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I mangiatori di bambini della Val D’Enza: nella cronaca il racconto dell’orrore

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persone_bagnaiGrazie al Senatore Alberto Bagnai e a una sua precisa ricostruzione su Twitter, è possibile ripercorrere la storia di una delle tante bambine prese in carico dai servizi sociali deviati della Val D’Enza, per come è stata raccontata dalla cronaca giornalistica. Si tratta di una storia tra le tante, ma questa ha diverse particolarità che la rendono meritevole di essere studiata. Preparatevi, nel leggere i brani della stampa e nel ripercorrere la vicenda, a entrare in un clima da Londra dell’800, da romanzo a metà tra Charles Dickens e Bram Stoker, anche se si tratta di fatti avvenuti tra il 2016 e oggi nella ruspante Emilia Romagna. I corsivi nelle citazioni sono miei.

La Stampa del 31 luglio 2016 ospitava un articolo dove c’era già in chiaro quello che poi è stato battezzato per sineddoche “sistema Bibbiano”. Vi si dice che in Val D’Enza ci sono 12.000 minori, 1.900 dei quali in carico ai servizi sociali. Non un sobbalzo di fronte al fatto che si tratta del 16%, quota buona forse per un paese in guerra. Ad affrontare questa emergenza è la compagnia oggi sotto l’occhio della magistratura: il sindaco Andrea Carletti e la “papessa” dei servizi sociali Federica Anghinolfi. “Abbiamo fatto rete“, dicono, e un brivido corre subito lungo la schiena. Pare una parola d’ordine, un segno di riconoscimento, com’è ancora oggi sui social. Quel “fare rete”, dicono, è servito a risparmiare denaro da investire nella “formazione sugli operatori per renderli in grado di leggere in anticipo i segnali di malessere, spesso aspecifici, dei bambini“.


Un clima da Londra dell’800, da romanzo a metà tra Dickens e Bram Stoker.


persone_anghinolfiIn quell’espressione “spesso aspecifici” c’è una delle chiavi di volta: se si parte dal presupposto che un bambino ogni cinque è abusato, come sostiene da sempre il “guru” Claudio Foti della onlus Hansel e Gretel, occorre adattare la realtà a questo schema. La statistica non può essere smentita e dunque se il minore è “aspecifico” bisogna far emergere comunque malesseri e abusi, lavandogli il cervello o, a buon peso, falsificandone i disegni. Un percorso che Anghinolfi chiama, con notevole coraggio, “riumanizzazione delle vittime”. Ma il bello viene alla fine dell’articolo, quando la “papessa” dice: “in questo paese è ancora troppo forte l’idea della famiglia patriarcale padrona dei figli”. Nella sua ottica deviata, palese già dall’uso di alcuni termini specifici (famiglia patriarcale…), è lo Stato, attraverso i servizi sociali, a dover essere padrone dei figli, non la famiglia che li ha messi al mondo.


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Ma lo Stato vuole i nostri figli per farci cosa? Per seguire le consulenze della onlus Hansel e Gretel, che ha ideato il processo di “riciclo delle emozioni. Come se i bambini finissero dentro una lavatrice sana e cominciassero a lavarsi dentro”. Espressioni che, anche senza l’inchiesta “Angeli e demoni” metterebbero angoscia. Ma l’articolista ci mette del suo con una serie di inviti in chiusura: “Venite qui, vi diamo una mano. […] Il modello degli otto comuni della Val D’Enza è lì, basta allungare la mano e prenderlo. Interessa?”. Non so a voi, ma terminato di leggere, ho avuto l’immagine di un Pennywise con palloncini e denti aguzzi che invita a entrare dentro a un tombino. Ma forse è che sono condizionato dalla cronaca di oggi. Eppure nell’articolo si menziona un caso dove i servizi sociali deviati dicono di essere stati risolutivi. Si parla di una bambina in età pre-adolescenziale costretta dalla madre a prostituirsi.

varie_prostituzioneminorileIl Senatore Bagnai recupera il filotto di articoli che raccontano la vicenda. In effetti la madre ha costretto la ragazzina alla prostituzione. Per questo, su segnalazione dei servizi sociali, è stata arrestata, e con lei anche alcuni tra i “clienti”, per poi essere privata della potestà genitoriale. Nella cronaca saltano all’occhio tre cose. Di una di esse parlerò alla fine. Le altre due sono che la ragazza subito difende la madre, salvo poi accusarla dopo aver parlato con gli psicologi (ma guarda un po’), e che subito dopo aver svelato ciò che era costretta a fare, viene allontanata e collocata “in un luogo protetto dove lentamente sta tornando a fare la vita che deve fare una ragazza della sua età”. Al probabile costo per le casse pubbliche di una cifra tra i 100 e i 300 euro giornalieri, parte dei quali probabilmente finiti nelle tasche di abusologi e strizzacervelli collegati con i servizi sociali.

Dopo non molto la madre viene condannata a 11 anni di reclusione per sfruttamento della prostituzione minorile, con 80 mila euro di risarcimento per la figlia e altri 40 mila per i servizi sociali deviati, voracemente e rapidamente costituitisi parte civile. E a distanza di tempo, che ne è della bambina? Finisce nel “centro sperimentale La Cura” di Bibbiano. Lì, dice Anghinolfi, la ragazza “ha riciclato il dolore e la violenza, ha buttato fuori tutta quella sporcizia che qualcuno le aveva messo nel cuore”. E’ diventata autonoma, ha un lavoro, un appartamento in affitto e relazioni sane, dice l’articolo. Non ha più una madre, perché con la donna, condannata in primo grado a 11 anni di reclusione, ha reciso ogni legame. Il che a quanto pare era una delle principali missioni dei servizi sociali deviati della Val D’Enza. Dunque la “lavatrice delle emozioni”, tolta quella sensazione da cura Ludovico che suscita il nome, funziona davvero, evviva evviva e tutti vissero felici e contenti, giusto?


Come se i bambini finissero dentro una lavatrice sana e cominciassero a lavarsi dentro.


varie_copperfieldNo, sbagliato. Perché c’è da considerare ancora quel terzo elemento della storia che ho volutamente tenuto in sospeso. Un elemento che nessuno degli articoli citati ha nascosto, anzi. Ovvero perché la madre della ragazza la costringeva alla prostituzione. Per vivere nel lusso o giocarseli al videopoker? No: l’ha fatto perché erano poveri e pieni di debiti che non sapevano come pagare. Chiaramente questo non giustifica l’orribile decisione di quella madre, ma va compreso che, per arrivare a tanto, la miseria in quella famiglia doveva essere davvero estrema. Ora, quanti soldi pubblici sono serviti per disgregare quella famiglia e “resettare” la ragazzina? A conti fatti tanti, tantissimi. Ed è certo che sarebbe bastato riconoscerne un 10% direttamente a quella famiglia per evitare miseria, prostituzione, carcere, allontanamento e sofferenza. Ma no, il procedimento, ben raccontato dagli articoli, è quello da racconto gotico dove un gigante viene e rapisce i bambini delle famiglie povere e non si può far niente per impedirlo. Sebbene in Italia, per legge, l’indigenza non possa essere un motivo per sottrarre i minori alla famiglia naturale. Ossia a quel nemico numero uno che Anghinolfi definisce “patriarcale” e dunque da distruggere nella sua ottica LGBT,  e che viene preso a pretesto per far soldi da tutti coloro che su queste tragedie della miseria hanno fatto cinicamente soldi.


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7 thoughts on “I mangiatori di bambini della Val D’Enza: nella cronaca il racconto dell’orrore

  1. ma se il Carletti non è direttamente coinvolto nel caso Bibbiano, perché il PD è così restio nel parlare della vicenda?

  2. Uno:
    Oggi Salvini va in visita a Bibbiano.

    Due:
    4 bambini su 6 sono stati restituiti alle famiglie

    Tre:
    Foti è accusato di maltrattamenti in famiglia.
    Beh, questo è normale, per una donna anche solo dover vedere uno con quella pettinatura è violenza sulle donne, secondo il metro utilizzato dall’ISTAT ai tempi della Sabbadini.

    E’ un uno-due-tre mica da ridere.

    Mi sa che ormai la reazione non la fermano più.

    Ne seguirà un fall out con sputtanamento totale, anche perché il PD non ha messo la museruola alle sue cagnette, che continuano ad abbaiare: non hanno capito che quando il vento cambia bisogna star zitte e sorridere, sebbene a denti stretti.
    Da ora in avanti ogni volta che aprono bocca si mostrano sempre di più per le merde che sono, se non si silenziano entro tre o quattro giorni sono finiti.

    1. sinceramente io penso che ll pd si sia sovraesposto in maniera inutile, questa vicenda li tocca in maniera marginale ( è vero che perderanno la regione, ma quello probabilmente anche prima ) . Ad essere sotto accusa è il sistema di ‘ protezione ‘ della famiglia e del minore che c’è attualmente, perché, diciamocela tutta, la responsabilità di bibbiano non è del pd, ma della magistratura ( il pd ha solo fiutato l’affare, come la sua tradizione ) e in particolare del tribunale dei minori di bologna ( che ora, per bocca di spadaro, vuole assumere la funzione di giustiziere, ma con lui alla guida, il tm ha fatto l’ira di dio )

      1. ma perché ho quella sensazione ( piuttosto sgradevole ) che la lega si stia vendendo i bambini di bibbiano con il ddl 735 o quello che sarà il nuovo testo? una legge isitutiva di una commissione che procede a rilento a fronte di un ministro che per la prima volta decide di agire in un’azione di controllo della magistratura ( buonafede )

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