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Le streghe e la RAI

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varie_popolo-sovranodi Giuseppe Augello – Popolo sovrano, puntata del 7/3/2019. Un titolo che è un programma. Un titolo ammiccante, ovvero la voce al popolo sovrano, la quintessenza della democrazia. Per un’ora e dieci minuti si parla di famiglie. Soprattutto quelle che non esistono più, pari a circa due milioni, mettendo in forse l’esistenza e l’equilibrio della crescita dei figli. Conduce Alessandro Sortino che esordisce parlando subito del disegno di legge DDL 735 che, annuncia, ha fatto arrabbiare “tantissime donne”. Tantissime, caro Sortino, ma chi fai parlare sono solo quelle che più strillano e più vedono nell’assegno ai figli da parte di un papà assente un’utile prebenda per clientele portavoti e denari all’altare della conquista femminile del miserrimo potere, politico ed economico.

E infatti: di far frequentare i figli coi padri neanche a parlarne, perché si ridurrebbero a pacchi postali! Lo dice nientemeno che Anna Falchi. Nessuno sente il parere di quei figli da poco vittima di separazione, il cliché è quello del pacco diviso tra due case. Come il figlio diviso a metà di Re Salomone, venuto a noia persino al Salomone stesso che si rigira nella tomba. Nessuno che si periti di chiedere il parere dei figli, già inascoltati quando chiedono ai loro genitori di non separarsi. Si poteva parlare di loro, di quei 50.000 in case famiglia o delle centinaia di migliaia sottratti ad un genitore. Si ripropone invece lo stereotipo di marca RAI già visto con “Presa diretta” il 28 Gennaio.

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varie_raiE’ incredibile come si sia costretti a udire oggi, da parte del neo segretario PD, proclami su un governo che “tiene in ostaggio” il paese, quando la RAI per prima è evidentemente ancora ostaggio di quella sinistra che, una volta fatto il pieno di potere, non lo molla neanche quando scende al 15 % dei consensi o meno. L’occupazione dei canali RAI ha radici antiche, quando i preti consigliavano di votare “democraticamente e cristianamente”. RAI 3 era già allora un canale dove le ideologie e il populismo dell’ex PCI scorrazzavano in libertà. Molto prima che la sinistra italiana si legittimasse come il miglior alleato del potere finanziario e liberista globale, delle banche nazionali ed europee, della difesa supina degli interessi americani contro quelli dei paesi ad est dell’Europa, e infine del mercato e del consumismo sfrenato, della produttività del lavoro ad uso del capitale, della libertà di licenziamento, e chi più ne ha più ne metta.

Come effetto evidente, l’occupazione si estende ben al di fuori di RAI3, e financo dopo un anno di governo di una maggioranza anti-sinistra. Come interpretare diversamente una puntata su RAI 2 dove, per parlare di figli di separati e del DDL “Pillon” (ma il senatore non ama che lo si chiami così), vengono invitati ospiti in studio: Barbara Alberti, scrittrice ultrafemminista di libri di esaltazione della donna; Andrea Catizzone, del PD, responsabile del settore “dis-pari opportunità” del partito; Peter Gomez, direttore del “Fatto Quotidiano” ospitante ormai solo interventi di note militanti professioniste della violenza di genere e schiavo dei numeri di vendita che impongono la narrazione vaginocentrica di tutta la realtà familiare del paese. Più un Vittorio Sgarbi che durante l’intera puntata chatta sul telefonino, tranne che per uscire con un divertente monologo contro chi ancora si sposa; una militante di “Nonunadimeno”, tale Barbara Bonomi, che invoca lo spettro del “delitto d’onore” come conseguenza del DDL paventato; due papà separati, di cui uno abitante in un camper, (“ma non mi lamento”!) pur di potere pagare l’assegno a due ex, e uno che tutto dice, parlando di responsabilità degli adulti, meno che ciò che vorrebbe che fossero le separazioni, limitandosi ad auspicare una Italia dove si ritorni a fare tanti figli in barba a tutto, “perché e bello”.

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#persone_pillonDall’altra parte di un grande video, lui, l’uomo nero, l’imputato alla gogna, il senatore Pillon, che di fronte a cotanto pubblico ostile, interviene a tratti, sempre interrotto, soprattutto dalla Catizzone che ha capito il DDL meglio di lui che l’ha scritto, in quanto lo rimprovera aspramente quando questi rammenta il dettato della legge proposta, urlando: “Non è vero, non è vero”. La parte in cui si discute dell’oggetto del contendere dura circa un’ora e dieci minuti. Gli interventi chiarificatrici concessi a Pillon assommano a 9, della durata di: 2’ e 10’’; 2’ e 30’’; 3’ però completamente contrastati dalla Catizzone che gli parla sopra; 40’’; 1’ e 5’’’; 40’’; 50’’; 50’’; 20’’. Un totale di dieci minuti scarsi incluso quelli in cui è costretto solo a difendersi. Per il resto, le voci contro di tutti, e persino di Anna Falchi tutta immedesimata nel suo ruolo di donna separata senza assegno (povera) e padre lontano che non potrebbe mica tenere la figlia di 9 anni con sé, caro senatore Pillon, a cui dedica una letterina. E un Peter Gomez che confessa di non poter tenere la figlia come sarebbe giusto perché, e la dice lunga, “impossibile trasportare i libri di scuola da una casa ad un’altra!”.

E’ un fuoco di fila. Una esecuzione in piena regola. Le accuse seguono l’ormai trito e ritrito manualetto della perfetta giustiziera del senatore, con tanto di (Catizzone) “c’è già la legge del 2006, non è vero che occorre pareggiare la frequentazione tra i genitori, è già pari, e gli assegni vengono calcolati dal giudice grazie a tabelle oggettive”; o ancora: “il DDL immagina che tutte le famiglie siano di reddito medio-alto”;  e “il mediatore non è una figura professionale”; insiste poi Barbara Alberti: “nessuno vuole separare i figli dai genitori, è una sciocchezza, si vuole solo restaurare la patria potestà, e le donne a casa sotto al tavolo sottomesse”. Invano il senatore chiede: “Ma mi ascolta?”, lei risponde: “Poco, faccio fatica”.

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donna_megafonoInteressante notare, e lo facevo mentre non senza fastidio guardavo la TV, come in fondo si ripropone, in tali battibecchi, la vicenda ormai standard delle liti familiari tra due prossimi ex di genere opposto: lei con le vene del collo gonfie di rabbia che vomita il suo velenoso cliché di accuse standard, lui che cerca invano e debolmente di difendersi, razionalizzando e precisando, ma destinato a soccombere dinanzi alla violenza verbale tutta femminile, che abdica alla ragionevolezza, e che gli urla in faccia le stesse accuse da 60 anni a questa parte: il suo tentativo di schiavizzare la moglie, e di sottoporla al suo fastidioso interesse. Il tutto mentre la famiglia sembra non faccia più per le donne, che hanno diritto di scioglierla e meritano di farlo a spese maschili, in quanto bistrattate dalla società che le paga meno, dà loro meno opportunità, le relega nel ruolo di allevatrici di figli. E quindi pollice in giù per Pillon. Bisogna per onestà dire che il self control e l’aplomb del senatore sono stati ammirevoli. Come quando lancia un appello: “ma perché se gli uomini vogliono occuparsi anche loro dei figli non glielo consentite? Perché in Europa sono le donne a pretendere pari cure ai figli, e da noi no?”; rimane del tutto senza risposta.

La do io. Perché le nostre femministe sono delle piagnone all’italiana che speculano sull’essere donna, cosa più facile che puntare sul merito, e che usano la provocazione solo per insorgere poi contro la violenza, in privato e in pubblico. Così facendo impediscono anche un minimo di dibattito serio che ridurrebbe a uno straccio le loro parole d’ordine e i loro slogan basati su menzogne sempre più grossolane, con gli auspici di un Pillon appeso per il collo a piazzale Loreto. La Catizzone, in particolare, è una vera meraviglia in quanto avvocato sedicente esperta in diritto di famiglia. Immedesimata nel suo ruolo e compiacente verso il partito delle donne, trasforma il suo volto magro, zigomato, capelli tinti sul biondo lisci e lunghi, occhi incattiviti e bocca sguaiata urlante, in quello di una vera strega. Cui non è da meno la Alberti, le cui sembianze di suo non danno adito a dubbi; neanche la strega cattiva di Biancaneve sarebbe così malefica nel trasformare un problema di figli minori che hanno diritto anche ad avere un padre in un tentativo di incatenare le donne alla cavezza del padre-padrone. “Ci stanno ammazzando tutte”, grida anche, “una al giorno, in questo paese soltanto” (ovvero 365 all’anno! Numeri fantasiosi e miserabilmente gridati al pubblico!).

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#donna_manifestanteNessuno prende le misure dagli interventi, nessuna replica vera è concessa, nessuna concessione al dialogo e di modifiche alla legge non si discute neanche. Il DDL va ritirato e rispedito al mittente, così dice la nonunastregadimeno Bonomi. Punto e basta! Questa sarebbe la RAI che dovrebbe garantire il pluralismo dell’informazione, grazie a generosi pagamenti di canone? Una scuola di violenza verbale femminista pura, l’abdicazione completa del vero giornalismo dinanzi a esigenze puramente commerciali e audience femminil-femminista. Il problema è sempre uguale, ed è politico. Nessuna incisività sono riuscite a ottenere le tante associazioni dei padri e tanta gente perbene che pretenderebbe ben altra qualità nei servizi RAI. Alcune associazioni di padri, protese in improbabili alleanze con tutte le sponde politiche e ammiccanti con le tante (ma sempre poche) donne dissenzienti dal femminismo, evitano persino di richiamarsi al problema dei padri “bancomat” senza prole, per timore di perdere l’appoggio delle ex che l’assegno lo vedono col binocolo,  ma soltanto si appellano ad una “bigenitorialità” astratta, quella che la Catizzone ricorda già esistere in base alla 54/2006, e buona notte al DDL e sue modificazioni.

E’ urgente che tali padri, magari tutti uniti in una vera alleanza tra associazioni, comprendano che il problema vero delle separazioni è insito nell’appoggio politico alle rivendicazioni patricide femministe, nell’ideologia nazifemminista che bolla tutti gli uomini come violenti, a fronte di un numero minimo di assassini, che sparge il seme dell’odio, della denuncia e del castigo sempre e comunque, li dove è solo incomprensione e incapacità di rispetto in una coppia, che destina ex padri solo a pagare gli assegni, o di corrispondere risarcimenti civili, purché paghino e basta. In misura proporzionale al tempo cui ambiscono stare coi figli. Neanche un Salvini che dichiara essere il DDL un punto di partenza, e che esiste anche il problema “di uomini che non pagano l’assegno”, può salvare la faccia dinanzi a simili attacchi che riportano a quelle grida medievali di “dagli all’untore!”, mandando al rogo i colpevoli della peste maschile. Tempi bui nei quali le fattucchiere si distinguevano nel fornire già all’epoca alle donne i veleni coi quali sopprimere mariti scomodi o si ingegnavano loro stesse nel somministrarli subdolamente.

varie_stregaLe streghe odierne, elargiscono flaconi di denunce farlocche dai loro antri, nei centri antiviolenza, pur di sopprimere l’ex, mentre altre streghe si fanno mettere incinte dai fanciulli, o uccidono i loro infanti, e persino murano vivo il loro ex in un pozzo con l’aiuto della mafia (Lamaj Astrit, 42 anni, albanese che viveva a Genova ucciso il 15 gennaio 2013, rimasto murato in un pozzo artesiano, in Brianza, scoperto da pochi giorni). Il mondo del femminismo appare sempre più come quella parte di terra che nelle carte antiche veniva delimitata dalla scritta: Hic sunt leones. Un mondo violento dove non è igienico addentrarsi, un vaso di pandora da cui fuoriesce ogni male per l’umanità. Le streghe del terzo millennio non vengono più, grazie al cielo, messe al rogo, ma da qui a dar loro possibilità e l’esclusività di urlare i loro anatemi senza replica nella TV di Stato, dinanzi a milioni di telespettatori di tutte le età e possibilità di discernimento, ce ne corre. E’ un’informazione pubblica tarocca e lavacervelli, che merita una ribellione, cari padri separati, ché forse peccate un tantino di mobilitazione.


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8 thoughts on “Le streghe e la RAI

  1. Incredibile, su I fatti vostri hanno parlato di un caso di maschicidio, anche se questo termine non è stato usato. Anche i media devono dare ogni tanto spazio a questi gravi eventi.

      1. si, vero, però è strano anche che le altre due del m5s stiano ancora lavorando con pillon….può darsi che non c’entri nulla, ma quando si fanno le elezioni in puglia?

  2. C’è un po’ di vittimismo in questo articolo e non solo quello.
    Scusatemi la franchezza ma è un piagnisteo continuo.
    E lo dice uno che è maschio e che capisce a fondo questo palese divario e le pure toccate con mano.

    1. Io invece non ci vedo nessun vittimismo ma la lucida esposizione dei fatti cronometro alla mano, cronaca alla mano, aggravata dalla deriva ingestibile di persone alle quali non appena si concede il potere lo usano in maniera rumorosa e sfacciata per trarne dei privilegi pretendendo di essere loro sì le vittime: è ora che ti svegli amico, queste ti passano da dentro senza nemmeno chiedere permesso… o sei un troll femmina venuta a rimestare nel torbido? Sia be chiaro, il dialogo è con tutti purchè costruttivo : dicci in che cosa consisterebbe il vittimismo nell’articolo di Augello altrimenti risparmiaci le tue pose.

  3. Caro Davide, la buonanima di Marco Pannella denunciava le stesse cose che tu dici da oltre trent’anni.

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