognuna, e non c’è modo di curare, anzi prevenire, la denuncite femminile, specie per questo reato. Col “Codice Rosso” in vigore, poi, l’ondata diventerà un’alluvione. E dunque che fare? Il rischio è, nel mucchio, di farsi sfuggire un vero persecutore, tra i tanti denunciati a vanvera. Un rischio per una delle pochissime vere vittime, ma anche per gli organi di polizia, che se mancano di “beccarlo” finiscono in prima pagina. Una noia, un fastidio non da poco. Ecco dunque che l’ammonimento è la strada più facile per “coprirsi le spalle” (o qualche altra parte del corpo ugualmente sensibile). Basta che la denunciante esibisca un’ansia un po’ più marcata, dunque, e l’ammonimento arriva, garantito al cento per cento. Le forze dell’ordine così hanno fatto il loro e tanti saluti. Tanto è “solo” un atto amministrativo, si dice, che non sporca la fedina penale. Peccato che se poi uno viene denunciato di nuovo per stalking, la prima cosa che la Polizia guarda è se c’era un ammonimento precedente, e in caso positivo il denunciato viene considerato recidivo e subito arrestato. Quindi vale eccome come precedente. Insomma, si conferma quanto sentii con le mie orecchie in una Questura d’Italia: “un ammonimento ormai non si nega a nessuno”. Dai dati pare sia proprio così. Ed è una delle più grosse anomalie dell’attuale legge anti-stalking.

Con tutto questo, un’altra cosa era prevista ma non è accaduta: lo strillo isterico di tutti i media, pilotati come marionette dalla grande lobby di Ro$a No$tra, sulla dilagante violenza contro le donne in Italia. Non c’è nulla da nessuna parte. La manipolazione dell’informazione può spingersi anche nel campo della fantasia, se vuole, ma un minimo di aderenza con la realtà deve esserci se non vuole essere smascherata subito. Quest’anno no, non ce la fa. Un po’ perché i dati della realtà sono impietosi rispetto alle bugie di sempre. Un po’ perché la crisi di governo e il tema dell’immigrazione prendono fin troppo spazio. Sta di fatto che questa è la prima estate, da tre anni a questa parte, in cui i media non manipolano né strumentalizzano i dati del Ministero dell’Interno, diffondendo bugie e allarmi che non ci sono mai stati, e che oggi hanno ancor meno ragione d’esistere. La chiave di volta saranno i dati sui cosiddetti “femminicidi”, previsti per novembre. Già ora si ha un annuncio disperante per il femminismo lagnoso: gli omicidi in generale sono tutti in forte calo (slide n.13 del dossier del Ministero). E inserirci a forza le donne contagiate con l’AIDS da altri uomini, spiacente, non aiuterà a gonfiare il dato. Vi si tiene d’occhio, bimbe. L’era delle bugie sta finendo.


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5 thoughts on “Dossier Viminale 2019: la prima estate senza bugie

  1. L’ammonimento non viene erogato con tanta facilità e comunque non può essere comminato senza la possibilità di difendersi e devo dire che di tutta la mia vicissitudine separativa è l’unico in cui mi hanno dato ragione forse perchè avevo cominciato a pararmi il culo (troppo tardi per certe cose) e registrato tutto conversazioni messaggi etc, mi son difeso da solo e mi hanno creduto non potevano diversamente perchè le evidenze i messaggi e le registrazioni di determinati momenti intimi dimostravano chiaramente che la persona che lo aveva richiesto agiva solo per vendetta, mollata per un altra!

  2. Purtroppo è anche l’ultima estate senza bugie, perché al tizio al Viminale le Europee hanno dato alla testa, così tanto da dimenticare che poco più di un anno fa il suo governo era stato bocciato per una bazzeccola (Paolo Savona agli esteri) e da credere che fosse possibile votare prima del 2023.

    1. Savona all’Economia, non agli Esteri ???? ! Ma per il resto il tuo ragionamento è corretto: devo soltanto farti notare che Giulia Bongiorno è l’unica che ha vinto tutto il jackpot, ovvero lei si è messa con la Lega nonostante il suo passato di ex finiana-montiana (cioè l’opposto della Lega, sia di quella bossiana-maroniana che di quella salviniana-lepenista), è diventata Ministro e ha convinto il M5S a votare il suo Codice Rosso in cambio del suo sostegno alla Riforma della Prescrizione che voleva fare il M5S, ma che ovviamente è saltata DOPO che la Bongiorno ha ottenuto il C. Rosso e, indovinate un pò, chi è che ha convinto Salvini a rompere con il M5S per impedire la Riforma della Prescrizione? Ma proprio la Bongiorno! Tanto lei ha ottenuto ciò che voleva, quindi Salvini ora può fare la fine misera di Fini e di Monti (e la cosa più assurda è che il M5S non ha capito che Salvini è solamente il pupazzo in mano alla Bongiorno e infatti loro se la prendono solamente con Salvini…)

      1. Che io ricordi Savona nella prima formazione lo avevano messo agli esteri, non all’economia.

        Salvini, purtroppo, è furbo ma non intelligente. A questo punto c’è da sperare che non sia orgoglioso, si metta anzi l’orgoglio sotto i tacchi e strisci adeguatamente, perché è l’unico modo per lui di evitare la distruzione e per noi di avere il PD al governo sino al 2023. Se vanno al governo di sicuro eleggono il PdR nel 2022 e restano sino al 2023, in quel caso Salvini sarebbe finito perché 4 anni sono lunghi.

        Il ragazzino (perché mentalmente quello è) non ha capito che è necessario prima depurare parecchi posti chiave, altrimenti chiunque sia al governo avrà sempre tutti contro: 5 anni gli servivano a cambiare la narrativa trasformando il ministero dell’interno in una macchina di contro-propaganda, eleggere un PdR non schierato contro di lui, cambiare i vertici di parecchie istituzioni.

        Ha fatto lo stesso errore, speculare, dei 5 Stelle: Salvini legge nel “manuale della destra” e applica senza capire perché fa certe cose, quelli nel “manuale della sinistra”. Si sono fatti veti a vicenda che hanno impedito di migliorare il gettito fiscale a costo zero: solo con il gettito derivante da riapertura delle case chiuse + legalizzazione della marijuana fai quasi mezza manovra, di sicuro un buon terzo. E poi dicono che non trovano i soldi: ma vadano a cagare entrambi, loro e le loro fisime finto-moralistiche.

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