STALKER SARAI TU

Le bugie e gli affari di Rosa Nostra: ecco le prove

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

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LA FIONDA

https://www.lafionda.com

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Quello che segue sarà un articolo lungo, denso di cifre e ragionamenti, è bene avvisare il lettore fin da subito. C’è di buono che il finale sarà sorprendente. Chi ha voglia di farsi accompagnare attraverso numeri e dati dunque proceda. Si tratta di un’analisi approfondita dei dati (non stime, ma DATI) che ISTAT ha messo a disposizione sul suo portale dedicato alla violenza sulle donne. Ebbene sì, l’ISTAT ha un portale dedicato a questo argomento… Grazie allo stanziamento di 2 milioni di euro da parte del Dipartimento Pari Opportunità, l’Istituto ha raccolto una serie di cifre relative a denunce, procedimenti e condanne per i reati in teoria più comunemente perpetrati a danno delle donne. Sfortunatamente la loro aggregazione non è sempre coerente, e qui c’è la maggiore difficoltà nella loro analisi. Viene da chiedersi come mai: 2 milioni di euro per richiedere i dati agli uffici statistici del Ministero dell’Interno e quello della Giustizia, per poi sistematizzare tutto in un database sembrano sufficienti per un risultato omogeneo, ma pare che non sia così. In ogni caso, addentriamoci nel database e cerchiamo di capire l’ampiezza del fenomeno con i dati disponibili.

La prima tabella da analizzare è sicuramente quella chiamata “Autori e vittime dei delitti denunciati dalle forze di polizia all’autorità giudiziaria: Delitti violenti, sesso, età, cittadinanza“. Riporta il numero di denunce a carico di uomini e donne per una serie di reati. Guardando la parte dedicata alle vittime si nota come il dato di genere sia piuttosto omogeneo: come dico da sempre, la violenza è umana, la si fa e la si subisce a prescindere dal genere. Ma passiamo oltre, a noi interessa altro. Ossia cercare di capire annualmente quante denunce vengono presentate a carico di uomini. Il dato più recente è del 2016, che quindi prenderemo come anno di riferimento. Però con prudenza: la tabella “Procedimenti e reati al momento della decisione del PM – adulti: Reati violenti, intervallo tra iscrizione e definizione del reato” ci informa che buona parte delle denunce, con una forbice tra il 35 e il 49% per i quattro reati presi in considerazione, viene definita nell’anno successivo a quello della sua presentazione. Se applichiamo queste percentuali alle denunce presentate nel 2015, abbiamo questi risultati:

Tipo di delittoTot. denunce vs. uomini 2016Stima rimanenza denunce vs. uomini 2015Tot 2015/2016 denunce vs. uominiMedia 2015/2016 denunce vs. uomini
Omicidio volontario1.2703231.593797
Percosse13.4986.05019.5489.774
Stalking11.5071.82213.3296.665
Violenza sessuale8.8264.99413.8206.910

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Le cifre sono credibili: già in passato ho rilevato qui che il totale annuo delle denunce per questo tipo di reati si aggira tra le 50 e le 55 mila. Va detto che, in questa sezione delle statistiche, tra i reati denunciati mancano i “maltrattamenti in famiglia”, che hanno numeri importanti sia in termini di denunce che di archiviazioni e che, curiosamente, vengono trattati soltanto nelle tabelle successive. E va anche precisato chiaramente che il dato sugli omicidi commessi da uomini riguarda il totale degli omicidi, non solo quelli con vittime donne, che come si sa incidono sul totale per il 5-15%.  Idem dicasi per le percosse (vittime donne pari al 39%). A questo punto, in ogni caso, l’interesse è quello di capire in termini realistici quante di queste denunce vengano archiviate (dunque considerate inconsistenti, false, non provate, sovrastimate) e quante vadano in procedimento, ossia proseguano il loro iter con un processo penale. Analizzando la tabella “Procedimenti e reati al momento della decisione del PM – adulti: Reati violenti, tipo di decisione“, le cose si fanno complicate, perché le tabelle del database non riportano più una divisione tra uomini e donne. I numeri presenti dunque si presume che siano complessivi. Certo la quota di donne che va a processo per questi reati non è grandissima, ma comunque i numeri che vedremo vanno considerati come sovrastimati. Non solo: se si applica banalmente un rapporto tra denunce archiviate e processate nel 2016 rispetto alle denunce presentate nello stesso anno, in alcuni casi si hanno percentuali oltre il 100%. Un’anomalia derivata dal fatto che nel 2016 si archivia la rimanenza delle denunce presentate nel 2015. Per venire a capo di ciò non resta che cercare di distribuire le archiviazioni medie sulla quota-parte delle denunce dei due periodi, ottenendo questi risultati:

Tipo di delittoTot denunce vs. uomini% archiviate 2015/2016% processate 2015/2016
Omicidio volontario1.59328%72%
Percosse19.54868%32%
Stalking13.32947%53%
Violenza sessuale13.82056%44%

Anche qui c’è una coerenza con quanto si è sempre sostenuto: per gli omicidi si delibera nella maggior parte dei casi per un procedimento. Si tratta di un reato che mobilita grandi potenzialità investigative, data la sua gravità, quindi in genere si raccolgono prove ed evidenze sufficienti a porre il denunciato in stato d’accusa. Ben diverso il trend per gli altri tre reati, tra i più manipolabili e strumentalizzabili, nonché i più utilizzati (insieme ai maltrattamenti, purtroppo fin qui assenti) nell’ambito delle false accuse, con una speciale concentrazione nei casi di separazione coniugale. Non a caso per quelle tre fattispecie l’archiviazione è significativamente frequente. Classificata la metà delle accuse come infondate, eccetto per l’omicidio, concentriamoci ora su coloro che finiscono davanti al giudice e che vengono sentenziati come colpevoli dei reati ascritti. La tabella di riferimento (“Condannati con sentenza irrevocabile – Caratteristiche demografiche: Reati violenti – reg.) torna a separare i dati tra uomini e donne, aiutandoci a precisare meglio il dato. In aggiunta è possibile vedere anche quanti dei condannati sono finiti concretamente in carcere, sebbene il dato sia disponibile solo per l’omicidio volontario e lo stalking (“Condannati con sentenza irrevocabile – Caratteristiche demografiche: Reati violenti, pena inflitta, periodo reclusione“). Ecco dunque il primo punto d’arrivo del ragionamento:

Tipo di delittoTot denunce vs. uominiDenunce a processoDenunce in condanna% su processate% su denunceDetenuti
Omicidio volontario1.5931.14758951%37%455
Percosse19.5486.2553686%2%-
Stalking13.3297.0641.22917%9%1.088
Violenza sessuale13.8206.0811.43224%10%-

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Come si nota chiaramente, le denunce che più frequentemente si concludono con la condanna sono quelle per omicidio, per i motivi sopra spiegati. Per le altre si ha una prevalenza di assoluzioni (clamoroso il dato sulle percosse…) rispetto ai procedimenti. Se si misura la percentuale sul numero di denunce presentate, i numeri si abbassano ulteriormente, a riprova che denunciare è diventato quasi uno sport in Italia. Va detto, osservando i dati sulle carcerazioni, che i giudici sembrano particolarmente prudenti a condannare per i reati più facilmente strumentalizzabili da chi accusa, e questo è positivo, sebbene sollevi le proteste giustizialiste delle femministe radicali. Quando però decidono di farlo ci vanno giù pesante: la stragrande maggioranza dei condannati finisce infatti in carcere (salvo l’assurdo della maggiore incidenza di stalker che assassini in prigione…), segno probabile che le accuse a loro carico erano non solo fondate ma anche molto ben dimostrate. Eccoci dunque al primo punto importante del discorso:  anzitutto se sommiamo per i quattro reati la percentuale di denunce archiviate e di quelle che finiscono in assoluzione, abbiamo un risultato sconvolgente, almeno per chi non ha mai letto questo blog:

Tipo di delittoDenunceArchviazioniAssoluzioni% Denunce finite in nulla
Omicidio volontario1.59344655863%
Percosse19.54813.2935.88798%
Stalking13.3296.2655.83591%
Violenza sessuale13.8207.7394.64990%

Omicidio a parte, per i motivi già detti, la quota percentuale di denunce che finiscono in nulla, pur ponendo l’accusato in serie difficoltà sociali, economiche e familiari è onestamente spaventosa per quei reati che si presume siano tipicamente commessi da uomini contro le donne. I numeri raccontano un’altra realtà: una vera e propria montagna di denunce infondate, false, non provate, che saturano procure e tribunali ostacolando il percorso di giustizia per le vere vittime. Dove starebbe dunque l’emergenza nazionale della violenza sulle donne? In quei 1.200 persecutori e 1.400 stupratori su un totale di circa 25 milioni di uomini (immigrati compresi)? Percosse e omicidi vanno presi con prudenza, come detto, perché non sono per forza reati commessi contro le donne, anzi. Ma anche fosse, sono cifre che non solo smentiscono che ci sia un’emergenza violenza sulle donne nel nostro paese, ma anzi confermano il dato europeo che nel nostro paese le donne hanno di che stare sostanzialmente tranquille, visto che rischiano di imbattersi in uno stalker nello 0,0048% dei casi e in uno stupratore nello 0,0056%. Anzi forse anche meno, visto che si ragiona per denunce e non per individui (un solo uomo può essere denunciato, processato e condannato perché ha picchiato e stuprato una donna, dunque si hanno due accuse, due condanne ma un solo individuo colpevole). Eppure, ciò che raccontano i media di massa, i politici e le esponenti del femminismo radicale italiano è ben diverso. Capite perché ANSA prima e il Fatto Quotidiano poi hanno ripreso fin da inizio anno a suonare la grancassa della propaganda? Se uno va a vedere i numeri rischia di svegliarsi, dunque meglio provvedere subito.

Ma… sorpresa! Non è finita. Facendo un veloce calcolo, le condanne nel 2016 per i quattro reati a carico di uomini ammontano a 3.618. Ripuliamo il dato degli omicidi: secondo Repubblica nel 2016 i “femminicidi”, qualunque cosa voglia dire, sono stati 120. Ipotizziamo che siano tutti finiti in condanna, il totale passa a 3.149. Sarebbero da ripulire ugualmente anche gli altri tre reati, ma è un’operazione pressoché impossibile da fare da parte mia (l’avesse fatto l’ISTAT, ma figurati…), e un’ulteriore ripulitura, altrettanto impossibile, sarebbe quella di ridurre il numero agli individui e non alle denunce o condanne. Ma lasciamo così, è un dato molto svantaggioso rispetto alle tesi che qui si sostengono da tempo, quindi va benissimo. Ora diamo un’occhiata al report stilato dalla ONG “ActionAid” e pubblicato sul portale “Donne che contano“. Un nome che vorrebbe significare “donne che hanno importanza”, ma in realtà parla di soldi quindi appare subito l’immagine della ex che sfoglia il malloppo di bigliettoni versati dall’ex marito. O anche dei centri antiviolenza, ugualmente intenti a sfogliare il malloppo. Il report di ActionAid infatti fa il conteggio dei denari pubblici versati alla galassia-business di Rosa Nostra. Tolti i 2 milioni di euro per l’ISTAT, si ha questa bella cifretta:

Centri antiviolenza € 11.994.993,00
Formazione PS e CC € 12.998.700,00
Inserimento al lavoro € 19.889.037,00
Numero 1522 €   1.230.000,00
Formazione numero 1522 €      520.000,00
Sensibilizzazione scuole €   5.000.000,00
Monitoraggio €   1.300.000,00
Da Regioni € 30.800.000,00
Altri €      420.000,00
TOT € 84.152.730,00

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Tutti soldi che, da un canale o dall’altro, finiscono in tasca alla galassia dei centri antiviolenza. Perché chi vuoi mandare a fare “sensibilizzazione” (ossia indottrinamento) nelle scuole? Chi vuoi mandare a fare “formazione” (ossia indottrinamento) alla Polizia e ai Carabinieri? Sempre loro sono, che dal tappo o dalla spina drenano poco meno di 85 milioni di euro. Ora, visti i dati precedenti, ho voluto andare a fondo in un calcolo che sicuramente è ozioso, ma mi incuriosiva, e voglio condividerlo con i lettori. Stando sempre all’ISTAT, i centri antiviolenza “accreditati” (chissà cosa vuol dire…) in Italia, sommando anche la comica dei “Centri per uomini maltrattanti”, sono 282:

Abruzzo9
Basilicata4
Calabria7
Campania50
Emilia-Romagna19
Friuli Venezia-Giulia6
Lazio9
Liguria7
Lombardia29
Marche5
Molise1
Piemonte22
Puglia24
Sardegna7
Sicilia14
Toscana24
Umbria4
Veneto21
CAM20
TOT282

Ipotizziamo per un attimo, e assolutamente per assurdo, che tutte le condanne di uomini colpevoli dei reati analizzati siano dovute all’efficienza e all’attivismo di questa rete di prevenzione e difesa delle donne. Naturalmente non esiste alcuna efficienza e la cronaca lo prova abbondantemente, ma ipotizziamo che sia così. Ebbene con una semplice divisione si ottiene che essi garantiscono ogni anno 11 condanne ciascuno (3.149 / 282). Se operiamo la stessa divisione con il denaro “investito” dallo Stato per questi efficientissimi soggetti, rileviamo che ognuno di loro si pappa in media quasi 300 mila euro. Naturalmente non è così: i media non lo raccontano, ma si sbranano tra loro per quelle cifre e c’è chi fa l’asso pigliatutto e chi prende le briciole. Ma usiamo la media e teniamo il valore di 300 mila euro. Dividiamolo poi per le condanne che essi garantiscono contro questi uomini italiani violenti e bruti. Si ha che lo Stato spende all’incirca 27 mila euro per garantire ogni singola condanna attraverso i centri antiviolenza. Un po’ tantino, non trovate? In realtà quello che ho fatto è un calcolo, molto basico e semplificato, dei costi e benefici dei centri antiviolenza. L’ho fatto su una serie di ipotesi per assurdo, anzitutto quella della loro perfetta efficienza. La realtà è che su quelle 3.149 condanne probabilmente solo una quota minimale si deve al loro intervento, con ciò rendendo ancora più parossistica e inaccettabile la spesa dello Stato a loro favore. Anzi, a ben guardare è probabilmente è una spesa in perdita, doppia, forse anche tripla e quadrupla. E’ noto a tutti che i centri antiviolenza sono piuttosto dietro le denunce che finiscono in nulla, che non dietro alle condanne. Soldi spesi malissimo dunque, perché questa loro attività satura procure e tribunali, con costi economici e umani (le vere vittime non tutelate) ben maggiori di quegli 84 milioni di euro. Gran parte dei quali, è altrettanto noto, finiscono in stipendi di persone nella maggior parte sottoqualificate o non qualificate del tutto. Oppure in convegni dove le capette dei centri antiviolenza possono mettersi in mostra di fronte a politici compiacenti e così sperare di rafforzare la propria influenza o addirittura innescare una ricca carriera politica.

Le conclusioni non le traggo, perché sono insite nelle riflessioni sviluppate fin qui. Mi limito a segnalare, anzi denunciare, due mancanze molto gravi in questo complesso di dati statistici resi disponibili. Anzitutto manca un incrocio tra le denunce archiviate o finite in assoluzione e le cause di separazione. Sarebbe interessante sapere quante di esse sono scaturite da un procedimento separativo, nell’ottica di avere una misurazione precisa del fenomeno delle false accuse, di contestualizzare al meglio le situazioni entro le quali avvengono le separazioni e di capire quali provvedimenti prendere per disincentivare quell’infame pratica. Ho chiesto all’ufficio statistica del Ministero della Giustizia questo tipo di incrocio, ma mi ha rimandato all’ISTAT. Chiaro, io sono il misero gestore di “Stalker sarai tu”, mica l’ISTAT. Soprattutto non ho i 2 milioni di euro dell’ISTAT… Altra mancanza gravissima è il monitoraggio numerico preciso degli accessi agli sportelli o centri antiviolenza o delle chiamate al Telefono rosa, con una tracciatura precisa dell’esito della vicenda segnalata. Sarebbe indispensabile per capire se quanto servono quelle realtà nel nostro paese, e se dunque ha senso investire così tanti soldi pubblici, magari utilizzabili per aiutare le famiglie che si separano tra difficoltà economiche, e per questo spesso prede di conflitti che degenerano. Ma anche questo tipo di rilevazione non si farà mai: i centri antiviolenza, appigliandosi alla fuffa di Istanbul, sostengono che i loro accessi devono restare riservati, che sono vincolati all’anonimato. Porte aperte al gonfiaggio incontrollato, dunque. E chi si oppone a un’impostazione che è una mera policy interna e non legge, come la Regione Lombardia, è dannato e scomunicato per l’eternità. Anche in quella segretezza sta il segreto del successo di quella forma imprenditoriale che sono le associazioni antiviolenza. Come la ricetta della Coca-cola, deve restare tutto segreto. Non per il rischio di venire copiati però, ma per quello di venire scoperti con le mani nella marmellata.


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18 thoughts on “Le bugie e gli affari di Rosa Nostra: ecco le prove

  1. ma il dato di 1088 detenuti per stalking, è esatto ? Non è che include i provvedimenti di allontanamento e gli arresti domiciliari ?

  2. -Tutti soldi che, da un canale o dall’altro, finiscono in tasca alla galassia dei centri antiviolenza. Perché chi vuoi mandare a fare “sensibilizzazione” (ossia indottrinamento) nelle scuole? Chi vuoi mandare a fare “formazione” (ossia indottrinamento) alla Polizia e ai Carabinieri? Sempre loro sono, che dal tappo o dalla spina drenano poco meno di 85 milioni di euro.-

    Questo è un nodo importantissimo, per chi non lo sa certe conferenze tenute dalle kapo dei cav e di qualche cam vengono considerate come “aggiornamento professionale” per il personale delle forze di polizia, un fatto gravissimo.

  3. Perché non sono sorpreso da tutto questo ? Uhm…forse perché ho avuto la sfiga di conoscere una delle tante, troppe abusologhe fancazziste che con la sua associazione si è costruita il suo orticello di potere, che ha fatto dell’abusologia la sua professione, che va in giro a tenere conferenze dai contenuti vomitevoli. A spese nostre, col denaro pubblico.

    1. non c’entra molto con quello che ha scritto IoNo…
      però sappiate che agli ultimi Golden Globe di Hollywood, qualcuna è andata sul palco
      e ha chiesto il 50% delle opportunità (penso, nel cinema, e non nei puzzolenti cantieri stradali)
      per le donne.
      C’entrava qualcosa, col primo premio dato all’interprete di Freddie Mercury?

      non so …fate voi
      🙂

  4. @giacintolombardi.
    evidentemente si tratta di telepatia!
    Mentre stavo in pausa pranzo, ho pensato alla apertura di un grande Fondo Nazionale per aiutare padri separati e divorziati in difficoltà.
    Un fondo che unifichi e veda protagoniste tutte le associazioni italiane sul territorio

    io ci sono ! Lo so che si tratta di garantire con fondi nostri, ma sarei ben lieto di aiutare un separato in difficoltà

  5. Caro Davide, attiviamoci per aprire un centro emergenza uomini dove assistere emarginati, cacciati di casa, maltrattati e maltrattanti, bisognosi di ogni genere e vediamo se anche per gli uomini in difficoltà ci sono risorse da investire. In fondo è colpa nostra se facciamo volontariato per tutti e per tutto ma non per noi stessi, se garantiamo i diritti di tutti ma non di noi stessi in quanto uomini. Questa è la vera sfida per cambiare, passare dalla denuncia per il male subito all’azione per farci del bene.

  6. idem Cassie Jaye.
    E chi le imponeva di smarcarsi dalle femministe e fare un film che ci ha dato voce ?
    Ci vuole un immenso coraggio per fare questo e io sinceramente sono orgoglioso che ci siano questo genere di donne.
    Meno male! Sarà un sessismo al contrario ma voglio che le anti-femministe escano allo scoperto in massa.

    1. Naturalmente sono molto d’accordo con te. Trovo piena limpidezza però solo in Anna Poli, che non a caso scrive qui e non sui quotidiani…
      Tu metti in guardia, giustamente, dalle “avvocatesse”. Io metto in guardia dal pendere dalle labbra di chi parla per una causa non facendone parte. Bene valorizzare le donne che vedono la questione maschile dal lato giusto, le prese di posizione femminili sono importantissime, ma non dimentichiamoci chi sono i legittimi titolati a parlarne, e che parte della magagna è proprio il fatto che la questione salta agli occhi solo se ne parla una donna.
      Nella mia utopia il meccanismo dovrebbe essere:
      Passaggio 1 – “capperi, guarda questa tematica, non sapevo che le cose stessero così…”
      Passaggio 2 – “capperi, è una tematica che riguarda gli uomini…”
      Passaggio 3 – “capperi, anche se è una tematica che riguarda gli uomini ci sono anche donne che la pensano così…”.

      1. si. però io non pendo dalle labbra delle donne che ovviamente non fanno parte dei movimenti maschili.
        Il ragionamento che faccio io è assolutamente identico: oggi, è immensamente facile allearsi col mainstream
        femminista, che dà titoli, visibilità e quotazioni.
        Ci vuol un gran coraggio per patrocinare una causa di altri.
        Questa americana non solo ha fatto il film ma si è pure smarcata dalle femministe: oggi è una anti
        femminista e mi fa piacere se il suo esempio verrà seguito.
        Tieni conto che da ragazza era una femminista radicale americana, di quelle barricadere.
        Il suo percorso è limpido e lo spiega nel film: “parlando con voi, mi avete convinto”.

        un tempo tante donne dicevano “io non sono femminista, io non sono d’accordo con le femministe”
        ma erano per la emancipazione.
        Oggi le donne fatto fatica a smarcarsi da un femminismo che ha invaso ogni dove…
        con spalleggiatori, fiancheggiatori, che vanno dai direttori di quotidiani fino ai centri di potere burocratici.
        Non solo abbiamo le femminarde, ma pure i loro alleati uomini!

        ecco perchè se una Donna (da vetusto antico, uso il maiuscolo) sta dalla mia parte,
        faccio festa. Voglio ancora coltivare una speranza che loro stesse si ribellino.

    1. perfetto.
      Allora, come in tutte le amministrazioni basate su principi virtuosi, a fine anno 2019
      vogliamo vedere le statistiche: quante donne sono state realmente assistite, quante
      donne con figli sono state ospitate, eccetera.

      Vogliamo vedere i dati statistici, grazie.

      ps per quanto riguarda la convenzione di Istanbul, Barbara Beneddetelli,basandosi
      su fonti reali, ha dimostrato che riguarda tutte le violenze: sulle donne, sui maschi
      e sui bambini.
      La convenzione citata non fa nessuna differenza di genere.
      E’ il femminismo che l’ha plasmata a suo piacimento …

      1. Barbara Benedettelli è troppo accondiscendente e buona. La Convenzione di Istanbul va letta con attenzione. Insieme magari alle critiche elaborate su di essa da Fabio Nestola.
        In breve, la mia posizione è: l’Italia dovrebbe recedere, statistiche alla mano, dalla Convenzione stessa.

        1. ciao Davide. Stiamo pur sempre parlando di una “donnista”, ma anche di una donna che ha avuto
          il coraggio di parlare seriamente e su un libro di violenza al femminile.
          Conosci altre donne, a parte poche mosche bianche, che hanno fatto altrettanto in Italia ?
          Che si sono sottratte al mainstream della violenza di genere ?
          Che ha avuto il coraggio di scrivere EXPRESSIS VERBIS che sua madre ha menato il coniuge?

          Io mi tengo la Benedettelli e mi spiace che tante persone non leggano i suoi lavori.
          Per quanto riguarda Istanbul…er aperta alla adesione degli Stati e non sono neppure
          sicuro che abbia raggiunto un limite di adesione necessario per renderla fonte del
          diritto internazionale (sicuramente mi sbaglio)

          1. Permettimi una blanda e amichevole tirata d’orecchi, Giannetto caro. Perché mai un tema dovrebbe avere più valore perché trattato da una donna? Sessismo analitico? Un tema, se trattato con serietà, argomenti documentati e rigore, dovrebbe suscitare interesse a prescindere da chi l’abbia sviluppato. Sta soprattutto lì la mentalità da cambiare, lo stupore a prescindere e la maggiore attenzione se una cosa la dice una donna. Perché mai?
            Intendiamoci, ho grande rispetto per Barbara e il suo lavoro, ma spesso non mi trovo d’accordo con le sue elaborazioni (vedi i calcoli dei cosiddetti “maschicidi”, termine che io non userei mai). Non riesco a capire se tiene davvero alla tematica, e nel caso le rimprovero di esporsi troppo poco, o se la usa per ritagliarsi un posto controcorrente, e nel caso il mio dissenso sarebbe netto, anche se sempre rispettoso.
            Riterrei per questo più ragionevole che più persone leggessero questo blog o altri simili (Violenza donne, Uomini beta, A voice for men, ce ne sono parecchi) e solo a integrazione i lavori messi insieme da donne (Benedettelli, come Mancini o altre).
            Anzi meglio: sarebbe bene che si approcciasse ai problemi prescindendo dal sesso di chi li ha affrontati e guardando alle tesi. Ma qui siamo all’utopia assoluta…

            1. puoi tirarmele quanto vuoi ???? nessun problema !

              ma ti rappresento che nella nostra battaglia, da soli e senza donne sensibili non ce la faremo MAI.
              Saprai che proprio la Barbara è citata su uomini beta e su AVFM.
              il fatto che una donna abbia esattamente le mie idee mi fa immensamente piacere:
              la paragono al pentito che finalmente si stacca da un ambiente criminale e dice apertamente
              come stanno le cose.
              Allora, se ne abbiamo UNA (una) e ci aggiungo la Poli, e poche altre (perchè sono davvero poche)
              che finalmente dicono come la pensiamo noi, io valorizzo il fatto che esistono donne
              dotate di sensibilità e di una immensa onestà intellettuale.

              ecco, chiudo ma rimarco questa espressione: “onestà intellettuale”.
              Ci vuole una immensa onestà per distaccarsi da un’onda che come tu hai scritto
              mille volte qui dentro, è pervasiva ed immensa.

            2. idem la Glenda Mancini, della quale ho letto il libro.
              Vorrei che fosse a tutti chiaro gli immensi problemi che queste donne hanno nel rappresentare il
              loro punto di vista differente.
              Mi ricordano la Rosa Bianca ai tempi del nazismo.

              sai meglio di me che Anna Poli scrive sotto pseudonimo e questo ha un significato.
              Si rischia tanto, si rischia l’aggressione sul web, si rischia di essere azzerate intellettualmente
              denigrate e ghettizzate. Queste donne stanno rischiando molto. Spero di essermi espresso bene.

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