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Spagna: vince il PSOE femminista, ma gli uomini alzano la voce

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persone_sanchezGli esiti delle elezioni spagnole di domenica consegnano indubitabilmente la palma del vincitore al PSOE, il partito socialista spagnolo guidato da Pedro Sanchez. Non è una vittoria schiacciante: per la prima volta si dovranno mettere in atto alcune alchimie parlamentari per costruire una maggioranza di governo, tuttavia la lunga scia di predominio progre in politica sembra destinata a proseguire presso i nostri cugini iberici. La vera novità è l’affermazione del partito Vox, che viene definito qui in Italia “franchista” o di “estrema destra” a scopi puramente denigratori. In realtà il programma elettorale di Vox è composito: recupera sicuramente alcune ispirazioni tradizionali ma le declina in termini attuali offrendo proprie ricette su temi come l’immigrazione, l’identità nazionale, l’economia. Grazie a questo, Vox è riuscita a eleggere 24 deputati. Meno di quanto previsto, ma già un risultato storico, di fatto.

Tra i temi che rendono Vox di grande interesse per questo blog c’è la lotta strenua a quello che in Spagna viene efficacemente definito “femminismo suprematista”. Santiago Abascal, leader del partito, parla apertamente di femminazismo, della necessità di una legge equilibrata sulla violenza domestica ma anche dell’urgenza di una guerra senza quartiere alle false accuse. Va detto: noi ci si lamenta qui in Italia, ma in Spagna vige un vero e proprio regime. Anzi due: uno per le donne e uno per gli uomini. Questi ultimi, a fronte di una qualsivoglia accusa, vengono carcerati e i loro diritti (umani, civili e paterni) sospesi finché non dimostrano di essere innocenti. Una barbarie, insomma. Dunque Vox irrompe, anche con l’attivismo di moltissime donne all’interno del partito, tentando di frantumare una narrazione che in terra iberica s’è fatta carne e sangue (maschile) ben più di quanto accada da noi, sebbene appaia impossibile.


In Spagna vige un vero e proprio regime. Anzi due: uno per le donne e uno per gli uomini.


Red-de-asociaciones-malos-tratos-PSOE1-696x392L’esito delle elezioni di domenica fa pensare che gli uomini spagnoli non siano stati ancora abbastanza oppressi, se così in tanti perseverano a votare il partito socialista, proprio quello che già dieci anni fa ha innescato la presa del potere del femminismo suprematista. Anche da quelle parti, come da noi, c’è molta pazienza, in parte, in parte una sottomissione psicologica alla furiosa ideologia vittimistica femminile. Anche se le cause della tenuta del PSOE vanno ricercate più in profondità, magari attraverso un paragone con chi si spaccia per suo omologo in Italia, ovvero il PD. Partiti del genere, che pretendono di richiamarsi a radici ideali profondamente affondate nella storia, a fronte della modernità politica hanno due scelte: cercare di trasformarsi in partito d’opinione o cementare un tessuto clientelare molto potente su cui appoggiarsi in fase elettorale per poi foraggiarlo durante il possesso del potere. Il filo rosso che dà continuità, in ogni caso, sono i vuoti richiami retorici e ideologici, pura ritualità svuotata di ogni significato.

La resistenza del PSOE alle elezioni è dunque solo in parte attribuibile a un istinto tafazziano degli hombres di Spagna. Tra le due opzioni, e in un quadro politico frammentato da tensioni regionalistiche molto più di quanto non accada in Italia, i socialisti spagnoli hanno optato, fin dai tempi di Zapatero, per la creazione di una rete fittissima e interconnessa di interessi e clientele. Là, come da noi, le “sezioni” di partito sono morte come mosche, sostituite da realtà sindacal-associative sparse per il paese. Tra queste a farla da padrone sono le organizzazioni in difesa della donna: associazioni antiviolenza, sindacati delle donne, consorzi in difesa della donna, fondazioni e così via. Oltre a drenare una gran quantità di denaro pubblico, direttamente o indirettamente attraverso lo spennaggio di un esercito di uomini in tribunale, questa rete interconnessa si scambia cape, capette e leader. Funzionano insomma da scuola politica e da trampolino, in una logica di vasi comunicanti che dall’associazionismo femminista porta all’alta politica e viceversa. Tempo fa avevo ricostruito il complesso reticolato di questi interessi, che nel tempo si è stratificato ancora di più. E’ su quel tessuto che poggia, essenzialmente, buona parte del successo del PSOE.

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tweet_puglisiUn successo non replicabile qui da noi, per molti motivi. Le divisioni a sinistra, anzitutto: la galassia femminazista italiana alle ultime elezioni aveva a disposizione il PD di Maria Elena Boschi e LEU di Laura Boldrini, ad esempio. La quantità di risorse pubbliche stanziate per le clientele rosa: vergognosamente ampie, ma comunque inferiori a quelle attivate in Spagna. Questo fa sì che il vario associazionismo tossico nostrano si accapigli e si sbrani per le briciole, senza riuscire a coagularsi davvero in una struttura interconnessa come quella spagnola, e solo saltuariamente i centri antiviolenza diventano trampolini per la carriera politica, sebbene i tentativi in questo senso siano sistematici. A questo si aggiungano i personaggetti di scarsissima credibilità che allignano nelle fila del femminismo suprematista italiano, compressi da tante contraddizioni, a partire dal doppiopesismo sulle violenze commesse dagli immigrati per finire con quello puramente ideologico. Ultimo esempio: Francesca Puglisi che sbava livore sui due viterbesi di Casa Pound accusati di stupro, ma non si ha memoria di alcun suo vagito su Luca Bianchini, responsabile PD di Roma, condannato anche in Cassazione per tre stupri.

E sul versante resistente cosa si ha in Italia? Nulla. Ovviamente c’è una corsa dei più furbi ad associarsi a Vox. Salvini manda tweet di augurio ad Abascal prima delle elezioni, e fa quello che la Lega è un po’ sorella di Vox in Italia. Peccato che Vox non si sognerebbe nemmeno lontanamente di candidare e dare un ministero a una come Giulia Bongiorno, di promuovere leggi infami e molto spagnole come il “Codice rosso”, di accettare l’istituzione di una nuova Commissione sul “femminicidio” o di permettere l’ostruzionismo feroce alla riforma delle separazioni e affidi. Dunque non cascateci: per lo meno sul tema del femminismo suprematista, la Lega non è la Vox italiana. Tutto il contrario, anzi. Anche Fratelli d’Italia cerca di mettere il cappello sulla sorpresa elettorale spagnola, ma c’è da fidarsi di un partito che inneggia alla castrazione chimica, ovviamente solo per gli uomini? Non credo proprio.


Vox non si sognerebbe nemmeno lontanamente di candidare e dare un ministero a una come Giulia Bongiorno.


persone_abascalLa verità è che in Italia non c’è nessuna forza, organizzazione, associazione capace di parlare, sul tema uomini e donne, con la chiarezza di Vox. Si guardi una qualunque trasmissione italiana dove vengano riportate le dichiarazioni di Abascal: scende un silenzio imbarazzato, come se avesse bestemmiato peggio di un livornese. Restano tutti attoniti e chi cerca di porsi dalla parte di Vox devia subito il discorso: “li ho conosciuti, sono gentiluomini”. Come se per chiedere parità, giustizia, equità, come se per denunciare la piaga delle false accuse, come se per dire le cose come stanno servisse una patente di “gentilezza”, sennò non c’è libertà di parola. Nulla e nessuno di organizzato e rappresentativo oggi ha il fegato in Italia di attaccare come sarebbe giusto fare il gigante dai piedi d’argilla del femminismo suprematista. I media sono complici, ovviamente, nel momento in cui come controparte della violenza ideologica invitano Vittorio Sgarbi o Vittorio Feltri, che è un po’ come dare campo libero alle varie Murgia, Betti Dakli, Sabbadini, Fedeli e compagne di merende varie.

In conclusione: in Spagna il braccio di ferro tra l’oppressione femminista e la società civile ha visto vincere a mani basse il clientelismo socialista, almeno fino a domenica scorsa. Ora una reazione c’è: aperta, senza paura, priva di titubanze. E l’augurio, per i fratelli e le sorelle iberiche per bene, è che Vox possa essere sempre più determinante a riequilibrare le cose nel paese che ha eletto a celebrità ed eroina una donna e madre sentenziata come malevola, la nota Juana Rivas. Da noi il braccio di ferro è ancora in corso: il femminazismo dilaga, sicuramente il fronte delle persone per bene e degli uomini è sotto pressione, complici anche i molti ometti inconsapevoli che fiancheggiano l’andazzo e mass media servili come pochi al mondo. Ro$a No$tra però ancora non riesce ad abbattere il muro che la porterebbe a imporre da noi un regime alla spagnola. Anche perché una resistenza c’è. Disordinata, eterogenea, attonita e talvolta irresoluta, ma c’è. Ed è molto meno paziente e autolesionista di quella spagnola. Per questo non è lontano il momento in cui troverà modo di coagularsi attorno a una rappresentanza civica chiara, decisa e tutt’altro che impaurita. Perché questa è l’Italia. Non è e non sarà mai la Spagna.

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10 thoughts on “Spagna: vince il PSOE femminista, ma gli uomini alzano la voce

  1. Dal mio punto di vista un partito dichiaratamente antifemminista che prende il 10% (2 milioni di voti) è l’inizio di uno tsunami.
    Mai era successo prima.

  2. Ma Nessuna Signora spagnola hai mai denunciato i leader del partito Socialista spagnolo di oggi come quelli di 10 anni fa.? .. Che so, una denuncia di qualche segretaria, di qualche amica… Basterebbe poco per far vedere a certi personaggi i sorci verdi e far sparire i sorrisetti dalle loro facce… Per far loro provare sulla Propria pelle quello che sperimentano grazie a loro gli spagnoli .

  3. Molto interessante, non ho seguito le elezioni spagnole e pensavo che questo Vox fosse come tutti gli altri partiti della nuova destra, cioè euroscettici nazionalisti conservatori anti-lgbt ma pur sempre femministi. Invece parlano apertamente di false accuse? Incredibile, credo che siano i primi a farlo, o sbaglio?

    Non sono così sicuro che in Italia siamo messi poi tanto meglio degli spagnoli dal punto di vista delle leggi misandriche: io questa resistenza di cui parli non la vedo. Per esempio la Convenzione di Istanbul, che rende legale e incoraggia la discriminazione contro gli uomini, fu approvata all’unanimità dal parlamento. Non ricordo alcuna voce ‘ufficiale’ contro questo abominio…

    Bisognerebbe cominciare ad organizzarsi, a costituirci anche noi in associazioni.

    1. Te lo confermo: Vox non è antieuropeista, sebbene metta al centro la nazione spagnola. Ed è il primo e unico partito a parlare in modo chiaro e netto contro LGBT e femminaziste. Un precedente prezioso.
      Fidati, in Italia siamo messi meglio. Giusto un pelo, ma meglio. E non dimenticare che la Convenzione di Istanbul parla quasi esclusivamente di violenza domestica, includendo anche gli uomini vittime. Sono i politici interessati e il femminismo suprematista che la interpretano solo sulla “violenza di genere” intendendo quella contro le donne.
      Quanto all’organizzazione… abbi fede e pazienza.

      1. Quindi avete già in mente di fare qualcosa? Ottimo! Come modello, vi consiglierei di prendere spunto dalla “National Coalition for Men” (NCFM). Sono in attività da più di 30 anni e probabilmente hanno già incontrato (e risolto) molti dei problemi che un’associazione simile troverebbe in Italia. Se vi serve aiuto con traduzioni, articoli, infografici, trascrizioni di video, io mi offro volontario.

      2. Davide, se poi Vox fosse stato anti europeista sarei stato più contento: l’UE è istituzione femminista per eccellenza! Ideologie come quella femminazista trovano naturale alimento nella cornice delle istituzioni UE : inclusione forzata, uguaglianza forzata, etc ma distruzione dei limiti, del padre, del maschio. Non sto a farla lunga…. Attenzione a volere salvare l’UE: da certe di amiche non si esce se non si cambia lo sfondo.

        1. Il programma complessivo di Vox mi piace sotto certi aspetti, sotto altri no. Quello che mi interessa di più è ovviamente la sua aperta presa di posizione contro il femminismo suprematista. E’ una prima assoluta in politica che, di fatto, anche solo con 24 deputati, ha sfondato. Entrare in Parlamento distruggendo un tabù tanto potente è un precedente significativo. Che va seguito.

  4. La Spagna è passata dal franchismo al Nazifemminismo, la democrazia è troppo difficile per un paese semiarabizzato, la reconquista non è mai finita.

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