STALKER SARAI TU

Il “Piano Colao” detta le linee del regime. Ora non si scherza più.

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LA FIONDA

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Vittorio Colao

di Alessio Deluca. Facciamoci una passeggiata nel mondo che verrà, o che qualcuno vorrebbe tanto che arrivasse, salvo il fatto che troverà noi lungo la strada a sbarrare il terreno, e siamo sempre di più. Abbiamo finalmente il Piano Colao per il rilancio, peraltro già archiviato e cestinato. Tante belle dichiarazioni di intenti, macroscopiche omissioni ma una grande certezza: in futuro sarà obbligo supportare le donne, dare più spazio alle donne, decretarne la superiorità, favorirle nei diritti, affrancarle dai doveri. Sei diverse schede che sembrano partorite dal collettivo nazifemminista di qualche periferia disagiata e invece arrivano direttamente dai piani alti di Bruxelles per tramite degli avamposti nostrani, che ci illustrano quello che ci aspetta. E ormai è probabilmente il momento di smettere di scherzarci sopra.  Si parte con la scheda 94, dedicata agli stereotipi di genere:

Sviluppare e realizzare un programma di azioni diversificate sul piano culturale contro gli stereotipi di genere che agiscano sulla eliminazione degli ostacoli alla piena e libera espressione femminile sul piano formativo, lavorativo, della carriera, della prevenzione della violenza contro le donne”. 

Dunque la nostra sarebbe una società che ostacola in ogni modo la piena e libera espressione femminile… fa già ridere così. La piena espressione dell’individuo è sancita dalla Costituzione ma qui si usa il termine “femminile” e non “personale”. Per quale ragione gli uomini non andrebbero parimenti supportati per una piena e libera espressione maschile? Mai come oggi la piena e libera espressione maschile e paterna è compressa, soffocata e repressa in ogni modo possibile. Faremo in modo che torni prioritaria.

“In Italia gli stereotipi di genere sulla violenza contro le donne sono ancora estesi. Il 30% dei giovani tra 18 e 29 anni pensa che sia accettabile che un uomo controlli il cellulare e l’attività sui social network della propria compagna/moglie (Istat 2019)”.

Qui abbiamo il primo psicoreato. Avete mai sentito di donne che controllano in modo morboso e ossessivo le attività online di partner mariti e fidanzati, per poi imbastire scenate isteriche da TSO? Se sì, non va detto, nemmeno pensato: loro sono brave, innocenti e infallibili. Peccato oltre tutto che nel 30% citato e misurato dall’ISTAT ci siano anche le donne (il 50%), ma la task-force di Colao non lo dice. E noi ci siamo stancati di queste balle.


I nostri figli devono essere indottrinati fin da subito.


“Il 51% degli intervistati ritiene che il principale ruolo della donna sia quello di accudire la famiglia e i figli contro l’11% della Svezia. (Eurobarometro 2017 )”.

Altro psicoreato. Agli uomini italiani non sarà più consentito esprimere un’opinione sul ruolo della donna nella società e nella famiglia, salvo che sia allineata al pensiero unico progressista femminista globalista. E vale anche per le donne che avessero un pensiero autonomo e che infatti, di nuovo, sono la metà di quelli che qui vengono definiti “intervistati”, ma ci si guarda bene dal dirlo. Dovete pensarla come in Svezia, terra di suicidi e al top per le violenze contro le donne, per altro. In ogni caso qualcuno ha deciso che sono più progrediti e sono il nostro faro. E soprattutto che tra il vostro pensiero e quello svedese non deve esserci differenza. Livellamento, omologazione, appiattimento, direttive obbligatorie calate e calcolate dall’alto, indottrinamento: si chiama totalitarismo comunista, portato avanti Unione Europea dei banchieri e dell’alta finanza. Bisognerà opporsi.

“La lotta agli stereotipi di genere è inserita nella tabella di marcia che definisce le priorità della nuova strategia 2020 – 2025 presentata a marzo dalla Commissione europea”.

Avete letto bene. Esiste una “tabella di marcia Europea” per una rieducazione di massa su cosa è lecito pensare e cosa è stereotipo inaccettabile. Quando vi stupite della propaganda, della grancassa dei media, dei dati falsati, dai fondi pubblici ai centri antiviolenza, del doppio standard nei tribunali, e vi chiedete come sia possibile un tale vergognoso squilibrio, sappiate che siamo in piena tabella di marcia della Commissione Europea, che vi plasma e vi obbliga finché non accetterete spontaneamente la Verità Ufficiale.

“Diverse ricerche rilevano che i primi stereotipi di genere relativi alle materie di studio, ruoli famigliari, professionali e sociali emergono nei primi anni di scuola primaria”.

Sapete già dove vogliono andare a parare. I nostri figli devono essere indottrinati fin da subito, sin dai primi anni della scuola primaria. Non individui liberi di esprimere le loro naturali inclinazioni, rispettati nelle loro inclinazioni spontanee quali che siano, per la Commissione Europea devono essere plasmati secondo nuovi stereotipi “giusti”, ad esempio invertendo i ruoli tra maschi e femmine.


Gli uomini zitti e muti, subire, tacere, accettare.


“Estensione a tutte le scuole primarie e secondarie di primo grado delle azioni di promozione dell’avvicinamento delle bambine alle materie STEM e dei bambini alla cura”.

Eccoci qua, le bambine devono essere indirizzate verso materie scientifiche, i maschi verso attività “di cura”. Le nuove scuole come luoghi di ingegneria sociale dove plasmare secondo il pensiero dominante come in ogni regime totalitario. Davvero credono che ce ne staremo qui a ubbidire buoni buoni?

“Promozione, anche attraverso incentivi, di prodotti audiovisivi per il grande pubblico che divulghino una figura femminile non stereotipata in famiglia, sul lavoro, nella società”.

Quando vedete film o serie o programmi tv o iniziative a senso unico e ritenete insultante e asfissiante la propaganda femminista e anti-maschile, ora avete la spiegazione: è incentivata, finanziata, imposta dall’alto. Al cinema solo una figura femminile “non stereotipata”, ovvero lo stereotipo unico: la donna moderna, in carriera, dominante, superiore che faccia da modello per le nuove generazioni e l’uomo sempre violento, stupido, inadatto, sottomesso, perdente. Qualsiasi altra visione della realtà sarà contrastata, vilipesa, emarginata, accusata di essere retrograda.

“Affidamento all’AGCOM del compito di monitoraggio sull’uso di stereotipi di genere basati su caratteristiche fisiche, attitudinali e di ruolo, per ogni età e contesto nella comunicazione commerciale e definizione di linee guida”.

Apparati per monitorare le vostre parole e misurare ciò che potete o non potete permettervi non solo di dire ma anche di sentire. Le donne saranno invece libere di insultare, dileggiare, ironizzare, sfottere in quanto rientrerà nella succitata “libertà di espressione femminile”. Laddove dovessero eccedere si troverà una facile giustificazione in tutte le sedi, nei media come nei tribunali. Gli uomini zitti e muti, subire, tacere, accettare, altrimenti: psicoreato.

“Promozione dello sport femminile anche attraverso incentivi alle sponsorizzazioni ed introduzione del professionismo nello sport anche per le donne”.

Lo sport femminile (tra quelli prevalentemente maschili) deve piacervi per forza. Se non vi piace l’ideologia ve la farà piacere. Ci hanno ciò provato con i mondiali di calcio femminile, con grande orchestrazione da parte di tutti i media, ovviamente senza successo. Le donne devono occupare ogni ambito di attività tradizionalmente maschile, è una scientifica strategia di conquista e laddove non possano raggiungere uno standard, va cambiato lo standard.


Regime e apparati di controllo.


legge codice rosso“Creazione di un sistema di monitoraggio del linguaggio online con l’adozione di misure, da parte dei diversi social, di contrasto ai termini e alle locuzioni discriminatorie di genere”.

Il linguaggio umano deve essere sterilizzato, uniformato, edulcorato e inanimato. Ai social il compito di censurare ogni deviazione dal pensiero unico. Prima si agisce sull’indottrinamento (che chiamano “educazione”), laddove non sia sufficiente, le sacche di resistenza vanno punite (dicono “disincentivate”).

“Azioni di incentivi e/o penalizzazioni presso gli editori per garantire visibilità delle donne in professioni anche più dichiaratamente maschili e viceversa, all’interno dei libri di testo delle primarie e secondarie di primo grado. Azioni per garantire maggiore presenza di autrici all’interno dei libri delle scuole secondarie superiori e di donne che hanno contribuito alla storia”.

Imposizione di una linea alla stampa sotto minaccia di penalizzazioni come in ogni sistema totalitario. È ora di smettere di ridere e cominciare a fare barricate.

“Mettere a regime presso l’Istat di una rilevazione obbligatoria «Barometro sugli stereotipi e le discriminazioni» per il monitoraggio annuale delle opinioni e degli atteggiamenti dei cittadini”.

Mettere “a regime” (lapsus che parla da solo) un apparato di controllo per monitorare le opinioni e atteggiamenti dei cittadini. Vogliamo che i nostri figli vivano in un mondo dove apparati gestiti dalle frustrate laureate in studi di genere monitorano opinioni e atteggiamenti dei cittadini?

“In Italia il tasso di occupazione femminile è molto basso: sotto il 50%. Minore accesso al lavoro, maggiore interruzione, precarietà, irregolarità del lavoro, sono alla base di questa situazione, l’Italia è penultima in Europa dopo la Grecia”.

Noi giriamo l’Italia in lungo e in largo, vediamo donne di ogni età realizzate e attive in una infinità di occupazioni, spesso assai brave e dotate, moltissimi ambiti sono ormai appannaggio esclusivo di sole donne, svariati annunci di lavoro sono dedicati esclusivamente a donne. Ma la narrazione non consente di dirlo: in Italia la donna è precaria, rifiutata, derelitta, svantaggiata perché lo scopo è solo e sempre quello: vivere alle spalle di altri, parassite del sistema.


La meritocrazia non conta.


“Promuovere l’empowerment delle donne al lavoro, nelle istituzioni e nella società attraverso l’introduzione di strumenti diversificati (incentivi, norme, programmi, linee guida) dedicati al settore pubblico e privato per coinvolgerli attivamente sull’obiettivo di incrementare l’occupazione femminile, riequilibrare la presenza di donne nelle posizioni apicali di imprese e istituzioni e negli organi amministrativi che applicano sistemi di cooptazione, massimizzare l’inclusione delle competenze e prospettive delle donne nelle scelte per il rilancio del Paese e della nostra società, ridurre il divario retributivo di genere. Nei luoghi decisionali le donne sono rappresentate al 36% nei CdA solo laddove è presente una norma a tutela della parità di genere, altrimenti raggiungono circa il 20%”. 

Cioè nella visione dispotica una donna in un CDA non è una professionista evidentemente capace e dotata con il compito di dirigere un’azienda. È considerata una “rappresentante della categoria donne nei CDA”.

“Puntare alla parità di genere (min. 40%) con obiettivi incrementali predefiniti nel medio (5 anni) e lungo periodo (10 anni), promuovendo la paritaria progressione di carriera delle donne”.

Devono entrare nei luoghi decisionali, devono comandare, di diritto e in modo garantito. Lo hanno deciso le femministe. Addirittura ciò deve avvenire con obiettivi incrementali temporali quinquennali, a prescindere da ogni singolo caso, “a dispetto delle competenze e qualificazioni possedute” da eventuali candidati maschi.

“Nella PA, nelle istituzioni, enti pubblici (locali, regionali, nazionali, governativi), nei partiti politici, nonché nelle fondazioni e nel Terzo Settore, introduzione delle quote di genere negli organi apicali e consultivi ove si adottano sistemi di cooptazione (task force, commissioni – anche di natura temporanea). Pena: decadenza organo”.

Qui siccome parliamo del pubblico, il tono si fa imperioso. La meritocrazia non conta: dove vige l’obbligo della quota rosa, uomini meritevoli devono essere sostituiti da donne in quanto donne. Si aggiunge la pena: o così o l’organo decade.


La rieducazione forzata europea.


“Nelle società pubbliche e private con più di 250 dipendenti e loro controllate, promuovere l’adozione di una Policy di Genere che, insieme a linee guida su organizzazione del lavoro, criteri di selezione e promozione a garanzia della parità di genere, introduca l’obbligo di dichiarazione di obiettivi incrementali sul numero di donne in posizioni dirigenziali (medio e lungo termine)”. 

Qui siamo al delirio di stampo sovietico. I soci di grandi aziende private non sono più liberi di assumere chi vogliono, devono assumere una quota di donne per legge. E non basta, sono obbligati a fornire al supremo tribunale fucsia dei report dove mostrano gli obbiettivi incrementali. Questa roba non è un volantino di qualche clan di psicopatiche, sono linee guida della presunta élite del paese nel momento più delicato della sua storia recente. È del tutto evidente che chi tesse le fila in Italia è una sorta di scimmia ammaestrata nient’altro che mero esecutore servo sottomesso e compiaciuto dei deliri ideologici progressisti made in EU e ambienti DEM americani.

“Adottare la valutazione d’impatto di genere (VIG) per integrare nei processi decisionali la piena equità/parità tra uomini e donne. Contribuire ad una migliore governance grazie alla capacità di elaborare politiche e attività legislative che rispondano meglio alle esigenze di tutti i cittadini. Produrre un vero e proprio «salto culturale» a livello istituzionale e una potente leva di cambiamento della cultura organizzativa del nostro Paese”.

Ma si, inventiamoci un’altra sigla nel variegato firmamento di fregnacce delle neolingua… ecco la VIG “valutazione di impatto di genere”. Il femminismo sarebbe un “salto culturale” e una potente leva di cambiamento ecc. Tralasciamo di notare che l’attuale epoca di straripante progressismo e esaltazione del femminile coincide con il periodo più degradato sul piano morale, ipocrita e insignificante sul piano culturale, sterile sul piano demografico, artisticamente piatto, esteticamente orrendo che si sia mai sperimentato nella storia dell’occidente. Ma sarà una coincidenza.

“Ritardo dell’Italia in tema di gender equality (posizione di coda tra i Paesi UE). Necessario intervenire per allinearsi alla Strategia per la parità di genere 2020-2025 della Commissione europea ed includere una prospettiva di uguaglianza in tutti i settori della società. La VIG segue le linee guida del Gender Impact Assessment dello European Institute for Gender Equality”.

Solito finto allarme per la presunta arretratezza Italiana, da cui discende la “necessità” di allinearsi alla Strategia per la parità di genere, secondo la Tabella di marcia e di rieducazione forzata europea già citata prima, presupponendo che livellare il modo di pensare corrisponda a un luminoso progresso. Questa VIG è ovviamente soggetta a nuovi e mirabolanti apparati di controllo del tuo sentire e pensare.


Una pioggia di psicoreati.


“Carenza/assenza di uno standard sistemico che preveda la generazione e raccolta dei dati disaggregati per genere per qualsiasi gruppo/settore oggetto di indagine, con conseguente limitata consapevolezza delle disuguaglianze di contesto e sui potenziali impatti di iniziative progettate senza adeguata distinzione di genere”.

Proporre attività completamente inutili frutto di aberranti manie di controllo e ingerenza dettate da un’ideologia nefasta: siamo a livello di ricovero psichiatrico. Detto ciò provate a rileggere la frase e fate ipotesi sul significato.

“Adozione della valutazione dell’impatto di genere quale metodologia di progettazione e analisi di ogni iniziativa legislativa, regolamentare e politica secondo questi passaggi: ecc ecc”.

E si elencano diverse attività che hanno un unico scopo: dare alle laureate in studi di genere, filosofia della differenza, eccetera uno stipendio e un ruolo, ma soprattutto l’illusione di essere utili alla società. Il risultato sarà un database per giungere sempre alla stessa conclusione: quanto siamo retrogradi. E dunque documenti e dati strampalati o palesemente inventati da dare in pasto ai giornali sotto forma di analisi istituzionale, e pianificare così gli interventi di Rieducazione.

Veniamo alle scheda 98 sulle donne vittima di violenza. Ora partiamo dal presupposto che chiunque faccia violenza verso un suo simile è un barbaro da punire nel peggiore dei modi, ma di questo già si occupano le forze dell’ordine. E quindi parliamo dell’ideologia, cioè del giudizio preventivo di colpevolezza che deve gravare su tutti i maschi, nessuno escluso, per decreto del solito manipolo di fanatiche. Si parte con i soliti dati farlocchi della mattanza. Stranamente assente il ritornello della donna uccisa ogni 72 ore, qui variato nella donna su 3 che subisce violenza, bugia nata dalla madre di tutte le mistificazioni (se n’è parlato a Radio Londra di recente). Poi abbiamo l’immagine dei centri antiviolenza di tutta Italia con la coda alla porta di donne piene di lividi.

“La violenza di genere colpisce in Italia 1 donna su 3 nel corso della vita. Oltre 43 mila donne – italiane ed immigrate – all’anno si rivolgono a un centro antiviolenza (CAV), oltre 29 mila sono prese in carico dai medesimi – spesso insieme ai loro figli, vittime di violenza assistita – per l’accompagnamento in percorsi di uscita dalla violenza e l’autonomia”. 

Naturalmente non si cita il tabù delle donne violente, pensare che una donna sia violenta è uno psicoreato e se un apparato ti capta a pensarlo è subito gogna e rieducazione.

Poi si cita la convenzione di Istanbul per cui le vittime saranno assistite con “servizi servizi quali consulenze legali e un sostegno psicologico, un’assistenza finanziaria, alloggio, istruzione formazione e assistenza nella ricerca di un lavoro”.

Non esiste categoria più assistita, non le vittime di incidenti stradali o sul lavoro (quasi tutti uomini), non i disabili non le vittime della criminalità organizzata o usura. Anche qui attenzione agli psicoreati: non su può affermare che vi sia correlazione tra questo sostegno a tutto campo e il fenomeno di migliaia di false accuse contro gli uomini depositate nei tribunali e regolarmente archiviate dai PM perché i fatti vengono smentiti, o appaiono palesemente gonfiati se non proprio inventati, specie durante le separazioni. Nè si può affermare che le donne abbiano ampie responsabilità nell’alimentare ed esacerbare i conflitti di coppia spesso portando scientemente all’esasperazione mariti e compagni proprio al fine di ottenere reazioni scomposte e poterle sfruttare in una strategia di vendetta e persecuzione giudiziaria. È lo schema straordinariamente ben rivelato dalla nostra amica psicopatica che aggredisce l’uomo in treno per via della mascherina. Nessuna novità, sono cose che sanno anche i sassi.


Ci attendono tempi duri e bisogna essere uniti e combattere.


“Nel 2019 lo stanziamento complessivo per Centri Antiviolenza e Case rifugio è stato di 20 milioni di euro suddiviso a metà tra CAV e case rifugio che sono molto al di sotto dei parametri stabiliti dal Consiglio d’Europa”.

Eccola di nuovo la Tabella di marcia europea che ha stabilito che tutti i maschi sono pericolosi aggressori e servono a prescindere CAV a ogni angolo di strada, naturalmente con personale da formare e pagare con le nostre tasse. “Molto al di sotto dei parametri stabiliti”: la realtà non conta, gli interventi sono stabiliti.

“L’emergenza Covid-19 con le conseguenti restrizioni e misure di contenimento, ha acuito i rischi per le donne che vivono in contesti familiari violenti (23 donne sono state uccise dai loro partner da inizio marzo a fine maggio 2020) e per le/i loro figlie/i. Ciò ha messo in luce le nuove sfide che gli attuali CAV e le case rifugio si trovano ad affrontare (a partire dalle diverse modalità operative utilizzate durante l’emergenza), così come la necessità di rafforzare il loro numero a livello territoriale, sulla base dei bisogni espressi dalla popolazione”.

Ogni fatto della realtà deve essere manipolato e sfruttato per la causa. Il Covid non è da meno. Guai a rilevare che nei mesi di lockdown milioni di famiglie italiane hanno manifestato unità, spirito di collaborazione e resistenza e che i telefoni dei famigerati CAV tacevano. Niente affatto, la narrazione deve affermare che la quarantena ha inasprito i conflitti, milioni di donne si sono ritrovate a casa costrette con il proprio aguzzino, impossibilitate a denunciare da cui addirittura il messaggio in codice alle farmacie per dare l’allarme di nascosto. Quante lo hanno usato? Mai lo sapremo. La realtà non conta, la realtà deve corrispondere all’ideologia, e se non lo fa, si cambia la realtà.

Tra le proposte di intervento troviamo: “aumentare del 50% i fondi a sostegno dei centri anti-violenza e di eventuali sportelli pubblici, sulla base di un’analisi dei bisogni contestualizzata in ogni Regione anche a fini formativi delle operatrici”.

Soldi soldi e soldi. Non bastano 30 milioni appena stanziati bisogna raddoppiarli a 60, presi dalle tasse versate da milioni di uomini ovviamente, idioti come pochi. Raddoppiare personale, un esercito ideologizzato che andrà a caccia di uomini colpevoli di qualunque cosa, senza i quali non c’è business. E lo schema è lo stesso: se la realtà non è in emergenza, ci penseranno i media a narrare, a enfatizzare a pungolare, e nuovamente a pretendere ulteriori fondi. E poi corsi e didattica: “Raddoppiare i posti a disposizione nelle case rifugio. Potenziare i dispositivi informatici nei centri, tali da essere inter-operabili. Promuovere percorsi formativi volti a favorire l’uso delle nuove tecnologie nel lavoro dei centri in base alle nuove necessità emerse durante l’emergenza pandemica”.

Infine abbiamo vero passe-partout, la fabbrica del consenso “Introdurre tramite norma l’obbligo per l’Istat di condurre un’indagine ogni 4 anni sulla violenza di genere contro le donne che permetta di stimare il sommerso della violenza, la situazione delle donne di tutte le età, italiane straniere, disabili e non”. 

Qui si pretende di avere una “stima del sommerso” termini vaghi adatti per poter divulgare numeri a piacimento, certificati dall’ISTAT che dal canto suo sa che genere di numeri “fanno notizia”. E quindi aspettiamoci ogni quatto anni la stima del sommerso, data per incontestabile risultato di ricerca: indignazione, manifestazioni, richiesta di ulteriori fondi. È tutto chiaro, è tutto risaputo.

Tutto ciò è pura violenza, come ogni ideologia che voglia imporre una visione del mondo. Uomini e donne devono combatterete per una vera uguaglianza e cioè anzitutto essere contro il femminismo. Le vittime di questa ideologia sono tutti, uomini e donne come per ogni attacco alla libertà individuale. Le donne saranno indotte a rifiutare la famiglia e la maternità, essere convinte suddite del mercato, fiere consumatrici e immolarsi a una vita di frustrazioni, stress e vuoto di valori. L’Unione Europea è un apparato con obiettivi totalitari espliciti ed evidenti. Un connubio tra burocrazia e controllo di stampo sovietico e economia ultraliberista e usuraia che mira al potere assoluto d parte di una ristretta élite. Bisogna opporsi in tutte le maniere.  In tutto il piano Colao manca ogni riferimento all’eclissi e annullamento della figura del Padre che è la vera chiave della questione, il punto nodale dell’epoca. Ci attendono tempi duri e bisogna essere uniti e combattere.


115 thoughts on “Il “Piano Colao” detta le linee del regime. Ora non si scherza più.

  1. @Daniele.

    No, io intendevo dire che non ha importanza che siano o no la stessa persona.
    Tanto è sempre lo stesso lo stampino, cioè l’imprinting, le fonti da cui si abbeverano per gonfiarsi di astio, di sete di vendetta e di convinzioni irreali/inventate che spacciano per verità in modo ossessivo.
    Questo le/li rende quasi indistinguibili fra loro.
    Di qui, il dubbio espresso da Chiara.

  2. Diana ci ha dato l’ennesima conferma di cos’è il femminismo. Difficile riuscire a ragionarci, parte sempre dal presupposto che lei è discriminata in quanto donna e noi siamo i maschi privilegiati. Allora tutto le è dovuto. Sembra, quando provi a esprimere un concetto, (esempio fatto da Ericlauder mi pare) di giocare a scacchi con un piccione, che a un certo punto si mette a camminare sulla scacchiera e facendo cadere tutte le pedine si vanta di aver vinto lui.

    Per lei noi siamo dei maschilisti, perché per non esserlo, devi accettare senza se e senza ma di mettere la donna sul piedistallo. Se ti favorisco è tutto ok, è parità. Se pretendo parità di trattamento invece sono maschilista; E allora proporre di mandare in pensione le donne alla stessa età degli uomini è maschilista, essere contrari alle quote rose è maschilista, denunciare le false accuse è maschilista; tra poco sostenere che le donne devono pagare le stesse aliquote IRPEF sarà maschilista.

    Io non credo che sarà più possibile rimediare a tutto ciò. Non ci credo. Sarò io che sono pessimista. Le donne che facciano quel che gli pare, è più utile d’ora in poi occuparsi dei maschi, i ragazzi, i giovani. Educarli alla consapevolezza del mondo in cui sono capitati, affinché conoscano i rischi che ormai esistono ad allacciare relazioni con le donne, a farci figli, ad averci rapporti sessuali. Ed educarli a pretendere che sia rispettata SEMPRE la Costituzione Italiana, soprattutto negli articoli 3 e 21. Siamo capitati in un epoca piovosa, non possiamo pretendere di far tornare il sole, ma possiamo aprire l’ombrello per non bagnarci. E insegnare ad altri a farlo. Il sole prima o poi tornerà da solo.

    In ogni caso penso che l’Italia sia prossima alla fine come nazione e come cultura. Tempo qualche decennio, la crisi della natalità, che tanti sottovalutano, avrà effetti devastanti, andando a creare uno squilibrio pazzesco tra giovani e anziani, tra forza lavoro e pensionati. L’economia italiana peggiorerà sempre di più dato che sempre più risorse saranno destinate alla cura (sanità e pensioni) e sempre di meno a investimenti, lavoro e occupazione.
    Qui lo spiega bene:

    https://www.investireoggi.it/economia/perche-le-culle-vuote-in-italia-sono-la-piu-grande-emergenza-nazionale/

    Il femminismo ha fatto suo il dogma MATERNITÀ’=DONNA NON LIBERA. E questi sono i risultati. Prendiamone atto. Poteva, il femminismo, essere un movimento di orgoglio delle caratteristiche femminili, della serie: ciò che rende le donne “DONNE” non è di meno, inferiore, svalutato di ciò che rende “UOMO” un uomo. Ma hanno voluto fare la battaglia agli uomini rinnegando soprattutto ciò che più le rende femminili: il potere di dare la vita. Potevamo vivere in un mondo dove uomini e donne non erano in competizione tra loro, con pari diritti, diversi in certe caratteristiche, ma complementari uno all’altro. Dove il dare la vita, insieme, sarebbe stata la garanzia di dare un futuro a tutti. E la garanzia di dare continuità alla nostra società, che è probabilmente la migliore che sia mai esistita. Quella società, che ha permesso, in fin dei conti, alle donne di essere libere e di poter essere qui a esprimere liberamente la propria opinione. Chi vivrà in Italia tra 100 anni avrà queste stesse nostre libertà….?

    Scusate se ho fatto errori di sintassi e di battitura, ma sono solo un povero lupo. Mannaro oltretutto. Ora scusatemi ma devo uscire ad ululare che ho visto una nuvola a forma di gatto.

    1. Secondo me la causa maggiore della denatalità non è legata tanto al rifiuto della maternità (più alto che in passato, certo, ma non così diffuso), quanto agli sconvolgimenti sociali di natura economico-lavorativa (per cui tanti vorrebbero figli ma non si azzardano o rimandano all’infinito) o alla diffusione di una cultura individualista ed edonistica in entrambi i sessi.

      1. Si vero hai ragione, quelle possono essere delle concause. Ma la ragione principale, secondo me, rimane quella. Molte donne ormai vedono i figli come limitazione alla propria libertà personale. Non come valore aggiunto alla propria esistenza. Quale ragione dovrebbe portare, ad esempio a delle ragazze adolescenti che vedono donne più grandi, che si godono la vita tra aperitivi, viaggi, shopping, libertà sessuale a gogo, a scegliere di rinunciare a tutto ciò pianificando il proprio futuro con dei figli?

        Hai scritto che il rifiuto della maternità è più alto che in passato. Sbagliato secondo me: in passato NON si poteva rifiutare la maternità. E non per colpa del “patriarcato”. Semplicemente perché non esistevano metodi anticoncezionali. Le donne avevano rapporti sessuali. E rimanevano incinte. Punto. Non rifiutavi niente. Per rifiutare la maternità dovevi negarti la sessualità, come monache e suore.

        1. Lupo Mannaro
          >>>>>>
          Sbagliato secondo me: in passato NON si poteva rifiutare la maternità. E non per colpa del “patriarcato”. Semplicemente perché non esistevano metodi anticoncezionali. Le donne avevano rapporti sessuali. E rimanevano incinte. Punto. Non rifiutavi niente. Per rifiutare la maternità dovevi negarti la sessualità, come monache e suore.
          >>>>>>

          E’ così.
          In passato l’uomo cacciava e la donna raccoglieva.
          Le femmine si sposavano poco dopo la pubertà.
          Non esisteva la contraccezione, né l’adozione istituzionalizzata da parte di non parenti, né l’inseminazione artificiale.
          Sesso significava riproduzione e viceversa.
          Non c’erano alimenti provenienti da piante e animali domesticati, quindi non c’era il latte in polvere; tutti i bambini erano allattati al seno.
          Non c’erano neppure baby sitter a pagamento, né mariti casalinghi; i neonati e i bambini ronzavano attorno alle madri e ad altre donne.
          Tali condizioni sono rimaste immutate per il 99% della nostra storia evoluzionistica e hanno plasmato la nostra sessualità.
          I nostri pensieri e sentimenti sessuali sono adattati a un mondo in cui i rapporti sessuali davano figli, li si volesse o meno.
          E sono adattati a un mondo in cui i figli erano un problema della madre più che del padre.

    2. Ottimo intervento, che evidenzia un aspetto che occorre sempre tenere in considerazione per inquadrare il fenomeno. Le femministe, in modo particolare quelle che operano nell’odierno Occidente già quasi totalmente femministizzato, si sentono come degli uomini imperfetti. L’indivia penis intesa in senso figurato domina le loro psicologie. Esse non accettandosi come donne, talvolta consapevolmente spesso inconsciamente, e al tempo stesso invidiando l’uomo senza poterlo eguagliare per diverse ragioni, operano sia in direzione di una sua svirilizzazione ( l’uomo mammo e l’uomo “oggetto” le manda in brodo di giuggiole) sia del taroccamento delle regole del gioco (vedasi quote rosa e discriminazioni positive). In questo modo, non elevandosi loro, ma abbassando l’altro, ritengono di poter prendere il sopravvento. Il femminismo è ingegneria sociale: in maniera assai astuta (dobbiamo infatti arrivare ad ammettere che la donna media è molto più scaltra dell’uomo medio, e la femminista eccelle in quest’ambito) opera per l’edificazione di una società, che non può che essere abitata da un nuovo tipo di donna e di uomo a esso confacente. Questo processo è oggi più forte proprio perchè la nostra società ha fatto dell’arrivismo il suo mantra: esiste solo ciò che appare attraverso i media in senso lato, non esiste ciò che non appare, per quanto possa essere indispensabile e di valore assai maggiore. Le femministe hanno introiettato perfettamente questo schema. Ovviamente essendo ingegneria sociale si scontra con le pulsioni naturali e ciò provoca quella tipica nevrosi femminista che è una delle tante varianti delle nevrosi oggi in circolazione.
      Tanto più una donna sarà contenta del suo essere donna, tanto meno sarà femminista, proprio perchè considererà la legittima richiesta di parità come qualcosa di dovuto, senza porla in contrapposizione nè con la sua natura più intima( vedasi femminilità) nè con il suo compagno di viaggio in questa valle di lacrime.
      Ho vestito umilmente un po’ i panni di zio Sigmund, che se ci fosse saprebbe ancora fare chiarezza come pochi.

      1. Cosa sarebbe l’uomo mammo?
        Per mio conto esiste solo il PAPA’, e non è un’invenzione delle femministe.

        1. L’uomo che vogliono costringere a starsene a casa anche se lui e la moglie non vorrebbero. Si chiama congedo di paternità obbligatorio alternativo a quello di maternità, che conosci benissimo anche tu. Il loro sogno nel cassetto. Per il momento si sono dovute accontentare di poco ma non demorderanno. Ma non è solo questo: è tutta la retorica attorno alla figura dell’uomo che si deve far carico delle incombenze domestiche ( come se poi non accadesse già, ma fanno furbescamente finta di non accorgersene, la 27 Ora), in modo particolare della cura del neonato in sostituzione della madre, tutta la celebrazione a reti unificate del mammo. Come il duce premiava le madri prolifiche, le nostre eroine premiano l’uomo che culla il bambino e lava i piatti, ossia che si toglie da mezzo ai piedi nelle corsa al potere. Però qui si scontrano con le donne normali, che preferiscono ancora farsi loro carico di certe incombenze. Femministe vs donne normali, questo crea l’impasse. Sia chiaro, tutto dignitoso e importante, ma è la retorica, la falsità, l’obbligatorietà con la quale si vogliono raggiungere questi obiettivi a irritare, un po’ come quando vogliono penalizzare le case editrici che non operano secondo i loro dettami.

          1. “Come il duce premiava le madri prolifiche…”

            E puniva gli uomini che non “contribuivano” (tassa sul celibato).

            Ça va sans dire…

            1. Quello che infatti viene taciuto è che i sistemi totalitari, da quelli di matrice laica a quelli di matrice religiosa, pensiamo a quello dei talebani, discriminano gli uomini come le donne che non fanno parte della ristretta oligarchia, ma passa il messaggio secondo cui a pagarne le spese siano solo le donne.

          2. Vogliono l’uomo che cambia il pannolino al neonato (come se non succedesse già nonostante – e non per merito – loro), però appena si separa, non lo lasciano più avvicinare al figlio che è proprietà esclusiva della madre costi quel che costi. Valle a capire (in realtà le capiamo benissimo: sono fasciste).

            1. Senza dubbio. Il discorso delle separazioni è fondamentalmente economico. Tenersi i figli nella stragrande maggioranza dei casi significa gestire più quattrini. Pecunia.

          3. @Sasha
            L’obbligatorietà del congedo è per garantire un diritto, in modo che il datore di lavoro sia tenuto ad assecondarlo. Poi se dici che è “in alternativa a quello di maternità” significa che se una coppia preferisce che sia solo la madre a usufruirne, sarà così.
            Ma al di là di questo, veramente ti sembra possibile che un neopapà non abbia voglia di passare del tempo a casa nelle prime settimane di vita del pupo?

            Sono d’accordo con te sul fatto che non ci sia bisogno di elogi e retorica, un padre di oggi normalmente culla il bambino, lo cambia, lo nutre, e si occupa di faccende domestiche (come persona adulta e autonoma, anche in mancanza di figli), senza che glielo abbia insegnato nessuno ma di sua spontanea volontà. Non sono d’accordo sul tuo pensiero che “le donne normali preferiscono ancora farsi loro carico di certe incombenze”, nelle coppie giovani di oggi c’è molta condivisione (perlomeno in ambienti mediamente istruiti, se mi parli delle “mamme pancine” dei quartieri popolari è un altro discorso). Ci si organizza come viene meglio, in ciascuna coppia o famiglia ci sono dinamiche diverse, ma difficilmente vedo donne attaccate al 100% ai ruoli tradizionali.

            1. “”L’obbligatorietà del congedo è per garantire un diritto””

              “Obbligo” e “diritto” nella stessa frase già mi suona male. Che mi sia data la possibilità mi sta bene. Ma che vengo obbligato proprio no. Se lavorare, quanto lavorare, come lavorare, e chi deve lavorare, è una scelta che deve fare la coppia. Non lo Stato. Lo Stato mette a disposizione degli strumenti. Poi la coppia sceglie se e come usufruirne. Se io e la mia eventuale compagna conveniamo insieme che dopo aver avuto un figlio sia più opportuno che io ricominci a lavorare subito per non mettere a rischio anche il mio lavoro (e lo stipendio!!) niente e nessuno deve impedirmi di farlo.

              1. Quello è anche il mio pensiero: ben venga lo strumento, ma non sia lo Stato, e soprattutto uno Stato in questo caso rappresentato da un’ideologia antimaschile, a decidere. La scelta sia della coppia.

                1. Forse non avete ben presente cosa succederebbe se fosse facoltativo. In pratica ogni padre che volesse usufruirne sarebbe ostracizzato dal datore di lavoro, a rischio di essere scavalcato da colleghi che hanno deciso di non usufruire del congedo di paternità (oltre ai non genitori). Il diritto è quello del padre e della sua famiglia, l’obbligo è in capo al datore di lavoro: non sono termini in contraddizione.

              2. Un esempio simile: l’obbligo scolastico. Il bambino ha DIRITTO all’istruzione perciò la famiglia ha l’OBBLIGO di mandarlo a scuola.

            2. Il congedo di paternità concepito dalle femministe, dalla Fornero in avanti, non prevede discrezionalità: alternativo perchè la donna obbligatoriamente rientra a lavoro e l’uomo obbligatoriamente sta a casa. Non c’è niente di facoltativo, ed è questo a risultare assolutamente inaccettabile, dal mio punto di vista. Se la scelta viene demandata alla coppia, a me sta benissimo, fermo restando che poi occorrono le risorse economiche, soprattutto da parte del privato, che sappiamo cerca di svicolare. Nel settore pubblico, limitatamente al primo anno di vita del bambino, ho sempre visto che la donna pretende di stare a casa con il piccolo e mai accetterebbe di lasciare il suo posto al padre. E’ questo che rende il femminismo assurdo e straordinariamente ipocrita, perchè non solo è contro gli uomini, visti come oppressori e nemici, ma è anche contro le donne che non vogliono adeguarsi ai suoi clichè. condivido quando tu scrivi che gli uomini svolgono già molto spesso quelle mansioni in casa. Viviamo un’epoca di trasformazione antropologica dei due sessi, soprattutto in Occidente. Il che può anche avere dei risvolti positivi, ma siccome è un processo anche eterodiretto da canaglie, ne ha anche di negativi, e quindi ritorno a scimmiottare Freud scrivendo di nevrosi e altre disarmonie della personalità.

              1. @Sasha
                Ho capito, forse allora stiamo parlando di due proposte di legge diverse. Io facevo riferimento a chi aveva auspicato l’allungamento del congedo di paternità AFFIANCATO a quello della madre, sul modello di alcuni altri Paesi. Siccome per la madre c’è anche un discorso di allattamento quindi abbisogna di più tempo lei, la mia personale visione è che il padre potrebbe avere un primissimo periodo totalmente a casa e poi un secondo giostrabile come preferisce, anche eventualmente continuando a lavorare ma con un carico di ore minore. Sarebbe comunque meglio della ridicola situazione di oggi, in cui occorre festeggiare per essere arrivati a “7 dico 7” giorni, più uno facoltativo in alternativa alla madre, entro i 5 mesi del bambino.

  3. Giusto una considerazione al volo sulla polemica in atto. il problema non sono i nomi maschili o femminili che compaiono nei libri di scuola di storia o di storia della letteratura. Per me che chi li scrive e li pubblica dia più spazio a tematiche femminili o gliene dia meno non è un problema, perchè esiste la libertà di scelta e d’insegnamento, quindi al momento di scegliere quale libro di testo adottare i docenti faranno le loro giuste valutazioni prediligendo quello o quell’altro così come quando sceglieranno i contenuti da proporre in classe. Il problema che emerge invece dal testo Colao è un’altra cosa: in quel caso la politica impone scelte e scavalca la libertà di scelta o d’insegnamento, che è tutelata dalla costituzione. Questo si chiama FASCISMO. Ma siccome oggi al femminismo, per le ragioni che sono state sviscerate fino alla nausea, si concede tutto e il contrario di tutto, gli si concede anche di essere fascista. Quindi ben vengano più nomi femminili nei manuali scolastici, ma alla politica non si permetta di influenzare con le sue decisioni la libertà di scelta di chi scrive i manuali scolastici e di chi li adotta e li utilizza in classe. A quanto pare, banalizzando il pensiero di Nietzsche, siamo di fronte all’eterno ritorno del sempre uguale, ossia il fascismo questa volta sotto i panni femministi.

    1. il problema è quindi il fatto che la politica, o comunque chi è estraneo al mondo dell’insegnamento in senso lato, s’ingerisce in questioni di cui non si deve occupare. Siano le case editrici, chi scrive i libri di testo , i docenti a occuparsi di queste questioni. Mi sembra che possano farlo con più cognizione di causa di chi si occupa abitualmente di altro.

      1. @Sasha certo, tieni presente però, che è il femminismo che si è inserito ovunque, soprattutto nella politica, e attraverso la politica vuole inquinare qualunque ambito, ma di fatto è già è cosi.

    2. @Sasha Il problema è l’imposizione per legge. Le quote rosa ad esempio, hanno cancellato la presenza maschile da determinati ambiti: come istruzione, cosi sarà nella sanità. Nel lungo periodo, la pretesa di Colao, serve a rimuovere il maschile dai libri di testo.
      Ricorda, la femminista non vuole stare a fianco a te, non vuole parità vuole il tuo posto.

  4. Ma che siamo noi donne , una specie da proteggere secondo Colao.? Dicono che sti scritti li abbia copiati.

    1. @Ornella, anche, ma più che altro da usare, usare per zittire e cancellare il maschile. Direi che è indifferente se li abbia copiati o meno..Colao è uno strumento in mano all’Ue.

  5. Chiedete il sostegno femminile per arginare certe leggi, ma poi siete i primi a volere che i libri di testo di Storia e Letteratura che vengono usati nelle scuole siano dedicati solo ai nomi maschili (come da sempre è stato insegnato, la Storia deve essere studiata solo al maschile, quello che i maschi hanno fatto, le donne per secoli escluse dalla ricerca e dal progresso culturale, come sostengono i fautori della visione monosessista della Storia…), e siano cancellati totalmente anche i nomi femminili che hanno fatto cultura, semplicemente non riportandoli neanche in due paginette due di libri scolastici.

    Evidentemente poetesse come Emily Dickinson, Alda Merini, scrittrici come Mary Shelley o Jane Austen, pittrici come Lavinia Fontana e le tante altre donne che hanno fatto cultura nei secoli precedenti, in particolar modo dall’Ottocento in poi, vi devono fare proprio schifo, ritenendole inferiori e indegne di essere conosciute e citate sui libri di scuola.

    La Storia deve essere insegnata solo dal punto di vista maschile, quindi OK a nomi maschili di tutti i tipi, da Napoleone a Dante, più o meno positivi, con le loro tante idee, ma non sia mai allargare il giro di studi e metterci anche il contributo femminile di qualche scrittrice, poetessa e pittrice, che non vengono mai insegnate in nessuna scuola, né alle elementari né alle medie, né alle superiori.
    A malapena in qualche corso universitario “pensato per donne” si citano artiste e scrittrici. E difatti la maggioranza delle persone neanche le conosce, le donne che nei secoli passati hanno fatto cultura, tutti convinti che le donne non hanno mai scritto nulla, come sostengono anche tanti vostri commentatori…

    Del resto la poetessa, la romanziera, la pittrice, la musicista, la filosofa, la scienziata, la donna che fa cultura, “magari” non ha neanche voglia di fare figli e stare a casa a cucinare e a pulire i pavimenti, quindi addio al motto “dio patria famiglia”, addio anche all’idea di marito-capo, se la donna si rifiuta di diventare madre o di sposarsi e preferisce fare carriera o dedicarsi a se stessa scrivendo libri o dipingendo.
    L’autonomia e l’indipendenza femminile, il bastare a se stesse, il realizzarsi culturalmente senza per forza essere inscatolate nel ruolo di moglie e madre e casalinga, su obbligo di quello che gli uomini e la società “tradizionalista” si aspettano, sono tutte cose che demonizzate.

    Evidenziare il contributo culturale femminile alla Storia, facendo aggiungere certi nomi di letterate sui libri di scuola e insegnando alle giovani generazioni che anche le donne hanno contribuito alla cultura, non è misandria, non è “violenza contro l’uomo”, non è farvi uno sgarro, è semplicemente essere antisessisti e riconoscere che la letteratura non l’hanno fatta solo gli uomini di secoli fa, l’hanno fatta anche le donne, da sempre segregate nell’ambito domestico, che lo volessero o meno, e a morire spesso di parto, e che pure, alcune tra loro particolarmente benestanti, sono riuscite a fare anche altro che non fosse il “partorire e morire di parto”.

    Ma secondo alcuni, i libri di testo devono contenere solo maschi, le femmine sono sistematicamente assenti, al massimo le si cita giusto in due paginette quando si parla di caccia alle streghe, tanto per reificare la femmina a vittima, sempre e solo vittima.

    Che sia stata protagonista culturale, organizzatrice di salotti letterari (come lo erano certe nobildonne del Rinascimento e del Settecento) persino patriota (Cristina di Belgioioso) e rivoluzionaria\combattente (Michelina de Cesari e altre brigantesse, se non volete citare le donne che aiutarono i partigiani e si opposero al nazifascismo) questo va taciuto, omesso, cancellato, silenziato.
    E se qualcuno fa la proposta di far conoscere un po’ di scrittrici, insieme agli scrittori, e le pittrici insieme ai pittori, ecco che si grida al “femminazismo, misandria!”

    1. Scusa… una domanda… semplice semplice… DOVE avremmo mai detto tutta quella roba che ci attribuisci????
      Ma roba da matti.

      1. “Azioni di incentivi e/o penalizzazioni presso gli editori per garantire visibilità delle donne in professioni anche più dichiaratamente maschili e viceversa, all’interno dei libri di testo delle primarie e secondarie di primo grado. Azioni per garantire maggiore presenza di autrici all’interno dei libri delle scuole secondarie superiori e di donne che hanno contribuito alla storia”.

        VOI commentate:

        Imposizione di una linea alla stampa sotto minaccia di penalizzazioni come in ogni sistema totalitario. È ora di smettere di ridere e cominciare a fare barricate.

        Quindi siete contrari a “garantire visibilità delle donne in professioni anche più dichiaratamente maschili e viceversa, all’interno dei libri di testo delle primarie e secondarie di primo grado. Azioni per garantire maggiore presenza di autrici all’interno dei libri delle scuole secondarie superiori e di donne che hanno contribuito alla storia”.
        dal momento che commentate con “sistema totalitario”, tutta la proposta.

        1. Gioia mia, è totalitario nel momento in cui viene imposto per legge. La rilevanza di un autore o di un’autrice è dato dalle insieme delle valutazioni della critica letteraria e dall’oggettivo contributo che l’artista ha dato all’evoluzione della cultura generale. Non è colpa di nessuno se Alda Merini vale (ed è stata valutata) oggettivamente meno di Eugenio Montale o se Grazia Deledda vale oggettivamente meno di Gabriele D’Annunzio, e così via. Invece di lamentarvi chiedere rilevanza per legge, datevi da fare e producete qualcosa di memorabile, perché al momento per ogni grande artista donna che si menziona si possono citare almeno altri dieci sublimi e straordinari artisti uomini, oggettivamente superiori.
          Non è colpa di nessuno. Oddio, qualcuno dice che è colpa delle inclinazioni naturali di uomini e donne. Potrebbe anche essere vero, chissà. In ogni caso non c’è da far tragedie o capricci se le artisti donna sono meno e di qualità inferiore degli artisti maschili. In quel campo eccellono gli uomini, in altri eccellono le donne. Non si potrebbe semplicemente accettare ognuno le proprie eccellenze e vivere tranquilli senza che un sesso vada a scassare la minchia all’altro con invidiucce e rivalse da quattro soldi e a norma di legge?

          1. Giorgio, in un commento, in basso, ho scritto le motivazioni che spingono le femmine a questo storico fastidioso piagnisteo, che perdura tutt’oggi nel “chiedere” e su chi sia il vero colpevole.

          2. Be’, citare come “inferiore” Grazia Deledda che è Nobel per la letteratura non è proprio un’ottima mossa…
            Devo dire che come risposta in generale mi ha sorpreso, l’ho trovata piuttosto astiosa nei toni.
            Sono d’accordo che non vadano fatti inserimenti forzosi nei libri di testo, ma dare spazio a premi Nobel anche femminili non mi pare nulla di esagerato. Peraltro se penso ai miei libri di scuola le donne non erano del tutto assenti, senza tante polemiche: nei testi delle superiori di letteratura e arte c’erano Gaspara Stampa, le sorelle Bronte, Camille Claudel, Suzanne Valadon… Non c’è bisogno di andare a cercarle col lanternino, le donne artiste di qualità.
            Il guaio sarebbe se volessero imporre la presenza di una “quota minima” di donne, probabilmente non raggiungibile senza scadere di qualità: non credo per carenza di inclinazioni e capacità (altrimenti non ne sarebbero mai esistite) ma per un semplice motivo storico, la passata difficoltà delle donne a coltivare seriamente certi talenti e a sfondare pubblicamente.

            1. Gioia, non è che il nobel sia garanzia di qualcosa. Tant’è che l’hanno dato pure a Dario Fo… E poi, davvero vuoi mettere il peso di una Deledda (straordinaria scrittrice) con un D’Annunzio? Dai su… Supporre che sia astio, quando sono semplici fatti, è molto femminista sai? ????

              1. Caro, prendo atto che la linea di pensiero non solo di Giorgio ma anche tua è codesta. Non immaginavo aveste questi pregiudizi sulle donne nell’arte. Il Nobel non viene dato a chiunque, e comunque era un modo come un altro per certificare la qualità da parte dei critici (cosa che non credo né tu né Giorgio siate). D’Annunzio è un grande ed è significativo per alcuni aspetti, Deledda ed altri autori per altri, sia stilistici che contenutistici; alcuni autori sono stati così innovativi da assumere il ruolo di pietre miliari (D’Annunzio, Manzoni…) infatti nessuno parla di toglierli dai libri di scuola o di sminuirne il valore. Parlando di pittrici, andatevi a leggere cosa scrisse Roberto Longhi, uno dei massimi critici d’arte, su Artemisia Gentileschi.

                Spero di aver frainteso i toni e il messaggio, perché mi spiacerebbe prendere le distanze da questa pagina, la più seria e credibile nel panorama dei diritti maschili.

                1. Sai, lavorando assieme è facile avere gli stessi punti di vista… Non ci pare di aver espresso alcun pregiudizio. La qualità e l’importanza delle artiste che ancora oggi vengono ricordate è indubbia e indiscutibile. E’ nei fatti e nelle risultanze della critica (e no, non siamo critici letterari, ma fidati che abbiamo studiato parecchio…). Fermo restando che il Nobel per questioni non scientifiche restiamo convinti che non denoti nulla (anzi!). Negli stessi fatti e nelle stesse risultanze però ci sono anche altre evidenze, che come tali non hanno nulla a che fare col pregiudizio o lo stereotipo: la creatività artistica maschile ha prodotto nel corso dei secoli un numero maggiore di opere di qualità eccelsa e rivoluzionaria rispetto a quella femminile, che pure non è affatto trascurabile. Pensa che, confrontandoci tra di noi in redazione, ci siamo trovati d’accordo che uno dei romanzi più memorabili dei tempi moderni è “La rivolta di Atlante” di Ayn Rand, una donna (e che donna!). Ciò non toglie che a dettare il percorso artistico umano dai graffiti preistorici in su, sia stata una mano maschile, virtuosamente coadiuvata dalla mano diretta maschile e, va detto, nella quasi totalità dei casi ispirata dalla presenza maschile all’interno dell’umanità. La Divina Commedia non ci sarebbe mai stata senza Beatrice; il Canzoniere di Petrarca idem senza Laura; Il piacere, Il fuoco idem senza la Duse, e così via.
                  Questo comporta qualcosa di concreto per quanto riguarda i libri di testo? No, non dovrebbe. Rimane corretto che nelle antologie per spiegare l’arte di D’Annunzio e il suo influsso sulla cultura si impegnino dieci pagine e cinque o sei per Grazia Deledda. Le proporzioni sono quelle e non c’è nulla di male. E questo vale per tutte le arti. Il male c’è a imporre “quote” che potrebbero portare i nostri nipoti a leggere nelle antologie brani di Michela Murgia subito dopo a quelli di Calvino.
                  Riteniamo che queste siano evidenze, non stereotipi o pregiudizi. Ci auguriamo tu possa comprenderlo.

                  1. @Giorgio
                    “Il male c’è a imporre “quote” che potrebbero portare i nostri nipoti a leggere nelle antologie brani di Michela Murgia subito dopo a quelli di Calvino.”
                    —– E su questo non ci piove, l’ho scritto anch’io chiaramente che mettere delle quote prefissate sarebbe aberrante.

                    Il passaggio che mi ha lasciata perplessa è questo:
                    ” per ogni grande artista donna che si menziona si possono citare almeno altri dieci sublimi e straordinari artisti uomini, oggettivamente superiori” (ergo, secondo te è impossibile trovare una singola artista che sia al livello dei grandi colleghi uomini. Opinione suggellata da quest’altra frase: “le artisti donna sono meno e di qualità inferiore degli artisti maschili”.
                    Non sono questi pregiudizi sulle capacità femminili?
                    Sulla quantità inferiore siamo tutti d’accordo, è un fatto e non si può negare (si può discutere delle cause); sulla qualità no.

                    1. In effetti potremmo discutere all’infinito noi e te sulla questione qualitativa e non ne caveremmo un ragno dal buco. Meno da discutere c’è sugli indirizzi generali della critica letteraria sviluppatasi da secoli di studio. Cioè non ci riferiamo a blog o siti tipo “Il piacere di leggere” o “Un libro al giorno”, ma alla grande critica di studiosi o accademici. Ci siamo confrontati qui, anche con le redattrici donne, e a nessuno risulta di aver mai letto o studiato di artiste donne divenute “pietre miliari” o descritte come qualitativamente alla pari o superiori di autori uomini ad esse coevi. Poi, per carità, anche la grande critica letteraria potrebbe essere patriarcale e dunque sbagliare… E in effetti questo sospetto c’è ad esempio proprio sulla già citata Ayn Rand, considerata immeritatamente con molto snobismo, a nostro giudizio per motivi puramente politici più che artistici.

                2. Chiara, semmai il mio commento verrà pubblicato, non ti devi minimamente stupire.
                  I movimenti maschili NON sono per la parità uomo-donna, in nessun ambito.
                  Sminuiscono persino le donne scrittrici, pittrici, musiciste e così via (da notare che questi signori non hanno composto nulla, se non creare blog e forum dove parlano di proposte come “lo Stato ci deve dare una moglie”, “abolizione del divorzio e della contraccezione”, e sorvolo sulle cose più sessiste e misogine che scrivono).
                  Vogliono riportare in auge la sottomissione della donna prima al padre, poi al marito “come si usava nelle fantastiche epoche passate e tradizionaliste”

                  Il fatto che sminuiscano scrittrici e pittrici, tanto da gridare alla lesa maestà se qualcuno “osa” proporre di metterci un estratto di una poesia o romanzo di una donna, nei libri di testo, insieme ad autori uomini (già noti e stranoti) è la dimostrazione di come (e cosa) reputano le femmine.

                  Non mi aspetto un dialogo con il signor Davide Stasi (Giorgio Russo, chi per loro…) basta unicamente quell’unico commento (se già non bastassero i commenti di alcuni dei suoi followers) per capire di che pasta sono fatti, pensando al “ruolo delle donne nella cultura”.

                  Io non supporterò mai questi signori. Mi ritengo offesa, nauseata e indignata da un commento che getta letame sul valore di grandi autrici. Quando “Giorgio Russo” scriverà un romanzo come “Canne al Vento” o dipingerà come una Lavinia Fontana o avrà una voce alla Mina, ne riparliamo sul “suo valore artistico, superiore a quello delle femmine”

                  Spero che tu farai altrettanto, nel non sostenerli, dopo aver avuto dimostrazione di cosa pensano sulle donne artiste.

                3. io mi sono un po perso per i troppi commenti ma sono contento che chiara abbia commentato xke ci si è potuti confrontare tranquillamente per quanto mi riguarda

                  1. “Io mi sono un po’ perso…”

                    Io no, ma ritengo piuttosto sterile questa deriva della discussione, cioè nel contesto di questo post (anche perché – per dirla fuori dai denti – il divario è storicamente, indiscutibilmente stratosferico, e non solo in ambito letterario).
                    Il tema è l’ IMPOSIZIONE per via legale (col supporto di campagne mediatiche basate sul nulla. O meglio, sull’invasività di un’ideologìa che non sta in piedi).

          3. Caro Giorgio Russo (o Davide Stasi? alcuni dicono che “Giorgio Russo” è un suo pseudonimo…), questo commento dimostra tutta la Sua vera indole. Chi è che decide che tizio sia migliore di una poetessa donna?
            Lo decide Lei, per “comunanza di genere”?
            Lo decidono altri critici maschi, schiavi dei loro preconcetti, gli stessi preconcetti che per secoli hanno bollato le donne come esseri inferiori e minorate soggette alla potestà del padre e del marito?

            La donna in cosa eccellerebbe per Giorgio Russo, Davide Stasi e la sua cricca di seguaci? Nel fare figli e nel fare la sguattera domestica?! è questo l’unico ruolo “eccellente” che riconoscete?

            “Le artiste donne sono meno e di minor qualità”: già, perché Lei invece con i suoi articoletti e libretti è un grandissimo talento letterario\filosofico\musicale\pittorico, Alda Merini, Mina, Simone Weil e Lavinia Fontana in confronto a Lei sono letame.

            Del resto Lei ha scritto tanti di quei libri di profonda filosofia, riflessione esistenziale, poesie, sonetti, ha fatto anche dipinti sublimi, è utile al progresso dell’intero universo (non solo umani, si intende, anche alieni…è talmente sapiente che la rilevanza del suo contributo culturale è proprio cosmico, non si limita solamente alla Terra, ma va oltre, arriva alle galassie, viaggia anni luce…)
            chi è che non li sa menzionare, i suoi tanti capolavori, signor “Giorgio Russo”? Ci inchiniamo di fronte alla Sua erudizione divina.

            Bene, visto che la pensa così, penso proprio che questo commento dimostrerà alle tante donne che a passare la vita a fare le sguattere non vogliono farlo, quali sono le Sue reali motivazioni, per la “sua battaglia” e idee sulle donne.

            Basta così, un unico Suo commento, non solo per non sostenere tutto il vostro movimento (che non è “antisessista”, è patriarcale e sminuisce le donne) ma anche per andare a sostenere tutti quei movimenti femminili che vi contrastano.

            1. “Caro Giorgio Russo (o Davide Stasi? alcuni dicono che “Giorgio Russo” è un suo pseudonimo…), questo commento dimostra tutta la Sua vera indole.”

              Comincia con un’insinuazione, per altro su un dettaglio che non si capisce cosa aggiunga: anche fosse, cosa cambia? Argumentum ad hominem. Nessuna meraviglia, in quanto femminista è anche intimamente fascista. È la sua natura.

              “Chi è che decide che tizio sia migliore di una poetessa donna?”

              Lo decide il pubblico, di semplici lettori, di critici, di altri poeti. Maschi e femmine. La poesia ha soprattutto un pubblico femminile, per altro, quindi non è certo un complotto patriarcale se alcuni poeti sono più apprezzati di altri.

              “Lo decide Lei, per “comunanza di genere”?”

              Lo dovrebbe forse decidere lei?

              “Lo decidono altri critici maschi, schiavi dei loro preconcetti, gli stessi preconcetti che per secoli hanno bollato le donne come esseri inferiori e minorate soggette alla potestà del padre e del marito?”

              Quindi secondo lei se un uomo scrive, lo fa con i suoi genitali. Non c’è bisogno di studiare ciò che ha detto, analizzarlo, discuterlo in base a criteri razionali: è uomo, quindi ha preconcetti (lei non ne ha? Parrebbe di sì, e anche ben più della media). Altro argumentum ad hominem. Nessuna meraviglia, in quanto femminista è anche intimamente fascista. È la sua natura.

              “La donna in cosa eccellerebbe per Giorgio Russo, Davide Stasi e la sua cricca di seguaci? Nel fare figli e nel fare la sguattera domestica?! è questo l’unico ruolo “eccellente” che riconoscete?”

              Da brava fondamentalista totalitaria, lei mette in bocca agli altri cose che non hanno mai detto, per poterli attaccare più comodamente. Nessuna meraviglia, in quanto femminista è anche intimamente fascista. È la sua natura.

              ““Le artiste donne sono meno e di minor qualità”: già, perché Lei invece con i suoi articoletti e libretti è un grandissimo talento letterario\filosofico\musicale\pittorico, Alda Merini, Mina, Simone Weil e Lavinia Fontana in confronto a Lei sono letame.”

              In media è così, se ne faccia una ragione. Il che non vuol dire che non vi siano eccellenze donne: nessuno ha scritto che siano letame, di nuovo mette in bocca agli altri cose che non hanno mai detto, da brava fondamentalista totalitaria quale è. Alda Merini e Mina sono sempre state apprezzate da uomini e donne, Mina è unanimemente riconosciuta la più grande cantante italiana (non tra le donne: proprio la più grande di tutti), quindi quando qualcuna merita nessuno di noi ha problemi a dirlo, non essendo noi sessisti. Oggi che la tecnologia ha liberato una gran parte di umanità (a prezzo di milioni di morti maschili, ma lasciamo stare) dall’esigenza del puro sopravvivere, è possibile che i numeri vadano riequilibrandosi nonostante il femminismo: nonostante, perché se l’unica vostra produzione sono teorie e testi femministi non è certo un mistero che eccellenze femminili continuino a scarseggiare (non a caso, tutte le artiste/scienziate migliori sono persone che si sono messe a fare quel che dovevano fare secondo il proprio mestiere, non a frignare di inesistenti complotti patriarcali, poi le femministe hanno preso il sopravvento e l’unico modo per emergere sono diventate le quote rosa: strano, eh?). Lei d’altra parte guarda prima a ciò che le persone hanno tra le gambe e poi le giudica in base a questo. Nessuna meraviglia, in quanto femminista è anche intimamente fascista. È la sua natura.

              “Del resto Lei ha scritto tanti di quei libri di profonda filosofia, riflessione esistenziale, poesie, sonetti, ha fatto anche dipinti sublimi, è utile al progresso dell’intero universo (non solo umani, si intende, anche alieni…è talmente sapiente che la rilevanza del suo contributo culturale è proprio cosmico, non si limita solamente alla Terra, ma va oltre, arriva alle galassie, viaggia anni luce…)
              chi è che non li sa menzionare, i suoi tanti capolavori, signor “Giorgio Russo”? Ci inchiniamo di fronte alla Sua erudizione divina.”

              Lei invece che cosa ha scritto? Quindi per poter discutere della Divina Commedia bisogna essere per forza dei sommi poeti e aver scritto qualcosa di paragonabile? Ma almeno un po’ di senso del ridicolo ce l’ha? E fosse così, ripeto, lei che capolavori ha scritto?

              “Bene, visto che la pensa così, penso proprio che questo commento dimostrerà alle tante donne che a passare la vita a fare le sguattere non vogliono farlo, quali sono le Sue reali motivazioni, per la “sua battaglia” e idee sulle donne.”

              Questo è ciò che le fa comodo pensare. Nessuno vuole le donne sguattere, come al solito mette in bocca agli altri cose mai dette per poterli attaccare meglio. Tiri fuori una riga in cui Stasi o Russo hanno detto questo. Ma, ormai lo abbiamo capito, questo è il suo, il vostro modo di fare. Nessuna meraviglia, in quanto femminista è anche intimamente fascista. È la sua natura.

              “Basta così, un unico Suo commento, non solo per non sostenere tutto il vostro movimento (che non è “antisessista”, è patriarcale e sminuisce le donne) ma anche per andare a sostenere tutti quei movimenti femminili che vi contrastano.”

              Chiude con l’ennesima assunzione falsa (dire che qui si sminuisca la donna con sicumera da bulla non rende la cosa vera, ma solo lei più patetica), con un commento scritto in un italiano penoso, e con la solita minaccia obliqua, tipica dei fondamentalisti totalitari. Nessuna meraviglia, in quanto femminista è anche intimamente fascista. È la sua natura.

              1. Per motivi personali non ho potuto collegarmi nei giorni scorsi e noto che la discussione è arrivata a ben 96 commenti.
                Lieta di aver suscitato tante reazioni da parte dei commentatori del sito: vorrei rispondere a tutti, visto che avrei dozzine di cose da dire, con tanto di fonti, ma quel “non spammare” detto dal proprietario del blog non è promettente per proseguire la conversazione: solo i suoi accoliti possono “spammare” quanto vogliono, le “nemiche” non hanno lo stesso privilegio.
                Direi quindi di rispondere solo al signor Daniele V., che mi considera fascista: se indignarsi per frasi come “le artisti donna sono meno e di qualità inferiore degli artisti maschili” (Giorgio Russo, 18 giugno 2020) è fascista, mi dia della fascista;
                (temo, “fascista non ortodossa”, visto che di dio, patria, famiglia… me ne frego)

                in compenso io considero misogini tutti quei maschi che ritengono le donne inferiori “in questo o in quello”.
                A questo punto, se il signor Stasi e il signor Russo e\o la redazione intera di “Stalker sarai tu” si basano tanto sul “parere illustre di tizio”, tanto vale basarsi sull’idea aristotelica sulle donne, no? Vi dovrebbe alquanto piacere, è “l’idea illustre” che è rimasta in vigore fino ad una cinquantina di anni fa…
                (chi è una donna proveniente dal Sud Italia, e ha una certà età, sarà sicuramente concorde ripensando a cose come “l’obbedienza al padre e al marito\il lenzuolo insanguinato esposto in pubblico\la malafemmina\la disonorata”)

                Non che sia importante che questo commento venga pubblicato, lo scrivo unicamente per dire al signor Stasi e al signor Russo che io linkerò questo vostro post (e i commenti) a siti che si occupano di storia delle donne e delle donne nella cultura (dei secoli passati e nostra contemporanea). Dovreste essere contenti, visto che mesi fa il signor Stasi si lamentava di essere vittima dell’inquisizione femminista, anzi, di “Rosa Nostra”, come la chiama lui, che lo avrebbe censurato, impedendogli il suo “aperitivo”: nessuna censura, io riporterò questo post e tutti leggeranno cosa lui e Giorgio Russo pensano del contributo culturale femminile, di cosa pensano di poetesse e scrittrici, inferiori sempre e comunque rispetto ad un qualsiasi poeta e scrittore maschio (in quanto maschio originario; il trans FtM non fa testo, suppongo… non è maschio originario al 100% per cui non rientra neanche nel club dei superiori, pur facendosi una falloplastica).

                Nessuna censura, quindi, allo Stasi e Giorgio Russo-pensiero, ma massima visibilità.
                Saranno le lettrici e i lettori, di ben altri siti, a farsi un’idea.
                Visto che il signor Stasi cerca anche il consenso femminile “per la sua battaglia”, magari sarà l’occasione di portargli tante nuove adepte, chissà… del resto, a quale donna che oggi, nel 2020, si occupa di antropologia, scienza, arte ecc., non farebbe piacere sostenere (anche economicamente, no?) Stasi e Russo quando loro pontificano di quanto sia immensamente superiore un poeta maschio a caso rispetto ad una poetessa, senza se e senza ma, unicamente per attributo di genere.
                Non importa quanto loro, in quanto femmine, faranno di culturale, tanto si è sempre comunque inferiori perché
                (citazioni)
                “per ogni grande artista donna che si menziona si possono citare almeno altri dieci sublimi e straordinari artisti uomini, oggettivamente superiori” e “le artisti donna sono meno e di qualità inferiore degli artisti maschili”.

                Del resto, il signor Stasi era già noto, altrove, per quel “cagne”, scritto qualche mese fa su facebook, non di certo per la qualità “eccelsa” dei suoi libri maschili che davvero pochi hanno letto e conoscono… men che meno, nessun testo scolastico, anzi, grande critico letterario! (tutti maschi, no?), menziona: ahimè, sembra che l’inetta e irrilevante Emily Dickinson “abbia venduto più copie” e sia anche più citata del signor Davide Stasi.

                Ma forse qualcuno adesso commenterà dicendo che era una femminista di Rosa Nostra travestita da Davide Stasi che ha fatto quel post sulle “cagne”, per far credere che fosse lui ad aver scritto così…

                Questi vostri commenti comunque sono chiarissimi, su quello che pensate delle donne, sulle donne, sul ruolo delle donne, su quello che le donne dovrebbero fare o non fare, dire o non dire, sentire o non sentire.
                Cara Chiara, vorrei dirti molto altro, ma non è possibile. Ti chiedo solo di riflettere su quel termine, “inferiore”, usato a più riprese, per bollare delle donne.
                Un termine che puzza di misoginia, esattamente come quando viene usato per definire “un gruppo etnico”, si parla di razzismo.

                Chiudo dicendo al signor Stasi e al suo collaboratore Giorgio Russo che sono ben felice di essere nata in un’epoca dove concetti come “potestà maritale” (qui in Italia abolita nel 1975) e “verginità della donna” sono stati quasi cancellati.
                Dico “quasi”, perché basta farsi un giretto sui vostri siti del “fronte mascolinista” per vedere i nostalgici di leggi patriarcali come “la potestà maritale” e i bei vecchi tempi, quando le donne erano considerate minorate mentali dagli illustri “Aristotele\Catone”, utili solo come sgravafigli… o come prostitute, monache di clausura o morte a seguito di qualche aborto clandestino provocato da erbe velenose e da ferri da calza…
                Erano questi qui “i ruoli per femmine”… stabiliti dal re, dal prete, dal padre, dal marito.
                E in questi ruoli “non c’era il tempo, non c’era la visibilità” per essere scrittrici e pittrici, se non per la minoranza di donne nobili sposate a mariti non misogini.

                Tutte cose ancora d’attualità, non nel nostro Occidente laico ma in quelle zone rimaste “alle fantastiche culture tradizionali”, i paesi “che non sono femministi” tipo il Bangladesh o l’Arabia Saudita.

                Chiudo rispondendo all’ultima cosa: non mi piace Mozart e neppure la musica classica, per cui non mi inchino. Preferisco il blues, il jazz, il rock e il folk, in tutte le loro varianti. Musiche che hanno avuto molti contributi femminili.
                Vano linkarvi centinaia di video su YouTube…
                Ma adesso qualcuno scriverà dicendo che solo i musicisti maschi asburgici del Settecento sono l’eccellenza, una Nina Simone è una mediocre che può piacere solo ad una femminista.

                Lieta di non sostenervi e sia mai che la reazione che avete avuto ai miei commenti dimostri alle altre donne che vi leggeranno “quali sono le vostre istanze”. Ne sarà valsa la pena.

                1. Il tuo commento, ora che credo pure di aver capito chi sei (mamma mia…), merita una risposta non troppo approfondita: sì, confermo, sono state le femministe a far fallire quel mio evento (e tanti altri oltre quello) sebbene fosse del tutto innocuo e tranquillo, come ho poi dimostrato nella sua versione online. Sempre loro hanno attivato un imbrattacarte locale perché mi sputtanasse sui media manipolando un mio post Facebook. Sempre loro hanno cercato di farmi saltare il lavoro, fregandosene del fatto che sono un padre di famiglia. Sempre loro hanno ottenuto che cedessi la gestione del blog ad altri, togliendomi la gioia di stare in prima linea a fare il culo a mostri della società come te. Mi risparmio dettagli e nomi, che spero di poter fare apertamente quanto prima, in ogni caso confermo: la censura fascista è roba vostra.
                  E’ vero, mi sono riferito a certe donne chiamandole “cagne” su Facebook e quando qualche fanatica degli screenshot e del dossieraggio ha tirato fuori quel post ho spiegato pubblicamente il motivo dell’uso di un termine così forte. Visto che sai vita morte e miracoli del sottoscritto dovresti saperlo. Fu una mia reazione, sicuramente eccessiva (l’ho ammesso senza problemi), alla lettura dell’ultimo post pubblicato da Luigi Tarascio su Facebook prima di suicidarsi (rileggitelo, va’, magari rinsavisci: https://stalkersaraitu.com/cose-la-violenza-femmina-la-parola-a-luigi-tarascio-uomo-padre-e-suicida/), dopo essere stato distrutto proprio da una di quelle donne. Era il commento a un suicidio e a una lettera d’addio che mi aveva turbato profondamente. Non è una scusa, certe espressioni non sono da me e non si dovrebbero mai usare. Sto solo spiegando il motivo per cui in quell’unico caso non sono riuscito a trattenermi. Ma è chiaro che i sentimenti turbati contano solo se si tratta di una donna, agli uomini non è consentito averne.
                  Sul resto, se non fosse ributtante, sarebbe quasi divertente leggere ciò che scrivi. Diffondi pure ciò che vuoi nei tuoi canali femministi. Siete agli sgoccioli, vivaddio, lo sanno tutti, voi per prime. Anche per questo inviano teste di legno come te a stuzzicare da queste parti, siete alla disperazione. E se tu e le tue amiche volete cimentarvi a fare a me quello che hanno fatto al povero Crepaldi, cioè a rifare quello che avete tentato con me settembre scorso… bene, accomodatevi, vi aspetto. Non vedo l’ora.
                  P.S.: non mi stupisce nemmeno un po’ che non ti piacciano né Mozart né la musica classica. A quelle della tua razzaccia da quattro soldi le cose articolate, complesse e profonde non piacciono.

                2. “””sia mai che la reazione che avete avuto ai miei commenti dimostri alle altre donne che vi leggeranno “quali sono le vostre istanze” Ne sarà valsa la pena.””

                  Magari è proprio il contrario. Sia mai che le donne dotate di cervello pensante (e ce ne sono tante) capiscono cosa davvero siete. Già fai tenerezza quando fai la lezioncina a Chiara, trattandola come una “sorella” che sbaglia. Eh vi da fastidio che ci sono “sorelle” che ragionano con la loro testa, vero? (leggendo i commenti di Chiara io ho avuto questa impressione).

                  Il termine “cagne” usate da Davide ovviamente lo spalmate a tutte le donne, come se fosse stato quello l’intento originario…..furbette! Quale migliore cosa per decontestualizzare l’insulto a quella vicenda e farlo diventare insulto di genere. Furbe….. o dotate di scarsa intelligenza? D’altronde a parti inverse è vostro mudus operandi. Se Tizio stupra allora tutti gli uomini sono stupratori. Se Tizio molesta allora tutti gli uomini sono molestatori. Ti dico un segreto: se insulto Tizia (magari per esempio perché mi ha denunciato falsamente di aver violentato i miei figli….una cosa a caso…..) sto insultando “Tizia”; non tutte le donne. Chiaro così? O vuoi il disegnetto sulla lavagna?

                3. La solita articolessa senza né capo né coda, che ripete a mo’ di supercazzola le solite banalità nel solito modo passivo-aggressivo di chi sa di avere dalla sua solo e unicamente il potere. Le altre donne che leggeranno avranno di fronte chi analizza ciò che è stato detto e fatto e rimane sull’argomento, e chi continuamente attribuisce agli altri cose che non hanno mai detto né pensato (d’altra parte, in quanto femminista è anche fascista, è la sua natura). Anzi, l’ossessiva, quasi patologica insistenza con la quale rinfaccia agli altri di volere le donne ridotte a sguattere fa venire il forte sospetto che questa sia una sua fantasia perversa e che cerchi disperatamente di espiarla in qualche modo. Lasciando stare la psicologia da supermercato, noi presentiamo dati, cifre e fatti, lei si richiama ai video di Youtube come l’ultimo complottaro del web, in effetti nel momento in cui disprezza Mozart ammette implicitamente di essere una persona mediocre e di saperlo benissimo, e come tutte le persone mediocri è rosa evidentemente dall’invidia. Al contrario suo, noi non disprezziamo i Grandi (e le Grandi, che ci sono pur essendo numericamente molte meno) solo perché non ci piace il loro campo, o, come nel suo caso, perché hanno i cromosomi sbagliati (non ho problemi a dire, per esempio, che la Yourcenar sia stata a mio avviso la più grande tra i romanzieri e intellettuali – uso il maschile generico proprio perché è una “classifica generale” – del suo periodo, così come Caravaggio, per dire, sia molto superiore ad Artemisia Gentileschi, pur ottima pittrice: in entrambi i casi, posso avere torto o ragione ma non è su ciò che gli interessati hanno tra le gambe che fondo il mio giudizio): notoriamente, i mediocri attribuiscono agli altri i propri difetti. Comunque, la chiudo qui (a meno che, come vuole il vostro stile fascistoide, non persista in attacchi personali, nel qual caso potrei essere costretto a rispondere), onestamente di chi disprezza Mozart e la musica classica posso solo ripetere ciò che diceva la mia professoressa di lettere: braccia rubate all’agricoltura (con tutto il rispetto per chi l’agricoltura la pratica davvero).

            2. La donna eccelle nel fare la vittima e nell’arte della manipolazione.
              Come lei ben dimostra.
              Le donne ad esempio sarebbero eccellenti ambasciatrici, specie di stati canaglia che debbono proteggersi da stati più grossi, ad esempio la Nord Corea.

  6. >>>>>
    Noi giriamo l’Italia in lungo e in largo, vediamo donne di ogni età realizzate e attive in una infinità di occupazioni, spesso assai brave e dotate, moltissimi ambiti sono ormai appannaggio esclusivo di sole donne, svariati annunci di lavoro sono dedicati esclusivamente a donne.
    >>>>>

    Va bene così.
    A parte alcuni che per ovvi motivi seguiteranno a restare prevalentemente maschili, tutti gli ambiti devono necessariamente diventare un dominio femminile.
    Personalmente mi auguro che in futuro sempre più uomini vengano buttati fuori dalla magistratura, spero che la sanità diventi un totale dominio femminile; idem per la scuola, dove c’è da augurarsi che in ambito universitario i professori di sesso maschile diventino più rari dei panda e piano piano scompaiano letteralmente.
    Anche la politica deve trasformarsi in un feudo femminile, dove agli uomini deve (e dovrà) essere impedito per legge di entrare.
    Ergo, la politica dovrà essere gestita solo dalle donne.
    In sostanza gli uomini devono assolutamente toccare il fondo e diventare ufficialmente il secondo sesso.
    La loro “inutilità” deve essere messa nero su bianco.
    Ecco, solo allora i nostri simili si sveglieranno (forse).

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    Solito finto allarme per la presunta arretratezza Italiana, da cui discende la “necessità” di allinearsi alla Strategia per la parità di genere, secondo la Tabella di marcia e di rieducazione forzata europea già citata prima, presupponendo che livellare il modo di pensare corrisponda a un luminoso progresso. Questa VIG è ovviamente soggetta a nuovi e mirabolanti apparati di controllo del tuo sentire e pensare.
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    Sì, un classico.

    http://ragionimaschili.blogspot.com/2010/10/contributi-sul-gender-gap.html
    >>>>>>
    Gender Gap?wef-logo
    di Armando Ermini

    Come ogni anno il WEF (World Economic Forum) stila una classifica su basi statistiche che vorrebbe misurare il così detto “gender gap”, ossia il divario di genere in termini di opportunità. (leggi quì) Misurazione che vorrebbe essere in termini assoluti all’interno dei singoli paesi e in termini relativi fra i diversi paesi i quali, di anno in anno, possono salire o scendere in classifica. Uso volutamente il condizionale perché, come vedremo, i criteri usati per le misurazioni sono , diciamo così, un po’ discutibili. Ogni volta che ci si addentra nelle metodologie statistiche (questa volta grazie alla meritoria curiosità di un frequentatore del blog “metromaschile” (leggi qui) si scoprono vere e propre perle, di cui ovviamente i media non si preoccupano affatto, preferendo sparare titoloni e articoli che, comunque li si consideri, mistificano il problema e offrono notizie sostanzialmente false, atte a far credere ai lettori verità semplici e chiare che in realtà non sono affatto tali.
    Ma andiamo con ordine a partire dal citato articolo di Repubblica.
    Fra i 134 paesi presi in considerazione, l’Italia scende dal 72° al 74° posto in classifica, dominata come sempre dalle nazioni scandinave (Islanda, Norvegia, Finlandia e Svezia).
    L’indice del WEF, ci spiega Repubblica, misura quattro elementi: partecipazione e opportunità economica delle donne – materia per la quale l’Italia occupa la 97esima posizione – l’accesso all’educazione (qui l’Italia ha una relativamente buona 49esima posizione), le differenze tra uomo e donna in termini di salute e di aspettative di vita (95esima) e l’accesso femminile al potere politico (54esima). Nella cassifica globale la Cina è 61esima, la Russia 45esima e il Brasile 85esimo. Ultimi in classifica sono Pakistan (132), Ciad (133) e Yemen (134).Globalmente, osserva il Wef, le disparità nei settori dell’educazione e della salute si riducono. Ma i progressi si otterranno quando i Paesi si decideranno a raccogliere i frutti degli investimenti nell’educazione e la salute delle donne, trovando il modo di rendere matrimonio e maternità compatibili con la partecipazione economica delle donne.
    La prima falsa verità che si ricava leggendo per intero l’articolo di Repubblica è che in Italia le donne, in termini di pari opportunità, stiano peggio dell’anno passato. Ma non è così perché (vedasi il blog linkato), il gap in termini assoluti si sarebbe in realtà ridotto, sia pure leggermente, e il peggioramento in classifica dipende dai maggiori “progressi” fatti in altri paesi. Ma questo è un peccato solo veniale, perché effettivamente in quel coacervo di numeri c’è qualcosa che fa pensare. Tutti sappiamo che, in Italia e a maggior ragione nei paesi scandinavi, la vita media femminile supera di circa cinque anni quella maschile, o che le donne si laureano in numero maggiore dei maschi. Com’è che, allora, esisterebbero sempre questi gaps a sfavore delle donne in termini di salute, aspettative di vita e accesso all’educazione?
    L’arcano, anzi il trucco vergognoso, è ben spiegato in Metromaschile che invitiamo a leggere non solo nel pezzo citato ma anche nei successivi commenti che articolano ancora meglio la questione.
    In pratica, quando in uno dei settori considerati esiste un vantaggio femminile si considera ci sia parità.
    Lo dice lo stesso WEF : “Il nostro scopo è di focalizzare se il gap fra donne e uomini nei settori scelti è diminuito, piuttosto che se le donne sono vincenti nella battaglia dei sessi. Per cui, l’Indice “premia” i paesi che raggiungono il punto dove i risultati per le donne uguagliano quelli per gli uomini, ma né premia né penalizza i casi in cui le donne sono “sovraperformanti” rispetto agli uomini in particolari settori”.
    Facciamo un esempio: in Norvegia i dati femminili sono nettamente superiori a quelli maschili nell’istruzione superiore, leggermente migliori in quella secondaria e uguali in quella di base. Ebbene, coi criteri usati dal Wef risulta invece che nel settore ci sia parità.
    Ma non basta ancora. Prendiamo il settore salute e aspettative di vita: come si fa a rovesciare il signficato di numeri inoppugnabili che vedono le aspettative di vita femminili costantemente superiori a quelle maschili? Semplice, per i nostri stregoni del WEF. Basta infatti considerare la maggior longevità femminile come un dato di natura, fra l’altro contraddicendosi con la loro filosofia di base che attribuisce ogni differenza a fattori storico/culturali, e quindi, in questo caso, stabilire che la parità si ha quando le donne vivono un certo numero di anni (cinque) più degli uomini. Ne consegue che se gli uomini vivono solo 4 anni meno delle donne, ciò significa uno svantaggio femminile, ossia una discriminazione a danno delle donne. A maggior ragione risulterebbero svantaggiate se per caso gli uomini vivessero quanto loro.
    Insomma, in nessun paese e in nessuno dei settori presi in considerazione sarà mai possibile, in nessun caso, che risulti un qualsiasi svantaggio maschile, ma solo il contrario.
    Va da sé che la credibilità scientifica di quell’ “Indice di uguaglianza” è pari a zero, e ogni persona dotata di onestà intellettuale e morale non può non convenirne.
    Il principio di base è chiaro: esiste disuguaglianza quando ad essere svantaggiate sono le donne, mentre esiste uguaglianza quando ad essere svantaggiati sono gli uomini, con buona pace di logica, senso della giustizia, obbiettività delle statistiche. Risuonano perfette le parole di Alessandra Nucci, che nel suo libro “La donna a una dimensione” (Marietti 1820), scrive a pag. 36: L’indignazione delle femministe è esclusivista: esse sole possono accusare gli uomini di sessismo, viceversa non è permesso. Ed ancora a pag. 109: Il femminismo di oggi cammina su una sottile fune tesa fra il concetto di uguaglianza e l’idea che, in fondo, femmina è meglio.
    L’accenno al libro di A. Nucci pone il tema dell’intreccio fra il femminismo (o parte di esso, peraltro preponderante) e i grandi circoli del potere economico/politico/mediatico dei paesi occidentali, in cui l’ideologia del Gender, sicuramente antimaschile ma in ultima analisi anche antifemminile e dunque antiumana, domina incontrastata.
    Cosa è infatti il WEF, i cui dati sono usati trionfalmente dai pro-feminist di tutti i sessi per sottolineare lo stato di oppressione delle donne? Leggiamo sul sito di quell’Organizzazione, che: Negli anni il Meeting annuale dei membri del World Economic Forum (WEF) di Davos è diventato il summit del commercio globale del mondo. Al meeting annuale, 1.000 uomini di affari, 250 leaders politici, 250 esperti accademici in ogni campo, inclusi molti vincitori di premi nobel, e circa 250 leaders dei media vengono insieme a formare la agenda globale.WEF04_1_Clinton_L
    Insieme, indirizzeranno la discussione in chiave economica, politica e sociale, guardando avanti e orientando la via di azione. Le discussioni sono tenute ad un alto livello tra i partecipanti che appartengono alla stessa comunità all’apice del processo decisionale…Si tratta, dunque, di una potentissima organizzazione dotata di grandi mezzi volti a orientare l’opinione pubblica.
    Sempre nel libro citato, A. Nucci spiega con dovizia di particolari come il sistema delle Agenzie Onu e delle Ong accreditate formi un fronte potente e compatto volto promuovere l’idelogia del Gender che vorrebbe annullare ogni differenza fra i sessi e promuovere il nuovo tipo umano dell’androgino. Obbiettivo per raggiungere il quale ogni falsificazione della realtà è ammessa, a partire da quella che vuole le donne sempre e comunque svantaggiate a causa del loro nemico per definizione, il maschio. Questo fronte di cui fanno parte anche i “poteri forti” del capitalismo globalizzato di cui il WEF è espressione, opera su ogni livello, economico, sociale, politico, mediatico, culturale.
    Ecco spiegata la genesi di quei dati e la risonanza che sempre viene loro offerta da tutti i media, ma specialmente da quelli che si ritengono più “progressisti”. “Dimmi chi sono i tuoi amici e ti dirò chi sei”.
    21 ottobre 2010
    dal blog Maschi Selvatici
    >>>>>>>

  7. “Nei luoghi decisionali le donne sono rappresentate al 36% nei CdA”
    Io non capisco cosa impedisca alle donne di aprire aziende, trasformarle in multinazionali e farsi i loro CDA di sole donne.
    Siamo in un libero mercato, credo, quindi la cosa dovrebbe essere facilmente fattibile.
    Stessa cosa per la politica: fatevi un partito di sole donne e fatevi votare dalle donne.

    Ah, no, mi accorgo adesso che entrambe le cose costano FATICA e il rischio di FALLIRE.
    Due cose maschiliste!!

    1. Nulla, semplicemente loro vogliono le posizioni che sono degli uomini , sostituirsi agli uomini,; perchè mai dovrebbero faticare e rischiare quanto li possono tranquillamente rubare? Quote rosa imposte docet.
      Del resto, storicamente è stato cosi, hanno chiesto il Diritto al voto, ma non il dovere di andare nei campi di battaglia…ma sono gli uomini che glielo hanno concesso.

      1. Sebastian
        >>>>>
        ma sono gli uomini che glielo hanno concesso.
        >>>>>

        E’ così, senza il consenso maschile non sarebbe mai stato possibile.

        1. Esattamente. Anche per questo invito a parlare maggiormente con gli uomini, a far notare la questione maschile agli uomini, senza perdere tempo con le donne. Il PROBLEMA sono gli uomini.

  8. un regime da paura! femminismo è come una classe sociale, come un partito, come una religione.
    Quando si dice “gender” si intende “donna”.

  9. Azioni culturali contro gli stereotipi di genere secondo me sono giuste, se fatte nel modo corretto (cioè non demonizzando lo stereotipo ma ampliando la visuale su ciò che ognuno può essere e fare al di là del genere); ma si tratta appunto di steteotipi DI GENERE, non esclusivamente FEMMINILI!
    Stesso discorso per la lotta alla violenza domestica – tra l’altro c’è una petizione in firma su change.org che qua non vedo segnalato, ne siete al corrente?
    Per quanto riguarda tutto il resto del documento, ossia inserimenti forzati e altre misure a senso unico, inutile dire che sono assolutamente contraria.

    1. e sei contraria anche ad aggiungere sui libri di scuola i nomi delle donne che nei secoli precedenti hanno fatto cultura (pittrici, romanziere, poetesse, c’è persino qualche musicista) ?
      Visto che da sempre la Storia viene studiata solo con nomi maschile, omettendo tutti i nomi femminili (che pochi conoscono)
      Nelle scuole, di ogni ordine e grado, da sempre si racconta e si fa studiare tutta la cultura maschile, zero cultura femminile.
      Se qualcuno osa chiedere che siano inserite due-tre autrici (siano esse letterate o pittrici) ecco che si grida alla “congiura nazifemminista!”. Il contributo femminile alla cultura deve essere sempre cancellato e silenziato.
      Anzi, quando lo si cita, deve essere sminuito e disprezzato (come dimostrano certi commenti)

      “ciò che ognuno può fare al di là del genere” è un principio contrastato da tutti quelli che la donna la vogliono esclusivamente moglie sottomessa e madre prolifica, totalmente dipendente dalla figura maschile: perché una volta che tu “allarghi ciò che uno e una può fare al di là del genere”, significa che permetti che una donna possa NON essere moglie e NON essere madre, semplicemente scegliendo di essere e di fare altro. Difatti su questo blog e affini si parla sempre di “natalità in calo” perché “è una grande tragedia” che la donna occidentale non figli più con 4-10 figli a testa.

      Nella mentalità patriarcale, è inammissibile che una donna “possa voler fare altro”: la donna deve “relazionarsi solo con l’uomo” nel ruolo obbligatorio di moglie e madre E STOP. Che la donna “voglia essere e fare anche altro o solo altro” è male, è regresso.

      Se considerate per davvero migliori le epoche passate caratterizzate da teocrazie e vita precaria per mancanza di progresso tecnologico, e le considerate migliori solo perché “non esisteva il femminismo”, si commenta da sé, come cosa, mostrando quello che siete: persone che prediligono epoche barbariche e arretrate.

      Al contrario, la nostra epoca è nettamente migliore su tutti i fronti rispetto ai secoli passati dove la libertà neanche esisteva come concetto; difatti teocrazie religiose andavano a braccetto con schiavismo di ogni genere.
      Cose che oggigiorno noi abbiamo quasi sconfitto. (“quasi” perché in altre zone del pianeta non esiste ancora un concetto di libertà e di abolizione dello schiavismo)

      Non commenterò più su questo blog, del resto so benissimo che esiste la moderazione dei commenti quindi sarebbe inutile esporre il mio pensiero, verrei silenziata (se già non lo sarò dopo solo due commenti) se non insultata (da certi commentatori abituali).

      Ma sono articoli come questi che fanno capire che le donne non dovrebbero sostenervi. Io, infatti, non lo farò.

      1. Commenta pure, noi censuriamo solo i troll.
        Però non ti aspettare quella grande accoglienza. Ciò che dici è destituito di ogni fondamento. E noi siamo qui per dimostrarlo.
        Ed è davvero raro che qui i commentatori insultino. Noi non lo permettiamo. Qui niente shitstorm: quella è roba da femministe.

        1. Certo Signor Giorgio Russo, infatti i commenti di “Joker” su articoli passati ,erano “dolce stil novo” negli intenti e nelle espressioni.

          Le do atto solo che non fa passare “commenti alla incel” di roba come “le donne sono Non-Persone, vogliamo i bordelli pagati dallo Stato” + insulti, contro le donne, con parole che iniziano con p, t, s, m, z e inni in onore di Elliot Rodger.
          Certo, questi commenti, che probabilmente riceve anche, non li fa passare. Sia mai che le donne che seguono il suo blog, ma non hanno visionato bene certi altri siti del vostro movimento, vedendo certe cose… Le farebbero perdere consenso e views, vero?

      2. Azz, sono bastate un paio di risposte contro per farti scappare via così. Su dai non scappare, qua non si censura nessuno, vai tranquilla.
        Il calo della natalità è una questione che darà qualche problemino di ordine economico e sociale, se non capisci il perché fatti qualche ricerca su internet. Però attenzione attenzione! non parliamone altrimenti siam maschilisti. E comunque che la maternità sia contro la libertà delle donne ve lo siete detto da sole, l’Italia è piena di donne madri e in carriera. Se tu e le tue amiche non siete capaci di conciliare le due cose andate a chiedere a chi ci riesce. Probabilmente sono donne più capaci e in gamba di voi.
        In futuro potrebbe diventare realtà l’utero artificiale, così non avrete più questo terribile fardello, contenta? e anche gli uomini potranno diventare padri senza più il bisogno di una donna. Contenti? Io si.
        In merito a tutta la manfrina sulle donne artiste ecc..nei libri di storia ma davvero non capisci la gravità del “PENALIZZARE gli editori se non includono donne”? In uno stato democratico? E tu davvero pensi che in Italia la donna sia veramente così vittima, discriminata, disprezzata, emarginata, tanto da dover introdurre misure come quelle elencate nell’articolo? Nell’Italia del 2020? Davvero?

        1. Non sono scappata, signor Lupo Mannaro, i miei commenti vengono pubblicati quando il gestore-signore del blog li approva,
          e io posso scriverli non avendo “altro da fare al momento”.

          Non è che “non so conciliare figli e lavoro”, semplicemente non mi interessa fare figli perché preferisco realizzarmi facendo altro.

          è più chiaro, così, signor Lupo Mannaro? Se vuole rispondere, non ululi e non aspetti la prossima luna piena.

          Quanto alle scrittrici, pittrici ecc. dei secoli passati, anche Lei, signor Lupo Mannaro, avrà sicuramente scritto\musicato\composto romanzi poderosi, sonetti, madrigali, tele imponenti, tanto da far sembrare una Mary Shelley, Jane Austen, Emily Dickinson, pure letame da fogna. Dico bene?
          Vuole, quindi, pubblicare anche qui qualche link che mostri la sua grande arte? così infinitamente superiore a quella delle femmine citate.
          Non meritevoli neanche di essere incluse in due righe su libri scolastici, tanto per far sapere che non è esistito solo Dante (in quanto maschio), ma anche Jane Austen ha scritto pregevoli romanzi.

          1. Dai stai tranquilla, non ti agitare. Allora:
            Primo: esattamente in quale rigo avrei detto che le scrittrici, artiste donna sono letame?
            Secondo: esattamente in quale rigo avrei detto che le scrittrici, artiste donna NON sono meritevoli di essere pubblicate sui libri scolastici? Ho detto che è grave penalizzare chi non lo fa.
            Terzo: io non devo necessariamente essere un premio nobel per la letteratura per dire se apprezzo di più un artista uomo e donna. Tra l’altro Frankenstein di Mary Shelley lo adoro.
            Quarto: mi piacerebbe sapere le tue risposte alle mia domande.
            Quinto: ululo quando mi pare, anche se non c’è la luna piena, è mio diritto di lupo mannaro farlo. Per troppi millenni i gatti ci hanno sottomesso e non ci hanno permesso di farlo. Abbasso il gattriarcato.

          2. @Diana
            Ma sei Stella per caso?
            A me sembra che ti preoccupi per niente: i libri di scuola GIÀ ORA presentano figure femminili di rilievo, non so te ma Jane Austen, le Bronte, la Dickinson, Mary Shelley io le ho studiate, c’erano sui libri di letteratura inglese di medie e superiori (sulle medie potrei ricordare male ma sul liceo sono sicura, li ho ancora in casa quei libri). Quindi o negli ultimi 20 anni è successo qualcosa per cui si è riformata l’editoria scolastica e sono sparite – questo io non lo so, se hai notizie in merito diffondile pure, oppure il significato del piano Colao può essere solo un preoccupante metodo coercitivo di “quote rosa” impossibili da raggiungere se non inserendo altre artiste di minore valore.

            1. [@Diana
              Ma sei Stella per caso?
              19 Giugno 2020
              Chiara]

              🙂
              Come la dice lunga sulla riconoscibilità dello “stampino”…

      3. diana io non ho letto tutto quello che hai scritto… sicuramente gli uomini nei secoli passati hanno assunto ruoli più importanti ed esposti delle donne probabilmente perche le donne in gran parte si sposavano e sostenevano maggiormente casa e famiglia… io non posso giudicare chi e’ meglio di un altro ma credo che l omissione o più probabilmente la minor rilevanza data alle scrittiruci/artiste è dovuta proprior ai motivi che ho scritto più che per un qualche complotto che volesse estrometterle dai libri… se vuoi le quote rosa anche per i libri scritti anni fa non preoccuparti ci siamo… e non so dove hai letto che qua non si vogliono nomi femminili nei libri, di certo non forzatamente… ad oggi cmq mi pare siano forse più le scrittrici degli scrittori quindi non agitarti

      4. Vedi, Diana, non credo che ci si aspetti il sostegno di persone (UOMINI e donne) che hanno una visione completamente distorta da decenni di propaganda femminista (che han preso per buona), e che non hanno il minimo dubbio di essere state prese per il naso.
        Tu, dal minestrone di cose che hai scritto, mi SEMBRI far parte di quel tipo di persone: se così è, non ci si aspetta nulla da te.
        Io personalmente mi aspetto invece che qualcuno cominci a informarsi un po’ meglio prima di parlare.
        Ad esempio: uno/a si prende la briga di andare a leggersi “La grande menzogna del femminismo” di Santiago, fa il confronto con ciò che sapeva (o credeva di sapere) e poi torna qui, proponendo le proprie puntuali, informate e argomentate obiezioni.

        1. Per spiegare ancora meglio come la vedo…
          Mettiamo di stare in un’ ipotetica sede dove si discute del miglior metodo di misurazione della circonferenza terrestre, o della distanza tra due stelle.
          A un certo punto si presentano un terrapiattista e un sostenitore del sistema tolemaico.

          Fine.

        2. Anch’io mi aspetto che qualcuno, prima di parlare di letteratura (da far conoscere o da censurare a seconda che sia letteratura fatta da un maschio o fatta da una femmina) si legga l’opera omnia di Jane Austen e delle Sorelle Bronte. E dimostri di saper scrivere altrettanto, anzi no, qualcosa di più sublime.

          Signor Foxtrot, Lei cosa ha composto, musicato, creato, ideato, ingegnato? che faccia sembrare letame un qualsiasi libro scritto da una Simone Weil, Edith Stein, Gaspara Stampa, Edith Wharton e ne potrei citare altre, ma forse sono troppo “misandriche”, per voi, dal momento che erano donne che andavano oltre il ruolo di “angelo del focolare”…

          Metta il suo contributo culturale: noi povere minorate femminucce ci inchineremo alla potenza del suo Genio.

          1. @ Diana.

            Grazie del contributo (e delle conferme che ha fornito).
            Non che fosse necessario.
            Diciamo utile.

      5. “su questo blog e affini si parla sempre di “natalità in calo” perché “è una grande tragedia” che la donna occidentale non figli più con 4-10 figli a testa”
        Non ho mai letto qui la questione in questi termini. E anche su altri punti, non vedo ciò che tu attribuisci, ma lascio rispondere ai diretti interessati.

        La questione dei libri di testo la considero, come molte altre, sbagliata nel momento in cui una legge agisce come una forzatura: per intenderci, non vorrei mai che mettessero delle “quote rosa” di personaggi storici e letterari. Perché non ce n’è bisogno: già anni fa, nei miei libri di testo (perlomeno delle superiori), le donne importanti erano ben presenti. Vuol dire che un editore di qualità ne riconosce l’importanza, ed è la qualità degli editori scolastici che va monitorata: a cascata, arrivano di conseguenza anche le presenze femminili. Non credo che a scuola tu non abbia mai sentito parlare delle sorelle Bronte, di Jane Austen o di Mary Shelley…

        1. sai qual è il tuo problema, che devi sentirne parlare… avesse scoperto una donna l america o l aspirina sicuramente non avrebbero dato il merito a qualcun altro… alle donne erano affibiati altri ruoli nella vita sarebbe stata dura farsi largo in quel mondo, adesso avete le corsie preferenziali.. se si parla di scrittori o artisti son pochi quelli che hanno lasciato il segno e cmq sia non hanno salvato il mondo e spero tu sia d accordo con me che l arte è stupenda, puo essere un grande svago, bellezza e anche una passione ma stabilire chi è meglio o peggio la vedo dura… probabilmente si trattava dell influenza che hanno avuto sula societa tali artisti cmq sia non ho letto di cosa parlassero le autrici che citi, mi faro una cultura da solo come chiunque buon lettore potrebbe fare facendo una piccola ricerca… insomma poi dici che alcuni grandi editori le hammo inserite nei libri ma altri editori di scarsa qualità no… ragazza mia meno male che ci sei tu a stabilire chi è di qualità… la solita umiltà insomma

          1. @Anonimo
            Il motivo per cui le donne in passato non sono emerse è proprio quello che dici tu, ruoli diversi, non è colpa di nessuno; non sono una femminista che grida al complotto patriarcale, non preoccuparti 🙂
            Leggere è sempre un bene, se andrai alla scoperta di quelle autrici (Mary Shelley ha scritto Frankenstein) ti auguro buona lettura e buon arricchimento.
            Riguardo ai libri di scuola, certo non sono io a stabilirlo, mi auguravo solo che chi ha il delicato compito di redigere testi scolastici abbia le competenze per farlo: non ci si improvvisa. Quindi deduco che se già da decenni nei libri di scuola sono citate donne senza che nessuno ne abbia mai avuto da discutere, sia perché avevano abbastanza meriti da essere lì. Non conosco libri diversi da quelli su cui ho studiato io, arte e letteratura per i licei; può darsi che in altri testi manchino completamente e sia per questo che Colao ne parla, ma ho più il dubbio che sia un punto inserito nel suo programma per propaganda, e se significa alterare forzosamente la presenza femminile (es. “inserire almeno il 30% di autrici donne”) sono d’accordo con voi che non va per nulla bene.

            1. Sbagli, secondo noi. Molte artiste sono emerse, e di valore straordinario. Alcune le hai giustamente citate tu. Dunque non è una questione di “ruoli”. Le donne che volevano scrivere, dipingere, far musica, erano libere di farlo e l’hanno fatto, con risultati spesso formidabili, ma complessivamente meno memorabili di ciò che hanno prodotto gli uomini. Probabilmente è accaduto per un misto di inclinazioni personali e scarso interesse, cui aggiungere forse, come sostiene qualcuno, una natura poco incline alla ricerca e all’audacia, caratteristiche tipicamente maschili. Penso alla sorella di Mozart, cresciuta esattamente come lui, sotto il severo piglio del padre. Nannerl ha scritto musica deliziosa, preziosa, bellissima, così come il padre, ma Amadeus era un genio, ha surclassato tutti per vari motivi che sarebbe noioso elencare qui. Parte di essi è il fatto che abbia vissuto la propria vita proprio come un uomo, un maschio. E anche per lui: un abbondante 80% dei suoi capolavori non esisterebbe se non ci fossero state delle donne a ispirarlo. Questa è la vera magnificenza dell’arte: un prodotto comune che andrebbe visto come tale, non una miserabile gara da bambini dell’asilo.

              1. Certo Signor Davide Stasi o Giorgio Russo ecc., le donne che volevano fare qualcosa di culturale lo hanno fatto, prima di morire di parto, si intende, come successo ad Emilie du Chatelet.
                Che, ovviamente, il 99% dei suoi lettori non conosce, anche perché non è menzionata sui libri di testo scolastici….
                (e quando il Suo pubblico e Lei stesso andrete a vedere la scheda su wikipedia, vomiterete: una donna matematica, stimata dai suoi contemporanei? che schifo!!! che sozza misandrica, questa Emilie du Chatelet! come osava usurpare il ruolo maschile per eccellenza?!)

                Bene, chiudo qui, ho commentato anche troppo distogliendoLa dalla sua battaglia così “paritaria e antisessista”.
                Io ho un diverso concetto di “antisessismo” e non mi trovo in linea con quanto sostiene Lei.

                Andrò, quindi, a sostenere altre associazioni e attiviste, come ad esempio le creatrici di un sito come “Enciclopedia delle Donne” che riportano tante donne, dei secoli passati, in tanti ambiti culturali, e non solo le “mogli e madri del focolare”, che “riveriscono il genio maschile” (che a volte “si degna” di prenderle come “muse ispiratrici”) senza mai osare “pensare di fare qualcosa di culturale” , perché la vera “eccellenza della donna” è sposarsi, fare la casalinga (saper cucinare la torta di mele, ovviamente) e fare figli. Soprattutto: mai pretendere di essere una Persona, autonoma ed intelligente, e non una minorata incapace alle dipendenze di tizio. Si sa: chi pretende di essere Persona e di poter usare il cervello è “una nazifemminista misandrica”

                La ringrazio per aver pubblicato i miei commenti, non me lo aspettavo, almeno è stato corretto.

                1. Prego, ma non spammare per favore.
                  E anche basta col giochetto “Giorgio Russo / Davide Stasi”. Piaccia o meno, sono persone diverse. Un gruppo gestisce il blog, Stasi revisiona in fase finale, sovrintende e basta, ogni tanto scrive un pezzo ma di fatto si sta occupando della parte multimediale (video e podcast). Abbiamo ognuno il proprio accesso e non di rado ci si incrocia nei commenti. Naturalmente abbiamo opinioni e posizioni coincidenti al 90-95%. Quindi anche basta, grazie.

                2. Le nazifemministe misandriche dipendono da contributi pubblici, quote rosa, privilegi vari riservati al sesso femminile.
                  Senza i quali non esisterebbero.

                  Forse anch’io farei il parassita come voi ,se potessi. Un po’ vi invidio.
                  Al contempo però non mi riesce bene fare il saltimbanco, e quindi mi tocca fare un lavoro vero, che comunque per certi punti di vista è più soddisfacente.
                  Quindi ci sono i pro e i contro.

                  Solo non venga a millantare che lei è persona “autonoma”: se è femminista non può essere autonoma, perché parassitare è l’opposto di essere autonome.

                3. [Io ho un diverso concetto di “antisessismo”]

                  Non c’era bisogno di dirlo; si è ben compreso qual è il tuo (lucido) concetto di “antisessismo”.

                  [Andrò, quindi, a sostenere… “Enciclopedia delle Donne”]

                  Molto bene (ora sono serio, non ironico).
                  Auguro a “Enciclopedia delle Donne” tutto il successo che si merita.

              2. @Giorgio
                L’ho scritto meglio sopra, mi perplime che tu debba per forza sottilineare che ritieni il genio maschile insuperabile. Non è quello il punto della questione e francamente non se ne sentiva il bisogno, proprio perchè non è una “gara tra bimbi dell’asilo”; se pensavi che Diana avesse attaccato in questo modo, non era il caso di scendere a quel livello. Tra l’altro lei non ha affermato che le donne siano più geniali degli uomini, sei tu ad aver fatto la “classifica della qualità”.
                La tua resta comunque un’opinione personale che non ha alcun fondamento scientifico. Tra parentesi, visto che citavi i graffiti preistorici: si è scoperto fossero spesso opera di mani femminili (ha anche un senso, visto che le donne gravitavano per più tempo intorno alle caverne).

                1. Come già detto, la “classifica della qualità” la desumiamo da ciò che sappiamo rispetto alle conclusioni della grande critica letteraria. Che noi personalmente (per ciò che vale la nostra opinione) condividiamo.

                  1. @Giorgio
                    A questo punto mi hai incuriosito, mi piacerebbe avere una fonte dove grandi critici letterari stilano un elenco di classici imperdibili e si desume che non citino autrici donne.
                    Se non ti è troppo complicato, riesci a girarmela?
                    Grazie

                    (ho specificato grandi critici perché si trovano online varie classifiche dei “100 libri imperdibili”, ma non è detto siano tutte opera di critici di spessore)

                    1. Ommadonna, dovrei io e gli altri andare a tirar fuori da cantine e soffitto i libri del liceo classico e dell’università… Dobbiamo proprio?
                      Comunque non si tratta di “elenchi”. Prendi un’antologia qualunque del liceo classico, possibilmente non degli ultimi anni, e buttaci un occhio. Guarda quante pagine dedicate a Gaspara Stampa e quante a Matteo Maria Boiardo o a Ludovico Ariosto e già hai una misura.

                    2. @Giorgio
                      Ah ma allora è proprio il discorso che stavo facendo. I miei libri risalgono a 20 anni fa, libri di liceo (all’università ho fatto altro, non letteratura). Gaspara Stampa era citata ma meno rispetto a Boiardo e Ariosto, ma non ha neanche senso confrontarli, lei non scriveva poemi cavallereschi.
                      Nella letteratura italiana ci sono infatti pochi esempi femminili, ma se ci spostiamo su quella inglese la situazione quasi si ribalta: i miei libri, dopo Shakespeare e Milton, passavano ai poeti romantici e ai romanzi vittoriani, questi quasi tutti ad opera femminile: Mary Shelley, Jane Austen, le sorelle Bronte, George Eliot; con gli uomini Dickinson e Hardy.
                      A proposito di Dickinson, Emily dove la mettiamo? È considerata dalla critica una dei maggiori poeti moderni.

                      Nei tuoi libri di scuola queste grandi autrici non comparivano o avevano a stento una paginetta, mentre ai coevi uomini erano dedicate pagine e pagine? non ve le hanno mai fatte leggere e studiare?!
                      Posso capire che qualcuno di voi abbia frequentato scuole dove non si insegnava inglese o solo qualche rudimento di grammatica, ma non che chi ha avuto libri di letteratura inglese non vi abbia trovato certe pietre miliari…

                    3. Le letterature straniere sono molto trascurate nella scuola italiana. E’ anche comprensibile con la letteratura che abbiamo noi… Ma è anche molto provincialismo, in effetti. Che Gaspara Stampa sia meno citata perché non faceva poemi cavallereschi, perdona ma è una sciocchezza colossale. Avesse scritto cose memorabili, avrebbe surclassato chiunque a prescindere dal “genere”. Siamo seri, suvvia.

                    4. @Giorgio, intendo semplicemente che la Stampa ha avuto sì un ruolo nella storia della letteratura (altrimenti non verrebbe nemmeno citata), ma non ha creato un genere nuovo come il poema cavalleresco; quindi sto concordando con te sul fatto che sia minore. La letteratura inglese nei licei si studia, nelle ore di inglese però, non in quelle di italiano, ovviamente.
                      La letteratura russa ad esempio non si studia però gli autori vengono citati tramite Storia o comunque gli insegnanti li danno come letture consigliate.

                      Comunque tutto questo discorso per me non aveva nemmeno senso, proprio perchè le accuse di Diana sono infondate; lei parla di “aggiungere donne” a testi solo maschili quando a me risulta le donne ci siano già, poteva finire tutto lì. Sei tu ad avermi insinuato il dubbio che in effetti non ci siano più e lei abbia ragione a lamentarsene. Invece ci sono, e penso che chi ha figli ora alle superiori possa confermarlo.

                    5. Continuo a dissentire. Come probabilmente sai, Boiardo e Ariosto scrivevano poemi cavallereschi quasi in tono parodistico, dato che quel tipo di composizione andava di moda in epoche di parecchio precedenti (“Chanson de Roland” o il ciclo di King Arthur). Era un genere che avvinceva e soprattutto consentiva agli autori di rendere omaggio alle schiatte che li mantenevano. Se andiamo a vedere rischiavano di essere mere composizioni ruffiane e mercenarie, facili da surclassare per chiunque, donne incluse, per profondità e significanza. Eppure sono riusciti a essere sublimi anche in quello, superando chiunque altro nella loro epoca.
                      Sulle letterature straniere, ci siamo confrontati un po’ tutti. La nostra generazione non ricorda nulla di letterario, solo grandi menate per cercare di farci parlare la lingua straniera. L’unico è Stasi che ricorda al liceo una prof di francese fissata con il “Petit prince”. Per il resto: zero. Il primo incontro con la letteratura straniera è stata per tutti letture autonome. Gli unici che coprono il gap in modo abbastanza sistematico sono coloro che prendono la facoltà di lingue e letterature straniere. Altrimenti (ai nostri tempi) buio totale. A me, per esempio, Shakespeare me l’ha fatto conoscere il mio insegnante di musica delle medie, un genio assoluto, che frequentai anche dopo aver finito le medie stesse. Ora forse (spero) è diverso.

                    6. Strano davvero, mi viene da pensare allora di aver preso parte a un’isola felice. Pensavo che la letteratura straniera, per chi studia lingue al liceo, fosse parte del programma ufficiale; perlomeno nei licei classico e linguistico.
                      Per me è lì che è avvenuto l’incontro con tutti i grandi autori inglesi e francesi.

                      Ho da aggiungere una chicca al discorso sulla considerazione di qualità: non posso allegare immagini ma vi spiego a parole e spero mi crediate, poco fa ho visitato un castello e in una sala ottocentesca sono dipinti una sfilza di grandi letterati cui si faceva omaggio. Accanto a Dante e Alfieri, proprio accanto fisicamente, due donne: Vittoria Colonna e Maria Maddalena Morelli. Nobili dell’800 hanno ritenuto queste due autrici degne della gloria al pari di Dante, Alfieri, Petrarca…; persone di cultura e non certo influenzate da concetti femministi alla “quote rosa”.

      6. Deve decidersi però: o ci sono tante donne che hanno fatto la Storia o esisteva il patriarcato che le teneva oppresse e sottomesse – le due cose non possono coesistere.
        Se esisteva il Patriarcato allora non possono essere esistite donne che hanno fatto cultura.

        1. Esisteva una struttura sociale che rendeva più difficile che una donna (benestante, perchè in ogni caso solo di persone benestanti si parla, non certo di contadini) potesse sviluppare determinate inclinazioni e, nel caso, potesse poi esercitarle pubblicamente.
          Mi sembra miope negarlo.

          1. Sciocchezze. Chi ha voluto, l’ha fatto, nessuno impediva niente a nessuno, altrimenti nessuna artista sarebbe mai emersa. Semplicemente gran parte delle donne non era interessata a quel tipo di attività. E che fosse appannaggio delle benestanti e ricche è certo. A dimostrazione che “il patriarcato” non c’entra nulla. Semmai c’entrano ricchezza e posizione sociale.

          2. Esisteva o non esisteva?
            Perché la signora qui dice che esisteva e non esisteva.
            Pertanto:
            Se esisteva lo sforzo di evidenziare una quantità di donne che hanno fatto cultura è al meglio ridicolo ed al peggio è una bugia.
            Se invece non esisteva allora ci furono tante donne che contribuirono alla cultura, ma c’è sempre una bella bugia, ancora più grossa, ovvero il patriarcato non esisteva.

            1. Eric e Giorgio,
              non so se si è capito ma il mio è un discorso sulla qualità, non sulla qualità.
              Provo a riassumere:
              1) Le inclinazioni di una persona sono solo in parte genetiche, per il resto dipendono dall’ambiente (educazione ricevuta, aspettative, modelli familiari e sociali…)
              2) L’ambiente fa convergere verso determinati ruoli e aspirazioni, soprattutto nel passato, in cui
              la struttura sociale era più forte e i ruoli più rigidi
              3) Alla luce di questo, una bambina che avesse del talento naturale era convogliata a esprimerlo al massimo a livello dilettantistico, ed entro determinati generi ed argomenti. Lei stessa cresceva non desiderando nulla di più: fama, onori, soddisfazione di aver creato qualcosa di totalmente nuovo, magari di impatto politico e sociale.
              4) ALCUNE donne, vuoi per contesto più favorevole (es. guarda caso la società inglese ha prodotto eccellenze letterarie femminili, come dicevamo), vuoi per circostanze particolarmente fortunate, insieme al talento eccezionale e a un carattere volitivo, hanno avuto modo di passare alla Storia.

              Non mi sembra che le due cose si inficino a vicenda; il mondo non è tutto bianco o nero.

              Di donne eccellenti ce ne sono
              = la donna non è “meno incline all’arte per natura” + il cosiddetto “patriarcato” non era un sistema schiavistico che impedisse con la forza alle donne di emergere (sennò non sarebbe emersa nessuna).

              Di donne eccellenti ce ne sono state poche = il cosiddetto “patriarcato” collocava uomini e donne in ruoli, e quello della donna mal si addiceva a farla emergere (sennò ne sarebbero emerse di più).

              Un discorso simile si può fare per le vocazioni religiose: un tempo erano molte di più, in ogni famiglia c’era almeno un figlio/a che si faceva prete o suora, vuol dire che davvero Dio “chiama” molto meno ora di un tempo? No, l’unica cosa che sappiamo è che è cambiata la cultura: addirittura nel ‘600 c’erano bimbi che venivano fatti giocare con figurine di preti, suore, altari ecc… e bene o male si inclinavano in quella direzione (per “male”, vedasi la monaca di Monza…).

              1. Sono d’accordo.
                Ma è un discorso troppo complicato per la femminista: per lei c’è stata oppressione totale che ha impedito alle donne di emergere, sempre, trattate come schiave (quindi Mary Shelley non esiste) MA ANCHE un numero pari di donne che hanno prodotto cultura.
                Ovviamente pone l’enfasi su una delle due a seconda di come le conviene.

                Ma io non ce l’ho con la femminista, che in fondo per quanto scorrettamente fa solo i suoi interessi: ce l’ho con gli zerbini che il lunedì fanno finta di credere alla versione 1, il martedì alla 2, il mercoledì dicono di nuovo che la versione 1 è quella valida.

              2. D’accordissimo, Chiara.
                Ruoli storicamente diversi (e ben motivati; non dubito che lo sappia bene anche tu).

                “una bambina che avesse del talento naturale era convogliata a esprimerlo al massimo a livello dilettantistico, ed entro determinati generi ed argomenti. Lei stessa cresceva non desiderando nulla di più”

                Verissimo.
                Ti suggerisco un motivo valido che spiega questo atteggiamento/scelta (oltre alle consuetudini, a qualche dose di misoginìa che ci sarà anche stata in certi ambienti, e bla bla bla), però tientelo per te, non dirlo in giro. Sssssssssssssssssssssstttttt!).
                Nella maggior parte delle società “patriarcali”, intese come luoghi di oppressione e schiavizzazione delle donne da parte degli uomini (ovviamente 🙂 ), esisteva l’obbligo giuridico, da parte di questi ultimi, di provvedere al mantenimento e alla tutela di figlie, mogli, madri, sorelle.
                Obbligo che generalmente non esisteva a sessi invertiti.
                Ovvio che, in simili contesti sociali, le femmine non fossero motivate come i maschi a darsi da fare per guadagnarsi il pane, lavorando.

  10. Una cosa che non c’entra nulla col femminismo: attenzione alla carta universale che fa da identità, tessera sanitaria, patente e bancomat.
    Evitare di usarla ovunque possibile.
    E’ IL nemico di tutti, uomini e donne, se si diffondesse tanto da divenire obbligatoria sarebbe roba che va oltre qualsiasi danno possano mai fare le femministe.

  11. ” Lasciamo perdere le ragazzine o le giovani e iniziamo a pensare ai ragazzini maschi che stanno conciati molto molto peggio sotto tutti i profili, compreso quello estetico in senso lato.”
    .
    Propongo da sempre questa lettura: lo smutandamento non è una questione morale, moralistica o di “buon gusto” va intesa come spaccio di erotina. Il problema è dato dagli effetti che tale droga produce sui maschi. Poiché maschi siamo noi, siamo noi a poter e dover stabilire cosa si bene o male per noi (e per i nostri figli).
    .
    Obiezione: “Ma agli UU piace!” . Allora mi ripeto: ai tossicodipendenti piace la droga. Bella scoperta.
    .
    La seduzione (con la conseguente manipolazione) è la ragione per la quale lo smutandamento è male. Non perché è immorale, lesivo del buon costume o del buon gusto, perché offenda una qualche Divinità ma perché nuoce agli uomini e sono gli uomini a poter stabilire cosa sia bene e cosa sia male per loro stessi.
    .
    Ringraziamo Nicce là dove disse: “Ha scoperto se stesso colui che dice: questo è il mio bene e quello il mio male”.
    .
    Questo stanno facendo da decenni le femmine, e fanno benissimo.
    E’ giunta l’ora di fare altrettanto.
    .
    Ti chiamala se vuoi …filosofia..

    1. I ragazzini di oggi si sono ormai assuefatti allo smutandamento, non fa più l’effetto di un tempo… Leggevo un’indagine al riguardo, se la ritrovo la posto.

  12. “Davvero credono che ce ne staremo qui a ubbidire buoni buoni?”

    SI, si perchè la maggioranza degli uomini non capisce assolutamente nulla di femminismo, e rimangono puri zerbini, fedeli ad una visione di cavalierato, nonostante le innumerevoli leggi sessiste partorite negli ultimi vent’anni, continuano a sposarsi, a mettere su famiglia…in un continum lecchismo della donna.
    Non abbiamo nessun aggancio in politica, in effetti l’intera classe politica è femminista, salvo qualche sporadico buffone che ogni tanto se ne esce con qualcosina “antifemminista” , giusto per prendere i voti degli scemi.

    Il piano Colao, arriva dall’ UE, e da lì nulla viene cestinato, è semplicemente un “metodo”, gli verrà cambiato nome, e ridistribuito a piccole dosi.
    In un certo senso, spero che il piano Colao arrivi a buon fine , in tutta la sua interezza, e che si abbatta sul maggior numero di uomini possibili perchè solo cosi si sveglieranno (?). L’ho detto tante volte: mettete soldi da parte, ci serviranno per difenderci dai tribunali, compratevi un arma, perchè ci verranno a prendere a casa, come con gli ebrei, per uno sguardo o un commento scomposto ad una donna.
    In ultimo, chi ancora credo, smetta di confidare nelle donne: solo lo 0,00% capisce….il resto ci sguazzerà.

    1. Tutto quello che di femminista c’è scritto nel piano “della sinistra” redatto da Colao verrà (in parte già lo è) promosso anche da Lega e FdI.
      Considera che sul linguaggio “di genere” le direttive della Bongiorno erano identiche alle richieste della Boldrini, e che in Sicilia la Lega è appena stata favorevolissima alle quote rosa nella giunta.

  13. Mi chiedevo come mai non avevate ancora dedicato niente al tema. Oggi capisco che volevate tirar fuori un articolo da 10, la lode non ve la posso dare per la ragione che andrò a esporre alla fine del mio intervento.
    Sembra quasi di non credere che la parte in corsivo compaia in un piano per il rilancio di un Paese stremato dalla pandemia. Quando la realtà super l’immaginazione.
    La cosa divertente è che il piano Colao è stato criticato sotto tutti i punti di vista, tranne uno, quello che si analizza nell’articolo. come ci siamo ridotti!
    Colao sappiamo chi rappresenta e quanto analizzato nell’articolo evidenzia ancora una volta la fortissima alleanza tra l’estremismo femminista e le elites transnazionali di stanza nelle principali capitali dell’Occidente.
    C’è solo un errore nell’articolo, quando si accenna al totalitarismo comunista. In verità laddove è esistita davvero la parità, che ovviamente non ha niente a che fare con il femminismo, le donne se ne guardano bene dal pretenderla. Nel mondo comunista, oltre a non esserci alcuna quota rosa per i posti di potere, le donne erano chiamate a spaccarsi la schiena come gli uomini. Una volta chiesi a un amico che ha una madre che arriva da un Paese ex comunista: ma come mai il femminismo attacca molto di più nei paesi capitalisti piuttosto che nei paesi ex comunisti? Al che mi rispose: perchè hanno conosciuto che cos’è davvero la parità e si vede che non l’apprezzano più molto. La parità di spaccarsi la schiena, aggiungo io. Questa è robaccia made in USA, anche se Pillon tira fuori addirittura Engels. La parità è o uno specchietto per le allodole o serve come trampolino di lancio. Il vero obiettivo è ben altro.

    1. Ovviamente quando nei Paesi ex comunisti le donne capiranno che il femminismo non ha niente a che fare con la parità, ma che ricerca il privilegio di genere benchè malamente distribuito tra le esponenti, le adesioni fioccheranno anche là.

  14. <<>>
    Alzi la mano chi non l’ha pensato almeno una volta………
    Ma la domanda è: fino a quando abuseranno della nostra pazienza? o forse è meglio dire della nostra inerzia, del nostro torpore? che altro si dovrà ingoiare affinché la maggior parte apra gli occhi?

    1. Tra i trattini c’era un copia incolla dell’articolo…non so perché non si vede più…quella relativa al degrado morale dell’occidente…va bhe.

  15. ahajsjalshahahshagh… ma veramente?? no ma veramente??…. la conclusione come al solito è perfetta, vogliono forzare le donne ad avere grandi ruoli lavorativi e di carriera ma non hanno mica scritto di dare più libertà ai padri (soprattutto separati) di stare coi figli… grazie a Dio è stato archiviato ma è l ennesimo tentativo ormai……. e ora diro una cosa che nelle loro statistiche mi farà sembrare un retrogrado stupratore ma a me danno fastidio quei pantaloncini che si mettono ragazzine e donne e dove si vede tutto! le mutande coprono di più… che il sedere sia bello o meno trovo che sia stupido da parte dei genitori permettere ad una ragazzina minorenne di mettersi certi vestiti? perché insegnare ad essere provocanti a certe età? per trovare il ragazxo più bello?… perché non si insegna ad essere vestite con il giusto decoro e ad affascinare soprattutto con un buon cervello? ad avere stima del proprio corpo quando co so guarda allo specchio e senza cercare forzatamente l approvazione di altri? è avere autostima andare in giro seminude? e ripeto che lo dico a prescindere da un bel o brutto sedere

    1. C’è l’ampliamento del congedo di paternità. La caramellina per gli ingenui, la presa per i fondelli. Se dovessimo star lì a valutare in che modo si vestono i giovanissimi non dovremmo farli uscire di casa. Lasciamo perdere le ragazzine o le giovani e iniziamo a pensare ai ragazzini maschi che stanno conciati molto molto peggio sotto tutti i profili, compreso quello estetico in senso lato.

      1. “C’è l’ampliamento del congedo di paternità.” eh eh… ma come mai è collocato in un cesto di istanze femministissime?
        Vuoi vedere che è una polpetta di quelle… come sospetta qualcuno !? (io ad esempio…)

      2. sasha non sono d accordo, i ragazxini non vanno in giro con i testicoli fuori dai pantaloni… una brutta acconciatura ecc ci può stare, andare in giro in città praticamente in mutande e reggiseno io la trovo il segno di una società decadente… e sto parlando di robe più corte e appariscenti di una minigonna… in discoteca per me ci si puo andare vestita sexy ma nella vita di tutti i giorni un look cosi è eccessivo e insensato a mio parere… sarò un bacchettone ma non sono dell idea che uno possa andare in giro anche nudo e che non gli si debba dire nulla…

    2. Perché fan tutte le femministe secondo cui le donne non sono solo culo e tette, ma se non fanno notare le beltà dei corpi dal vivo o sui social sanno bene che nessuno se le fila.

      1. non è che se una non si sveste nessuno se le fila… se una è bella è bella… ma poi non si lamentino se fanno la gara a chi è più figa… ma siccome penso che i veri ‘femministi’ siamo noi alla fine, penso che vestirsi bene ed esaltare le forme sia diverso dal far vedere tutto… e cmq la gran parte delle femministe attiviste nazi son dei cessi coi sandali o delle esaltate… e da li si spiega xke ce l hanno con gli uomini (non se le fila nessuno)

        1. Ah si certo se una è bella è bella ovvio, sono d’accordo. Ma forse non mi sono spiegato bene, intendevo che nessuno se la fila (considera) dal punto di vista umano e personale, non sessuale, se culo e tette sono le uniche qualità che può mettere in mostra.

          1. a ok ho capito… si dai ci son tanti modi per attirare l attenzione, basta uno sguardo, un sorriso… a me è capitato di parlare con una ragazzina con in parte sua padre e non sapevi dove guardare, non volevo sembrasse che stessi guardando sua figlia… si può??

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