La lumachina CISMAI rimette fuori le corna

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di Redazione – La tocchi col dito, e via! Le corna della lumaca si ritraggono velocemente, anche la testa rientra nel guscio. È un riflesso condizionato quello di ritrarsi di fronte a un possibile pericolo, l’istinto di conservazione dice alla lumaca che è più salutare non restare esposta. Poi attende che il pericolo sia cessato, quindi lentamente testa e corna riappaiono. Come la lumaca che torna a fare capolino dal guscio, ricompaiono oggi anche altri soggetti rimasti nell’ombra in attesa di momenti migliori. Cavalcare l’onda del covid-19 è molto attuale, serve a chiedere misure straordinarie che il Governo dovrebbe adottare per risolvere un problema. E quando il “problema” da risolvere è il numero sempre troppo esiguo di minori allontanati dalle famiglie, la lumachina che tira fuori le corna si chiama CISMAI.

Non bastava l’industria dell’antiviolenza a cercare di approfittare biecamente dell’emergenza sanitaria per avere ribalta e reclamare denari, ora ci si mette anche l’organizzazione più controversa del paese sul tema dei minori. Diciamo controversa perché, come ha anche sottolineato “La Verità“, il nome CISMAI salta fuori quasi regolarmente in tutte le vicende più note dove dei bambini sono stati sottratti alle famiglie per motivi poi risultati infondati. Tra le più recenti, la vicenda degli affidi illeciti nota come “caso Bibbiano”, in cui i magistrati ipotizzano una regia da parte dell’associazione Hansel e Gretel di Claudio Foti, a lungo membro convinto proprio del CISMAI. Ebbene, in piena crisi sanitaria il discusso Coordinamento fa partire una raccolta firme da destinare al Presidente Conte, con l’hashtag #decretobambini.


Chiedono un decreto speciale.


CISMAIIl leit-motiv è lo stesso dei centri antiviolenza: si parte dalla convivenza forzata imposta dall’isolamento anti-coronavirus per dire che molti bambini sono probabilmente in situazioni di disagio, costretti a subire soprusi e violenze in casa, senza poter essere alleviati o protetti. Per questo CISMAI auspica un intervento governativo tramite decreto che istituisca una “task-force” composta da scuola, servizi sociali, autorità e, naturalmente, terzo settore (cioè il CISMAI stesso) per affrontare quella che giudica un’emergenza nell’emergenza. A leggerla bene, però, la petizione sembra avere un obiettivo chiaro, il solito: facilitare l’allontanamento dei minori dalle famiglie. Prenderseli, sottrarli, sequestrarli tutti, per salvarli da quella cosa a prescindere orribile che è la famiglia, specie se vi è presente l’orco aguzzino, ovvero l’uomo-padre. E tanti saluti alla Carta di Noto, documento di riferimento per tutta la comunità scientifica, quella seria, che si occupa della materia.

CISMAI, è arcinoto, abbraccia con grande entusiasmo un ramo minoritario dell’abusologia in campo minorile, un approccio su cui dissente pressoché tutta la comunità scientifica, e che pure continua a trovare spazi e a fare danni. Tale approccio parte dal presupposto che un abuso ci sia sempre, nella maggior parte dei casi attuato dalla figura maschile in famiglia, e ogni rilevazione raccolta su ogni singolo caso viene riportata forzosamente a dimostrare l’assunto di partenza. Il che è l’esatto contrario di un corretto approccio scientifico, oltre che la ragione che ha messo il CISMAI al centro di frequenti polemiche per errori giudiziari o operativi anche molto gravi (si pensi al caso di Angela Lucanto o delle maestre di Rignano Flaminio). Pur con questo discutibile pregresso, costoro promuovono una petizione e chiedono un decreto speciale, forti del fatto che il coronavirus, insieme alla già pregressa complicità dei media, ha rimosso Bibbiano e tante altre malefatte dalla priorità dalle cronache.


Il decreto che tutti vorremmo vedere.


Passata la buriana, insomma, la lumachina rimette fuori la testa e le corna, sperando forse che nessuno se ne accorga. Così non è, per fortuna: nonostante la petizione CISMAI abbia subito raccolto l’adesione di esponenti politici del PD e del M5S (nessuno stupore…), un’alzata di scudi ha intercettato l’iniziativa, sia dal lato mediatico che dal lato dell’associazionismo che si riconosce nell’approccio corretto al problema. I primi a farsi sentire sono stati Adiantum, Colibrì e numerosi altri soggetti interassociativi d’Italia su bigenitorialità e infanzia, che con una lettera firmata da più di trenta soggettie mandata via PEC al Presidente Conte, al ministro Bonetti e al garante per l’infanzia Albano, ha denunciato senza mezzi termini quello del CISMAI che ritengono “un tentativo di strumentalizzare il gravissimo clima di paura diffusa […] con la richiesta di un decreto d’urgenza che […] rivela il desiderio di proteggere gli interessi di tutti gli enti e dei professionisti appartenenti a tale organizzazione”. Parole dure di chi ha la memoria lunga, ben documentata e conosce i propri polli.

L’auspicio è che le istituzioni facciano con il CISMAI come hanno giustamente fatto con l’industria dell’antiviolenza, ossia rimangano sordi e immobili rispetto a quelli che appaiono a tutti gli effetti richiami a emergenze virtuali usate per giustificare interessi reali, giocati sulla pelle di donne, uomini, bambini e famiglie. Ora la priorità, nonostante gli strilli di alcuni per farsi notare, resta quella sanitaria legata al coronavirus, passata la quale si spera si possano fare i conti un po’ con tutti: dal Governo con la sua maggioranza a sostegno, al quadro complessivo europeo, passando obbligatoriamente per chi nella comunicazione ha sottovalutato il problema (sopravvalutandone altri inesistenti, come il razzismo o il fascismo montante) e chi ha cercato, da buon parassita, di sfruttarlo biecamente per i propri interessi. Se, come talvolta accade, dai drammi sorge la saggezza, tra le tante cose da fare, il prossimo Governo, oltre a stornare i fondi (80 milioni di euro annui) degli inutili centri antiviolenza per destinarli a ricostruire un sistema sanitario pubblico degno di un paese civile, potrebbe stabilire per legge che di minori si può occupare soltanto chi sottoscrive la Carta di Noto. Quello è il decreto che tutti vorremmo vedere. Tutti tranne il CISMAI, ovviamente.


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