STALKER SARAI TU

Famiglia e politica. Per la sopravvivenza

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

Le sue tematiche sono ora sviluppate da una nuova piattaforma:

LA FIONDA

https://www.lafionda.com

<

varie_famigliaprimdi Giuseppe Augello – Sul concetto di famiglia e sulla sua origine si possono scrivere, e sono stati scritti, volumi. La famiglia non è avulsa dalle condizioni evolutive della specie umana, ma ne è stata la necessaria conseguenza. Non è difficile immaginare che la famiglia costituitasi nelle varie epoche della storia dell’umanità, secondo il grado di evoluzione della specie, in varie zone del mondo, sia stata conforme a quanto di più consono alla sopravvivenza dei gruppi etnici secondo il principio del mutuo aiuto che favorì la sopravvivenza. E’ così che alla completa promiscuità si sostituì, ad un certo punto, una “famiglia di coppia” che si distingueva per il vincolo facilmente dissolubile, la punizione di infedeltà per la sola donna, i figli di appartenenza esclusiva della madre, l’amministrazione domestica inesistente, ma ancora comunistica. Ebbe origine, essa, al tempo al limite tra stato selvaggio e barbarie, per lo più già nel periodo superiore dello stato selvaggio e, qua e là, solo nello stadio inferiore della barbarie. Ed è questa la forma di famiglia caratteristica per la barbarie, come il matrimonio di gruppo lo è per lo stato selvaggio e la monogamia per la civiltà più moderna. E’ esistito il tempo del matriarcato, quando la promiscuità rendeva riconoscibile con certezza solo la discendenza della madre. Poi giunse il tempo del patriarcato, quando l’uomo, prendendo possesso di proprietà di terre e armenti, e imparato l’uso dell’agricoltura, detenne quel surplus economico che doveva necessariamente essere trasmesso ai suoi eredi, e non a quelli di altri.

Dice lo stesso Friederich Engels ne “L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato”, che la “gens matriarcale subì un colpo potente. Il matrimonio di coppia aveva introdotto un elemento nuovo nella famiglia. Accanto alla madre carnale esso aveva posto il padre carnale autentico. Secondo la divisione del lavoro nella famiglia allora in vigore, toccava all’uomo procacciare gli alimenti, come anche i mezzi di lavoro a ciò necessari, e quindi anche la proprietà di questi ultimi. L’uomo poi, in caso di separazione, se li portava con sé, come la donna conservava le sue suppellettili domestiche. Secondo l’uso della società d’allora, dunque, l’uomo era anche proprietario delle nuove fonti d’alimentazione, del bestiame e, più tardi, dei nuovi strumenti di lavoro: gli schiavi. Quindi le ricchezze, nella misura in cui si accrescevano, da una parte davano all’uomo una posizione nella famiglia più importante di quella della donna, dall’altra lo stimolavano ad utilizzare la sua rafforzata posizione per abrogare, a vantaggio dei figli, la successione tradizionale. Ma ciò non poteva essere finché era in vigore la discendenza matriarcale.

persone_bachofenCome e quando questa rivoluzione abbia avuto luogo tra i popoli civili noi non lo sappiamo. Questa rivoluzione risale all’epoca preistorica. Ma che essa abbia avuto luogo è dimostrato abbondantemente dalle tracce di diritto matriarcale, raccolte specialmente da Bachofen. E una tale forma di famiglia segna il passaggio dal matrimonio di coppia alla monogamia. Per assicurare la fedeltà della donna, e perciò la paternità dei figli, la donna venne portata alla fedeltà a un unico uomo. Con la famiglia patriarcale entriamo nel campo della storia scritta. Ed è evidente lo scopo di necessità connesso alla sua nascita. Niente che possa interpretarsi come un piano preordinato di sottomissione della donna. La sua definitiva vittoria è uno dei segni distintivi del sorgere della civiltà. È fondata sul predominio dell’uomo, con l’esplicito scopo di procreare figli di paternità incontestata, e tale paternità è richiesta poiché questi figli, in quanto eredi naturali, devono entrare un giorno in possesso del patrimonio paterno. Fu la prima forma di famiglia che non fosse fondata su condizioni naturali, ma economiche e precisamente sulla vittoria della proprietà privata sulla originaria e spontanea proprietà comune”.

Ho già avuto modo di dire che tale tipo di famiglia non impedì un certo grado di rappresentanza sociale che non era negato alla donna. Né la possibilità di divorziare, esistente anche al tempo dei romani antichi. Che tra i popoli del nord le donne godevano di un’alta considerazione e avevano un notevole influsso anche negli affari pubblici, il che contrasta direttamente con la dominazione dell’uomo che si pensa esista nel matrimonio monogamico. Venne dunque alla luce, anche sotto questo aspetto, un elemento del tutto nuovo, che si diffuse e dominò in tutto il mondo. La nuova monogamia, che sulle rovine del mondo romano si sviluppò dalla fusione dei popoli, rivestì la prevalenza del ruolo maschile, legata per lo più a capacità guerresche e quindi a decisioni che solo gli uomini adulti potevano prendere sulla pelle del popolo, di forme più blande. Concesse inoltre alla donna una posizione molto più libera e rispettata, per lo meno esteriormente, di quanto avesse mai conosciuto nell’antichità classica.

persone_marx1Secondo la concezione ortodossa del comunismo marxista, le basi economiche della monogamia, come sono esistite fino almeno a qualche secolo fa, sarebbero scomparse, nell’accezione obbligatoria per la legge e per la morale comune, tanto sicuramente quanto più si sarebbe abolita la proprietà privata. La monogamia infatti sorse dalla concentrazione di grandi ricchezze nelle stesse mani, e precisamente in quelle di un uomo, e dal bisogno di lasciare queste ricchezze in eredità ai figli di questo uomo e di nessun altro. Perciò era necessaria la monogamia della donna e non quella dell’uomo. Cosicché questa monogamia della donna non era affatto in contrasto con la poligamia aperta o velata dell’uomo. Quando la proprietà privata sarebbe scomparsa, e con essa la preoccupazione della trasmissione ereditaria, la famiglia monogamica sarebbe scomparsa. Quella fondata sulla preservazione della ricchezza personale, ereditata o accumulata. Con la trasformazione dei mezzi di produzione in proprietà sociale sarebbe scomparso il lavoro salariato, il proletariato, e quindi anche la necessità per un certo numero di donne, statisticamente computabile, di concedersi per denaro. La prostituzione sarebbe scomparsa e la monogamia, invece di tramontare, sarebbe diventata finalmente una realtà, perché libera scelta. Sparito l’interesse economico, la monogamia sarebbe stata realizzata sul serio. Ovvero come incontro esclusivo e libero della volontà in tal senso dell’uomo e della donna. E’ questo il punto dolente.

Col passaggio dei mezzi di produzione in proprietà comune, la famiglia singola secondo il marxismo originario, cessa di essere l’unità economica della società. L’amministrazione domestica privata si trasforma in un’industria sociale. La cura e l’educazione dei fanciulli diventa un fatto di pubblico interesse, la società ha cura in egual modo di tutti i fanciulli, legittimi e illegittimi. E con ciò sarebbe caduta la preoccupazione delle “conseguenze”, motivo sociale essenziale (sia morale che economico) che impedisce altrimenti a una donna di abbandonarsi senza riserve all’uomo amato. Sarebbe sorto un nuovo criterio morale per giudicare i rapporti sessuali. Ora non si domanderà soltanto: è legittimo o illegittimo, ma anche: è nato da un amore reciproco o no?

persone_engelsDice ancora Engels: “Poiché la famiglia monogamica si è migliorata dall’inizio della civiltà e assai decisamente nei tempi moderni, si può per lo meno presumere che essa sia capace di un ulteriore perfezionamento fino al raggiungimento della eguaglianza tra i due sessi. Se in un lontano futuro la famiglia monogamica non dovesse essere in grado di adempiere alle esigenze della società,… non è possibile predire di quale natura sarà la famiglia che le succederà”. Engels partiva dal presupposto che la donna fosse pari all’uomo solo qualora detenesse pari ruolo su ogni questione familiare, pari possibilità di lavoro, pari potere economico individuale, posizione paritaria al marito nella famiglie e libera nel decidere o meno giorno per giorno l’unione con lui. Da cui la questione della liberazione della donna dal suo ruolo specifico, inserendola in un processo di assimilazione dei ruoli maschili. Niente, forse, di più maschilista. L’esempio di come l’inferno sia lastricato di buone intenzioni. Errore filosofico e antropologico che ha mostrato tutte le sue contraddizioni negli odierni slogan femministi che, separando la donna dall’uomo nella rivendicazione di migliori condizioni di vita, ne ha fatto ciò che anche i comunisti aborrivano. Nuove leve del mercato salariale e dei consumi, con in più delle implicazioni psicologiche su cui sarebbe da discutere. E in definitiva portando alla distruzione della famiglia, senza neanche immaginare come e con cosa sostituire tale cellula fondamentale del corpo sociale.

Ciò che sarebbe avvenuto con l’abolizione della proprietà privata avrebbe consentito la libera espressione dell’amore puro, non del sesso mercenario, e una monogamia di libera scelta. Bontà loro. Confermando però di non avere idea di quale famiglia si sarebbe affermata in futuro in tali condizioni, ma solo che non sarebbe stata fondata su criteri di convenienza economica tra uomo e donna, peccava forse, lo stesso Engels, di ingenuità nel prevedere il ritorno ad un tempo felice che avrebbe riportato il biblico paradiso terrestre tra gli umani. Così come Marx affermava di non avere idea di come si sarebbe evoluto il comunismo una volta abbattuta la proprietà privata per consegnare allo Stato la suprema proprietà e amministrazione dei mezzi di produzione, in una sorta di eguaglianza sociale imposta ed indiscutibile. E lasciando alla storia il compito di trovare la soluzione. Sembrava semplice, detta così. Oggi sappiamo che non lo era affatto.


Sostieni e diffondi la sottoscrizione solidale per i 118
contro i manifesti sessisti della Regione Lazio.
logo_buonacausa


grafica_famigliaBisogna dire oggi che sia Marx che Engels avevano sicuramente sottovalutato, e di molto, l’anelito individuale alla crescita personale, o almeno al non immiserimento, misurabile solo in confronto alle condizioni sociali vigenti; che l’individuo vede come una giusta ricompensa per chi adotta comportamenti migliori nell’interesse comune, ma anche della propria progenie, e quindi della propria famiglia. Non è affatto detto infatti che affidare allo Stato il compito dell’educazione dei fanciulli sia la massima aspirazione di novelli genitori, se tale affidamento deve essere un obbligo dettato dalla necessità di un pari ruolo di madre e padre nei compiti lavorativi e produttivi sempre dallo stato imposti. Se si può concordare con i marxisti sulla perniciosa attitudine al matrimonio di convenienza solamente economica, retaggio medievale, e sulla necessità della libera scelta, ma veramente libera, del proprio partner, secondo le inclinazioni di ognuno, non si può dire, e la storia lo ha dimostrato, che l’abolizione totale della proprietà privata, almeno nei casi in cui sia necessaria al fabbisogno quotidiano ed all’avanzamento economico della persona singola, sia stato accettato dall’umanità. Tutt’altro. Va da sé che il modello sociale che consenta di superare la famiglia tradizionale è ancora di là da venire.

Le idee marxiane sono però state assorbite e riciclate laddove il Dio mercato e la globalizzazione, con la trasformazione di massa del tessuto sociale in una utile accozzaglia di schegge impazzite alla ricerca solo del maggiore consumo di beni e di merci possibile, ha preso il posto della visione ugualitaria che avrebbe assegnato allo stato il compito di rendere ogni cittadino un individuo indistinguibile da un altro, nel ruolo a lui assegnato nella produzione e nel consumo a base di piani quinquennali. Nulla di più fallimentare. Non nell’idea in sé, frutto di uno sforzo filosofico che tendeva ad annullare ogni sfruttamento, ma nella incapacità di vedere nell’uomo (e nella donna) quella concentrazione di risorse individuali insopprimibili, che nessuno è disponibile a cedere al calderone di un non meglio definito “bene comune”, prevalente anche su se stessi e su una progenie cui per prima si vuole assicurare in eredità un futuro di affermazione individuale.

#separazione_casaLa famiglia va dunque oggi controcorrente, e le idee del neo femminismo, recuperate e imposte da media asserviti alle potenti forze economiche che si sono appropriate del linguaggio e degli errori antropologici di quelle che furono le idee comuniste, sono all’attacco per la domolizione strutturale della famiglia. In ogni singola affermazione del conflitto irrimediabile tra uomo e donna è visibile lo sforzo enorme di imporre una cultura della famiglia come centro di oppressione e di violenza. Non esiste dissapore familiare che non venga individuato quale manifestazione criminosa di violenza e di necessaria soppressione della famiglia. Il peccato originario dei primi comunisti al riguardo dell’argomento, viene ripreso e rafforzato dopo essersi nutrito della intensa propaganda nazifemminista sull’inconciliabilità del matrimonio, e della famiglia su di esso basata, con una condizione dignitosa per la donna ed i figli.

Un solo esempio. La “lite familiare”, secondo le valchirie dell’antiviolenza di genere, è una espressione rozza ipocrita ed impronunciabile, Neanche negli atti pubblici o giudiziari. Esiste una sola violenza. Unilaterale. Che dal maschio patriarcale muove verso la donna compagna madre. Abolito ogni riferimento alle capacità reattive ed offensive femminili. L’uomo che dice di amare la sua donna, è solo un potenziale femminicida in più. Il nuovo conformismo del potere. Ecco perché la battaglia per le condizioni più eque di separazione dei coniugi, per la sopravvivenza e la difesa della famiglia, fondata sulla libera scelta ma con una serietà imposta dalla necessità naturale di assicurare dignità ai nuovi individui della specie, è una battaglia politica. Che discende da una necessaria ribellione ad un tipo di imposizione di modello economico di sviluppo. Cui ne andrà sostituito un altro, per necessità storiche. Che il modello occidentale suprematista conduca al fallimento è peraltro evidente nella progressiva sua estinzione per bassa natalità, mentre nel mondo dei diseredati si continua all’impazzata a procreare con grande noncuranza e forse con maggiore utilità. Pur con tassi di mortalità infantile molto elevata, non è difficile immaginare che l’umanità intera cambierà, nei prossimi secoli, composizione con tutto il peso costituito dagli abitanti dei continenti asiatico ed africano. Col loro carico di patriarcato.

persone_chestertonDiceva G. K. Chesterton, “Una cosa morta va con la corrente, solo una cosa viva può andare controcorrente”. La famiglia non solo è una realtà viva ma è anche l’ambiente naturale per l’accoglienza e la custodia della vita e, in questo senso, è chiamata oggi ad andare decisamente controcorrente e ad essere per sua natura anticonformista. La famiglia si oppone alla dittatura del politicamente corretto con l’educazione dei figli, ai quali offre una formazione ad un pensiero autonomo e libero. Con ciò anche pagando a volte il prezzo dell’isolamento e dell’impopolarità. Chesterton diceva pure che sarebbero venuti i tempi in cui si sarebbe combattuto per dimostrare le cose ovvie. Direi proprio che questo è il nostro tempo e che la famiglia deve andare controcorrente per tutelare la sua stessa esistenza e il suo futuro. La famiglia è connaturata all’essere umano e non è una ‘sovrastruttura’ legata ad un breve periodo storico che, magari, era valida un tempo e ora può essere messa tranquillamente da parte o sostituita con forme alternative di convivenza. La famiglia è il valore sociale fondante di ogni altro valore comunitario e, perciò, alla fine i tentativi di combatterla a mio giudizio non avranno esito. La distruzione della famiglia coinciderebbe necessariamente con la distruzione dell’uomo e della società. Se la battaglia verrà affrontata con le giuste basi politiche, certamente le esigenze dell’ecologia umana prevarranno e ci sarà un futuro e sarà assegnato dalla riscoperta della famiglia. In breve, una società sana che, nel tempo, si possa mantenere vivace e vitale, non può che essere quella basata su famiglie sane.

Non solo, ma si è notata una correlazione incontrovertibile tra salute della persona e salute della famiglia. Se la famiglia è sana ci sono altissime probabilità che la persona sia sana e, anche, se in essa si sviluppano dei problemi psicologici, quando la famiglia funziona bene ci sono maggiori probabilità di trovare una strada di risoluzione. La società è composta di persone e, quindi, alla fine è semplice tirare le somme: la famiglia sana produce persone sane e le persone sane contribuiscono a mantenere la società coesa, viva. Quindi la salute della società è strettamente legata al benessere della famiglia. Chi vuole migliorare la società deve per forza ripartire della famiglia fondata sul matrimonio. Possiamo concordare con Engels che: “Il patrimonio (non il matrimonio) è la tomba dell’amore”. In realtà il matrimonio è la realizzazione definitiva dell’amore quando questo è vissuto in una piena consapevolezza del dono di sé. Invece, se è il patrimonio inteso come desiderio di conquistare una sicurezza economica a guidare la decisione di sposarsi, allora in questo caso è votato al sicuro fallimento. Ricordiamoci che i nostri nonni di fatto erano molto più poveri di noi, però questo non li ha trattenuti dallo sposarsi né da fare tanti figli affrontare le guerre e vivere pienamente l’epoca del boom economico. Insomma, ci vuole anche del coraggio per essere felici. Riguardo al matrimonio come impegno pubblico di alta serietà individuale, che sembra al tramonto, viviamo nell’epoca del rifiuto delle scelte definitive.

grafica_uomodonnacervelliSiamo come “parcheggiati” nel provvisorio e nelle mezze misure ed è in questo contesto che prospera la convivenza momentanea, la procreazione irresponsabile di figli orfani di genitori vivi. L’uomo e la donna, quando complici, sono fatti per le scelte definitive e non certo per stare lì a galleggiare a mezz’acqua. Nell’attuale società relativista e buonista, l’unione seria tra i due generi, e non la buffonata dei terza quarti e più generi con vari sistemi di educazione alla libertà totale e senza regole, è un’arte ancora praticabile, perché anche i relativisti devono scegliere. Il problema è che loro non hanno dei criteri validi per scegliere bene. Non possiamo fare a meno di prendere delle decisioni. E, per quanto riguarda il buonismo che tutto giustifica e tutto vorrebbe consentire, ricordiamolo, è come la patologia della bontà, e si traduce in un atteggiamento che non rende più possibile distinguere il bene dal male. Il buonismo porta a leggere tutte le categorie della bontà in maniera zuccherosa e melensa. In questo senso è chiaro quindi che porta a perdere ogni capacità di scelta e, alla fine, la libertà.


Sostieni e diffondi la sottoscrizione solidale per i 118
contro i manifesti sessisti della Regione Lazio.
logo_buonacausa


Per essere sempre aggiornato sui nuovi articoli, iscriviti alla newsletter di “Stalker sarai tu”:

Loading

11 thoughts on “Famiglia e politica. Per la sopravvivenza

  1. Articolo decisamente interessante che offre lo spunto per una vasta serie di considerazioni.
    Socio filosofia politica. Ottimo. Buono per suggerire a Davide l’idea di aprire una sezione apposita del suo blog…
    Per ora solo due considerazioni.
    1- Il marxismo non è una filosofia ma un progetto di mutamento del mondo (lo dichiara e rivendica Marx stesso). Il marxismo è perciò una profezia. Ora, le profezie non si occupano della realtà né della verità (storica, biologica, etologica, psicologica etc) né dei fondamenti di alcunché. Usano ciò che si può usare per indirizzare i gruppi umani verso una certa direzione. Devono metterli in moto e non si mettono in moto con la ragione, ma con la cattura dei sentimenti. Non si parla alla loro testa ma al loro cuore-pancia. A tal fine giovano tutti quegli strumenti che valgono da millenni. Verità incontrovertibili ma parziali, menzogne spudorate, promessa di rivalsa, prefigurazione di un mondo migliore o addirittura perfetto. Individuazione di capri espiatori, di paraventi. Collocazione dei gruppi target tra le vittime e al tempo stesso loro qualificazione come e ricollocazione tra i depositari del bene, del bello e del Giusto universali. Ed eterni.
    2- l’attacco alla famiglia è un attacco agli uomini. Dire che si va distruggendo la famiglia è dire che si vanno annichilendo gli UU. E viceversa. Il bersaglio è l’esistenza della psiche maschile.
    .
    Ci torneremo sopra, ovviamente. Specie se Davide aprirà una sezione filosofica ad hoc…
    Cmq bravo Giuseppe.

    1. Dici che ne vale la pena, Rino? Ho solo Giuseppe che meritevolmente ne scrive una volta a settimana. Senza contare che non vorrei diventasse la sezione marxista del blog. Se filosofia dev’essere, filosofia sia, ma a 360 gradi però.

      1. Certo, se prospetticamente siamo solo in due…
        Solo Marx? No, c’è vita oltre Carletto…
        Cmq io ci ho provato… con una lusinga…

    2. “Ora, le profezie non si occupano della realtà né della verità ”

      sarà, ma l’analisi che Marx fece del sistema capitalistico della sua epoca e del conflitto di classe non mi risulta sia mai stata smentita in maniera convincente

      1. Che le DD siano entrate in magistratura nel ’63 non è mai stato smentito da nessuno. Né mai lo sarà. Che morissero di parto neanche. E neppure che …
        .
        Si chiamano verità parziali, Paolo. Cioè menzogne sopraffine.
        (Togliatti le definì pudicamente “verità utili”).
        Io invece mi occupo anche di quelle dannose.
        Non sono un profeta.
        Tu continua con quelli. Ti troverai bene. Avrai solo verità “utili”.

  2. “Engels partiva dal presupposto che la donna fosse pari all’uomo solo qualora detenesse pari ruolo su ogni questione familiare, pari possibilità di lavoro, pari potere economico individuale, posizione paritaria al marito nella famiglie e libera nel decidere o meno giorno per giorno l’unione con lui”

    Engels aveva assolutamente ragione, la penso come lui. Nessuno se non qualche estremista che segue Shulamit Firestone, vuole distruggere la famiglia, la si vuole liberare da ruoli di genere rigidi non più adatti ai tempi

    1. Al pari di Marx anche ad Engels non interessava conoscere e descrivere, ma cambiare.
      Perciò ha raccontato favole. Negando l’equazione dei sessi stabilita dalla natura: f=m+km.
      Tu continua a credere ai profeti.
      Dio ti perdonerà. Io no.

      1. Fino ad ora mi ero limitato a leggere i vostri articoli e commenti.   Quest’ultimo sul marxismo mi ha colpito. Non si puó negare che Marx abbia fatto una disanima razionale dei meccanismi alla base del capitalismo, tant’é che categorie concettuali e i termini coniati/usati sono ancora attuali. Ció che non avevo notato, é il suo appello al cuore/pancia. L’idiosincresia di queste due componenti ha reso cosí potente il messaggio comunista.
        Oggi l’egemonia culturale protoveterofemminista fa appello solo alla pancia, non si fonda su dati e realtá attuali ed é eterodiretta. Lo scopo di tutta sta mistificazione? Boh, ridurre le nascite? Farci diventare flosci? Non so. E poi tutta sta enfasi sull’amore rosa mi da il voltastomaco.
        Grazie per l’impegno e gli articoli che scrivete. É diffusione di veritá.
        P.M.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: