Stupro di Firenze: condannato lo Stato di Diritto

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Marco Camuffo Pietro Costa
Marco Camuffo e Pietro Costa

di Redazione – La vicenda è nota, ed è stata trattata diverse volte anche su queste pagine (qui, qui e qui). Nel settembre 2017 due Carabinieri, Marco Camuffo e Pietro Costa, vengono accusati di stupro da due studentesse americane, a Firenze. Il primo, Marco Camuffo, ha optato per il rito abbreviato, ricevendo nell’ottobre 2018 una condanna a 4 anni e 8 mesi. Il secondo, Pietro Costa, ha optato per il rito ordinario, conclusosi venerdì scorso, con una condanna a 5 anni e sei mesi di reclusione. Una vicenda per la quale su questo blog si è sempre parlato di accuse false. Di contro, il mainstream colpevolista e manettaro ha inneggiato alla massima pena, con le portavoce del femminismo nazionale a dirigere il coro, incuranti di due famiglie gettate nel discredito e nella rovina. Con la sentenza di condanna a Pietro Costa si è chiuso un primo capitolo della vicenda, dopo un processo dai tratti più che discutibili. E li discuteremo a fondo, il più possibile. A partire dal primo messaggio pubblicato da Pietro Costa su Facebook dopo la sentenza:

Ho aspettato per più di due anni in totale silenzio, confidente nella giustizia e nella verità, ma dopo una condanna INGIUSTA quale quella che ho ricevuto in primo grado ieri sento il bisogno di rompere questo silenzio. Questa condanna non rende giustizia a me, non rende giustizia alla verità e non rende giustizia nemmeno alle donne. Ogni tentativo di far emergere la verità con l’aiuto dei miei avvocati, dei periti e’ stato impedito. Perché? Semplicemente perché non conveniva a nessuna delle parti attive e giudicanti in questo processo.

Non conveniva al Comune di Firenze che si è costituito parte civile perché ha bisogno che l’opinione in America rimanga immutata e continui a mandare i propri studenti in Italia e a Firenze nella consapevolezza che qualunque cosa facciano durante il proprio soggiorno la spuntino sempre e rientrino sani e salvi dall’Italia. Non conviene all’Arma dei Carabinieri, anch’essa costituitasi parte civile richiedendo un risarcimento danni e che con la mia condanna avrà una testa da esibire per testimoniare che l’arma non insabbia ma fa pulizie liberandosi a propria discrezione delle “mele marce”.


Meritavo un processo giusto, equo, niente di più.


Non conveniva al Pubblico Ministero che ha incassato un altra vittoria, ottenuta a qualunque costo, così da poter continuare a scalare nella sua carriera. Non conveniva nemmeno al Giudice, che come sapete i miei avvocati hanno ricusato perché al contempo riveste la carica di presidente di una associazione che difende proprio le vittime di questo tipo di reati e che a Firenze è’ finanziata dallo stesso comune di Firenze sopra citato, costituitosi parte civile. Questo giudice potrà cosi, a maggior ragione, fregiarsi di essere un vero paladino delle vittime, non importa se siano vere o false.

Di come sono andate le cose quella notte, delle bugie e delle invenzioni dette a proposito di un falso abuso sessuale, di questo non è importato a nessuno. Meritavo un processo giusto, equo, niente di più e non l’ho avuto. Per questo comincerò a raccontare la verità a qualunque costo e attraverso altri mezzi.

In questa vicenda ci sono diverse vittime. Pietro Costa è una di esse, in quanto innocente, ed è già gravissimo. Intollerabile è che le altre vittime siano la Giustizia e lo Stato di Diritto. E che, con ciò, in pericolo sia tutto il popolo italiano. Ciascuno di noi, come Pietro Costa e tanti altri prima di lui, rischia concretamente di finire stritolato da un sistema che si palesa sempre più come un regime oppressivo, malato, psicotico. Ne parleremo nel dettaglio nelle prossime ore. Restate connessi.


NO AI LOCALI GRATUITI ALLA CASA DELLA DONNA DI MILANO

(firma la petizione su change.org)

 


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