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La storia di Alessio (settima puntata)

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alessioIl primo inciampo per Mauro è la richiesta di seguire un altro percorso di verifica dell’idoneità genitoriale. “Un altro?”, protesta al tribunale, assieme all’avvocato. In effetti ne ha già passati due con pieno successo, che bisogno c’è di fargliene fare un terzo? “Le condizioni sono cambiate, il bambino intanto è cresciuto”, si giustificano. Mauro non perde né ottimismo né determinazione e accetta di sottoporsi a test, prove e colloqui. Sa il fatto suo, sa quanto bene Alessio ormai gli voglia. L’unico timore è che, stante la situazione di sostanziale vantaggio, si debba attendere ancora prima che gli venga affidato, togliendolo a una madre che ormai numerose carte descrivono come inadeguata.

Ad aggiungere peso al dato di fatto ci si mettono prima l’asilo poi anche la scuola. Guardando la pagella di Alessio, Mauro si accorge dell’alto numero di assenze. Vorrebbe chiedere a Gaia il motivo, visto che è lei a gestirlo al mattino tre o quattro volte a settimana e che proprio in quei giorni il bambino si assenta, ma evita. Ne sortirebbe l’ennesima lite improduttiva. Visto che l’affido direttivo è in capo ai servizi sociali, non può far altro che segnalare il problema a loro. E anche loro cadono dalle nuvole: tante assenze così denotano o frequenti problemi di salute o qualche altro tipo di problema, che va scoperto. Come prima cosa vanno dalle maestre di Alessio per chiedere un parere. Lo fanno con scetticismo: le insegnanti non si impicciano quasi mai con i servizi sociali, non vogliono problemi, preferiscono starne fuori.


Le insegnanti non si impicciano quasi mai.


Stavolta invece no, parlano. Parlano eccome. E come se non bastasse, mettono pure per iscritto. Alessio, quando torna dopo le assenze, dice che è la mamma che non si sveglia al mattino.

alessio

Non solo: più volte la scuola chiama a casa per sapere come mai il bambino non è in classe e la voce che risponde dall’altra parte raramente è lucida e consapevole. Quando lo è, passa repentinamente da scuse piagnucolate a risate isteriche, passando per toni aggressivi improvvisi all’indirizzo delle insegnanti. Impossibile ragionare con quella donna. E intanto le assenze non giovano al rendimento di Alessio che, pur se dotato di un’intelligenza viva, comincia ad avere numerose difficoltà.

Mauro è preoccupatissimo da un lato, ma dall’altro non nasconde che questo potrebbe essere il “colpo di grazia” capace di salvare suo figlio da una gestione scellerata, che lo sta danneggiando nell’equilibrio emotivo così come nella costruzione del suo futuro. Con questa spinta termina nuovamente con pieno successo il suo secondo percorso di verifica delle capacità genitoriali e pieno di ottimismo si predispone a tutti i passi successivi. Le carte in regola ci sono, non dovrebbero più esserci ostacoli. Ingenuamente Mauro dimentica di essere un uomo e un padre, e di essere in Italia.


Le assenze non giovano al rendimento.


Poco dopo viene infatti informato che l’avvocato di Gaia ha chiesto formalmente che l’affido direttivo venga tolto ai servizi sociali, forse troppo rigorosi e scomodi nel riportare la situazione per quella che è, conferendolo nuovamente alla madre. Una faccia tosta, indubbiamente, ma fa il suo gioco, pensa Mauro. Ci sta. Ha pochissime carte in mano ed è normale che provi il tutto per tutto. Una donna ha sempre motivo di provarci, sa di essere sempre in vantaggio. Gaia stessa ne aveva, visto che l’ultima volta, pur certificando la sua inadeguatezza, il tribunale aveva decretato (in un’udienza sola e senza contraddittorio, cosa che non poteva fare) che Alessio doveva restare con lei. Per prepararsi alla battaglia, Mauro va allora al Tribunale dei Minori e chiede l’accesso agli atti relativi al suo caso, in special modo a riguardo del percorso di disintossicazione alcolica cui Gaia doveva sottoporsi, e a cui si è ovviamente sottratta. Adducendo motivi di privacy, il Tribunale non gli concede l’accesso agli atti.

Foto originale scattata al momento del deposito. Quello sotto, con copertina nera, è il faldone che poi verrà smarrito.

Parte da quel momento un altro giro di carte che, di nuovo, mette tutto in discussione: pochi giorni dopo Mauro viene a sapere per caso che c’è un procedimento a suo carico. Un altro, l’ennesimo. Partito da “dichiarazioni spontanee” di Gaia che in luglio lamentava la sua paura di non poter contattare Alessio durante le vacanze d’agosto, quando sarebbe stato con il padre. “Ho il fondato timore che lo sottragga portandolo all’estero”, dichiara alla Polizia. La Procura, senza chiedere nulla a nessuno (servizi sociali, avvocato di Mauro), fa partire il procedimento tre giorni dopo. Un procedimento preventivo, visto che agosto deve ancora arrivare. “Mai vista una cosa simile”, dice il legale di Mauro. Ma non c’è strada, bisogna sottostare, salvo presentare l’ennesima denuncia per calunnia.

Il faldone fondamentale ovviamente non si trova

L’udienza è fissata per il 18 agosto. Mauro vorrebbe depositare tutta la memoria e i documenti a suo tempo usati per la denuncia dei “riti magici”. Due faldoni di roba che spiegano bene bene che tipo è Gaia, con prove e certificati. Ne fa richiesta, attende a lungo, poi arriva la risposta: uno dei due faldoni, ovviamente quello fondamentale, non si trova, è andato smarrito. Quel faldone contiene prove che non si tratta di “conflittualità tra genitori”, ma di una madre inadeguata che attacca continuamente un padre, il quale viene continuamente assolto e continuamente tormentato e impedito nella relazione col figlio. Le proteste davanti alla giudice minorile non servono a nulla: “questo tanto non c’entra niente”, dice. Lei già sa, senza aver letto i documenti del faldone che non c’è, che si tratta di conflittualità tra genitori, il suo pregiudizio è solido, quindi chissenefrega del faldone. Mauro, come sempre, registra tutto.

Le voci sono state alterate per impedirne la riconoscibilità.

Mauro capisce che non serve lamentarsi e arrabbiarsi. Serve darsi da fare, serve solo del lavoro in più, e Mauro lo fa, insieme al suo legale. Scrivono di notte, raccolgono documenti, e depositano in tempo una memoria difensiva che quasi per sfizio Mauro decide di consegnare sigillata. Uno sfizio utile, alla fine. Il giorno dell’udienza e della sentenza, la memoria giace sul tavolo del giudice, a pochi centimetri da Mauro e dal suo avvocato. Il sigillo è intatto, il magistrato non l’ha nemmeno aperta. Ma è rapido nell’aprire il formulario dove scriverà la sentenza: Mauro, come richiesto dall’avvocato di Gaia, deve seguire un altro percorso di verifica della capacità genitoriale, il terzo. Sarebbe da ridere se non fosse tragico, ma per la terza volta Mauro dovrà dimostrare davanti a strizzacervelli vari di essere un buon padre. Ne ha già fatti due, con pieno successo, ma non basta per togliere un bambino a una donna alcolista e darlo a un padre amorevole. Gaia invece no, non dovrà fare nulla.


Il sigillo è intatto, il magistrato non l’ha nemmeno aperta.


Sembra folle, ma di fatto le richieste di Gaia vengono tutte accolte dal giudice. Che, cosa del tutto irrituale, indica anche esplicitamente il nome della psicologa che dovrà verificare la capacità genitoriale di Mauro. A lui quel nome non suona nuovo, ma non riesce a mettere a fuoco. Al primo incontro capirà: nella dottoressa che lo attende riconosce una conoscente di Gaia. Più che una verifica dell’idoneità genitoriale è un’imboscata, e il sospetto è che sia stato tutto preparato fin dalla sentenza del giudice. Per questo gira i tacchi e se ne va, chiedendo al suo avvocato di ricusare la psicologa e chiedere l’assegnazione di un’altra specialista.

Ma tutte queste coincidenze, lo smarrimento dei documenti, le procedure irrituali, puzzano di bruciato. E di cose bruciate ce ne saranno molte, a partire dal benessere di Alessio.

[Continua sabato prossimo]


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2 thoughts on “La storia di Alessio (settima puntata)

  1. La questione ha ragioni prettamente biologiche.

    Le femmine della maggior parte delle specie (in particolare mammiferi, ma non esclusivamente) hanno un comportamento iper protettivo verso la propria prole. Anche nel caso siano cattive madri, magari disinteressate o persino perniciose, possiedono in ogni caso un fortissimo istinto possessivo e difensivo, che l’evoluzione ha dato loro per meglio preservare i propri piccoli.

    Da questo punto di vista la tenacia e la forza, anche violenta, che le donne dimostrano nel volere i figli solo per se è assolutamente comprensibile. Fa parte del loro istinto.

    Il punto è : siamo essere umani o siamo bestie ? E’ lecito in una società di diritto ed evoluta come la nostra porgere il fianco a comportamenti istintivi che sì, sono stati utili in passato per la prosecuzione della specie, ma che ora non hanno più ragione di esistere ?
    A ben vedere i maschi della maggior parte delle specie possiedono dei forti istinti predatori e sessuali. Anch’essi hanno avuto una funzione importantissima per la prosecuzione della specie umana, eppure ora abbiamo un fior fiore di leggi scritte e non scritte volte a tenere sotto controllo questi istinti. Questo perché siamo evoluti, e non possiamo più comportarci come bestie.

    E qui sta tutta l’ipocrisia del femminismo, che è a tutti gli effetti un movimento di stampo conservatore. L’idea che le donne abbiano il diritto di essere “bestie” e che tale diritto venga supportato da leggi e opinione pubblica, mentre per gli uomini qualsiasi accenno anche moderato dei propri istinti sessuali debba venire etichettato come tossico e perseguito in maniera assolutamente sproporzionata.

  2. Povero Mauro, non comprende che lotta contro i mulini a vento.
    Il suo ragionamento è sano, invece è insano il ragionare dell’altra parte, cioè delle istituzioni.
    Perché avviene questo?
    Mauro è, nel senso buono del termine, un ingenuo, crede nelle istituzioni e nella loro onestà intellettuale, niente di più sbagliato.
    Molti pensano che le femministe tra le donne sia una minoranza, io credo che in cuor loro siano la maggior parte, anche se molte non lo dichiarano.
    Lo si evince nel momento che prendono un più o meno piccolo potere, che può essere in una scuola, in un tribunale, in ufficio della PA e così via.
    Il potere delle donne all’atto operativo si dimostra molto parziale, soprattutto se c’è di mezzo la relazione uomo – donna, in questo caso il potere prende le parti a favore delle donne a prescindere dalla ragione (cosa gravissima per un operatore dello stato), mi dispiace dirlo ma é così, non per tutte vale questo concetto ma per la stragrande maggioranza si.
    E questo racconto di questo padre che crede che la ragione debba vincere contro chi non ce l’ha attraverso le istituzioni, sta a dimostrarlo.
    Le istituzioni non sono più una garanzia di valore per un cittadino, se possibile meglio starci alla larga il più possibile.

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