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Michela Murgia e il bullismo radiofonico

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

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LA FIONDA

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di Giorgio Russo. Nei tempi in cui il circo era ancora un’attrazione popolare, gli impresari facevano a gara nell’ospitare quante più stranezze possibile per attirare spettatori paganti. Il gigante, il nano, la donna barbuta, l’uomo con tre gambe, i gemelli siamesi o con altre malformazioni venivano crudelmente esposti per calamitare la morbosa curiosità della gente, spesso con notevole successo. I tempi sono cambiati, i circhi con tendone, clown e animali non vanno più di moda, sostituiti da un’altra realtà: il circo mediatico. Dove però le logiche non sono cambiate: quello che dovrebbe essere uno strumento di informazione, approfondimento o intrattenimento (musicale o meno), in molti casi diventa una sorta di circo degli orrori, dove a ottenere voce in capitolo sono personaggi che ai tempi di Barnum sarebbero stati definiti freak. Fenomeni da circo, insomma, con niente da dire, ma capaci di dare spettacolo per loro caratteristiche proprie e deteriori.

È esattamente il caso di Michela Murgia, la turbofemminista sarda, quella che si augurava lunga durata al covid-19, cui Radio Capital e i suoi inserzionisti pagano un compenso per stare davanti a un microfono a rantolare la propria arroganza e diffondere il proprio veleno, in ciò accompagnata da un soggetto di quelli che sempre si accompagnano alle femministe. Sì, insomma, uno che se si mette davanti allo specchio non vede nessuno, messo lì a far da spalla, tanto per non disturbare le intemerate della pasionaria, grossolane e prepotenti a sufficienza da attirare ascoltatori. Giusto ieri sotto le sue grinfie è passato il Prof. Raffaele Morelli, volto televisivo molto noto e apprezzato, ma soprattutto psichiatra, psicoterapeuta e saggista. Insomma uno che, piaccia o meno il suo approccio, ne sa.


A Radio Capital va in scena un’aggressione.


Il Prof. Raffaele Morelli

In particolare Morelli viene chiamato in trasmissione per spiegare alcune sue prese di posizione che ad alcuni, nell’ampio tribunale dei social network, non sono piaciute. Così si era espresso: “Se una donna esce di casa e gli uomini non le mettono gli occhi addosso deve preoccuparsi, perché vuol dire che il suo femminile non è in primo piano. Puoi fare l’avvocato o il magistrato e ottenere tutto il successo che vuoi, ma il femminile in una donna è la base su cui avviene il processo. Il femminile è il luogo che suscita il desiderio. Le donne lo sanno bene, perché se la donna non si sente a suo agio con un vestito, torna in casa a cambiarselo. La donna è la regina della forma. La donna suscita il desiderio, guai se non fosse così”. Non fa una piega per chi ha un’idea dei generi non inquinata dal progressismo liquido e velenoso veicolato dal femminismo. Il professore meriterebbe un applauso e basta, specialmente dalle donne, cui Morelli ha così bene dimostrato la loro meravigliosa e privilegiata peculiarità: venire apprezzate per ciò che sono (cosa che agli uomini è negata).

Eppure molti hanno visto del sessismo in concetti che, per altro, si basano su fior di studi e ricerche antropologiche, sociologiche, psicologiche ampiamente accettate. A brandire il vessillo degli indignati è proprio Michela Murgia, che con il piglio di un inquisitore intervista il professor Morelli. In realtà è un terzo grado: la femminista veste subito i panni del pubblico ministero e del giudice (con sentenza già scritta) e recita la parte di chi ha la verità in mano. Concede a Morelli qualche scampolo per parlare, per subito interromperlo e incalzarlo con toni derisori con quell’aria supponente da “hai davvero il coraggio di dire una cosa del genere?”. Dall’altro lato il cicisbeo sottolinea il tutto con gesti come dire: “oh, state a vedere adesso la Murgia che culo che gli fa…”. Grasse risate, proprio. A Radio Capital insomma va in scena un’aggressione, travestita da intervista, a un professore che stava cercando di illustrare teorie ancora saldissime, nonostante gli attacchi accademici dei ridicoli “gender studies”. Da persona seria, rendendosi conto di essere finito nell’imboscata di una bulla da quattro soldi, preferisce sfancularla e mollarla lì, mentre il cicisbeo fa finta di volerlo trattenere. A riprova che pure la psichiatria si arrende davanti alla follia femminista.


A riprova che femminismo non è solo veleno, ma anche crassa ignoranza.


Pochi minuti dopo la Murgia posta sui suoi social la sentenza: “Raffaele Morelli, incalzato sulle frasi sessiste, non trova di meglio che dileguarsi senza argomenti. Il maschilista detesta il contraddittorio paritario”. È sfacciata a chiamare quel suo interrogatorio sbeffeggiante “un contraddittorio”, ma soprattutto a segare le gambe a Morelli e a eventuali repliche appioppandogli l’etichetta di maschilista spacciatore di frasi sessiste. Il post viene subito commentato da un’orda di iene sbavanti livore, con frasi che ben dimostrano quanto pericolosamente il femminismo abbia permeato tante, troppe persone. Rimane notevole che nel suo post la Murgia menzioni una parte specifica (cherry-picking, un classico) del suo massacro verbale a Morelli, cioè là dove il professore cercava di spiegare come il femminile (e ovviamente anche il maschile) sia un carattere innato, e che come tale non debba essere intralciato, ad esempio togliendo alle bambine i loro giochi favoriti (ad esempio le bambole). Non sia mai: la liquefazione dei generi è un dogma per quelle come la Murgia. Le bambole vanno tolte alle bambine e date ai maschi, le costruzioni tolte ai maschi e date alle femmine. Anzi se si abortiscono tutti e non si dà niente a nessuno è meglio ancora.

Questi sono i diktat di quel progressismo gender-femminista di cui la Murgia è portabandiera, insieme a tante altre. Ambasciatrici di un futuro costruito sulla denuncia di stereotipi i quali, dopo che la natura ha stabilito il sesso, attraverso pressioni culturali definirebbero il “genere” delle persone. Un’anomalia che la Murgia e gli ideologhi suoi simili vorrebbero correggere con altrettante e vere pressioni di tipo contrario o confusivo. Perché questo è il “progresso” e lo si capisce bene anche dai molti commenti delle iene sbavanti, che accusano Morelli di proporre tesi vecchie di cent’anni (come se le tesi veritiere avessero una scadenza, tipo lo yoghurt). A riprova che femminismo non è solo veleno, ma anche crassa ignoranza. A dispetto di tutta l’arroganza murgiana, infatti, fior di studi accademici recentissimi (2016) hanno dimostrato empiricamente che le tesi di Morelli sono più che valide. Bambini e bambine di 9 mesi, lasciati a gattonare in una stanza piena di giochi, si dirigono istintivamente gli uni verso le palle, le altre verso le bambole. Perché il setting naturale prevale su tutto, soprattutto sulle zucche vuote e sulle bullette che vi si ribellano cercando spazi di privilegio o vendetta, invece di sollecitare il mondo femminile ad accettare quel setting e a costruire su di esso una propria identità forte, senza la necessità di mettersi in competizione con quella maschile e tanto meno senza la necessità di odiarla.


33 thoughts on “Michela Murgia e il bullismo radiofonico

  1. Morelli ha già annunciato sia alla Zanzara che a RTL che querelerà tutte quelle persone che lo stanno etichettando in modo non giusto e quindi diffamatorio, se tu dici che Morelli dice frasi sessiste ed è maschilista lo stai diffamando, spero che tra questi denunciati ci sia la Murgia.

  2. Sono dell’idea che un professionista adulto non dovrebbe mai stabilire per altre professioniste adulte come dovrebbe essere la loro natura.
    Mi sta bene il commento estemporaneo del prof. Morelli, su femminilità e doti maschili e femminili innate, ma partecipare ad un dibattito radiofonico popolare è da evitare assolutamente. A queste interviste non si dovrebbe proprio intervenire, perché sono perse in partenza per “incompatibilità di genere”. E la Murgia lo sa bene, ecco perché scende nel contraddittorio con una certa disinvoltura. (già immagino l’impostazione mentale: “adesso vediamo se ha il coraggio in pubblico di stabilire per me, come dovrebbe essere la mia essenza”).
    Esprimere una valutazione professionale sulla natura umana è consigliabile solo nel privato di uno studio medico, oppure in una TV che paga profumatamente per la consulenza, non in un’arena pubblica e per giunta gratis.

  3. @marco:

    basta guardare le sue fattezze e la sua espressione,per rendersi conto che
    odia se stessa almeno quanto odia gli uomini:
    non si accetta ed è piena di rabbia repressa,quindi si scarica su un capro espiatorio.

    problema comune di quasi tutte le sfattone
    e le invecchiate in solitudine per aver giocato troppo…
    ritrovandosi ovviamente,sole come un cactus nel deserto e con il classico pugno di mosche in mano:
    se la prendono con noi per i loro errori esistenziali \ orrori genetici,
    come se ne avessimo qualche colpa.

    1. Peccato che in questa intervista la Murgia appaia pacata e sicura di sé, tutto il contrario di “una persona che non si accetta”, mentre Morelli essendo colto in contropiede si è impappinato e ha reagito con toni ansiosi e stizziti: lo dico da osservatrice esterna che non conosce i due personaggi, la brutta figura l’ha fatta lui.

      1. Tu la vedi “pacata e sicura di sé”?
        Io la vedo arrogante e proterva come chi ha parecchi problemi ad ascoltare le opinioni altrui.

        1. Arrogante magari sì ma a un occhio/orecchio superficiale dà l’impressione di avere padronanza di sé, cosa che Morelli non ha avuto, farfugliando e perdendo le staffe piuttosto velocemente.

            1. L’arroganza, intesa come stima esagerata di sé e delle proprie idee, può anche esprimersi in toni pacati, inteso come “calmi, posati”. Se fai un confronto tra le espressioni di questi due dialoganti, ipotizzando che stiano parlando in una lingua che non conosci, quello dei due che appare agitato è lui. Sto facendo una considerazione meramente sulla comunicazione, non sui contenuti e sul merito.

              1. Ho riascoltato due volte l’intervista telefonica e secondo me Chiara ha perfettamente ragione, mentre non condivido gran parte dell’articolo.

                Il Prof. Morelli ha scritto una frase che poteva essere interpretata in troppi modi e urtare qualche sensibilità. La Murgia ovviamente ha scelto di attaccarlo, ma il Prof. Morelli non ha cercato di spiegarsi. Ad esempio ha ripetuto più volte quasi balbettandola la frase “in una donna il femminile è la radice” che vuol dire tutto o niente (sopratutto se non hai studiato sui libri come il 99% degli ascoltatori della radio).

                Secondo me fin dall’inizio anche lui non aveva intenzione di spiegare le sue idee in modo chiaro, pacato, ma era già pronto a fare la vittima e litigare. Solo che gli è riuscita male, dato che ha perso le staffe troppo presto.

  4. A mio avviso questo “turbofemminismo” genera questi mostri, femministe nevrotiche, al limite della schizofrenia.
    Sarà una coincidenza, ma queste femministe, sono spesso esteticamente poco attraenti e si comportano come se dovessero sfogare la loro frustrazione sugli uomini.
    Vogliono negare gli istinti. Un uomo sarà mediamente maggiorente attratto da una donna giovane e bella, come del resto, mi piacerebbe sapere dalla Murgia, se trova più attraente un uomo bello e affermato o uno brutto e disoccupato.

  5. Si può essere d’accordo con Morelli nel concetto che, al di là di cosa diciamo e facciamo nella vita, sotto sotto desideriamo piacere al sesso che ci piace, perché è naturale.
    Il discorso sui giocattoli invece non lo trovo collegato a ciò che ha detto Morelli e lo condivido parzialmente. Sono d’accordo che bisogna assecondare i gusti del proprio figlio/a e che togliere un giocattolo è grave. Ma è altrettanto grave non proporgli un giocattolo perché si pensa non sia adatto a lui/lei. Quindi secondo me “togliere le bambole alle bambine/le costruzioni ai bambini” = sbagliato, “dare le bambole ai bambini/le costruzioni alle bambine” = giusto. (offrirle e vedere cosa succede, non costringerli a giocarci, ovvio). Peraltro le costruzioni sono un gioco davvero unisex alla prova dei fatti, è un po’ un vecchio stereotipo associarle ai maschietti. Forse era più centrato l’esempio delle macchinine. Le “bambole” in senso lato (pupazzi, personaggi, animaletti…) sono utili a tutti per il gioco simbolico. Scusate la digressione ma come forse ho già detto la mia tesi di laurea riguardava il gioco e i giocattoli, è un argomento che mi ha sempre interessato molto e su cui mi sono documentata – anche in senso storico, filosofico e psicologico.

    1. Il discorso sui giocattoli è stato ampiamente frainteso e strumentalizzato dalla Murgia in primis e dagli imbrattacarte che ne hanno scritto poi. Stiamo parlando di uno psichiatra e psicoterapeuta che, per sua formazione, ragiona e parla per archetipi. Un modello ragionativo “alto” e complesso, che bisogna avere gli strumenti per capire. E’ piuttosto ovvio, per chi conosce un po’ di psicologia, che non stesse affermando che PER FORZA le bambine devono giocare con le bambole e PER FORZA i bambini no. Stava dicendo che, come diversi studi dimostrano (tra cui quello allegato nel mio articolo), per natura maschi e femmine sono attirati da cose diverse, fin dall’infanzia, sia che si tratti di giocattoli, colori, situazioni eccetera. Interessi molto spesso divergenti. Se si parla di giochi o colori, le femminucce vengono attirate da bambole, oggetti morbidi di color rosa o rosso o oggetti che richiamino alla loro memoria situazioni o strumenti che è abituata a vedere nella quotidianità. I maschietti invece sono attratti da ciò che non conoscono, che non hanno mai visto, con forme regolari (palla, costruzioni) e colori più scuri. Risultanze verificate empiricamente su numerosissimi campioni di bambini in età dove il condizionamento “culturale” è minimo (8-9 mesi di vita). Specializzati in questo tipo di ricerche sono in particolare gli accademici svedesi, oltre che gli americani.
      In sostanza: non banalizziamo. Se si vuole banalizzare, non si venga su Stalker sarai tu, ma si vada sul Fatto Quotidiano, Repubblica, il Corriere della Sera, o si sfogli qualche libro di “gender studies”.

      1. Appunto, non si banalizzi il discorso con “vogliono togliere le bambole alle bambine per darle ai bambini”. Aggiungo che l’intervista l’ho ascoltata dopo questo mio primo commento, in cui facevo riferimento solo a quanto riportato da voi.
        Morelli avrebbe fatto meglio a evitare un confronto telefonico su questioni così complesse, che non si possono certo spiegare in due parole senza essere fraintesi.

    2. Quando ero piccolo io giocavo con le pistole e mia sorella,di solo un anno e mezzo più piccola di me,giocava con le bambole.Poichè eravamo conviventi i giocattoli di ambedue erano a disposizione di entrambi,ma a me non è mai venuta la voglia di coccolare una bambola,nè a lei di sparacchiarmi con le mie pistole.Però in compenso una volta mi ha spaccato la testa con un barattolo di pomodori che ci contendevamo per togliergli l’etichetta;il che significa che l’aggressività le femmine ce l’hanno eccome ma la dimostrano anche senza le pistole,anche se giocano con le bambole.

  6. Con Michela Murgia mi piacerebbe moltissimo parlarci da solo, “face to face”, tanto per vedere come farebbe a zittirmi… (*)
    Peccato che non accadrà mai.

    —————————

    (*) Sarebbe una missione impossibile.
    Per lei.

    1. Credo che valga per ogni lettore medio o estimatore di blog come questi. Ecco perché Michela Murgia & Co. evita accuratamente di salire a confrontarsi con noi…

  7. Morelli non è uno sprovveduto, eppure non ha avuto altra scelta. Egli infatti ha accettato di salire sul banco degli imputati in quanto chiamato a dare ragione di sue affermazioni specifiche. Affermazioni che sono fondate sulla natura umana e sulla diversità biopsicologica dei sessi. Doveva prendere il toro per le corna, denunciando la menzogna del genderismo femminista che sta alla base delle obiezioni della Murgia. Lo scontro sarebbe avvenuto a livello adeguato come conflitto originario e radicale tra la menzogna femminista e la verità eterna delle differenze naturali, incoercibili tra i sessi, verità percepita e riconosciuta dalla grandissima maggioranza di UU e DD nonostante mezzo secolo di femminismo (ossia di genderismo).
    Forse Morelli stesso ha delle ambivalenze sul femminismo che gli hanno impedito di cogliere il nucleo della contesa.
    In ogni caso questo fatto prova quanto sia pericoloso interloquire con le Ariane se e quando si entri nel loro territorio e non si contestino a priori le premesse implicite delle loro affermazioni. Premesse che sono arcinote (quantomeno a noi).

    1. Come sempre, Rino, cogli nel segno: “Forse Morelli stesso ha delle ambivalenze sul femminismo che gli hanno impedito di cogliere il nucleo della contesa”. Sicuramente è così. Noi che siamo ancora più maliziosi pensiamo che oltre alle ambivalenze ci sia un po’ di calcolo: andare contro il femminismo mainstream significa perdere popolarità, cosa che non piace a nessuno…

  8. Chi dà ragione a Morelli è inevitabilmente ignorante, in quanto psicologa psicoterapeuta prendo le distanze da queste sciocchezze antiscientifiche e dal mescolare la psicanalisi con la ricerca evidenced based degli studi di genere e delle ricerche attuali. Il dott.Morelli è un medico, di psicologia evidentemente non sa nulla.

    1. Quando sia valida la sua fuffa degli studi di genere l’abbiamo dimostrato proprio nell’articolo, menzionando uno dei tantissimi studi che smentiscono tutto il veleno che quelli come lei stanno spargendo nel corpo sociale. Degni figli del criminale internazionale John Money, state tentando disperatamente, per moda più che per altro, di forzare la natura delle cose. Che inevitabilmente, alla fine, vi divorerà. Blog come questo esistono per fare il tifo per la natura e per sollecitarla a banchettare con voi e le vostre sciocchezze.

  9. 1) Contesto questo passaggio dell’articolo: “la loro meravigliosa e privilegiata peculiarità: venire apprezzate per ciò che sono (cosa che agli uomini è negata)” a me non sembra proprio che il concetto espresso sia questo… quando Morelli dice “La donna è la regina della forma” a me sembra intendere invece che la donna sia apprezzata per l’apparenza che esterna, non certo per “quel che è”. Cosa assai più vicina alla realta: mediamente le donne si truccano, si tingono i capelli, usano accessori estetici molto più degli uomini. Questo, a casa mia, vuol dire “forma” non “sostanza”, “apparire” non “essere”. è l’indigesta verità che trasuda dalle parole di Morelli, non quindi che vengano amate per quello che sono, bensi per quello che appaiono. Inoltre mi dispiace dirlo ma secondo me dire “cosa che agli uomini è negata” lascia trasparire un vittimismo ingiustificato: ne uomnini ne donne hanno il privilegio di essere apprezzati per quello che sono, le prime perchè tendono ad esserlo per quello che “appaiono”, mentre i secondi perchè tendono ad esserlo per quello che “possono”.

    2) ho ascoltato la trasmissione di radio capital e anche l’intevento di Morelli e, sempre a mio modestissimo avviso il problema sta in gran parte nella parola “deve” che usa all’inizio della sua affermazione. Se io esco di casa non “devo” preoccuparmi proprio di una mazza, se il mio maschile non lo manifesto. io “posso” preoccuparmi, oppure no, ma sono fatti miei. E vale ovviamente anche per le donne: che senso ha dire che “devono” preoccuparsi se non sono femminili? a me pare una minchiata. In secondo luogo mi dispiace enormemente, perche ad eccezione di quel termine inappropriato, le tesi del professore sono sacrosante, ma nel confronto con la Murgia ne esce con le ossa rotte. Murgia riesce abilmente a portarlo a mancarle di rispetto e lui ci casca come un pero cotto quando, seppure ingnobilmente incalzato, incomincia a darle del “tu” al posto del “lei”, giusto prima di sbottare. Quello è secondo me il preciso momento in cui si è mangiato l’approvazione della maggiornaza del pubblico maistream che ha seguito l’episodio. E se qualcuno ne ha fatto un esempio e addirittura lo ringrazia, io invece tra di me penso tutto il contratrio: uno come lui che ha studiato psicologia e si lascia trascinare e provocare in questo modo è ben più biasimabile del medio ascoltatore di radio 24 che prova a difendere la Causa e viene asfaltato da Nicoletti. Al secondo va la mia solidarietà ed il mio encomio, al primo… non altrettanto.

    1. La Murgia ha voluto interpretare le affermazioni di Morelli come un diktat maschilista su ciò che le donne dovrebbero fare ed essere. In questo modo lo ha collocato sul banco degli imputati con la gravissima accusa di prevaricazione antifemminile.
      Accusa da cui non gli ha poi permesso di difendersi e da cui nessuno può difendersi in quanto riferita alle “intenzioni” (stato mentale interiore) che però la Murgia, al pari di ogni femminista, ovviamente “conosce” meglio dell’interessato.
      Intenzioni ovviamente kattive. Lo ha intervistato proprio per “svelare” e rivelare quanto sia “maschilista” per avere detto, in sostanza, che …uomini e donne sono diversi per natura e complementari. Tesi che, per il femminismo, equivale ad una bestemmia.

    2. “il problema sta in gran parte nella parola “deve” che usa all’inizio della sua affermazione. Se io esco di casa non “devo” preoccuparmi proprio di una mazza, se il mio maschile non lo manifesto. io “posso” preoccuparmi, oppure no, ma sono fatti miei.”
      Stessa impressione. Porre un concetto in questo modo sembra quasi fatto apposta per provocare.
      Mi azzardo: e se fosse una polemica preparata a tavolino? Per far apparire la Murgia la “buona” della situazione?

    3. “…il problema sta in gran parte nella parola “deve” che usa all’inizio della sua affermazione…” Il “deve” può essere inteso in due modi, come descrizione o come prescrizione. Se dico “Gli uomini devono avere valore socioeconomico per contare nella relazione” non sto dando un ordine, sto descrivendo un vincolo, una precondizione per…
      Ovviamente Murgia ha inteso il “deve” come un ordine, una prescrizione maschilista etc. per poter incastrare il.malcapitato.
      Lettura capziosa perché interessata.
      Ma chiediamoci: se anche Morelli o chicchessia intendesse dare ordini alle femmine, dove sarebbe il problema? Le interessate non fanno altro che disubbidire. Morelli impedirà loro di disobbedirgli ?

      1. La frase esatta era “Se una donna esce di casa e gli uomini non le mettono gli occhi addosso deve preoccuparsi”. Non mi pare una “descrizione della realtà”, ma un inutile allarmismo. La realtà non è che le donne hanno sempre-sempre la testa volta a chiedersi “piacerò a qualunque uomo che passa?”, suggerire che per essere psicologicamente sane bisogna fare così (ricordiamo che Morelli parla da medico) è strano. Ripeto, l’assunto di base è giusto (a tutti piace piacere), ma far sentire qualcuno in colpa se non è addirittura un esibizionista mi sembra un messaggio scorretto da parte di uno psicologo.

        1. Si capisce che le affermazioni di Morelli sono criticabili, nella forma ed anche nella sostanza, a prescindere dalle sue “intenzioni” su ciò che le DD dovrebbero fare o essere. Ma c’è di più. Egli ha parlato da vero ingenuo pensando che sia ammissibile oggi che un uomo anche solo descrivere le donne sotto qualsiasi aspetto, o segnalare possibili derive, anomalie, guasti del loro modo di comportarsi. Peggio, che si possa fare riferimento anche solo indiretta ad una sottostante diversità naturale, ad un interdipendenza e complementarietà dei sessi etc..
          Da questo punto di vista si può dire che se l’è andata a cercare. E vien da chiedersi dove viva quest’uomo.
          Ma ce ne sono anche altri che viaggiano sul filo del rasoio. Recalcati ad esempio, che finora l’ha passata liscia.

  10. Immagino che l’origine del femminismo della scrittrice “crabarissa” sia dovuto a una forma d’odio per tutte le anguille che è stata costretta a mangiare da piccola.

    1. Non credo, molte ci nascono cosi, altre ci diventano, la stragrande maggioranza poi, capisce che il femminismo è ottimo strumento per far carriera, vendere libri, e in generale ottenere privileggetti vari, senza mai pagar dazio.

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