La notizia ad orologeria del “primario omofobo”

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LA FIONDA

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di Redazione. Attorno alle 13.00, orario di punta della lettura dei quotidiani online (periodo di pausa-pranzo), esplode su tutti i siti e su tutte le agenzia l’orribile notizia: “primario omofobo insulta paziente durante un’operazione”. La notizia si diffonde in progressione geometrica con una velocità pazzesca, mai vista per altre notizie. A ruota partono i commenti, compreso il nostro: nell’immediato abbiamo stigmatizzato fortemente le parole del medico, segnalando soltanto che a DDL Zan vigente avrebbe rischiato la galera. E che la galera per una frase sbagliata ci pareva un po’ troppo.

Errore grave il nostro. Pazienza lo facciano i media mainstream, noi non dovremmo. La notizia infatti mancava, all’inizio, di circostanze e dettagli, reperiti in una prima fase soltanto nel meritorio “Primato Nazionale” (è un quotidiano di destra? Non vi piace? Ce ne faremo una ragione… se è l’unico a dire le cose, poco importa il suo posizionamento). Le circostanze sono che il fatto è accaduto non oggi né ieri, ma il 25 marzo, cioè più di tre mesi fa. Ossia in piena pandemia, con gli ospedali che straripavano di malati e personale sanitario deviato in massa nella loro assistenza.


In gergo giornalistico una cosa così si chiama “notizia decotta”.


Quello del chirurgo sembrerebbe dunque uno sbotto di intolleranza per il fatto che la struttura fosse impegnata in altre attività meno urgenti. Nel suo sfogo infatti non se la prende solo con il paziente omosessuale, ma anche con i tanti aborti che l’ospedale è chiamato a fare, distraendo con ciò risorse indispensabili per l’emergenza covid-19. Per di più in quel momento era chiamato a fare un’operazione al colon-retto del paziente gay. Qui si ferma il “Primato Nazionale”: per motivi di privacy non è dato sapere se si trattava di un’operazione salvavita, della rimozione di una massa tumorale o di una delle tante frequenti occlusioni che capitano a chi si sollazza facendo del colon-retto un deposito dei più svariati oggetti. Ed è un peccato non saperlo, perché la cosa cambierebbe ulteriormente lo scenario.

E lo scenario conta. Non si è trattato, evidentemente, dell’espressione gratuita e improvvisa di un odio a prescindere, di tipo ideologico, verso gli omosessuali. Le parole del medico, che restano gravi e molto stupide, sono state dettate da frustrazione professionale e riportate da colleghi (il che sa molto di ripicca e rivalità interna, a riprova di come queste questioni siano facilmente strumentalizzabili). In ogni caso la gravità dell’emergenza covid, con tutto lo stress che ha generato nel personale sanitario, in quel periodo a costante rischio burn-out, vale innegabilmente da attenuante. Eppure il medico è stato sospeso e ora è messo alla gogna su tutti i media. Troppo, se il contesto è quello raccontato. Un richiamo da parte dell’ospedale o dell’Ordine sarebbe stato più che sufficiente. Chissà quanti medici hanno bestemmiato durante l’emergenza, ma nessuno li sanziona per blasfemia. In ogni caso il punto della vicenda è un altro: il fatto, ripetiamo, è avvenuto più di tre mesi fa. Nel campo dell’informazione sono ere geologiche. In gergo giornalistico una cosa così si chiama “notizia decotta”. Perché esce soltanto ora? La risposta è banalissima e molto ovvia: fa parte del terreno di preparazione del consenso presso l’opinione pubblica verso il DDL Zan. È propaganda minuziosamente calcolata. Chi di dovere ha saputo della cosa, ai tempi, ma l’ha tenuta in caldo per quando il DDL Zan fosse stato riproposto. E, come previsto, eccoci serviti con la falsificazione di regime, fatta uscire nell’ora giusta e diffusa alla velocità della luce. Peccato che il trucco si sveli in quattro secondi in tutta la sua lercia intenzionalità, commisurata al valore del DDL Zan.


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