Oggi l’eversione rosa andrà oltre ogni limite accettabile

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

Le sue tematiche sono ora sviluppate da una nuova piattaforma:

LA FIONDA

https://www.lafionda.com

varie_tribunaleA parziale correzione di alcune riflessioni non del tutto corrette nel mio articolo di ieri, relativo alla sentenza di Bologna contro Michele Castaldo, voglio citare qua, copiandolo interamente, un post pubblicato su Facebook da Elias Vacca.

Leggo in ogni dove commenti, per lo più fondati sul nulla, sulla sentenza di una Corte d’Appello, che ha ridotto la pena per un assassino della propria compagna da 30 a 16 anni di reclusione. I giornalisti si sono profusi a sottolineare uno stralcio della motivazione nel quale i giudici hanno definito “inarrestabile tempesta emotiva” una crisi di ottusa possessività o di gelosia dell’omicida. I lettori hanno quindi capito, ovviamente, che a causa del suindicato stato psicologico l’omicida avrebbe avuto “uno sconto”. Purtroppo devo registrare, ancora una volta, che l’applicazione della giustizia è per gli italiani, giornalisti e lettori, un po’ come il calcio. Ognuno scrive e (incolpevolmente) capisce quel che vuole.

Il fatto è che l’omicida fu giudicato con una imputazione da ergastolo: omicidio sorretto da motivi abietti o futili. A quanto capisco era reo confesso e incensurato. Il primo giudice lo giudicò con rito abbreviato (i fatti erano pacifici) e gli applicò lo sconto di pena che la legge prevede per quel tipo di processo. Gli inflisse dunque non l’ergastolo, ma 30 anni. I giudici d’appello ritennero (immagino tenendo conto anche di quella valutazione sullo stato psicologico) che si trattava di un omicidio non aggravato da motivi abietti (uccido durante un rito satanico o per piacere mio), né futili (perché mi hai guardato male o mi hai occupato il parcheggio). Si trattava di un omicidio e basta. A quel punto cade l’imputazione da ergastolo e restano le attenuanti di aver confessato spontaneamente e, magari, l’incensuratezza, che incidono su un reato punito dall’articolo 575 c.p. con la reclusione “non inferiore ad anni 21” .

tribunaleSe i giudici sono partiti da 24 e non hanno riconosciuto alcuna attenuante, con la diminuente del rito di 1/3, che l’art. 438 C.P.P. applica al rito abbreviato, si scende ad anni 16. Oppure sono partiti da 30, hanno concesso attenuanti per incensuratezza e confessione, scendendo a 24 e poi come sopra. Le mie sono ipotesi, però fondate su 5 anni di studi di giurisprudenza e oltre 30 di aule di giustizia. Non c’è da parte mia nessun possibile giudizio che non sia tecnico. Perché l’interpretazione e applicazione del diritto è fatto tecnico, non emozionale. […]

Questo articolo è il frutto del lavoro volontario e gratuito dell’autore. Se vuoi aiutarlo contribuendo al mantenimento del blog e alla diffusione dei suoi contenuti, fai una donazione tramite bonifico o PayPal. Grazie!


IBAN: IT12D0617501410000001392680

Elias è un giuresperito, infatti ha centrato in pieno la questione e a confermarlo è Giuseppe Colonna, Presidente della Corte d’Appello di Bologna. La polemica sulla lettura distorta della sentenza della Corte d’Appello di Bologna è talmente montata da costringerlo a diramare alcuni chiarimenti tecnici, che richiamano proprio quanto ipotizzato da Elias. Con tutto ciò non si vuole intendere che l’omicidio di chiunque da parte di chiunque sia un reato da depenalizzare. E’ un reato orribile, che andrebbe punito con grande severità e nessuno si sogna di dire il contrario. La questione però è un’altra, non riguarda il caso singolo e tanto meno la già abusata “tempesta emotiva”. Riguarda invece gli sconti di pena, istituti regolarmente previsti nel nostro ordinamento, che i giudici hanno applicato a norma di legge, facendo né più né meno che il loro lavoro.

ingiustizia_vEppure assistiamo oggi a un presidente di tribunale forzato a correre a dare ai media delle “spiegazioni” (o sono giustificazioni?) di quanto deciso da giudici indipendenti, nel pieno delle loro funzioni e a norma di legge. Una forzatura che la dice lunga sul clima di intimidazione che serpeggia in questo paese quando si tratta di giustizia che riguardi uomini e donne. Un clima che avvelena la necessaria serenità con cui i magistrati, nel loro ruolo delicatissimo, devono elaborare le proprie decisioni attenendosi alle norme. Fin dalla sua emissione, la sentenza ha generato una poderosa ondata di pressioni e critiche basate su una sua lettura distorta, che ha spostato il focus da norme valide per tutti (quelle sugli sconti di pena) a una singola questione che vi era citata, che di fatto ha avuto un peso risibile sulla decisione finale, ma che è stata pompata ad arte per creare indignazione e mobilitazione.

Quello che sta accadendo, in sostanza, è un processo di delegittimazione della magistratura intesa a condizionarla, ma solo quando si tratta di giudicare uomini colpevoli. E’ in atto un tentativo da parte della piazza di acquisire per sé una sovranità giurisdizionale a senso unico, dove la percezione della colpevolezza è titolata a superare la cogenza della legge. L’esito è un assedio ai magistrati perché mutino d’avviso o, peggio, ricevano una lezione da tenere a mente per i casi successivi. Di fatto è un attacco eversivo orientato contro un organo dello Stato, consentito dal silenzio e dall’inazione della DIGOS, dei Ministeri dell’Interno e della Giustizia e del Presidente della Repubblica. Esagero? Non credo. Questo è ciò che ha annunciato ieri sera Francesca Puglisi su Twitter:

tweet_puglisi

Questo articolo è il frutto del lavoro volontario e gratuito dell’autore. Se vuoi aiutarlo contribuendo al mantenimento del blog e alla diffusione dei suoi contenuti, fai una donazione tramite bonifico o PayPal. Grazie!


IBAN: IT12D0617501410000001392680

Tra poche ore, dunque, un assembramento di femministe radicali accompagnate dai loro reggicoda e da un esercito di telecamere e giornalisti andrà ad ammonire magistrati dello Stato italiano affinché non si permettano più di applicare la legge, quando questa in qualche modo lede la loro personalissima percezione della giustizia, ovvero quando il colpevole è un uomo e la vittima è una donna. E poco importa che a parità di reato (omicidio del compagno) nessuna donna, a mia memoria, sia mai stata condannata in Italia a più di sei anni di carcere. Quello che si chiede è di non applicare le leggi quando ciò consente di esercitare il pugno di ferro verso un colpevole uomo. La richiesta trova la sua ragione nel fatto che con la “tempesta emotiva” i giudici avrebbero giustificato l’uccisione di una donna. Una falsità che grida vendetta. Riuscite a percepire l’enorme carico di malafede e manipolazione dietro tutto questo? Riuscite a percepirne la pericolosità per la libertà, la giustizia, la democrazia? Non è un gioco, signori. A questo punto non si sta davvero più giocando.

varie_spagnamanifPerché giustificato sarebbe manifestare sotto la Prefettura o davanti al Parlamento per chiedere una revisione degli istituti che regolano gli sconti di pena. Ingiustificato, pericoloso ed eversivo è intimidire chi le leggi è chiamato ad applicarle. Manifestazioni simili, finalizzate a rovesciare sentenze o a bastonare mediaticamente i giudici, accadono già spesso in Spagna, dove per fortuna la magistratura tiene più o meno botta. Da noi, dove un Presidente di Corte d’Appello si sente in dovere di diramare in anticipo scuse non richieste (per cosa? Per aver applicato la legge?) non c’è da essere ottimisti. Già di suo, troppo spesso la magistratura si lascia condizionare dai media e dall’opinione pubblica, già così la condizione maschile dentro i tribunali è miserabile tanto quanto è privilegiata quella femminile. Se si consente alla piazza di contestare chi applica le leggi e non, come si fa in democrazia, le leggi stesse, si fa un passo ulteriore verso la demolizione del nostro già traballante Stato di Diritto.

Io penso che l’assembramento femminista di oggi davanti alla Corte d’Appello di Bologna non dovrebbe essere autorizzato dalle autorità. E se queste non si muoveranno, penso che dovrebbero muoversi le persone di buon senso che tengono alla libertà e ai diritti costituzionali di questo paese. Ho visto tardi il tweet eversivo di Puglisi, altrimenti mi sarei attrezzato per raggiungere Bologna e oppormi in prima persona a questa pericolosissima china. Chiedo agli amici bolognesi che hanno a cuore la tenuta democratica di questo paese di riunirsi in Piazza dei Tribunali a Bologna e di stringersi mano nella mano in una catena umana pacifica a difesa del palazzo della Corte d’Appello. Difendere i giudici da ingerenze e intimidazioni significa difendere quel poco di Stato di Diritto che è rimasto. Se nessuno si opporrà allo scempio, si andrà oltre ogni limite accettabile. Dopo di che le cose non potranno che peggiorare. Per tutti.

[Edit – Aggiungo di seguito un’interessantissima riflessione lasciata in un commento da un lettore. Credo che meriti molta attenzione: “l’Assise di Appello è formata da otto giudici, due sono togati (uno ha scritto la sentenza) e gli altri sei sono privati cittadini estratti a sorte dalle liste elettorali. le decisioni sono assunte a maggioranza in camera di consiglio. Di conseguenza, si sta facendo indebita pressione sugli stessi cittadini che oggi, domani e sempre dovranno giudicare comuni cittadini come loro nella veste di imputati.]


Per essere sempre aggiornato sui nuovi articoli, iscriviti alla newsletter di “Stalker sarai tu”:

Loading

footer_sst

Leave a Reply

Your email address will not be published.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: