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Manifestazioni “no-Pillon”: prove tecniche di regime

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LA FIONDA

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persone_dantoniMolti, troppi anni fa, ai tempi del liceo, ricordo che mi ritrovai in un corteo di protesta. Marciai con i miei compagni di classe, tutti ben felici di saltar lezione per quel giorno. Si scandivano slogan, dopo un po’ li imparai e mi unii ai cori. Erano tutti indirizzati contro Sergio D’Antoni, sindacalista, che quel giorno doveva tenere un comizio in città. Sono onesto: non avevo la più pallida idea chi fosse, né quali fossero le sue idee, né perché un sacco di persone della mia età lo volessero contestare. Però mi unii al gruppo e mi sentivo bene, mi sentivo pieno nel farlo. Parte di qualcosa di incomprensibile ma comunque più grande di me, e che io contribuivo con la mia voce e la mia presenza a rendere più grande. Mi sentivo qualcuno, e questo aveva davvero la preminenza su qualunque comprensione di merito della protesta.

Quando si è molto giovani è normale cadere in questi meccanismi. L’appartenenza e la mobilitazione sono spinte identitarie forti in chi è ancora alla ricerca di se stesso e ha paura a intraprendere un’analisi del proprio essere. Meglio affidare tutto a qualche causa esterna, attaccando il vagone dell’io a una locomotiva potente, lontana ma capace di trainare. Poi quella paura di conoscersi crescendo passa. Non per tutti, anzi direi per una minoranza, ma passa. Altri restano lì: trascorre il tempo e cercano altre locomotive convincenti e più attuali a cui agganciare la zavorra della loro esistenza vuota e un po’ sperduta. Di richiami, parole d’ordine, miti, narrazioni evocative, emozionali e convincenti ce ne sono tantissimi, c’è l’imbarazzo della scelta. Dopo di che basta accodarsi e via, il gioco è fatto. Marci, gridi e ti senti parte di un tutto, ti senti importante.

varie_nopillonSabato 10 novembre riti identitari di questo tipo hanno avuto luogo in diverse piazze d’Italia. Essi emergono chiaramente dalle fotografie e dai video reperibili in rete. E la loro natura emerge ancora di più se confrontata con la manifestazione concorrente e contemporanea della raccolta firme a favore del DDL 735 di riforma di separazioni e affidi. Da un lato sparuti gruppi di ragazzine e ragazzini affiancati da uomini e donne adulti ma mai cresciuti, mobilitati con la virulenza tipica di chi si incendia grazie agli inneschi resi disponibili da un’ideologia che concede a chi l’abbraccia il lusso di non pensare, non riflettere, non documentarsi. Attività faticose da cui l’ideologia esenta. Si va a briglia sciolta cavalcando concetti semplici, schematici ed emozionali, hakuna matata, senza pensieri. A riempire la testa bastano quelli, la rabbia di pancia che suscitano e gli slogan.

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Dall’altro lato adulti, uomini e donne, più moltissimi giovani, che quando i problemi non li hanno studiati in modo documentato ragionandoci poi sopra, comunque li hanno vissuti sulla propria pelle. Ex mariti, ex mogli, figli o figlie di separati, semplici cittadini con una famiglia felice che si pongono il problema, magari conosciuto tramite il vissuto di amici, di come non devastare generazioni di minori con processi separativi sbilanciati e torturanti. Gente che sa che la violenza domestica è un’eccezione, grave ma pur sempre un’eccezione, nonostante il battage continuo e la retorica che vi si costruisce sopra. O più semplicemente convinti che quella violenza vada affrontata alla radice, e non semplicemente potando un ramo specifico. Cittadini che ascoltano con attenzione chi spiega loro la situazione, assumono un atteggiamento critico, e talvolta presentano le proprie credenziali per poter mettere una firma di sostegno, sperando in un futuro migliore del presente.

#donna_manifestanteChiaro che due realtà così distanti hanno metodi distanti di espressione. Stili opposti di presentare se stessi e le proprie idee. Gli uni hanno bisogno anzitutto di sentirsi parte di qualcosa combattendo con ferocia un nemico, gli altri hanno bisogno di trovare un modo civico per correggere una situazione che ritengono ingiusta. Gli uni vivono del conflitto e per il conflitto, gli altri vivono per il confronto e il dialogo democratico. Si prenda questa dicotomia e si provi a spingerla alle estreme conseguenze: ci si riuscirà con facilità presso chi si mobilita tanto per mobilitarsi e si fallirà con chi si mobilita per uno scopo reale e concreto. Gli uni cederanno volentieri alla violenza verbale e all’aggressione, gli altri no. Gli uni tenderanno subito istintivamente a condotte antidemocratiche e fasciste, con il tentativo estremo di mettere a tacere chi esprime un’opinione diversa dalla loro; gli altri cercheranno di far circolare democraticamente le proprie idee, al massimo cercando di instaurare un confronto con le eventuali controparti, perché non sono interessati a combattere, ma a risolvere un problema.

Questi sono i due mondi che si sono espressi contemporaneamente, sabato 10 novembre. Talvolta anche venendo in contatto. Foto e video raccolti durante la giornata confermano la mia chiave di lettura. Questo ad esempio è il clima e lo scenario registrati ai banchetti per la raccolta firme a favore del DDL 735:


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Quest’altra invece è la rappresentazione fotografica delle manifestazioni contro il DDL 735 che hanno avuto luogo in diverse città:


Degno di nota il livello toccato a Modena, dove sono stati portati anche molti bambini, che hanno avuto così modo di leggere manifesti con scritto “In culo sì ma non così. No Pillon”. Il tutto sotto gli occhi soddisfatti del Sindaco Gian Carlo Muzzarelli.


La differenza insomma salta agli occhi. Come salta agli occhi il fatto che quella “contro” è stata una mobilitazione rappresentata sì da gruppi poco numerosi, ma molto rumorosi e appariscenti. Nei megafoni e nelle marce riecheggiavano i vecchi slogan sempre buoni per riempire teste e cuori per qualche motivo ancora vuoti di vissuto: “tremate, tremate, le streghe son tornate” si sentiva gridare. Un amarcord commovente. Ricordo che al liceo tutti volevano fare la solita inutile occupazione tranne una minoranza, di cui ovviamente facevo parte. Fuori dall’assemblea incontrai una ragazza che protestava piangendo con un professore dicendo: “l’occupazione l’hanno fatta i miei genitori ai loro tempi, perché non posso farla anch’io?”. Occupare, anzi “okkupare”, gridare gli slogan di genitori o nonni, fa parte di un percorso formativo di cui moltissimi giovani hanno bisogno, vuoti come sono di sostanza. E, lo si vede dalle foto, la quota di giovani e giovanissimi è stata altissima nelle file dei “No Pillon”.

Che alla fine sono stati la rimasticatura solita dell’antagonismo fine a se stesso, quello dei richiami istintivi. Non bastando forse il DDL Pillon (che va prima letto e compreso per essere contestato), ci si è messi al riparo trasformando il tutto in una contestazione contro la Lega, in modo da agganciarci anche il tema dell’immigrazione e portare a rimpolpare le fila anche qualche immigrato cui non può fregare di meno della legge su separazioni e affidi. Tuttavia, chiamati a raccolta da qualche amica di qualche associazione più o meno politicizzata, alla fine sono stati visti pure loro marciare, insieme a non pochi rappresentanti del movimento LGBT. Tutto fa brodo, tutto fa numero, insomma. Compresi i bambini: abituate a strumentalizzarli durante le separazioni, portarli in manifestazione è stato quasi automatico e normale. Per finire con urla e provocazioni al megafono, medi alzati come se piovesse, e uno slogan, quello dell’ultima foto, che rappresenta bene la costruttività e la caratura della mobilitazione tutta.

Ovvio che con queste premesse e con queste differenze la tracimazione era dietro l’angolo. Da qualche parte è avvenuta. A Napoli, come si è detto, dopo aver tentato di violare la costituzione negando l’occupazione suolo a chi voleva raccogliere firme, problema superato d’un pelo dal Sindaco che alla fine ha autorizzato, c’è chi ha assaltato i banchetti accusando i presenti un po’ di tutto, dall’essere fascisti all’essere illegali o violenti, fino a dire che l’intero Parlamento è illegittimo e che le donne che appoggiano il DDL 735 “non sono donne”.

Pare che molti ancora non abbiano digerito gli esiti delle ultime elezioni e si aggancino a tutto pur di vomitare fiele contro l’avversario. Tanto che, nel frangente napoletano, è dovuta intervenire la DIGOS per allontanare le facinorose.

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Scenario più grave a Bologna: lì le manifestanti hanno circondato il banchetto, sottraendo a mani basse i volantini a disposizione (le firme sono state messe in salvo per tempo), urlando provocatoriamente insulti in faccia col megafono a chi presidiava. Anche lì è dovuta intervenire la DIGOS per allontanarle. Tutto questo l’ho visto con i miei occhi, ero presente a Bologna, e ho visto anche che qualcuno ha filmato la scena, ricevendo subito le minacce e le intimidazioni delle “pasionarie”: se lo pubblichi ti denuncio. A cosa porta la coscienza sporca… Ma non serve, io ero lì presente ho visto e sentito tutto e lo testimonio come dovere civico. Così come mi testimoniano di atti simili anche in altre città. Mi hanno anche detto che era presente una giornalista di Repubblica, che però si è guardata bene dal riportare l’accaduto. In ogni caso le pacifiche manifestanti hanno lasciato il segno. In particolare sulla moto di un attivista per la bigenitorialità, dove hanno ritenuto di lasciare la firma che meglio le qualifica:


Messa così sembra la descrizione di scaramucce tra gruppi opposti, ma non è questo, è molto di più. C’è il concreto tentativo di una parte ideologicamente attivata di mettere in discussione i processi democratici di questo paese. Di instaurare un regime di privilegi attraverso la negazione tramite la forza delle più elementari libertà individuali e collettive. Lo fa attraverso alleanze trasversali e una mobilitazione spinta da contenuti privi di fondamento, miti, retorica. E’ un rigurgito di vero fascismo che si caratterizza anzitutto per l’accusa agli altri di essere fascisti. E se non è fascismo il loro, allora è mafia. Chi aggredisce, intimidisce, usa l’aggressione, la violenza, dovrebbe essere fuori dai giochi. Invece, prendete nota, è ben dentro, ha già molte mani sul potere e lo avrà sempre di più, se ci si lascia intimidire.

donna_schiacciauomoSo già che chi ha promosso la raccolta firme e ha subito le aggressioni non ha reagito, se non a parole. E non intende sporgere alcuna denuncia, sebbene la DIGOS si sia resa disponibile già nei diversi frangenti a raccoglierla. Atteggiamento arrendevole, diplomatico, senza palle, con cui inevitabilmente dissento. Qui ci si sta giocando molto di più di una legge su separazioni e affidi. In gioco ci sono libertà, democrazia, buon senso, equità, giustizia, correttezza, e il livello della tensione è la parte totalitaria e rosa più interessata a cancellare tutto ad averlo alzato. Occorre rispondere a tono già ora, mobilitarsi sullo stesso terreno e organizzarsi. E’ imperativo se davvero si hanno a cuore i nostri figli. Non solo quelli di genitori separati. Quelli di tutti. Il virus è già ampiamente in circolo: o le difese immunitarie si organizzano e incominciano ad agire, o il corpo civile di questo paese è destinato a morire.


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11 thoughts on “Manifestazioni “no-Pillon”: prove tecniche di regime

  1. …vero i “NO DDL PILLON” devono pensare al BENE DEI LORO FIGLI , è ovvio:

    TUTTI I FIGLI VOGLIONO I PROPRI 2 GENITORI

    TUTTI gli studi scientifici sanno che è DIRITTO di TUTTI I BAMBINI – i Nostri figli – a Mantenere un Rapporto Equilibrato E Continuativo con Ciascun Genitore

    Come hanno fatto notare ( a parte gli studenti che non possono sapere cosa sia il DDL 735)

    il DDL 735 EQUIPARA UOMO a DONNA

    MA soprattutto Restituisce ai FIGLI I PROPRI 2 GENITORI

    CHI NON LO VUOLE, sa che nel 2018 NON e possibile mantenere PRIVILEGI assurdi ai DANNI di POVERI PAPÀ … e dei loro FIGLI !

  2. VERO: il DDL 735 parla di altro: I DIRITTI DEL MINORE AD AVETE UN RAPPORTO CONTINUATIVO CON I PROPRI 2 GENITORI

    … Invece i “NO DDL735” USANO i ragazzini di scuola: c’eravamo anche noi, l’abbiamo fatto tutti a scuola… Senza sapere Mai “COSA C’era sotto” !!

    STRUMENTALIZZANO la “violenza sulle donne” X usarlo contro LA CARTIA INTERNAZIONALE dei DIRITTI DEL FANCIULLO

    Vergogna: Arrivano a dire che x 2 donne/uomini su 3 c’è violenza :

    questa cifra vorrebbe dire quasi TUTTI !!

    ALLORA , SE È VERO, VIETIAMO ogni contatto Uomo/Donna ???

    Oppure la verità di tutto questo Show Mediatico è un’altro…

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/27/paternita-otto-ragioni-per-cui-non-ne-resta-piu-nulla/4786454/#cComments

  3. Ho visto alcuni video di Napoli. Roba da seconda metà degli anni ’70. Stesso livello di fanatismo, stessi slogan (sic !), stessa aggressività. Penose e ridicole.

  4. Eretica, alias ficasicula, alias la glasnost e vari altri pseudonimi in rete
    ci fa sapere sul suo blog-pagina facebook Abbatto i Muri quella che è la pura verità
    è del 9.11.2018, il giorno prima delle noPillon.
    Mi limito a copiare e incollare, rilevando che la Eretica è semplicemente detto l’ovvio
    denunciando il fascistume delle sue (!) compagne femministe.
    Fasciste “nei metodi e nella sostanza”.
    leggere per credere.

    ….”Mi riferisco a chi invece che invitare al ragionamento continua a nominare le madri come uniche depositarie del sapere genitoriale e a chi, tra l’altro, fa parte del brutto gruppo che non fa altro che insultarci perché radica quel pensiero nella convinzione che tutte le donne non sono libere se non la pensano come loro, quello stesso gruppo che ha riportato la dialettica femminista ad un conflitto distruttivo anche in materia di Gestazione per Altri. Le donne non possono fare altro se non le madri, altrimenti, così si è detto, si teme la scomparsa della donna e della madre. Queste tesi non sono espresse dalla prima tipa di passaggio ma da un pezzo di movimento lesbico e femminista che combatte strenuamente contro le femministe come me adoperando metodi da bulle che per me sono metodi fascisti.

    Perché dico questo? Perché la questione del ddl 735, definito Pillon, riporta alla scorretta diffusione del discorso della madre che deve stare con il figlio e con il figlio che deve stare con la madre sempre e per sempre. La difesa va solo alle mamme lesbiche perché i genitori gay invece, entrambi definiti in senso papà-fobico “padri”, perché maschi, sommando a tale definizione tutti i pregiudizi possibili. Dal fatto che i padri sono incapaci, che la loro attenzione nei confronti dei figli è sempre dubbia, e si parla di tutto ciò senza considerare che i padri non sono più quelli di 50 anni fa.

    Rispetto chi decide di fare questo percorso comune con persone che io evito molto volentieri ma, per quel che mi riguarda, le mie compagne di percorso non possono essere delle donne che per me sono fasciste, nei metodi e nella sostanza. Non hanno alcun spirito libertario, continuano a sovradeterminare le donne che non la pensano come loro e continuano a farsi inappropriatamente portavoci di un movimento di donne che non le ha mai elette come tali. Non le scelgo come compagne di percorso perché conosco le ambiguità del “movimento” che critica i padri a prescindere (non solo quelli violenti, affatto – vedi insulti ai padri gay) e che prevarica trans, sex workers, gay, donne che scelgono di prestarsi per la gestazione per altre”….

    ecc.

  5. è bene segnalare immediatamente alla digos (che di solito c’è, ma si muove con estrema circospezione e in borghese, trattandosi essenzialmente di una polizia politica) tutte le aggressioni squadriste realizzate dalla cosiddette femministe.

    La cascata di odio antimaschile che trasuda dai loro siti, blog, pagine varie e gruppi di autocoscienza, prima o poi doveva
    scagliarsi contro qualcuno. Tanto odio aveva necessità di un collettore di disagio .

    Forse si sono alzate contro chi sfrutta le donne povere, pagate per miseri stipendi da lavascale?
    Contro i padroni delle addette ai call center, sfruttate a un euro all’ora?
    Oppure contro le donne dirigenti che sfruttano o prevaricano altre donne, più deboli o meno acculturate ?
    Contro i dirigenti che trattano male e mobbizzano le donne nei luoghi di lavoro ? Giammai.
    Contro i delinquenti che aggrediscono le donne a scopo di violenza, che vivono nella illegalità, spacciatori o gente senza arte nè
    parte, “fissi” in Italia solo grazie ai buchi nelle maglie della sicurezza? I criminali di Rimini, Macerata, Roma…?
    Nessuno di questi soggetti è stato “toccato” dalle nazi.
    Che evidentemente preferiscono scagliarsi da vere FASCISTE contro i padri separati,
    con l’arma più antica del fascista pitturato di “rosso”: la provocazione.

    Troppo facile ergersi a vili contro chi è veramente debole e in enorme difficoltà, contro chi esercita il puro diritto costituzionale
    di appoggiare una legge: si chiamano libertà politica e libertà di manifestazione del pensiero.

    quanto alle manifestanti, sono certo che tra quelle ragazze delle piazze non vi fosse una sola figlia di separati.
    I figli e le figlie di separati, quelli in sofferenza, vivono il loro dolore in silenzio e mai scenderebbero
    in piazza contro i loro genitori. Sono ragazze e ragazzi intelligenti, riflessivi, che avrebbero tanto
    bisogno di ascolto e di attenzione da parte di genitori posti nelle condizioni di fare i genitori.
    Vorrebbero non essere più strumentalizzati: da nessuno e nessuna.

    Una prece per quei poveretti maturi con i capelli grigi che vedo in foto, lì ad appoggiare come zerbini
    la lotta di “altre” che non dovrebbe riguardarli …
    Poveri davvero.
    E povera sinistra italiana.

  6. Una ultima riflessione agrodolce : il proprietario della moto nella foto e’ stato fortunato, le attiviste no ddl pillon certamente avrebbero preferito imbrattare lui invece della moto ..

  7. Concordo sulla necessità di denunciare aggressioni di questo tipo: ieri erano contro il ddl pillon, domani chissà? …anche le camicie brune in Germania negli anni 30 avevano cominciato cosi’..e sappiamo tutti come è andata a finire .. ????

  8. Ti sbagli: non è vero che chi ha subito le aggressioni non intende sporgere denuncia. Occorre solo il tempo per riuscire a raccogliere un po’ di documentazione sufficientemebte forte per dare efficacia alla denuncia. Siamo ancora in tempo.

    1. Bene, molto bene allora. Meglio era cogliere l’invito della DIGOS lì sul posto, visto che avevano constatato i reati nell’immediato.

      1. Meglio agire con prudenza, il personale della DIGOS avrà sicuramente fatto relazione dettagliata e identificato (se non già note) le protagoniste. Individuarle e/o identificarle non sarà un problema. Se sono stati perpetrati perseguibili d’ufficio la denuncia sarà automatica (meglio se rafforzata dalle parti lese). Se, invece, perseguibili a querela ci sono i canonici 90gg. per proporla. Il problema è se avranno un seguito o se la Procura della Repubblica opterà per chiedere l’archiviazione e il G.I.P. l’accoglierà o rigetterà disponendo il rinvio a giudizio delle/gli indagati. Più avanti, il processo, con rito abbreviato o ordinario, l’accusa dovrà convincere il Giudice. Però, un passo alla volta e si ragiona strada facendo.

    2. Ottimo Michele. Io ero a Catania, non ci sono stati tafferugli, ma, dove si sono verificati, addirittura aggressioni da parte di queste dissennate, strumentalizzate o no vanno denunciate. È ora che gli uomini inizino a denunciare, quando si subisce.

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