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Le infanticide italiane e la garanzia dell’impunità

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persone_gamboaUna donna inganna il proprio compagno, ne manipola l’esistenza in modo cinico e senza scrupoli, magari lo sottopone a violenze psicologiche di vario tipo (“ti porto via i figli”, “ti rovino”). Magari l’uomo in questione non è una persona particolarmente strutturata e dopo un po’ perde le staffe e la picchia o peggio la uccide in un momento di buio mentale. Quante storie così si leggono ovunque, debitamente esibite e pompate dai media? Innumerevoli. A memoria ne ricordo due, una a Genova e una a Bologna. Sono omicidi, come tali mai giustificabili. Ma hanno tutti il loro contesto e un percorso giudiziario di condanna che spesso ne tiene conto.

In entrambi i casi, infatti, gli uomini sono stati condannati a norma di legge a sedici anni di carcere, suscitando però mobilitazioni mediatiche e di piazza perché non si è applicato l’ergastolo multiplo, la castrazione fisica preceduta da tortura cinese, esibizione al pubblico ludibrio e, perché no, linciaggio della folla. In entrambi i casi i magistrati hanno dovuto parlare coi media (!!!) per dare ragione delle proprie scelte. A Roma i minorati che siedono in Parlamento o al Governo hanno anche iniziato a parlare di rivedere le attenuanti previste per il rito abbreviato o per le attenuanti generiche, mentre i giornali hanno fracassato i cosiddetti per settimane con la storia della “tempesta emotiva”. Una follia giuridica, sociale, culturale e civile innescata dall’uccisione di due donne.

varie_infanticidioCosì vanno le cose oggi. Ma potrebbe andar peggio, potrebbe piovere. E in effetti piove. Perché se invece una madre uccide i propri figli, non solo il suo momento di buio viene definito dalle perizie come incapacità di intendere e di volere, non solo non si farà un giorno di carcere, ma addirittura si vaglieranno le posizioni del marito e del medico che l’aveva in cura per capire se la morte dei bambini per mano dell’incosciente mamma non sia per caso da ascrivere colposamente a loro, portatori insani di genere maschile. Fantasia? Fantascienza? No, pura realtà.


Ci saranno perizie e analisi approfondite, ma queste sentenze-fotocopia insospettiscono, e non poco.


Qualcuno ricorderà la madre di Luzzara che nel 2017 uccise i suoi due figli. Ebbene il suo processo si è scandalosamente concluso così, e ora a essere indagati per la morte dei piccoli Kim (2 anni) e Lorenzo (5 anni) sono il marito e il suo medico curante, per verificare se vi siano gli estremi di una condotta omissiva nei confronti dei due figli e quindi della loro mancata vigilanza. La sentenza è del 17 maggio e pochi giorni dopo la storia si ripete: sentenza del 21 maggio, la donna che a Gela nel 2016 strangolò le sue due figlie è stata assolta in appello perché… indovinate? Incapace di intendere e di volere al momento del fatto. Come se non bastasse: risarcimento per l’uomo, padre, il cui progetto di vita e la cui famiglia sono stati devastati? Zero. Z-E-R-O. E’ uomo, era un padre, chi se ne frega? Tutto in punta di diritto, per carità, ci saranno perizie e analisi approfondite, ma queste sentenze-fotocopia insospettiscono, e non poco.

varie_protestebolognaTutto questo non basta come misura del degrado? Non dimentichiamo allora le donne che sono andate a protestare sotto i tribunali di Genova e Bologna, le prese di posizione di influencer, opinionisti e giornalisti per quei due casi di uomini che hanno ucciso donne per “tempesta emotiva”. La domanda che davvero dà la misura del doppio standard e della caduta nella più profonda distopia della società italiana è: dove sono costoro adesso? Perché non protestano per le sentenze sulla madre assassina di Luzzara e su quella di Gela? Forse la risposta è che viene comodo occupare militarmente le procure, le regioni, le ASL, i media. Garantisce amplissimi margini di impunità per gli infanticidi, reato tipicamente femminile, più tanti altri privilegi, compreso lo schiacciamento pressoché totale della figura maschile. Non è un caso che, quando una figlia uccide un padre, scatti subito la sua canonizzazione in vita. Dati e fatti alla mano, solo io vedo in tutto questo un degrado da regime totalitario?

P.S.: ieri un uomo (stranamente) ha ucciso di botte il proprio figlio piccolo. Chi scommette con me che verrà dichiarato perfettamente in grado di intendere e di volere, lo sbatteranno in carcere e getteranno via la chiave?


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17 thoughts on “Le infanticide italiane e la garanzia dell’impunità

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    Così vanno le cose oggi. Ma potrebbe andar peggio, potrebbe piovere. E in effetti piove. Perché se invece una madre uccide i propri figli, non solo il suo momento di buio viene definito dalle perizie come incapacità di intendere e di volere, non solo non si farà un giorno di carcere, ma addirittura si vaglieranno le posizioni del marito e del medico che l’aveva in cura per capire se la morte dei bambini per mano dell’incosciente mamma non sia per caso da ascrivere colposamente a loro, portatori insani di genere maschile. Fantasia? Fantascienza? No, pura realtà.
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    In merito aggiungo che le cose vanno così ormai da decenni, in Italia come altrove.
    Questo è quanto scrissi su altro senso, nel marzo 2003.
    http://www.altrosenso,info

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    Quando una madre uccide un/a figlio/a, le condizioni psichiche-emotive e l’intenzionalità condizionano il giudizio e la pena molto di più di quanto non avvenga per i padri che di regola vengono giudicati e condannati in base a dati oggettivi: reato compiuto ed effetti prodotti.

    Già negli anni Settanta, negli Stati Uniti, Philip Resnick osservava una netta tendenza a considerare “malate” più che “assassine” le donne che uccidevano i propri figli, con il risultato che il 68% finiva in ospedale psichiatrico e solo il 27% in prigione. Per i padri assassini la proporzione era invertita: il 72% in prigione o dal boia e il 14% in manicomio.

    Anche in Italia, da uno studio svolto dal Centro Studi Psicologia Applicata sulle perizie psichiatriche disposte per i reati contro la persona nel periodo compreso tra il 1978 e il 1994, emerge l’assoluta prevalenza di femmine (13 contro 5 degli uomini) nell’uccisione dei figli, reato che rappresentava il 54% degli omicidi femminili. In questi casi le femmine non erano mai giudicate capaci di intendere e di volere mentre gli uomini risultavano in possesso delle proprie facoltà, dunque imputabili, nel 40% dei casi.

    Stessa violenza, due pesi e due misure.
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  2. salve, io torno al merito del post e dico che mi ricordo l’omicidio duplice di Luzzara; non è un infanticidio perchè i bimbi erano già grandetti. è un duplice omicidio aggravato.
    Ricordo che la signora era la moglie del rugbista Benatti.
    non si capisce bene la malattia mentale da cui era affetta: immediatamente venne tirata fuori la faccenda della depressione
    (coperchio buono per tutte le pentole), il perito ha detto che era “incapace totalmente” e giudice, pm si saranno attenuti
    a quella perizia.
    In ogni caso ho letto che è rinchiusa nel vecchio OPG di Castiglion delle Stiviere, quindi proprio libera non è:
    un ospedale psichiatrico con le sbarre,.
    inoltre ho letto che le hanno dato dieci anni di REMS. la rems sarebbe il vecchio ospedale psichiatrico giudiziario
    (abolito anni fa), quindi è abbastanza pericolosa soprattutto per gli altri, perchè per dare quella misura di
    sicurezza occorre la pericolosità sociale.
    ricordo che quando venne compiuto l’efferato crimine tutti andarono a vedere le solite foto facebook
    con tanto di lacrimucce dimostrative del dolore di quella mamma che avrebbe dovuto essere la mamma
    più felice del mondo, con quei 2 tesorini in casa 3> 3>
    è che la mamma assassina avrà sempre un cavillo e mille giustificazioni, il padre assassino va dritto
    all’inferno.
    comunque se qualcuno riesce a scoprire che malattia aveva questa signora vorrei che fosse comunicato
    gli atti sono pubblici.

    Il marito poi, vittima due volte, di cosa sarebbe indiziato? Di non averla portata dal medico?
    doveva portarcela manu militari se la madre si rifiutava di prendere pastiglie e di curarsi ??

  3. È per questo che la parità non sarà mai possibile perché la donna non ha e mai avrà mai la capacità dell’uomo di assumersi le proprie responsabilità in modo completo.
    È bravissima a prendersi eventuali meriti ma velocissima a scaricare o incolpare un uomo quando viene investita da responsabilità come conseguenza dei suoi errori, in questi casi la reazione della donna è quasi sempre la stessa, piangere, autogiustificarsi e puntare il dito contro qualcunaltro.
    Vuole comparire quando le cose vanno bene e vuole nascondersi quando vanno male.

    1. Questo discorso vale per le donne moderne montate, le donne di una volta sapevano molto di più prendersi le proprie responsabilità quando le cose andavano male rispetto alle ddddonne di adesso

      1. Non credo che sapessero prendersi di più le proprie responsabilità, è che una volta le cose erano molto più rigidamente suddivise per cui era impensabile non prendersi responsabilità. Per spiegarmi meglio: una volta le attività A. B e C competevano esclusivamente all’uomo, le attività X, Y e Z esclusivamente alla donna – in questo modo se succedevano casini in X o Y o Z nessuna poteva provare a fare lo scaricabarile.
        Ora la situazione è più sfumata, ma essendo rimasta l’ipoagenzia femminile e l’iperagenzia maschile la colpa di tutto è sempre dell’uomo.

      2. “le donne moderne”, “le donne di una volta”, ecco un altro motivo per cui non sarò mai dei vostri: rimpiangete un passato di cui c’è assai poco da rimpiangere. Le donne e gli uomini di una volta non erano in larga maggioranza migliori di quelli di oggi, erano solo più ipocriti, spesso

        1. Capisco cosa intendi con quel “voi”, ma sappi che le opinioni espresse dal blogger e dai commentatori sono individuali e personali, come la responsabilità.

        2. Generalizzare sulle persone lontane nel tempo è come generalizzare sulle persone lontane nello spazio. Dire “nel passato erano più ipocriti” è quindi equivalente a dire “gli africani sono più ipocriti”: razzismo puro. Non che da te mi aspettassi qualcosa di diverso.

          1. anche angelo ha generalizzato quando ha pontificato sulle donne moderne che sarebbero tutte o quasi in un modo e le “donne di una volta” (non è chiaro di quale volta) che sarebbero state di tutt’altra pasta, siamo al livello del vecchio nonno che si lamenta dei “giovani d’oggi” mentre “ai miei tempi c’era più rispetto”.
            Prendo atto che la generalizzazione su persone lontane nel tempo che ha fatto angelo non è razzista per te.

    2. Vero, ma questo succede perché basta che una si faccia scendere una lacrimuccia e torme di zerbini si precipitano a giustificarla. Basterebbe che gli uomini per primi esigessero la stessa responsabilità dalle donne come la richiedono, giustamente, dagli altri uomini.

    1. Questa notizia è di una gravità assurda. Non si potrà più criticare “bersagli specifici (come le donne, gli omosessuali, i meridionali, gli immigrati, i rom, le persone di colore, i musulmani)”, perché qualsiasi critica verso di loro sarà considerata “parole di odio”… intanto donne, immigrati, negri e musulmani potranno sputare veleno su uomini, bianchi, cristiani senza che nessuno chieda sanzioni contro di loro. Intanto una regione spende i soldi degli uomini per diffondere dati falsi e calunniosi contro di loro, e la magistratura lo autorizza. Siamo a tutti gli effetti cittadini di serie B.

  4. purtroppo parti da un presupposto sbagliato, in Italia, la magistratura ha stabilito che le madri hanno diritto di proprietà sul figlio da parte delle madri, difatti:
    1) possono ucciderlo quando vogliono ( almeno il codice civile prevedeva la funzione sociale della proprietà)
    2) possono gestirne la vita ( gli spostamenti, gli studi, l’abitazione, perfino le relazioni con il padre e così via, sulla base delle proprie sensazioni o del proprio sentire, perché, quello si che è importante… )
    3) hanno addirittura, come tutti gli altri diritti reali e non, un’aspettativa di diritto, difatti vengono tutelate quando aspettano il bambino,(cosa che non viene riservata al padre, come le recenti sentenze hanno stabilito ) attraverso la conservazioni del posto di lavoro, la conservazione delle mansioni e così via
    4) possono abortire quando e come vogliono ( ci sono dei limiti di legge, ma si sa, quando l’instabilità mentale ti soggiunge, la legge si deve piegare ad essa, magari perché sei in preda ad un’onda emozionale )
    poi mi dici se non c’è un diritto di proprietà sul figlio…. ( sembra ironico, ma purtroppo non lo è )

    1. Infatti, la situazione è troppo compromessa già oggi, esattamente come la descrivi, e il trend indica ulteriori peggioramenti in arrivo.

      E’ per questo che penso che al giorno d’oggi focalizzarsi sulla “difesa della famiglia” sia una tattica sbagliata e persino masochista: per come funziona oggi, e visti i probabili sviluppi nell’immediato futuro, per me è ovvio che la priorità dovrebbe essere informare della mancanza di diritti paterni e maschili e dell’incredibile ammontare di privilegi femminili e materni – sono privilegi non diritti, visto che spettano unicamente alle donne (un diritto è per definizione universale, non può esistere un diritto che ha solo metà della popolazione). Secondariamente si potrebbe poi passare ad insistere sulla necessità di maggiore libertà per gli uomini, tipo ad esempio l’aborto finanziario.
      Oggi come oggi la “difesa della famiglia” è cercare di chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati. Non è una partita che abbiamo giocato noi, altri a suo tempo l’hanno persa rifiutandosi di giocarla.

      Poi magari i tradizionalisti riusciranno a dare qualche colpo qua e là, in Missouri sembra abbiano discrete prospettive di farcela, un po’ meno in Alabama, ma sono gli USA, si tratta di iniziative su un singolo argomento e non un cambiamento più generale, e pure entro tali limiti è ancora tutto da vedere, una rondine non fa primavera. Lasciamoli fare, non contrastiamoli ed anzi strizziamogli l’occhio, ma non aspettiamoci grandi cambiamenti.

      1. Considerando la situazione attuale, signor Lauder, il modo migliore per cominciare a fermare il femminismo è fare in modo che la gente si senta fortemente fregata da ciò che esso sta facendo. Un forte sentimento di pancia che spinga anche a chi non frega nulla dei diritti maschili a ripudiare quelle truffatrici. Solo dopo che il grosso del femminismo sarà stato rimosso la gente comincerà ad avere un orecchio più critico verso la questione maschile.

        È un metodo molto cinico, certo, ma quanto altro può essere efficace contro un sistema che cambia regolarmente le regole del gioco a proprio vantaggio?

    2. Che retrogusto amaro, se poi si pensa alla caciara che le femministe hanno fatto per il “pacco postale” del DDL Pillon (nulla di nuovo per quanto riguarda la loro ipocrisia)

      Con tutte le garanzie, comprese le più immorali, che le donne occidentali hanno a loro disposizione, aver modo di sviluppare un senso dell’onore diventa un’impresa erculea

      1. sul ddl pillon non so se siano state le femministe che hanno fatto casino o se pillon e la lega le abbiano chiamate e gli abbiano detto di fare casino…. la Stefani aveva presentato un ddl nel 2017 che era già stato esaminato e che era fermo per la fine della legislatura

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