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Petizione: Beppe Sala non ceda alle pretese della Casa della Donna

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Beppe Sala

di Giorgio RussoDaniele Capezzone su “La Verità” ci racconta dell’ennesima manifestazione di egoismo a spese di tutti da parte delle femministe contemporanee. Anni fa, ai tempi del sindaco Pisapia, alla Casa della Donna era stato concesso un immobile della bellezza di 700 metri quadri in pieno centro a Milano a titolo completamente gratuito. Fior di associazioni si propongono per svolgere attività culturali, artistiche, turistiche, di assistenza a bambini o anziani, tutte cose importanti e meritorie. Pisapia invece cedette (ovviamente) allo storytelling farlocco della necessità di tutelare il mondo delle donne e le associazioni che si attivano a loro difesa. E così le attiviste milanesi si sono trovate per anni in una condizione di maggior favore rispetto alle consorelle di Roma, sulle cui spalle grava un debito di quasi un milione di euro, per superare il quale non si negano sporche manovre di palazzo.

Il problema è che la pacchia sembra essere finita anche nel capoluogo meneghino. Il 31 dicembre scorso è scaduta la concessione di comodato d’uso gratuito e l’amministrazione di Beppe Sala ha giustamente messo l’immobile a gara. Apriti cielo. Le femministe della Casa della Donna davano per scontato che si sarebbe confermata la loro presenza gratis et amore Dei. D’altra parte loro sono le regine, le boss del momento, e Ro$a No$tra non accetta sgarri del genere. Come si può osare pensare di non confermare in automatico il comodato d’uso gratuito? E poi: donne che pagano per qualcosa? Ma quando mai? Parte allora la mobilitazione generale, con tanto di immancabile petizione online. I cittadini milanesi intanto sembra che stiano passivamente a guardare mentre un gruppo d’interesse ideologicamente orientato pretende e rischia di ottenere l’ennesimo privilegio a spese di tutti.


C’è da pagare? Paghino i milanesi tutti e chissenefrega.


Lo dice molto bene Daniele Capezzone nel suo articolo, commentando la petizione aperta dalle estremiste in rosa: “Peccato che la petizione ometta di precisare che a pagare il conto dovrebbero essere i contribuenti, e che se il Comune confermasse la situazione attuale si esporrebbe all’accusa di danno erariale”. Ma a loro che importa? Per costoro le attività da loro svolte sono essenziali. Ma basta leggere di cosa si tratta per rendersi conto che, come per le consorelle romane, è un’accozzaglia di stupidaggini politicamente schierate: “Corpi di donne in lotta contro la Tav”, “Corpi di donne e scambio di affetti, a contrastare la repressione”, “Come si costruisce un maschio patriarcale”. Roba da manicomio. O da collettivo studentesco del 1977, che poi è la stessa cosa. Un’accozzaglia di privilegiate che giocano a fare le antagoniste a spese di tutti, insomma, accompagnando il tutto con l’immancabile criminalizzazione dell’uomo.

E sì che il bando del Comune non è nemmeno così esigente. Per un locale che varrebbe un canone di circa 12.000 euro al mese, si chiede poco più di 3.000 (utenze escluse), con uno sconto del 78%. Roba che, in mano a iniziative o associazioni capaci di portare avanti progetti in grado di autosostenersi, significherebbe un regalo straordinario. Ma no, le virago “voglio tutto senza dare niente inquantodonna” non ci stanno. Oltre a sapere bene che le loro attività, oltre che inutili, sono tutt’altro che redditizie, come si confà a un’essenza parassitaria, ritengono ci sia una questione di principio. Alle associazioni checombattonocontrolaviolenzasulledonne (da leggere tutto d’un fiato) deve essere dato tutto, subito e senza chiedere nulla in cambio. C’è da pagare? Paghino i milanesi tutti, la comunità, e chissenefrega.


Ecco allora la nostra petizione su Change.org.


Ebbene, se la Casa della Donna apre la sua petizione per premere sull’amministrazione del Sindaco Sala, che sarà messo sotto pressione anche dalle altre organizzazioni femministe nazionali, anche noi riteniamo opportuno far sentire la nostra voce e la voce di tutti i cittadini di Milano che avrebbero piacere di vedere in pieno centro attività utili per la città, per tutti, capaci di autosostenersi. Ecco allora la nostra petizione su Change.org: “NO AI LOCALI GRATUITI ALLA CASA DELLA DONNA DI MILANO“. Una petizione da firmare in massa da parte dei milanesi, ma non solo. La logica secondo cui le estremiste del chiagni e fotti si muovono vale in ogni angolo del paese, e deve essere sempre più chiaro a costoro che non gli è più concesso, che c’è una maggioranza non più silenziosa stufa di pagare privilegi altrui. Firmate dunque la petizione e diffondetela. L’obiettivo è doppiare le loro firme e farle pervenire al Sindaco Beppe Sala. Affinché sappia che, oltre alle pressioni politiche c’è la volontà sovrana della cittadinanza, in aggiunta al mero buon senso e alle regole di buona amministrazione.


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11 thoughts on “Petizione: Beppe Sala non ceda alle pretese della Casa della Donna

  1. voglio proporre una petizione secondo me fondamentale, e parlo seriamente… il principale problema in Italia a mio parere è il modo in cui vengono date le informazioni se non vere e proprie notizie false… l articolo 21 della costituzione protegge gli orgami di informazione ma non indica gli strumenti per garantire che il pubblico sia correttamente informato da chi da le notizie… bisogna fare qualcosa per punire severamente chi ha una funzione pubblica e diffonde dati falsi e falsi allarmismi… questo a mio parere è la petizione numero 1 da portare avanti per risollevare questo paese dal baratro e ovviamente di conseguenza risollevare anche la figura del maschio italiano, non si può continuare cosi……

  2. Sì vabbé, un sindaco del PD che non fa un favore alle femministe non credo esista in natura. Se gli chiedessero di occupare la Scala per un film femminista gliela concederebbe e le pagherebbe pure (tanto sono con soldi nostri, mica suoi).

  3. Mah. Iniziativa meritoria, ma dubito fortemente che Sala, in fondo più o meno la copia di Pisapia e con alle spalle gli stessi gruppi di pressione, faccia la cosa giusta. In ambito PD prima vengono i privilegi femministi e poi il resto. Comunque felice eventualmente di essere smentito.
    Gli unici che hanno alzato la voce contro lor signore sono i tanto vituperati 5S a Roma. Ancora ieri alla manifestazione delle sardine, ossia del PD, a Roma( non in quella del giorno prima dei 5S, pur colpevoli di essersi fatti contaminare in questi due anni dalle sciocchezze leghiste da codice rosso e piddine da gender gap) lor signore, tra gli applausi piddini , hanno ribadito i loro soliti concetti, che loro sono figlie di un dio superiore e che quindi lo stabile romano spetta a loro con tutti i privilegi annessi e connessi.

    1. questo è il monito per gli uomini di sinistra, queste possono chiedere di tutto ( in altro contesto, vi ricordate quello che successe a travaglio ? ) , a milano hanno chiesto una cosa impossibile e probabilmente la otterranno, la stessa cosa succederà anche dalle altre parti, vedrete

      1. Non siate pessimisti. Piuttosto condividete la petizione, specie nell’area di Milano, se avete conoscenze da quelle parti.

        1. già fatto, ma non è sufficiente, che ne dite se inviamo anche mail?, magari con una lettera scritta da te? ( che a mio giudizio sai anche come scriverla )

          1. La lettera seguirà solo una corposa raccolta di adesioni alla petizione. Siamo tutti un po’ stufi di scrivere lettere che rimangono “morte”…

  4. la scelta migliore, tagliare i finanziamenti ( dare gratis un immobile è finanziare ) , fondamentale per combattere il femminismo, insistiamo su questa strada

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