La tecnologia che supera le follie della Cassazione

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LA FIONDA

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di Giorgio Russo – Notizia di pochi giorni fa: l’abbraccio “forzato” è violenza sessuale. L’ha deciso la Corte di Cassazione in una sentenza (378/2020) che rigetta il ricorso di un uomo già condannato negli altri gradi di giudizio per aver appunto abbracciato una vicina, con un gesto “repentino e subdolo”, dicono gli ermellini. Quell’atto avrebbe messo a contatto i rispettivi genitali e il seno della donna, e soprattutto lo stupratore non si sarebbe accertato preliminarmente del consenso della donna a ricevere quel gesto così violento e sopraffattore.

Si comprende dalla ricostruzione che il criminale aveva invitato in casa la vicina, specificando che la moglie non c’era. La donna era entrata di propria volontà. A un certo punto, forse nella fase del commiato, i due si sono dati la mano e l’uomo ha attirato la donna a sé, strappando appunto un abbraccio. Non c’è trucco e non c’è inganno, signore e signori: che la moglie non fosse in casa era noto, eppure la condotta dell’uomo viene definita “subdola” dai giudici. Ha un bel dire lui che la donna non ha opposto resistenza né ha manifestato contrarietà. Il gesto del bruto, dicono gli ermellini, è stato talmente repentino da impedire alla vittima di ritrarsi.


Un concetto che ancora troppi avvocati faticano a comprendere.


D’accordo, ma il sesso dove sta in tutto questo? Lo si è detto: nei quattro picosecondi dell’abbraccio ottenuto con l’inganno e la rapidità, i rispettivi genitali sono stati a contatto, ivi incluse le poppe della malcapitata. E questo è già stupro. Già ci si stupiva che lo fosse lo sfioramento di un ginocchio, considerato “zona erogena”, ora si è andati oltre: gli sfioramenti e contatti tra genitali o seno è già qualcosa di improprio. Prendano nota tutti coloro che viaggiano su mezzi pubblici affollati, tram o autobus o treni. Una follia tutto questo? Assolutamente sì e la Cassazione ci ha abituati a questi estremismi filo-femministi.

Ma l’uomo, va detto, se l’è cercata. Non tanto perché ha abbracciato la fanciulla. Non è chiaro se sia stato un atto di eccessiva espansione, un’avance maldestra o un atto di libidine andato storto, in ogni caso non pare cosa così grave da comportare una condanna penale che arriva fino in Cassazione. L’errore dell’uomo è duplice: da un lato si è fidato di una donna italiana contemporanea. Solo vent’anni fa si sarebbe beccato un ceffone da farlo girare come una trottola e la cosa sarebbe finita lì. Oggi no, oggi c’è il tribunale (con condanna e annesso risarcimento). Il secondo errore, dall’altro lato, è di tipo meramente legale: l’uomo ha perso tempo a dimostrare di non aver fatto nulla di male. Nelle cause penali innescate da una donna non serve a nulla, si è e si rimane colpevoli non tanto fino a prova contraria, ma fino a dimostrata inattendibilità dell’accusatrice. Un concetto che ancora troppi avvocati faticano a comprendere.

Tutti brancolano nel buio.

Dunque qual è il futuro, secondo la Cassazione? Probabilmente è uno scenario dove si circola avvolti nel cellophane e dove ogni contatto fisico è bandito, a meno che non ci siano dichiarazioni di consenso giurate depositate da un notaio. Avanti così è anche uno sguardo di durata superiore a x secondi, una pacca sulla spalla, un sorriso di cortese apprezzamento, lasciare il passo nell’uscire da un locale e tutti gli classici della cavalleria e del corteggiamento diventeranno parte integrante del Codice Penale dell’avvenire. Si avrà per esito un mondo popolato da donne sole, con la casa (pagata dall’ex marito) piena di gatti e falli di gomma, convinte di essersi emancipate perché assidue consumatrici, non di rado con i soldini dell’ex marito.

E gli uomini? Agli uomini non la si fa. Il futuro è indubbiamente tecnologia, e da quel lato la creatività maschile sta già tenendo in scatto parrucconi ed estremiste. Si moltiplicano infatti le comunità di esperti in modellazione 3D capaci di creare avatar iper-realistici di donne specifiche, incluse le ex o la vicina di casa o la tipa che si incontra nella metro tutte le mattine. A quegli avatar fai fare tutto ciò che vuoi e l’unica cosa che serve per farci sesso è un visore 3D. Roba sofisticata con effetti strabilianti, utilissima per quel sesso in solitaria che sarà quasi obbligatorio per legge in futuro. Ma l’uomo che si spupazza una bambola virtuale col volto della ex, della vicina o della valletta di turno commette stupro? Chi si è ritrovata tra i modelli virtuali dice di sì, ha sporto denuncia e i giudici hanno balbettato assoluzioni a tutto andare. Nemmeno i più laidi tra i magistrati sono ancora riusciti a inquadrare la questione, tutti brancolano nel buio. Non ci sono genitali né tette a contatto. Anzi sì, pure troppo, ma non esistono. Scacco matto.


 

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