Violenza di genere: come ti manipolo i dati dei Pronto Soccorso

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LA FIONDA

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di M.Z. Gli uomini sono nettamente più violenti delle donne. Lo certifica il report del progetto SINIACA-IDB a cura dell’Istituto Superiore della Sanità. Alcuni ospedali del nord Italia aderenti al progetto (in particolare l’ospedale Galliera di Genova), hanno monitorato per due anni (dal 2012 al 2013) l’accesso ai pronto soccorso di vittime di violenza e aggressione, e gli operatori sanitari hanno compilato schede accurate sul tipo di aggressione. Il report finale presenta questi dati, estremamente interessanti, e li analizza. Lo studio mostra come la violenza fisica sia in gran parte una prerogativa maschile. Nelle coppie l’aggressore è l’uomo nel 80% dei casi, e anche considerando tutti i casi di violenza (furti, liti, ecc…) le donne sono aggredite da uomini nel 71% dei casi.  Pure gli uomini sono aggrediti in gran parte da altri uomini, e da una donna solo nel 9% dei casi. Un verdetto inappellabile! Il report è firmato da tre ricercatori dell’Istituto Superiore della Sanità, con la collaborazione di altri otto ricercatori e dottori che lavorano negli ospedali e che fanno parte del gruppo di lavoro “violenza SINIACA-IDB”. Il tutto suffragato da grafici e tabelle e sulla base di dati reali. Quindi come dubitarne!  E infatti i risultati del report sono citati in altri progetti e iniziative pubbliche per combattere la violenza di genere, come il progetto REVAMP.

Il report parte leggero, fornendo un quadro apparentemente omogeneo di feriti uomini e donne: “Negli anni 2012-2013 i casi totali di violenza per aggressione altrui registrati con il FDS-IDB sono 2.036 e comprendono 1.295 uomini (58%) e 940 donne (42%)”. Non farà però mai notare che gli uomini con ferite importanti (commozioni celebrali, ustioni, ferite aperte, ecc..) siano stati quasi il doppio delle donne. Nasconde questo fatto significativo dietro una cortina fumogena di numeri aggregati ad arte: “Le ferite aperte che sono 337 (15,3%), nei maschi per il 21%, mentre nelle femmine per il 9%”. Il che è un esempio di come non dire che ci sono stati 256 uomini con ferite aperte contro solo 81 donne. E ancora: “Le fratture sono 147 (7%), per il 7% dei maschi e il 6,6% delle femmine”, che suona come una sostanziale parità (7% contro 6,6%), mentre ci sono stati 96 uomini con fratture contro 51 donne, quindi il doppio di uomini. Il trucco è lo stesso di prima: indicare l’incidenza percentuale di una tipologia di ferita all’interno dello stesso genere, ma non confrontare le differenze fra i due generi. “Le lussazioni/slogature sono in totale 84. Nei maschi, in particolare, si registra 1 caso di amputazione/trauma avulsivo, 1 caso di trauma da corpo estraneo, 3 casi di trauma cerebrale specificato (tutti nei maschi), 3 casi di Ustioni (3 maschi e 1 femmina)”.


I casi osservati non rispecchiano i casi reali


Ma ecco finalmente qua compaiono i numeri dei casi a favore degli uomini, ma solo quando sono numeri bassi e irrisori. “Per altro specificato tipo di lesione si contano 63 casi ( in 41 femmine e 22 maschi)”. E qua, dove i numeri sono a favore delle donne, miracolosamente fa capolino la conta dei casi in numeri assoluti: “41 femmine contro 22 maschi”. Impressione finale dalla lettura del report: sostanziale parità di ferite fra uomini e donne. Risultato della conta dei dati nelle tabelle: 550 uomini con ferite gravi contro 276 donne. Riguardo la violenza nelle coppie, il report è perentorio: “Se, invece, l’aggressore è il partner affettivo, il che avviene nel 18,7% di tutte le violenze osservate, la vittima 4 volte su 5 è la femmina: 79,4% delle vittime sono femmine contro il 20,6% dei maschi”. 80% contro 20%, una percentuale schiacciante. 332 donne hanno accusato il compagno, contro solo 86 “miseri” uomini. Ma non una riflessione su perché ci siano stati 207 uomini per cui non sia stato possibile risalire all’aggressore (o per loro omertà o per negligenza di chi ha compilato la scheda al pronto soccorso) contro solo 73 donne “omertose”! Il numero di uomini omertosi (207) è quasi pari al totale delle donne ferite dal compagno (332) e non una parola!? Il numero di uomini omertosi è quasi tre volte superiore a quello delle donne omertose e non una riflessione!? Si sentenzia un pesante 80% – 20% alla leggera senza considerare un sommerso significativo.

Ma il report fa di peggio, dato che non risponde ad una domanda che verrebbe naturale: quante delle 332 donne che hanno accusato il compagno avevano ferite lievi e quante invece gravi?  E nel caso degli uomini? Questo dato è importante perché un uomo può decidere di lasciare una compagna violenta, ma senza sporgere denuncia, e senza bisogno di andare al pronto soccorso a farsi certificare un livido o una contusione, dato che sono ferite che uno può tranquillamente automedicarsi. Stesso discorso per le donne ovviamente, ma per la cultura corrente, è più difficile per un uomo ammettere di essere vittima di violenza della compagna, rispetto ad una donna. Inoltre anche all’atto pratico per una donna che accusa un uomo di violenza la strada è tutta in discesa, dato che ha patrocinio gratuito, associazioni che la appoggiano e giudici che hanno un occhio di riguardo. Per un uomo tutta in salita e rischia di essere un boomerang se la compagna lo accusasse a sua volta. Quindi l’indagine statistica non considera un sommerso di uomini e donne picchiati dal compagno, ma che non passano dal pronto soccorso, e siccome in percentuale relativa sono sicuramente più gli uomini “omertosi” che le donne, il risultato finale rischia di essere poco veritiero. Ovvero il report misura i casi osservati (come giustamente dice), ma i casi osservati non rispecchiano (necessariamente) i casi reali (cosa che il report non fa notare).


La propaganda femminista si cela con astuzia nei documenti ufficiali.


Discorso diverso invece per le ferite gravi: anche il più duro degli uomini ferito dalla compagna, non può certo cucirsi da solo una ferita aperta o steccarsi alla meno peggio una gamba rotta ed è costretto ad andare al pronto soccorso. Poi può dire una bugia, o stare sul vago o fare l’omertoso rifiutandosi di rispondere, ma intanto al pronto soccorso ci deve andare. Quindi nel caso di ferite gravi si cattura l’intero campione di uomini e donne, senza bias culturali, e la proporzione sarebbe veritiera. Sarebbe interessante confrontare il dato di uomini e donne feriti gravemente dal partner. Peccato che il report pur avendo questo dato nelle schede statistiche, non lo fornisca nelle tabelle, e la cosa inizia ad essere sospetta! Siccome il report non ce lo fornisce, proviamo a estrapolare il dato. Intanto notiamo che gli uomini andati al pronto soccorso per ferite lievi (in molti casi non hanno neanche richiesto medicazione) sono stati 726 contro 664 donne. Quindi una sostanziale parità come rivela e sottolinea il report. Ma quello che il report non fa notare è che la storia di queste ferite lievi è sostanzialmente diversa, dato che c’è il doppio di uomini feriti da ladri, parenti non stretti o perfetti sconosciuti fino al momento della lite. 933 uomini e 461 donne donne feriti da persone non intime e che quindi avevano tutti gli interessi (o nessuna remora) ad andare al pronto soccorso a farsi certificare lividi, graffi e altre ferite. Da questi numeri si deduce ci siano state almeno 203 donne con ferite lievi che hanno accusato persone a loro vicine (664 donne con ferite lieve meno 461 ferite da persone non intime uguale 203), mentre virtualmente tutti i 726 uomini con ferite lievi potrebbero essere stati aggrediti da altrettanti sconosciuti. Considerando solo le ferite gravi, quelle che non possono sfuggire al pronto soccorso, abbiamo 550 uomini e 276 donne. Supponiamo che il 20% degli uomini e (per cavalleria), l’80% delle donne sia vittima del compagno, otteniamo 113 uomini e 278 donne feriti dal compagno. Ipotizzando che metà dei 207 uomini omertosi e (per cavalleria) tutte e 73 donne omertose abbiano voluto proteggere il compagno, abbiamo 216 uomini e 292 donne ferite dal compagno. La forbice si ridurrebbe ad un 58% di donne vittime del compagno contro un 42% di uomini. 58% – 42%, un numero molto diverso dal 80% – 20% segnalato dal report, e in linea con altri studi internazionali.

Anche nelle conclusioni il report continua a puntare il dito contro gli uomini: “Appare evidente come gli aggressori maschi siano molto più numerosi (71%) rispetto alle femmine, che rappresentano il 13%, mentre nel 16% dei casi non è stato dichiarato il sesso dell’aggressore”. La tabella in calce riporta un sconfortante 1587 aggressori uomini contro solo 290 aggressori donne e 358 aggressori non identificati che farebbero pendere ancora di più il numero a sfavore degli uomini. Quello che però non mette in luce è che su 1587 casi di aggressione totali da parte di uomini, ben 824 sono criminali o persone violente abituali e quindi bastano 82 criminali abituali che feriscono (anche lievemente) 5 persone all’anno (un ferito ogni due-tre mesi) per i due anni dello studio, per mandare al pronto soccorso 824 persone. Quindi una possibile stima è di 845 aggressori unici maschili (1587 – 824 + 82), che sono un 57% del totale, con la variabile dei 358 aggressori non identificati, che non è detto siano in gran parte uomini, dato che spesso a non fornire indizi sono stati gli uomini aggrediti e non le donne (207 uomini omertosi contro 76 donne). Insomma la lezione che si può trarre è che la propaganda femminista si cela con astuzia nei documenti ufficiali, apparentemente seri e obbiettivi, per poi essere usata per motivare leggi discriminatorie. Ma non serve molto per svelare la realtà dei fatti.


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