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Una ricetta magica (Daria Bignardi trolling)

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LA FIONDA

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di Davide Stasi. Uomini con famiglia che state per partire per le vacanze, attenzione perché ora vi do un consiglio che vi cambierà la vita: quest’anno, in casa, non fate un cazzo. Avete già dato durante il lockdown, e anche troppo avete già dato nella vita: almeno in queste vacanze post confinamento non fate niente. Fatelo soavemente, gentilmente, col sorriso, senza sensi di colpa: rilassatevi, nuotate, camminate, leggete e in casa fate il meno possibile. I vostri familiari stanno benissimo anche se non gli portate un lauto stipendio ogni mese, non li scarrozzate ovunque loro chiedano di andare, non sistemate i pasticci fatti sui PC di casa, non vi accollate le attività più pesanti, e soprattutto se non gli garantite voi da soli o soprattutto voi un alto tenore di vita a prezzo di non essere mai in casa, di non stare mai con loro, tra viaggi di lavoro, straordinari e tutto quello che serve per garantirgli il benessere, una casa, le vacanze e tutto il resto.

Provate. Fate questo esperimento: per una volta lasciate che ognuno ? figli, moglie ? faccia quel che vuole. Vedrete che non muoiono se non gli pagate qualche vacanza o si devono arrangiare con il trasporto della spesa pesante o con le riparazioni di casa per due settimane, anzi: ne saranno felici. Se poi una sera ne avete proprio voglia potete cambiare quella presa elettrica che non funziona da tempo o quel tubo del lavandino che perde da anni, ma non più di una volta o due durante la vacanza, eccezionalmente, e magari facendolo alla bell’e meglio, che poi qualcuno provvederà. Dormite, chiacchierate, andate a correre e in canoa, giocate a calcetto con gli amici, ballate, studiate francese, fate qualunque cosa vi piaccia. E lasciate che la facciano anche loro. Lo so, se i figli hanno meno di sei o sette anni è più complicato, ma si può fare: neanche loro moriranno se saranno costretti dalla mamma a non bagnarsi dopo pranzo o a mettersi la maglietta in pieno agosto per non prendere freddo. Capaci che tornano in città reclamando di stare un po’ con voi.

Non controllate, non gestite, non puntualizzate, non pagate, non decidete. Ve lo meritate. E se lo meritano anche loro. Qualcuno ha da ridire sul fatto che non spendi i soldi guadagnati lavorando dieci-undici ore al giorno? Che si trovi un lavoro dove guadagna come te o faccia gli stessi straordinari. Ha voglia di una libreria nuova? Se la monti da sé. Prova fastidio per la tapparella bloccata? Prenda il cacciavite e si dia da fare e rischi lei di lasciarci le dita. Provate. È difficile, lo so. Sembra impossibile. Invece si può, si deve, e cambia la vita. La cambia interiormente, profondamente. È bello e rassicurante sentirsi necessari, prendersi cura dei propri cari, lo so che il vostro sguardo capisce cosa è meglio per loro, ma lasciate che lo scoprano da soli. Gli farà benissimo, e anche a voi. Questa non è una provocazione: è una ricetta magica. Le donne la conoscono e ne custodiscono il segreto, consapevoli del potere che gli dà farvi sentire in colpa, far pesare i loro sacrifici come se fossero maggiori dei vostri e lasciare che il lavoro pesante lo facciano gli altri e il mantenimento di tutto il baraccone sia sulle spalle vostre.


Questo è l’effetto che si ottiene invertendo i generi della schifezza vergata da Bignardi.


Daria Bignardi
Daria Bignardi

I tre paragrafi che avete appena letto non sono originali. Sono la versione, girata al maschile, di questo articolo firmato Daria Bignardi, pubblicato il 14 luglio scorso su Vanity Fair. Provate a leggerlo e comparatelo con la mia versione al maschile. Che sensazione ne traete? In molte parti la mia scivola nel nonsense, come quando dice: “I vostri familiari stanno benissimo anche se non gli portate un lauto stipendio ogni mese…”. Ovvio che è una sciocchezza, nessun familiare starebbe benissimo senza uno dei due stipendi, in genere il più sostanzioso, tra le entrate familiari. E questo già dice molto sulla funzione essenziale e del tutto complementare dell’uomo in casa rispetto a quello altrettanto essenziale della donna. Un’ovvietà che non spingerebbe mai un uomo sano di mente a scrivere un pezzo come quello che Bignardi invece scrive dal lato femminile: gli uomini sanno che in famiglia tutti sono chiamati a sacrificare qualcosa per un bene comune e tendenzialmente non se ne lamentano, non recriminano. Fanno, per il bene comune, punto e stop. In ogni caso è il mood della mia versione, come di quella di Bignardi, a essere complessivamente fastidioso. Ed è così per due ragioni.

La prima è che l’uno e l’altro sono fondati su menzogne: quella di Bignardi sul fatto che gli uomini non fanno nulla in casa. Per carità, ci saranno i pigri e gli svogliati, ma ci sono anche le pigre e le svogliate. Soprattutto la realtà è che il mondo è cambiato e la famiglia che Bignardi sta rappresentando è quella di ceto medio-basso (forse) degli anni ’40 o ’50 del ‘900. Antiquariato che in bocca a una femminista diventa un cliché per parlar male una volta di più degli uomini di oggi, quando la realtà è molto più diversificata: la presenza di uomini attivi (talvolta iperattivi) nei lavori domestici è dilagante e testimoniata da ogni parte. Ma la menzogna è anche mia quando rappresento la donna di casa come una specie di parassita incapace di fare lavori tecnici, di manutenzione, pesanti o di portare a casa uno stipendio decente. Non è vero che è così e non penso che sia così: ormai le donne sanno fare pressoché tutto e hanno ampie possibilità di sfolgoranti carriere. Ma questo è il risultato che si ottiene invertendo i generi della schifezza vergata da Bignardi: una sgradevole coglionata. Che è tale non per effetto dell’inversione dei generi, ma per l’essenza stessa di quanto scritto dalla giornalista.


A quel punto non ci sarà più Daria Bignardi a dare brillanti spiegazioni per quella desolazione.


La seconda è il fatto che in entrambe le versioni aleggia tra le righe un senso di fastidio, di conflittualità, di recriminazione e scontentezza. Non c’è traccia di alleanza, amore, relazione solidale nella famiglia tratteggiata da Bignardi. C’è una competizione aspra e livorosa dove, altro cliché, una parte appare sacrificata, oppressa e penalizzata (la donna), mentre l’altra se la spassa bellamente (l’uomo e magari pure i figli). Chiedo allora: è davvero questa l’idea che Bignardi ha del vincolo familiare, o sta solo facendo la solita pantomima per poter raggranellare like e applausi con il solito banale e triviale articolo lercio di superficialità femminista? Nel primo caso, non vorrei essere nei panni di suo marito o dei suoi figli. Sai che tristezza  sapere quanto mamma detesta tutti mentre raccoglie delle briciole o fa da mangiare per tutti (lei inclusa), invece di concepire quei gesti come atti d’amore compiuti mentre il proprio alleato maschile ne compie altri di altro genere? Sai che angoscia saperla sempre incazzosamente sul chi vive, convintissima di essere una vittima predestinata e non uno dei due meccanismi essenziali per la vita comune?

In realtà quella che Bignardi tratteggia non è una famiglia come la intende o la vive lei (spero), bensì la solita bieca operazione di giornalettismo ideologico, concepito per avere qualche plauso e un po’ di condivisioni. Ma è un’operazione tossica e irresponsabile. Nello sforzo di denigrare una volta di più la figura maschile, finisce per fare il ritratto al modello di donna istigata dalla mentalità femminista a sentirsi vittima invece che parte di una stupenda unicità. Quel tipo di donne che, presto o tardi, su impulso anche di queste pessime rappresentazioni messe in piedi e ripetute ossessivamente da tante cattive maestre, finiscono per distruggere tutto, marito e figli inclusi. Quante, leggendo quell’orrore, si sono dette: “sì, Daria ha ragione! Basta, non faccio più nulla!”? Quante hanno cominciato a guardar male il marito o i figli, magari intenti a giocare assieme sporcando dappertutto? Quante, dalle parole di Bignardi, hanno tratto l’impressione che sì, la vita potrebbe essere migliore senza avere attorno tutta quella gentaglia denominata complessivamente “famiglia”? Quante di loro ritroveremo tra anni, gonfie fino alla suppurazione di messaggi incessanti di questo tipo, divorziate, mortalmente sole (nonostante il gatto o il cane) a cercare di convincersi, affermandolo compulsivamente sui social, di essere una persona per bene e un buon genitore? A quel punto però non ci sarà più Daria Bignardi a dare conferme né brillanti spiegazioni per quella desolazione di cui, sebbene in piccola misura, si è resa responsabile.


15 thoughts on “Una ricetta magica (Daria Bignardi trolling)

  1. Commento qui l’ultima “verità indicibile”: in questo caso avete commesso un errore, scientificamente non è vero che chiunque non abbia i cromosomi xx sia un uomo. Esistono gli intersessuali, esistono le donne con Sindrome di Turner, con Sindrome di Morris…
    Se poi intendevate che non avere il ciclo e non poter allattare al seno sono segni inequivocabili dell’essere uomo, anche qui avete toppato in quanto esistono numerose donne sterili e/o con ghiandole mammarie non funzionanti (ma è talmente ovvio che penso fossero solo elementi che volevate aggiungere al concetto “xx = donna”).

    1. Hai dimenticato l’ameba, che se non ricordo male può cambiare concretamente sesso a suo piacimento… Diciamo che in una nota di homepage non è possibile elencare tutte le tante possibili eccezioni e/o aberrazioni naturali. La regola generale e assolutamente predominante, conseguente al setting naturale, è quella. Le eccezioni restano eccezioni.

      1. Giorgio, secondo me se si voleva fare una frase sintetica sull’argomento si poteva formularla meglio senza che cadesse nella falsità evidente e in concetti che attirano detrattori; formularla come le altre “verità” pubblicate finora (es. che solo da un uomo e un donna si può concepire, ossia solo da un gamete maschile e uno femminile, è incontestabile).
        Una donna in menopausa è uomo? ????

            1. Anzi, mi correggo, quel “se non hai cromosomi xx” esclude che una donna in menopausa possa sentirsi chiamata in causa. Ciò che incasina il messaggio sono le frasi successive, a mio avviso superflue; tanto non esistono persone con configurazione diversa da xx che abbiano il ciclo o possano allattare.

              Resta il fatto che non è carino dire a una con la Sindrome di Morris “sei un uomo, stacce” (che comunque non è un’offesa, per carità, ma un modo di porsi abbastanza arrogante se non richiesto). Viene chiamata anche “sindrome delle belle donne” perché questi individui hanno tutto l’aspetto di femmine molto attraenti. Di solito si scoprono “geneticamente maschi” solo quando si insospettiscono per il mancato menarca, fanno esami più approfonditi. Si dice lo siano anche alcune vip come Charlize Theron e Nicole Kidman; sfido a pensare che siano uomini!

              1. Es: l’ultima “verità indicibile” (cure ormonali ecc… non cambiano il genere biologico) va benissimo come scritta, è inoppugnabile.

  2. Complimenti a Davide, ottima riflessione.
    Non se ne può più di quei discorsi stantii, stereotipati, fuori dalla realtà.

  3. Daria Bignardi è un’altra femmina femminista moralmente inferiore, una privilegiata che al pari di tantissime altre mentecatte come lei fa danni da decenni (e li fa perché “chi sta in alto” glielo permette).
    Li faceva anche ai tempi in cui conduceva “Tempi moderni”.

    1. complimenti hai tradotto esattamente quello che anche secondo me sta portando questa costante vocina che senti ovunque… noi donne noi donne noi donne noi donne noi donne… questa autoproclamazione di essere superiore/vittimismo serve solo a sfasciare i rapporti… e non sto dicendo che una donna debba sopportare un uomo che la piglia a sberle ovviamente, qua si parla di come fanno diventare orrendo, una schiavitù, il cucinare ed il pulire ad esempio… ps: in casa cucino io (stando rigorosamente attento a non sporcare, senno mi rompe) e stiro io e ovviamente faccio i lavoretti di casa… e lei prende più di me di stipendio e non abbiamo figli perché di figli ne ho già avuto uno con una che non puliva ne se stessa ne la casa, e tralascio i particolari e le modalità di separazione

      1. Ormai è la norma che anche gli uomini si occupano di casa e figli. Però continueranno costantemente con la narrazione della donna casalinga e schiava, e dell’uomo seduto sulla poltrona che guarda la tv con la canottiera sporca di sugo.

        1. @Lupo Mannaro
          Fantozzi mentre guarda la partita mangiando spaghetti e intimando a Pina di non disturbarlo ????
          Era una macchietta già negli anni ’70, figuriamoci adesso. Voi uomini dovete avere proprio una bella pazienza ad essere continuamente oggetto di battute e stereotipi sessisti come questi…

          1. a tralaltro la mia donna (non in senso possessivo) è lei che deve guardare la partita della nostra squadra a tutti i costi ????????… io spesso faccio volentieri a meno ???????

  4. Bravo Davide, bella idea. Il punto è che ci sono soggetti che tendono ad approfittarsi della disponibilità altrui e non dipende dal sesso, ci sono donne pigre e approfittatriici e uomini generosi e disponibili e viceversa, sarebbe bello collaborare in famiglia e aiutarsi senza far pesare ogni cosa, senza sentirsi vittima, facendolo con amore e per amore, ma ahimè oggi alle donne si insegna l’egoismo, come se le vittime fossero sempre e solo loro.

    1. @Ornella,grazie a Dio ce ne sono tante di famiglie che vivono normalmente, dove ognuno svolge un proprio ruolo, senza farlo pesare o sentirsi vittima.
      L’articoletto della Bignardi, ha uno scopo ben preciso , che tutti noi conosciamo: continuare a far girare una narrativa anti-maschile,propinarla ancora alle donne in generale.

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