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“Il corpo delle donne”: un’occasione sprecata nella narrazione di parte

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persone_zanardoSettimana scorsa sono stato sollecitato su Twitter da Lorella Zanardo a guardare il suo documentario “Il corpo delle donne“. Sono partito prevenuto, lo ammetto, e per diversi motivi. Anzitutto Zanardo è annoverata tra le più feroci femminaziste su piazza. Una nomea apparentemente confermata dal suo nome sul social (@corpodelledonne) che richiama il titolo del documentario, ma contraddetta in realtà da diverse iniziative che lei stessa pubblicizza sul suo profilo: interventi nelle scuole finalizzati a instradare i giovani a un corretto uso del web, dei social, e a prevenire il bullismo. Un impulso all’alfabetizzazione telematica che trovo assolutamente positivo. Zanardo poi contraddice l’idea che avevo di lei anche rispondendomi in modo assolutamente posato, educato, dialogante. Quando è così, come mio uso, abbasso subito le armi e dialogo. Dunque guardo il suo documentario e consiglio tutti a guardarlo senza pregiudizi. Ma non prima di aver letto le impressioni che ne ho tratto.

E’ una bella testimonianza, profonda, sentita, di quanto un mezzo di comunicazione di massa molto potente, la televisione, utilizzi la donna e il suo corpo per scopi di mero intrattenimento, con ciò privandola di un’identità propria e indirettamente anche di un ruolo. Il perno di tutto, ha ragione Zanardo, sono il sesso e la seduzione, filtro attraverso il quale la presenza femminile deve passare per poter entrare nelle nostre case. Che si popolano così di donne senza volto, deturpato com’è da interventi chirurgici e make-up, importanti non per ciò che sono ma per come appaiono, artefatte ovunque possibile, e per come vengono impiegate, oggetti di bellezza o, appunto, di seduzione. Se lo scopo del documentario è questo, segnalare e denunciare il degrado del femminile in televisione, è un bel documentario. Ma… c’è un ma. Anzi ce ne sono due, gli unici di cui vorrei parlare, sebbene gli appunti presi durante la visione siano molti.

varie_freaksIl primo si manifesta quasi all’inizio del documentario dove, molto correttamente, si paragona la televisione a un circo. E in effetti è azzeccato, ancor più pensando ai quei circhi di fine ‘800 pieni di fenomeni freak, la donna barbuta, l’uomo con due teste, eccetera. Mutatis mudantis lo scopo è sempre lo stesso: intrattenere con lo stupore, con le esagerazioni, i paradossi, il parossismo. Mostrare due gemelli siamesi come fenomeni da baraccone non è diverso dal mostrare subrette mezze nude che si strusciano ballando. Il meccanismo è lo stesso, appunto l’audacia del parossismo, e uguale è il richiamo: là si cercava lo stupore con la “stranezza”, oggi lo si cerca sollecitando il basso ventre (indistintamente di uomini e donne). Inneschi emozionali, non riflessivi, istintivi, facili da ottenere.

Il problema sta nell’ampiezza del campo di applicazione. Ai tempi al circo andava qualche migliaio di persone. La TV invece entra nelle case di milioni di persone, una ad una. Tuttavia sempre di circo si tratta. Ed è su questo che si innesta il primo ma. Se nel 1885 avessi deciso di farmi un’idea della società andando a guardare uno spettacolo del circo Barnum, ne sarei uscito piuttosto turbato e sicuramente fuorviato. Allo stesso modo credo che Zanardo faccia un errore trasferendo la sua osservazione critica della televisione nella realtà sociale (e femminile) quotidiana. Vero: gli uomini si lustrano gli occhi guardando le veline, le donne le assumono come modello seduttivo per conquistare gli uomini, ma alla fine tutti noi ci innamoriamo di donne normali che con la loro normalità conquistano uomini normali. Sarà una banalità, ma la TV non è la realtà. La stragrande maggioranza lo sa, si adegua e si relaziona all’altro pagando un pegno minimo, quando lo paga, all’inquinamento degli stereotipi televisivi.

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persone_iacchetti-greggioChiarito quello che, per me almeno, è il primo errore comunicativo (voluto o meno che sia) che rischia di mandare all’aria tutto l’impianto del documentario, e dunque accettato, in base ai dati di fatto, che la maggioranza degli utenti sia abbastanza intelligente da capire che in TV si svolge solo un grande circo freak, il contributo di Zanardo diventa significativo solo se gli si limita il campo di applicazione a una critica aspra e limitata alle modalità di rappresentazione televisiva dell’umanità. Anche ai tempi di Barnum c’era chi criticava l’utilizzo di persone sostanzialmente malate per far spettacolo… Zanardo fa la stessa cosa concentrando la sua attenzione però solo sulle parte femminile dell’umanità. Sceglie questa policy probabilmente sapendo che avrebbe garantito sbocchi in termini di consenso, ma rimane una policy parziale. Perché, posso rassicurarla, mani sul fuoco, che anche noi uomini siamo tutt’altro che contenti che il nostro genere sia grottescamente rappresentato da Greggio, Iachetti o Mammuccari e dal modo con cui trattano le donne quando sono in onda. Noi, nella realtà, non siamo così. Purtroppo questo lato della medaglia non viene esposto nel documentario. Anzi.

Il secondo ma si trova alla fine del documentario, quando Zanardo chiede a tutte le donne perché accettino quel tipo di umiliazione televisiva, e perché non si occupino finalmente dei loro diritti. Qui c’è il ma perché scomodare addirittura il concetto di “diritti” per una rappresentazione circense mi pare troppo, così come parlare di umiliazione. Se al circo vedo un clown che prende in giro un carattere umano in cui mi riconosco, non mi sento umiliato. Se mi fa ridere, rido. Se mi offende, aspetto che finisca la gag o me ne esco dal tendone. Troppa roba, concetti troppo alti per una cosa greve com’è la fiera del parossismo televisivo. Durante tutta la visione viene da chiedersi: ma di che ti lamenti, quella è la televisione! Sembra che Zanardo abbia percepito questa criticità e dunque abbia sentito il bisogno di un richiamo ideale (o ideologico) in chiusura per rafforzare quella che, di fatto, appare un contributo banale, dunque debole, alla causa femminile.

grafica_TV.jpgDebole perché? Per due ragioni essenzialmente. La TV, come tutto l’intrattenimento leggero, dà al pubblico ciò che il pubblico chiede, e il pubblico chiede cose sempre più semplici, elementari, irriflessive. L’offerta dunque si adegua alla domanda, che a sua volta si orienta sull’offerta. A un certo punto l’asticella dell’audacia nell’impiego della donna in TV è stata alzata, il pubblico ha apprezzato, quel pubblico che (lo dice lo stesso documentario all’inizio) è composto al 60% proprio da donne. Non una voce hanno levato queste telespettatrici di fronte allo scempio della figura femminile… perché? Perché si è abbassata la loro (e anche quella degli uomini) asticella del divertimento. Perché erano consapevoli che incominciava un’era circense con sempre meno limiti e sempre più imperniata su una cosa che, tutto sommato, non è neppure male, anzi è piacevole e semplicissima come l’istinto, ovvero il sesso e la seduzione. Campi in cui la donna, fin dai tempi del sapiens sapiens, oggettivamente eccelle. Ed è di sicuro meglio dei gemelli siamesi di Barnum. Pur assistendo a uno spettacolo non commendevole, tuttavia, le donne hanno continuato a innamorarsi di uomini che non erano come Mammuccari e gli uomini a innamorarsi di donne che non erano come la Gregoraci.

Cosa più importante, infine, il documentario è debole per la causa femminile (qualunque cosa sia…) proprio per ciò che non viene detto, per ciò che resta escluso, o che rimane rappresentato sullo sfondo: l’uomo. Esso è implicitamente suggerito come un grasso peloso maiale che si masturba davanti alla TV mentre Nina Moric sculetta. Qualcuno ci sarà, per carità, ma non è certo l’Uomo, con la sua faccia, la sua identità, la sua consapevolezza. Il messaggio televisivo distorto infatti è duplice: fa entrare donne-bambole gonfiabili senza cervello, ma anche uomini ridanciani, superficiali e gretti. E’ un pacchetto unico che, se lo si vuole additare o addirittura modificare, va aggredito in due, uomini e donne assieme, entrambi come parti offese, nella loro intelligenza prima che nel loro corpo. Ben inteso: io non perderei un minuto nel tentativo di “moralizzare” la TV. Educherei piuttosto a spegnerla, cosa molto più semplice e utile dal lato dell’igiene mentale. Ma in ogni caso il documentario intesta alle donne una battaglia, quella contro l’umiliazione, per la difesa di diritti, per una forma di rispetto della realtà, che in realtà è, deve essere trasversale ai generi.

charli-chaplin-tempi-moderniQui, in conclusione, sta forse il problema. Un problema più grande delle tette al silicone o dell’uomo irridente e stupido in TV o nelle réclame: la divisione. Pensare che un genere sia più coinvolto dell’altro nella costruzione di un futuro equo. Che sia missione più delle une che degli altri di lottare per il raggiungimento di una dignità riconosciuta. Che siano più le donne degli uomini a essere vittime di una narrazione grottesca. Non è così. Tutto ciò che si è fatto in passato, e tutto ciò che si dovrebbe fare oggi e per il futuro, andrebbe fatto assieme. Per questo mi sento legittimato a dubitare dell’equilibrio delle lezioni di Zanardo nelle scuole: se il punto di vista resta lo stesso, il contributo resta parziale. Se l’obiettivo è insegnare a tutti a riconoscere la dignità e a riconoscerla poi reciprocamente, non ha nessun senso omettere o tagliare fuori l’altra metà dell’universo. A meno che non si sia alla ricerca di un facile consenso di natura ideologica, fregandosene del fatto che questo alimenti le competizioni e talvolta l’odio tra i generi. Ed è questo il grave dubbio che resta al termine della visione de “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo.


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11 thoughts on ““Il corpo delle donne”: un’occasione sprecata nella narrazione di parte

  1. Stimo la Zanardo ma il suo documentario non mi convince del tutto (e non mi convincerebbe neanche un documentario analogo sul corpo maschile): ma poi sesso e seduzione e anche bellezza fisica oltre a essere cose umane, bellissime e non oggettificanti sono anche proprie di entrambi i sessi degli uomini come delle donne allo stesso modo, e parlo anche di uomini e donne comuni (con un bel fisico ovviamente) . Personalmente non mi masturbo davanti a Nina Moric (anche perchè preferisco Scarlett Johansson) ma sono sensibile alla bellezza femminile quanto una donna etero è sensibile alla bellezza maschile di un Raul Bova o simili e non c’è nulla di male e non trovo niente di male neanche nelle ragazze.e nei ragazzi di instagram che esibiscono il corpo.
    Il difetto di questo dicumetario è il difetto di tutti i testi che vogliono dimostrare una tesi pre-costituita: selezionano solo ciò che conferma la tesi e scartano tutto il resto.

  2. Anch’io ho visto anni fa il documetario di Zanardo e non mi convince el tutto (pur stimando la persona). gli uomini etero sono attratti dalla bellezza femminile quanto le donne etero dalla bellezza maschile e non c’è nulla di male.
    ma poi sesso e seduzione e anche bellezza fisica oltre a essere cose umane, bellissime e non oggettificanti sono anche proprie di entrambi i sessi degli uomini come delle donne allo stesso modo, e parlo anche di uomini e donne comuni (con un bel fisico ovviamente) . Personalmente non mi masturbo davanti a Nina Moric (anche perchè preferisco Scarlett Johansson) ma sono sensibile alla bellezza femminile quanto una donna etero è sensibile alla bellezza maschile di un Raul Bova o simili.
    e inoltre non tutte le donne televisive sono veline iper sexy: lucia annunziata, barbara palombelli, myrta merlino, bianca berlinguer, cristina parodi non lo sono

    1. aggiungo che non trovo nulla di male neanche nei ragazzi e nelle ragazze (maggiorenni) che sui social esibiscono il loro corpo.
      Il difetto di questo dicumetario è il difetto di tutti i testi che vogliono dimostrare una tesi pre-costituita: selezionano solo ciò che conferma la tesi e scartano tutto il resto.

  3. avevo visto il film della Zanardo, il corpo delle donne, almeno dieci anni fa.
    Sinceramente rimasi colpito e lo trovai abbastanza convincente: indubbiamente l’immagine della donna
    fa parte di una cultura commerciale di mercato e viene esibita a scopo di lucro.
    La mia impressione è che questo pur importante cortometraggio, che essenzialmente condannava l’immagine femminile
    nelle reti mediaset, sia un po’ datato; la Zanardo, che comunque è tra le poche femministe dotate di equilibrio e di
    onestà intellettuale, dovrebbe oggi parlarci della industria delle influencer.
    Cioè di donne che a partire dalla Ferragni hanno usato il loro corpo, semplicemente esibendolo, fino a farne
    un brand; delle ragazze di instagram, ormai divenute un piccolo esercito, e che non fotografie insignificanti
    di costumi, mare, tatuaggi, tramonti, piercing, spalle rivolte all’obbiettivo, tag e diavolerie varie diventano “le commercianti
    di sè stesso”; fenomeno tanto esteso che ogni paesino o paesello vanta ormai la sua influencer de noartri.
    Così come nel Corpo delle donne la Zanardo ha finto di non porsi il problema di chi regge l’industria dello spettacolo,
    di chi vi partecipa come donna senziente, allo stesso modo attualmente si dimentica del piccolo polo femminile
    della rete che sulla purissima esibizione narcisista di corpi ha fondato mode, usanze, stili di vita, abnormità.

    l’aspetto, poi, del corpo maschile mercificato dalla pubblicità non è mai stato preso in considerazione dalla Zanardo.
    per quanto riguarda l’uomo che assiste, noi da sempre siamo attratti dalla bellezza femminile (ad esempio quella
    della Zanardo), quindi pensare ad un uomo anestetizzato che non trova suadente o sensuale una donna bella
    si equivale ad un ricovero immediato di tutti in un convento di frati, per la clausura.

    1. Dal mio punto di vista il corpo maschile è mercificato diversamente: contrariamente ad alcuni che si illudono non è vero che un bel corpo maschile fa lo stesso effetto sulle donne di un bel corpo femminile sugli uomini. L’industria dei cosmetici ci prova da sempre a convincere i maschi senza troppo successo: a noi è richiesto dalle donne di essere un po’ curati nell’aspetto, un po’ in forma per la salute, per il resto dobbiamo dimostrare loro di sapere come incidere nella società.

      http://www.lescienze.it/edicola/2017/03/31/news/la_regina_rossa-3470566/

      L’immagine subliminale che del maschile danno i media (di cui nessuno si occupa meno che mai una come la Zanardo) è più simile a questo: il perfetto idiota salvato dalla marcia in più delle donne.

      [youtube=https://www.youtube.com/watch?v=rZCy3-uYOkE&w=640&h=360]

      Oppure: “sottolinea che lo slogan usato per i «Mansize» non voleva in alcun modo suggerire che la forze e la morbidezza fossero caratteristiche esclusivamente maschili”. Che aggiungere?

      https://www.corriere.it/esteri/18_ottobre_18/sono-sessisti-addio-kleenex-mansize-si-chiameranno-extra-large-ef4c06a4-d2d4-11e8-aa91-90c7da029bcf.shtml?refresh_ce-cp

      1. se hai un bel corpo e un bel viso di base e non sei ytroppo vecchio o decrepito e sei in buona forma non hai bisogno di cosmetici per attrarre vale per donne e uomini allo stesso modo

          1. infatti lo credo, credo che tutti chi più chi meno curiamo il nostro aspetto sia per noi stessi sia per il prossimo, anche questa è libertà. E Scarlett Johansson si conferma una bella donna anche senza trucco come la Winslet

      2. @BLU, ti ringrazio molto per gli spunti e per i video linkati.
        Sono d’accordo con te sul fatto che la Zanardo, che sul suo cortometraggio ha fondato la sua fortuna pubblicitaria, non dedicherà mai un solo minuto ai maschi della pubblicità, ai gigolò, alle donne che fanno turismo del sesso in Paesi di
        ogni tipo. Argomenti troppo scottanti e che farebbero crollare la sua immagine presso la sua claque
        Il corpo maschile viene guardato da una donna nell’ambito pubblicitario solo se è profondamente bello, quindi stiamo
        parlando di modelli praticamente irraggiungibili oppure di attori alla Paul Newman, tanto per capirci. Il resto è mera
        competizione con le donne, maestre nel campo della esibizione e del narcisismo puro applicato al mercato.
        La Zanardo si è pure dimenticata di dire che l’industria della moda e della reclame è gestita per la massima parte
        da donne, dalla modella fino alle manager. Esattamente come avviene per le influencer (di cui non parla mai).
        Ciao.

        1. le modelle che hanno un reale potere dentro l’industri della moda sono solo le super top model tipo Bar Rafaeli, Gisele Bundchen e simili ma tutte le modelle alle prime armi o non famose che potere avrebbero?
          Quanto al corpo bello, mi pare che un uomo sia attratto dai bei corpi femminili come una donna è attratta da un bel corpo maschile, i belli e le belle esistono e non sono impossibili questa è la balla con cui ci consoliamo noi bruttini (e comunque non mi opare che bruttini e bruttine siano tutti single)

          1. Brutto ci sarai tu. Io, modestamente, sono piuttosto quotato. E dall’alto dei miei pettorali, per una scopata mi sbattevo (ora sono ben accoppiato) molto di più delle ragazzette a mala pena normali. Tu amiche oneste ce l’hai o no? Ci hai mai parlato a cuore a cuore? Direi proprio di no. Fallo: perché hai credenze granitiche che però fanno ridere. Fanno ridere le donne, non gli uomini.

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