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Francia: l’odio antimaschile travestito da parità (e il Corriere approva)

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Pauline Harmange
Pauline Harmange

di Redazione. Viene piuttosto naturale, quando si vive una situazione di disagio, pensare che quel disagio sia esclusivo. Così molti pensano che la drammatica e grottesca situazione di predominio femminista e del conseguente odio dilagante verso gli uomini sia questione soltanto italiana. Sbagliato. Ci sono paesi che stanno decisamente peggio. La Spagna, ad esempio, dove però uno straordinario movimento di resistenza si sta formando e sta prendendo piede anche in politica. I paesi scandinavi, gli USA e il Canada sono messi molto peggio di noi. E così, anche se si sottolinea poco, i “cugini” d’oltralpe. Si è parlato qualche giorno fa dell’iniziativa francese di eliminare i campetti da calcio dalle scuole perché oppressivi delle femminucce. Ebbene, quella è solo la punta dell’iceberg, sotto la Tour Eiffel.

Provate a immaginare che una vostra sottoposta nell’ente pubblico dove lavorate pubblichi un libercolo che, con la scusa della satira, esprima in modo aperto il proprio odio verso gli uomini. Un’odio viscerale, asprissimo, degno della più convinta femminista. Per intenderci, cose tipo: “vedo nella misandria, nell’odio per gli uomini, una via d’uscita. Detestare gli uomini, in quanto gruppo sociale e spesso anche in quanto individui, mi dà molta gioia”. Ha-ha, che ridere proprio… È abbastanza chiaro che la satira è una scusa per coprire un’iniziativa di vero e proprio hate speech, un po’ come quello che fece la Finocchiaro in televisione da noi poco tempo fa. Ebbene, immaginate di intervenire protestando con la casa editrice, che la cosa diventi pubblica e che tutto finisca con un vostro superiore che vi redarguisce per la vostra iniziativa. Come a dire: è consentito alle donne fare, tra il serio e il faceto, pubblici discorsi d’odio verso gli uomini.


La responsabilità dei media e dei giornalisti non andrà dimenticata.


Elizabeth Moreno
Elizabeth Moreno

Assurdo? No, è accaduto davvero. L’autrice del libercolo, intitolato “Io gli uomini li odio”, è tale Pauline Harmange; il superiore che la redarguisce si chiama Ralph Zurmély e il tutto avviene nel corrispondente del nostro Dipartimento delle Pari Opportunità. A redarguire Zurmély è Elisabeth Moreno, Segretaria di Stato alla Parità del governo francese, nientemeno. Si giustifica la Harmanage dicendo che è pure sposata e ama suo marito (provate a dire la stessa cosa a parti invertite quando vi danno del “misogino”, stranamente l’argomento perderà di valore) e gongolando per la pubblicità insperata: “comprate il mio libro, adoro il denaro, specie quello degli uomini”, afferma tra sorrisetti accondiscendenti che sdoganano e istituzionalizzano un reale disprezzo di genere. Ben intesi, non è niente di sorprendente. La Harmanage non è niente di più e niente di meno di una tipica femminista: zero interesse per la parità e tanto tanto tanto odio verso il genere maschile, con il connesso interesse a distruggerlo.

Il problema insomma non è lei o quelle come lei, che abbondano pure sul suolo italico. Si tratta di una nemica del genere umano, e non ne fa mistero. Il vero problema sono i danni fatti da soggetti come Stefano Montefiori, l’articolista del Corriere che ne dà notizia, commentando che l’intervento del funzionario Zurmély “più che denunciare una minaccia reale sembra esprimere un notevole nervosismo di fronte al rinnovato vigore della battaglia per la parità dei diritti tra uomo e donna“. Così l’imbrattacarte del massimo quotidiano italiano, dopo aver tentato di giocare sull’ambiguità satira-discorso serio, dà il suo contributo a che si confondano i piani della parità, sacrosanta, e dell’odio e annientamento dell’uomo, che tanto sacrosanti non sono. Alla fine dell’articolo si ha la sensazione che il funzionario che ha protestato sia un rompiballe un po’ sfigato, ma soprattutto che la battaglia per la parità e l’odio verso gli uomini siano una cosa sola, fusi e indistinguibili dentro quella cloaca maleodorante che si chiama femminismo. La responsabilità dei media e dei giornalisti non andrà dimenticata quando finalmente si tireranno le somme.


11 thoughts on “Francia: l’odio antimaschile travestito da parità (e il Corriere approva)

    1. “Le differenze e le diatribe tra di noi sono secondarie: non adesso, ne parleremo, semmai, a suo tempo”, la frase più bella dell’articolo.

      1. Grazie.
        Anche se penso che potrebbe persino non servire: una volta che avessimo rimediato alla misandria generalizzata e riequilibrato le leggi, se rimanessimo in una società democratica e pluralista ognuno potrebbe fare come gli pare. Come dicevo altrove: non ha neanche importanza se, ad esempio, uno si fa fregare un sacco di soldi dalla furbetta di turno che glieli CHIEDE e lui glieli da’. L’importante sarebbe che non ci fossero leggi che danno diritto alla furbetta di turno di prenderli.

        E’ per questo che io di solito parlo di leggi, sentenze, e non me ne frega niente della litania “le donne sono così e cosà” (qui non si fa ma altrove si): siano come siano, l’importante è che non abbiano speciali privilegi legali, poi ognuno si regolerà come vuole.

  1. Ragazzi non è inerente all’articolo lo so ma mi sono imbattuto in questo articolo intriso di vittimismo che quasi mi venivano i conati di vomito . Riporto l’articolo spero un articolo in merito :

    ” Uno dei mie double-standards preferiti di sempre è questo. Cosa succede quando un uomo e una donna esprimono la loro opinione in maniera SICURA E DECISA. Magari con le braccia incrociate e la faccia seria.

    L’uomo: una persona decisa, sa quello che vuole. Se è così sicuro di quella cosa avrà pure dei buoni motivi no? CHE UOMO!

    La donna: acida, presuntuosa, stro**a. Ma ha le sue cose? Ufff, ma la dobbiamo pure ascoltare? Poi sta cosa che dice la ricontrollerei che per me poi ha pure torto. Dai ma fatti una risata ogni tanto!

    Purtroppo è così. Quando una donna si comporta in modo diverso dallo stereotipo di come le donne dovrebbero essere (dolci, carine, servili, sorridenti, serene, obbedienti, materne), finisce sempre per essere giudicate male, anche quando quello che facciamo ha davvero poco di strano, tipo esprimere un’opinione! E poi a volte neanche esprimere le proprie opinioni in maniera gentile e carina funziona.


    Per esempio io ho questo problema: essendo una persona iper sorridente e sempre di buon umore, spesso quello che dico non viene preso seriamente perché la gente mi vede un po’ come una mattacchiona (eh si volevo proprio usare questo termine arcaico). E quindi non mi ascoltano. Poi mi arrabbio, la gente si prende pure paura, ma in ogni caso non mi ascolta, perché ho detto le cose in modo troppo emotivo. Quindi che fare per essere ascoltate? Mah, io ancora non l’ho capito. Ma nel frattempo continuerò ad esprimere tutte le mie opinioni quando e come mi pare!
    .
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    E voi che ne pensate? Avete anche voi avuto queste esperienze nella vita personale o magari al lavoro?”

  2. Pensare che dalla foto che avete messo, mi sembra che questa autrice sia piuttosto mascolina, nelle fattezze… un po’ un paradosso…

    comunque, non vorrei che chiedere “denunce, sequestri, censure” per libri di satira o no, scritti da donne (incluse misandriche)
    si tramutasse in un boomerang: se proibiamo loro, allora vanno proibiti anche i filosofi giudicati maschilisti per una certa vena cinica o sprezzante con le donne, sia per il loro aspetto estetico, sia per “la mente femminile” tipo Schopenhauer o .Paul Julius Möbius.
    Una femminista farebbe notare questo, e c’è una lista abbastanza corposa di filosofi e religiosi che hanno scritto massime misogine.
    La cosa divertente che forse vi sarà capitata, è quando una femminista accosta un MRA, incel ecc. a uno di questi nomi di celebri filosofi che hanno scritto massime non del tutto condivisibili oggigiorno (penso ai riferimenti di Nietzsche alla frusta o all’inferiorità mentale della donna), per farci sembrare misogini al pari di loro… paradossalmente magari certi incel neanche hanno letto questi autori di secoli fa!, che però le femministe citano per parlare di MRA o incel….

    Altro esempio: se si chiedono censure ecc. per opere scritte da omosessuali\trans, si deve accettare che loro stessi potrebbero chiedere che articoli, libri ecc. che parlano “su di loro, contro di loro” siano censurati.

    Ho a cuore la laicità, quindi idem se parliamo di religiosi\non religiosi: spesso i primi chiedono censure e divieti per opere di atei (o non solo), “rei” di aver criticato certi dogmi o questioni clericali o interpretato diversamente la bibbia… dal punto di vista di persone fortemente religiose è inammissibile tollerare che qualcuno non lo sia, e anzi, confuti certi loro dogmi o credenze…

    Come si esce da questo vicolo cieco? Davvero censure e denunce servono alla libertà di espressione?
    Ho qualche dubbio, su questo.

    Meglio replicare con argomenti e prove, più che non denunciare\chiedere censure.

  3. Chissà quanti corsi anti-odio di “genere” hanno obbligato il povero funzionario “zelante” a fare, qua le spiegazioni sono due: o il funzionario ingenuamente credeva le regole valessero per tutti come gli dicevano al corso, oppure il funzionario ha voluto prendersi gioco dei suddetti corsi. Mi piace pensare alla seconda, che anche in Francia stia succedendo qualcosa di positivo, il nuovo ministro della giustizia francese parrebbe essere abbastanza antifemminista. Anche quel senatore americano contro cui si scagliò AOC (che le offese “sessiste” non le sentì ma le furono riferite) si giustificò dicendo che aveva una moglie e una famiglia, quindi non poteva essere misogino, ma non servì.

  4. Proviamo a scrivere un libro intitolato “Odio le donne” , vediamo che succede e se per noi vale il discorso della satira.

    1. Fanno schifo. È come se qualcuno scrivesse un libro “Io odio gli ebrei”, fosse anche un palestinese scacciato da coloni ultraortodossi. O, per par condicio, come de un israeliano che avesse perso un parente in un attentato scrivesse “Io odio gli arabi”. Per quanto nel loro caso qualche parziale giustificazione dal lato umano si potrebbe trovare, qualcuno reagirebbe, si risponderebbe, ci sarebbe almeno qualcuno a dire che si tratterebbe di una cosa semplicemente vergognosa. Qui, niente. Non reagisce nessuno, e soprattutto nessuna (solite infinitesimali eccezioni a parte). Qui non si chiede nessuna censura, lo dico subito per i consueti terzisti che ti trovano subito il difettuccio per poter dire che sono tutti uguali, che non c’è chi attacca (le femministe) e chi è attaccato (tutti noialtri), e che ovviamente si guardano bene dall’andare a dire lo stesso da quelle altre (lo sanno che lì sarebbero subito messi alla gogna nel migliore dei casi). Anzi, spero di tutto cuore che questo “bel” libro abbia la maggiore diffusione possibile, che dia pompato all’inverosimile dai quotidiani e nelle pubblicità, deve essere presentato ovunque e comunque: così, finalmente, avremo la prova definitiva del livello etico non delle bestie misandriche come la “scrittrice” e le amiche sue, ma di tutti gli indifferenti, e LE indifferenti, che lasciano correre e magari ci ridono pure sopra.

  5. Come durante il nazismo non si riusciva a capire come mai i tedeschi non si ribellassero a deportazioni di ebrei o ad una dittatura, così allo stesso modo fra 50-100 anni (se non saremo di nuovo alle caverne) si capirà che questo periodo è stato caratterizzato da imbecilli femministi/e e corrotti razzisti che lo facevano per soldi (inclusi alcuni magistrati) per fini economici ben precisi (si pensi ai CAV, al business del separificio, ai padri separati in malora e a tutti gli incentivi rosa su cui mangiano un bel pò di bastardi).

  6. Sempre più nauseato da tutto questo odio verso gli uomini. Però è anche vero che fatti del genere mostrano sempre più apertamente qual’è il loro scopo, nella speranza che sempre più persone, uomini e donne, aprano gli occhi e si rendano conto di cosa è veramente il femminismo.

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