La politica che manipola la RAI

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LA FIONDA

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valenteChi ha cancellato la mia “ospitata” in RAI, dopo tanto di invito formale a partecipare a “Storie Italiane” venerdì mattina scorso? Tutto potrebbe restare avvolto in un mistero (di Pulcinella), se non fosse per la mezza confessione della senatrice Valeria Valente, la prima a esultare (e insultare) per la cancellazione dell’invito, e la prima gallina che canta, si sa, ha fatto l’uovo (nel caso qualcuno trovasse il parallelo offensivo, invito a leggere questo capolavoro). E’ pressoché certo che dietro il niet ci sia lei, magari supportata da tutti i vari gruppetti che sui miei contenuti e movimenti applicano un monitoraggio che KGB levati.

Valente, che già ha svarionato, lo si è visto, nel comunicare la propria responsabilità nella censura su di me, probabilmente dirama l’ordine a che qualcuno legato alla RAI si assuma la responsabilità “tecnica” dell’avvenuto. Non ci sta a passare per un politico che bolscevicamente toglie la parola a un libero opinionista. Quindi chiama al sacrificio altri.


La prima gallina che canta, si sa, ha fatto l’uovo.


salini RAIEcco dunque che la riga nera sul mio nome viene teoricamente attribuita all’Amministratore Delegato della RAI, Fabrizio Salini. E’ stato lui, pare, a stabilire che Stasi in RAI non s’ha da fare, né ora né mai. Proprio quel Salini che in agosto tuonava a favore del “rispetto dei principi di equilibrio, trasparenza, obiettività ed imparzialità in ogni genere della nostra programmazione”. Principi non così tanto incrollabili visto che parrebbe essere stato lui a imbavagliarmi. Dico “parrebbe” perché a comunicarlo non è lui stesso, ed è significativo. A farlo è un membro della Commissione di Vigilanza della RAI, l’onorevole Michele Anzaldi del Partito Democratico (ça va sans dire). “Salini ha fatto bene a stoppare” dichiara.

Missione compiuta, dunque: Valenti ottiene la sua copertura, può fare quella che non c’entra nulla, hanno fatto tutto un amministratore RAI (che però nel merito non ha aperto bocca) e un politico di quarta fila. Peccato che non se la beva nessuno: è chiaro a tutti qual è la fonte della censura, e più Valenti cerca di mettere toppe, più il buco si squarcia. Anzitutto perché non c’è prova che Salini sia fiero di aver impedito a un opinionista documentato, per quanto discusso, di esporre liberamente i propri dati e di rompere un po’ il conformismo della RAI. Salini ha l’aria di un professionista serio e dall’assenza di sue dichiarazioni esplicite in merito ho come l’impressione che abbia accettato di accollarsi la responsabilità tecnica del bavaglio un bel po’ obtorto collo.


L’A.D. RAI Salini ha l’aria di un professionista serio.


anzaldi RAIBen più felice pare invece essere Anzaldi di aver contribuito alla censura imposta dalla sua superiora Valente. Ma di che pasta siano gli indegni eredi odierni del glorioso Partito Comunista Italiano ormai si sa, non fa stupore. Fa stupore un’altra cosa a pensarci: continua a essere affermato come qualcosa di aberrante il fatto che io possa intervenire davanti a un ampio pubblico per criticare la legge anti-stalking e altre affini. Ogni giorno, in ogni rete televisiva, tuttavia, fior di competenti e incompetenti dicono la qualunque su qualunque legge e nessuno, giustamente, dice nulla. Vi suggerisce qualcosa questo?

Non vi suggerisce forse che ci sono forze capaci di imporre chi può parlare e chi no, quale argomento è ammissibile e quale no, il tutto applicando doppi standard, pesi e misure variabili a seconda degli interessi o, nel mio caso, del terrore della verità? Si può dire peste e corna della “Buona Scuola” o del “Jobs Act”, o ancora di “Quota 100” o dei “Decreti sicurezza”. Delle leggi supposte a tutela delle donne no, niet, nein, non si può parlare (se non bene o per dire che bisogna inasprirle). Spiace dover parlare sempre della mia vicenda, è che, vivendola in prima persona, diventa inevitabilmente paradigmatica delle tante altre vicende di miserabile bavaglio di cui ho dato notizia in questi ultimi anni.


Il tutto applicando doppi standard, pesi e misure variabili.


Ora ci sono dentro e, vi assicuro, da un lato è divertente vedere quanto terrore hanno di un blogger che ha da tempo colto nel segno, e a cui la cronaca e la realtà danno ostinatamente ragione. E’ uno spasso vederle correre a mettere toppe a destra e a manca, mentre i media si accorgono sempre di più del richiamo che un modo alternativo di trattare la questione potrebbe avere per la loro audience e, perché no, per un concetto vero e ampio di democrazia e libero pensiero. Chi vincerà il braccio di ferro, i media o i portatori d’interessi impropri? Chissà. Al momento potrebbe essere uno spettacolo vederli mentre si accapigliano. Se non fosse per la tristezza di dover constatare in prima persona che no, proprio in democrazia non siamo, e tanto meno in un regime di libertà.


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