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La governatrice Marini: “costretta a dimettermi perché donna”. Come no!

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persone_marinidi Alessio Deluca – Se non avete letto le intercettazioni sui concorsi truccati nella sanità umbra che hanno portato alle dimissioni la presidente regionale Catiuscia Marini (PD), vi invito a farlo per comprendere in che mani siamo, in quali squallide condizioni versino ancora oggi certe amministrazioni locali. In breve: abbiamo una presidenta che impone l’assunzione di una protetta, tale Valentina Cataldi, nuora di un ex funzionario Coop (“mettetela dentro!” ordina) e briga affinché i direttori ASL le passino sottobanco le domande, al quale parteciperanno centinaia di giovani ingenui iscritti al concorso e provenienti da tutta la penisola a proprie spese. Le cose si complicano perché compare Cristina Saccia, candidata SSIP (Senza Santi In Paradiso) ma brava, molto brava. Più brava di Cataldi nonostante non disponga della magica busta dei favoriti.

Saccia merita di passare ma purtroppo non si può: non c’è posto perché oltre a Cataldi devono passare anche altri raccomandati. Se non passa “quella ci ammazza!”, si dicono al telefono i responsabili del procedimento riferendosi alla Marini. Nonostante sia la più brava, Saccia viene così surclassata. Alla ASL pensano addirittura di crearle un concorso extra per non rischiare un più che giustificato ricorso, visto che è brava, troppo brava (per sprecare il proprio talento in mezzo a certa gente, vorremmo aggiungere). Le indagini sono ancora in corso, applichiamo dunque un doveroso garantismo, ma insomma le intercettazioni parlano piuttosto chiaro.


“Quella ci ammazza!”, si dicono al telefono i responsabili del procedimento riferendosi alla Marini.


persone_marini2Ora volete sapere cosa dichiara la presidenta ai giornalisti subito dopo aver dato le dimissioni dall’incarico, travolta dallo scandalo? Certo che lo sapete, non vi serve nemmeno l’aiutino, è scontato come il caldo ad agosto. Afferma che è stata costretta alle dimissioni “in quanto donna”. Che se fosse stata un uomo il trattamento sarebbe stato diverso. Ma sì, buttiamola sul sessismo, giochiamo la carta del pussy-pass che qualcosa si raccoglie sempre. Non è grave l’abuso compiuto sulla pelle di tanti ragazzi che scommettevano sul proprio futuro, è grave che si sia dovuta dimettere, cosa che è avvenuta “in quanto donna”, non per altri illeciti o comportamenti inqualificabili per un amministratore pubblico.

Ormai non si scorgono più nemmeno i confini di questo vittimismo nevrotico, di questo patologico rifiuto ad affrontare le proprie esclusive responsabilità personali senza doverle scaricare su un colpevole esterno (ovviamente di sesso maschile). Autocritica non contemplata, avanti con il tic nervoso “sono donna! Sono vittima!”. Oggi se una donna compie un abuso o crimine gli scenari sono sempre due: o è colpa di qualche uomo che l’ha indotta (manipolandola ovviamente, essendo essa per natura innocente) o è colpa di un uomo che nonostante l’evidenza del suo abuso, non l’ha difesa abbastanza togliendola dai guai. Che ne è però di tutti i bei discorsi sulla necessità di una femminilizzazione della politica per portare maggiore concretezza, senso etico e morale, tutte vette precluse al maschio becero e assetato di potere?

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varie_disonestiQui abbiamo come sempre una imitazione in piena regola delle peggiori persone disoneste, che sono tali a prescindere dal genere. Sono quelle che truffano e raggirano, giustamente punite da leggi fatte a suo tempo da uomini e applicate a tutti. E anzi qui abbiamo come vera vittima proprio una donna, ed è Cristina Saccia, studiosa eccellente, cui è stato negato con l’inganno da un’altra donna di esprimere il proprio talento secondo i meriti. E c’è un’altra concorrente, donna, che loscamente riceve la busta con le domande e guarda in faccia i colleghi (anzi non guarda in faccia a nessuno) sapendo di essere slealmente favorita. Che bel quadretto di femminilità emancipata, quella delle quote di genere, quella del secolo “del sorpasso” di cui parla il libro di Cazzullo, quella nelle cui mani il mondo sarebbe un’oasi di lealtà e giustizia.


E anzi qui abbiamo come vera vittima proprio una donna, ed è Cristina Saccia.


Si è forse sentito un vagito provenire dalle schiere di associazioni di femministe sempre agguerrite contro l’uomo, in difesa di Cristina Saccia, una donna di meno valida nella sanità pubblica per via dei traffici loschi di una donna di potere? Chissà con che ansia in certi ambienti si affrontano situazioni come questa in cui non si ravvisa un colpevole uomo da additare e accusare, che sfuggono alla ridicola logica del tutte buone e tutti cattivi e che svelano semplicemente la verità: le colpe e responsabilità sono individuali, uomo o donna che sia. Restiamo comunque fiduciosi di imbatterci in qualche astruso ragionamento o avvincente free climbing sugli specchi che porti il network di Ro$a No$tra a circoscrivere l’accaduto nel perimetro di oppressione patriarcale (evergreen, buono per tutte le stagioni) o a negare come sempre l’evidenza dei fatti nonostante la chiarezza audio delle intercettazioni. Magari declamando: “sorella Marini, noi ti crediamo”, con tanto di cartelli solidali.

varie_MeritocraziaNoi medievali invece crediamo a Cristina Saccia, crediamo che abbia studiato mesi, di giorno e di notte, per prepararsi al concorso e meriti una brillante carriera fino a diventare dirigente, ci auguriamo in Italia e non all’estero. Perché se questo paese potrà risollevarsi sarà grazie a persone come Cristina e a uomini e donne che si impegnano onestamente e hanno il coraggio di denunciare i soprusi. Non certo grazie alle estremiste di “un orgasmo vi seppellirà”, né dei media che ne fanno propaganda perché stanno alla canna del gas, né alle Catiuscia Marino, tutti uniti in una congrega che alberga soprattutto nella medesima area politica, fortunatamente in calo vertiginoso di consensi, ma che non manca di avvelenare e inquinare con il suo fiato mefitico anche pressoché tutte le altre aree politiche e partitiche.

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4 thoughts on “La governatrice Marini: “costretta a dimettermi perché donna”. Come no!

  1. Non sempre ma quasi sempre si, quando una donna è incastrata alle sue responsabilità cerca una via d’uscita.
    La sua indole è quella di spostare le sue responsabilità a qualche uomo.
    Rispondere “in quanto donna” è di una sfacciataggine unica.

    1. Ho letto la Notizia per caso la scorsa settimana e sono stato fortunato, perché i liberi e indipendenti Media nazionali ovviamente hanno dato il minimo risalto possibile alla notizia (tacere era impossibile, lo scandalo troppo grande).. Per Fortuna però subito dopo è Arrivata la Notizia delle indagini su siri, così le redazioni hanno potuto tranquillamente archiviare questa notizia fastidiosa..

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