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Il sessismo suprematista delle antisessiste

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LA FIONDA

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di Redazione – Chi volesse provare l’emozione di un viaggio nel delirio, non ha che da scorrere i commenti che le femministe più accanite lasciano sotto i post dei loro nemici giurati. Commenti rivolti ai nemici stessi, ma anche a chiunque altro commenti, magari per contestare la loro aggressività e i loro concetti privi di fondamento. Sono contenuti che danno davvero la cifra del livello di rancore che muove il femminismo, del desiderio portato all’estremo di conflittualità e, alla fine, il senso di odio profondo che pervade ogni loro parola. Due elementi in particolare emergono dai loro interventi: il primo è l’incoerenza, Il secondo è il suprematismo sessuale, entrambi argomenti di cui si è parlato recentemente a Radio Londra con Francesco Toesca e Fabrizio Marchi.

Qualche giorno fa ci è capitato di visitare il profilo Facebook del Senatore Simone Pillon, una delle bestie nere per le femministe. Tra i commenti più feroci si distinguono quelli prodotti da una pagina chiamata “Avanguardia femminista – Collettivo anti-sessista”, che a un certo punto posta un contenuto palesemente fake lanciandosi in una disamina storica bislacca, frutto della più fervida fantasia. Un’altra utente, una donna, coglie l’idiozia del commento e con poche sentite parole mostra alle autrici del commento quanto male siano stati spesi i soldi per la loro istruzione e lì si scatena l’inferno. Il “collettivo anti-sessista” aggredisce la commentatrice, chiamando a raccolta tramite tag altre sostenitrici, con una ferocia che non si può descrivere, ma soltanto leggere:

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Sessismo a livello parossistico.


I commenti attaccano ad alzo zero imperniandosi tutti su aspetti personali della commentatrice che le aveva criticata (abbiamo nascosto la sua identità per evitarle altre shitstorm). Se si nota, c’è un particolare accanimento nell’accusarla di essere dipendente dall’organo genitale maschile, con una spruzzata di body-shaming (“sono più bona di te”). Non è chiaro se si tratta di un esercizio di invidia del pene, di ossessione per il pene maschile, forse per la sua mancanza o per la convinzione che esso rappresenti uno strumento di sottomissione. Quale che sia la fiamma ispiratrice di questi commenti, è indubbio che siano tutti impregnati di un sessismo violentissimo, volgare e feroce. E che provengano dall’avanguardia del “collettivo anti-sessista” e dalle sue sostenitrici. Tipica coerenza femminista. Che si schianta poi in un’altra risposta chiara chiara dell’utente. Talmente chiara da chiudere la discussione:

Di nuovo la pasionaria di turno va all’attacco parlando di pene e facendo body-shaming. La utente, sotto attacco da un’ora, rivela allora qualcosa di sé: è incinta (dunque a rigore ha un rapporto meraviglioso con il membro maschile) e le sue interlocutrici hanno esercitato sessismo a un livello parossistico. Forse l’evocazione della maternità, evento visto dalle femministe con forse ancora più livore del membro maschile, o forse il tono ultimativo del commento, fatto sta che la gragnuola di attacchi si spegne, grazie anche a un bloccaggio reciproco.


Pustole purulente che appaiono sulla superficie del web.


O meglio, più che spegnersi si sposta su bersagli assai più attaccabili di una donna incinta, ovvero gli utenti uomini. E anche lì la musica non cambia, o per lo meno cambia di poco:

L’argomento-chiave resta il sesso, stavolta utilizzato come una clava dall’alto della ben nota supremazia sessuale che le donne presumono di avere sugli uomini. Il sessismo, in questo caso, si colora di suprematismo femminile e svilimento del maschile. I toni sono quelli tipici della violenza psicologica della donna a danno dell’uomo. Al centro di tutto viene messa la mancanza di potenza sessuale, il fatto di non piacere alle donne o di non avere rapporti sessuali. Loro, donne, hanno sempre, anche quando bruttarelle, la possibilità di raccattare un’occasione per far sesso, e questo vantaggio naturale viene utilizzato per umiliare la controparte maschile. E’ anche da questo utilizzo spregiudicato di un fatto naturale che nascono situazioni di disagio come il mondo incel, non a caso bersaglio preferito di questo tipo di sessismo.

Il viaggio nell’abisso può anche terminare qui, e va a fare il paio con le tipiche reazioni delle femministe alla notizia della morte di un uomo, o alle faccine ridenti di fronte a uno sterminio maschile, o all’infimo livello di confronto cui sono capaci di spingersi, e a tanti altri frangenti dove questa mentalità dilagante mostra apertamente la sua natura fatta di rancore, livore, risentimento e odio. Verso tutto il mondo, ma con una speciale attenzione verso il mondo maschile. Ciò che stupisce è il fatto che tutto questo riesca a sopravvivere alle sue stridenti contraddizioni: in natura chi nega se stesso in genere sparisce. Il mondo inesistente dei social supera questa norma ed è così che un collettivo antisessista può sopravvivere su Facebook ringhiando il peggior sessismo mai letto, senza che Mr. Zuckerberg intervenga, nonostante le segnalazioni. Forse perché sa che si tratta della manifestazione di un male molto più profondo, che va combattuto alla radice. Solo così spariranno le pustole purulente che appaiono sulla superficie del web.


10 thoughts on “Il sessismo suprematista delle antisessiste

  1. Ma questi commenti non sono feroci, sono cose che si trovano sui social di continuo. Non vedo perché montare un articolo su queste cose normali.

    1. Secondo me invece è stato utile. Non solo mostra come le femministe non sappiano argomentare perché è tutto un ad hominem; ma mostra anche che in effetti le femministe non possono argomentare, perché il femminismo dice tutto e il contario di tutto a seconda della convenienza, e quindi un’argomentazione logica non la si può avere, se le basi sono solo contraddizioni.
      Un’altra osservazione è che probabilmente per la maggior parte sono giovani, e hanno ricevuto un efficace lavaggio del cervello.
      Mi raccomando, femministe, NON FATE FIGLI!

  2. Però perché finire continuamente in scaramucce sterili con queste minus habentes? Alla fine delle quali cosa è risolto? Intendo dire, è ovvio che non esiste niente nei loro insulti e nelle loro osservazioni, per quanto possano essere tante o semplicemente poche ma ben alternate, che non sia una semplice stanca e banalotta formula di repertorio, e già solo questo le individua come macchinette a scarsa autonomia di marcia. Del resto si tratta appunto di formule standard che prescindono da chiunque sia l’interlocutore, che di fatto non conoscono mai e nemmeno sono interessate a conoscere; quindi, accuse verso nessuno in particolare = flatus vocis. Il bisogno disperato di assaltare in massa, sentendosi evidentemente molto prossime alla specie delle zanzare, denota chiaramente il terrore e la pavidità di chi non se la sente di rischiare l’esito compromesso o perdente di un confronto da sola. La rabbia e l’insulto alla ‘ndo cojo cojo’ sono meccanismi psicologici che perfino i bimbi dell’asilo sanno identificare reciprocamente. Per un adulto che vuole dare un senso alla propria conversazione e al proprio tempo il confronto con un automa, con tanti automi con algoritmo incorporato, è più umiliante che appagante, e forse inconsapevolmente queste bimbette stanno invocando la vostra perdita di tempo, tutto sommato è un loro modo di dire: Guarda, ti obbligo a prenderti cura di me, valgo il tuo tempo, ti riempio di insulti così non potrai sottrarti alla reazione automatica con cui nutrirò la mia autostima, faccio lobby con le altre uncazzofacenti e mi fa l’effetto cocaina, sono una mezza fallita che passa il tempo a cercare blog in cui essere cacata ma le sorelle (lol) mi fanno sentire forte. Per cui capisco anche il senso del blog, specie laddove vengano date informazioni altrimenti mancanti, o considerazioni interessanti, ma capisco meno il duello dei commenti e degli pseudo-confronti, che sono tutti incentrati sul fatto che la prima che ha fatto la figura di merda chiama in aiuto l’altra che farà la figura di merda, che chiamerà in aiuto l’altra fino alla numero n, mentre voi che curate il blog siete un numero limitato che viene portato all’esaurimento da questa dinamica furba, che altro non è che il tentativo di intrappolare nella ruota del criceto. Questo è almeno quello che penso io, e io ho sempre fatto così: ho scritto, ho commentato, ho lasciato l’informazione a chi viene dopo di me, ma non ho MAI letto cosa scrivevano gli altri dopo di me, e non lo leggerò mai, cosicché non ho mai saputo nemmeno se c’era qualcuno che fosse d’accordo; non è qui che si fanno amicizie e si stringono relazioni. E raggiungo comunque il mio scopo, chi voleva l’informazione l’ha avuta, chi ci vuole pensare su ci pensa e ne fa quello che vuole, chi si rode per la verità sbattuta in faccia continuerà a rodersi, ma non mi farà partecipare del suo veleno. “Taci maladetta lupa, consuma dentro te con la tua rabbia” perché, non serve che ve lo spieghi io, è proprio la regola numero 0 del mondo dei troll, chiunque vi viene a scrivere si sente un leone o una leonessa coperto dall’anonimato, e ovviamente è una mezza sega che non ha niente da fare nella sua vita, altrimenti lascerebbe il suo commento e passerebbe a fare le sue cose. E non serve nemmeno che vi dica che chi rifiuta il confronto con queste scimmiette ammaestrate non sta rifiutando un confronto, perché il confronto non esiste e non esisterà mai, c’è solo la finzione, la pretensione, la forma vuota del confronto che è lo specchietto per le allodole per scatenare il rituale sempre identico a se stesso delle fancazziste di turno.

    1. Sono d’accordo col discorso in generale, ma non in particolare.

      Possono tornare utili, invece.
      Anzi, molto utili.

      Vi ricordate quando si parlava della Commissione Segre?
      In realtà, già anni prima la Boldrini aveva organizzato una trappola simile.
      Si chiamava Commissione “Jo Cox”.

      Qui trovate il resoconto stenografico che vi invito a leggere anche solo sommariamente a tempo perso.

      I trucchi sono facili da scoprire, alcuni talmente ridicoli che sorprendono persino la Commissione, per quanto tutta ideologicamente schierata, mi dispiace solo per il famoso linguista De Mauro (che infatti poverino chiede almeno di conoscere quali siano le 76 parole scelte dagli espertoni pagati coi nostri soldi, ma neanche questa soddisfazione gli danno, per dire come stanno messi).

      https://www.osservatorioantisemitismo.it/articoli/testo-dellintervento-dellosservatorio-antisemitismo-della-fondazione-centro-di-documentazione-ebraica-contemporanea-cdec-onlus-alla-commissione-jo-cox-sul/

      “ci interessava capire quali erano davvero gli elementi da mappare perché erano indicativi di una lesione reale dei diritti e così ne abbiamo scelti sei, che sono tipicamente i temi che indicano l’intolleranza: sessismo, misoginia, razzismo, omofobia, antisemitismo, intolleranza verso i disabili e islamofobia”

      “Prima di tutto abbiamo scelto 76 parole sensibili”

      Eccetera.

      Il trucco si vede e l’inganno pure!

      Il primo trucco più evidente è che cercano solo quello che vogliono trovare quindi per esempio cercano “misoginia” ma non “misandria”.

      Ovviamente decidono loro anche il significato di quelle parole, le sfumature, il campo semantico, “puttana eva” non è “quella puttana di mia moglie” (è l’esempio riportato in Commissione!) ma se la moglie ha prima apostrofato il marito peggio ancora loro questo non lo contano perché non lo sanno cioè non lo cercano.

      A loro non interessa per niente indagare il fenomeno più o meno presunto dell’ “odio in rete” ma solo produrre i soliti numeri falsi per montare il terrore e l’indignazione tra la gente, per creare casi da dare in pasto a quei cani da riporto che sono i professionisti della propaganda di regime, impropriamente chiamati giornalisti, quindi esasperare gli animi e se tutto va come previsto secondo i loro piani assassini chiudere il cerchio stringendo le maglie della legge per mettere un altro bavaglio sempre più stretto alla libertà di parola, in spregio alla nostra amata democrazia liberale.

      Vabbe’… vi lascio divertire a scovare gli altri trucchi, era per dire che vale la pena conservare le conversazioni in rete da sbattere in faccia alle fasciofemministe italiane quando ci sarà lo scontro su questo piano, perché sicuro presto o tardi ritorneranno con questa e altre simili trovate “geniali”.

  3. Che squallore. Tra un po’ non potrò più definirmi nemmeno antisessista perché gente come questa avrà sporcato anche questo termine 🙁

  4. E’ perché ormai “sessismo” e dunque “anti-sessismo” non significano più niente.

    Le femministe hanno inquinato a tal punto il linguaggio che non è più recuperabile.

    Le peggiori sessiste e misandriche sono quelle che si auto-definiscono antisessiste.

    L’antisessismo altro non è oggi che una backdoor.

    Vallauri ha dimostrato su Radio Londra questa equivalenza:

    sessismo sessuale

    Una immagine sensuale che ritrae una donna è automaticamente “sessista”.

    Anche se di sessista non ha nulla.

  5. Ahhh… Riconosco qualcuna di queste “signore”, che a suo tempo ho liquidato personalmente: si sono sentite assai ferite nella loro più intima sensibilità… maschile 😀

    1. A me ha fatto sorridere il riferimento ad avercelo moscio, è surreale: il problema semmai sarebbe NON avercelo moscio con tipe del genere che evidentemente utilizzano la sessualità maschile per controllare e sottomettere gli uomini.
      E quindi con loro il potere maschile sta proprio nell’avercelo moscio: se è moscio che fanno? Niente, hanno esaurito tutte le loro opzioni, ovvero l’unica opzione che hanno.

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