Oppressione LGBT: nessuno può impedirci di dire la verità

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di Cisky. I gusti sessuali rientrano tra le cose che non possiamo controllare, come la nostra razza, sesso, colore degli occhi o la nostra statura. Non c’è da litigare. Non c’è da approvare o disapprovare. Non c’è da odiare e non c’è neanche da essere orgogliosi. Ma quella di quella di scendere per strada, vestirsi in un modo che può essere disturbante per molti e urlare contro persone che manifestano pacificamente “lotta anale contro il capitale” e “questa è la democrazia se vi piace” smanazzandosi i genitali, com’è successo a Torino, è una scelta. Quella di ritenere “odio” il concetto di “padre e madre” e abolirlo a favore di “genitore 1 e 2” è una scelta. Approvare l’utero in affitto è una scelta. Quella di somministrare farmaci sperimentali per il blocco ormonale a chi non è neanche formato sessualmente (e psicologicamente), è una scelta. Quella di invogliare sui social bambini di 10 anni a fare i drag-kid in locali omosessuali per adulti, è una scelta. Dire che anche gli uomini possono avere il ciclo, è una scelta. Consentire a individui biologicamente maschi di competere in categorie femminili negli sport, è una scelta. Voler entrare nello spogliatoio femminile e denunciare la donna che non vuole vedere il tuo pisello pure se tu dici che sei donna, è una scelta. Accusare una ragazza lesbica di essere transofoba perché non vuole fare sesso con un uomo che “si sente” donna, è una scelta.

Nessun vissuto interiore, dunque, niente di ineluttabile: solo scelte. E le scelte si possono odiare. Anzi devono essere discriminate se dannose, così come le idee da cui scaturiscono. Ormai a forza di feste LGBT che scelgono come simbolo del loro “orgoglio” un uomo vestito da donna che, intervistato delle Iene su un ragazzo morto, ne descrisse come prima cosa “il pacco”, insieme a un’abusatrice di minori (che forse ha portato anche l’ex marito a suicidarsi), che insieme slinguazzano da ubriachi su un palco, attorniati da cartelli politici e anti-Cristiani (mai anti-Islam, per scelta), ci hanno fatto credere che essere omosessuali equivalga automaticamente ad approvare quel tipo di scelte e idee politiche e sociali, e non approvarle significhi essere cattivi, omofobi, discriminanti. In realtà sono loro quelli con una vera fobia. Ormai tutti confondono l’omosessualità con scelte e idee che sono racchiuse nella lobby LGBT. Che non rappresenta alcuna comunità con determinate sessualità, nessuna lotta alle discriminazioni, bensì precise idee politiche e sociali suprematiste da imporre alla maggioranza delle persone, sulla base di “esigenze” eterofobe, anti-cristiane, non di rado pedofile o sadiche, sociopatiche, anarchiche, con una radice marcita dentro il marxismo culturale.


Basta andare a verificare.


Un’altra cosa certa è che se non aderisci alle idee e scelte del gruppo, sei da eliminare, indipendentemente dal tuo orientamento sessuale. Anzi, se sei gay e non rientri nei canoni o violi i loro dogmi, sei da eliminare con ferocia. È talmente vero che sono arrivati ad attaccare Dolce e Gabbana, forse tra i gay italiani più famosi al mondo, per “omofobia” essendosi opposti alle adozioni gay. Per lo stesso motivo secondo l’oppressione LGBT sono omofobi pure Zeffirelli, Alfonso Signorini, Cristiano Malgioglio, Rupert Everett e tanti altri. Perfino il saggio Platinette è finito nel loro mirino. Non è un caso che il DDL Zan parli genericamente di “chi commette o incita a commettere atti di discriminazione per motivi omofobici e transfobici”. Sì, ma quali sono questi atti? Dire “Non ti assumo perché sei gay”? Ci sono leggi in merito. Dunque cosa si deve tutelare ancora? Il fatto è che si è consentito a questi suprematisti arcobaleno di decidere per noi cosa sia discriminante e cosa no. E così “love is love” va bene, anche se rischia di venire applicato anche tra adulti e bambini. “Dio, patria e famiglia: che vita di merda“, con tanto di sorriso di Monica Cirinnà, quella era libertà di espressione: è una sua opinione, stupida ma ha diritto ad averla.

Però lo ricordate quel cartello a Roma: “Due uomini non fanno una madre”? Quella non era un’opinione ma un fatto reale perché un uomo non potrà mai sostituire una mamma, né una donna potrà mai essere un padre. Eppure il cartellone fu rimosso perché era “omofobo”. Perché a qualcuno la realtà offende. E come quel manifesto saranno “atti omofobi” un qualsiasi rifiuto delle scelte elencate all’inizio, come già accade in altri paesi. Così il rifiuto va condannato per legge, per quanto insensata e pericolosa. Il tutto coperto da una spolverata di violenza, che non guasta mai, come insegnano gli interessi femministi. Per rendersene conto basta leggere il rapporto dell’Arcigay del 2017: “200 casi di attacchi omofobi”. I media gridarono all’orrore, senza calcolare che su 200 casi su 60 milioni di abitanti è pressoché un nonnulla. Ma soprattutto nessuno entrò nello specifico. Basta andarli a verificare e di quei 200 attacchi autocertificati già 100 risultavano insulti e atti di vandalismo, tra cui un manifesto strappato durante un assalto a Radio Maria da parte degli LGBT. Altri 60 erano conferenze critiche della Teoria Queer, 15 erano manifestazioni di genitori contro il gender nelle scuole, e 2 erano omicidi, di cui uno tra gay.


Dire la verità sarà reato.


Se ci si oppone all’ora gender (o educazione affettiva, un nome che fa raggelare) per tuo/a figlio/a a scuola, è un “attacco omofobo” tale da venire incluso nel rapporto annuale dell’Arcigay? In Gran Bretagna una bambina di 9 anni è stata espulsa da scuola per “omofobia” perché andava in confusione sentendosi dire che “poteva essere un maschietto se voleva”. Ecco l’oppressione LGBTQ. I pazzi hanno preso le chiavi del manicomio. Di fronte alle loro soperchierie e imposizioni a tutta la popolazione, attuate sulla base della pretesa di “non offendere la loro sensibilità” (come se fosse la sola che conta), ha senso continuare a essere accondiscendenti? Ha senso dover usare l’imbarazzante formula “Non sono omofobo ma per essere autorizzati a esercitare la propria libertà di parola e dire che l’utero in affitto è una pratica orrida e che non è cosa rilevante sapere gli altri con chi vanno a letto per valutare il loro ruolo sociale e culturale?

Chi ha eletto a moralizzatori della coscienza collettiva gruppi di allucinati che, o per psicosi o perché ci credono davvero o perché vigliacchi, impongono l’idea che esistano 60 generi? I sessi sono due, la famiglia ha padre e madre, le adozioni omosessuali sono abuso di minore (rendere un bambino volutamente orfano di un padre o una madre, è abuso, non diritto) e violano l’istituto per le adozioni, nato per restituire al bambino orfano la condizione più simile a quella persa in origine, cioè l’unica che può averlo generato, che è uomo + donna. Chi nasce uomo resta tale. L’uomo “lesbico”, la donna “agender” o “two spirits” (i queer) non esistono. E se un uomo vuole che mi rivolga a lui come fosse una donna (o viceversa), me lo chiede per piacere, e se non mi va non lo faccio, perché nessuno mi impone realtà alternative o di mentire rispetto alla realtà sotto minaccia di bollarmi di “fobia”, di multarmi e di mandarmi in carcere. Omosessuali o etero ha poca importanza, sostenere e approvare le follie LGBT è una scelta che si fa o per profonda ignoranza o per fanatismo politico. Dire la verità sarà reato.


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