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Weinstein e la vittoria miserabile del #MeToo

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Harvey Weinstein
Harvey Weinstein

di Redazione – Una vittoria miserabile non è una vittoria, e come tale non può essere festeggiata. Eppure, confermando la propria infima natura, le accusatrici di Harvey Weinstein, residuati ideologici del fortunatamente defunto #Metoo, hanno esultato quando la giuria della corte di Manhattan ha emesso ieri il verdetto di colpevolezza per l’ex produttore hollywoodiano. Che ha ascoltato le conclusioni della giuria guardando dritto davanti a sé, impassibile, salvo mormorare tre volte ai propri legali “io sono innocente”, quando i poliziotti gli hanno posto le mani sulle spalle, invitandolo ad alzarsi per essere ammanettato e portato in carcere.

Delle centinaia di accuse piovute sulle spalle dell’ex guru del cinema americano, due sole sono rimaste in piedi: una da parte di una sua precedente assistente e una di un’aspirante attrice. Le altre sono cadute tutte o in modo spontaneo o raggiungendo il proprio scopo estorsivo, ossia spillare al ricco produttore somme che se non sistemano per la vita, poco ci manca. Sulle due rimanenti si è espresso il tribunale, condannando Weinstein per una fellatio della sua assistente avvenuto nel 2006 (“violenza sessuale di primo grado”) e per un rapporto completo con l’aspirante attrice nel 2013 (“violenza sessuale di terzo grado”), ma assolvendolo dall’accusa di condotta da “predatore sessuale seriale”, quella più grave.


Il simbolo del Male sul piano mediatico.


Harvey Weinstein
Harvey Weinstein

Piegato da anni di persecuzione giudiziaria e mediatica, ma anche da un problema alla schiena che lo costringe a camminare con un deambulatore, Weistein si è lasciato condurre dai poliziotti, sentendosi male poco dopo. Portato al Bellevue Hospital Center per controlli, è stato poi trasferito nell’infermeria della prigione newyorchese di Rikers Island. La sua immagine di uomo piagato e piegato, nel morale e nel fisico, è la rappresentazione plastica della maschilità in questi tempi di follia ideologica: raggiunti successo e ricchezza, è stato circondato da una corte di approfittatori ma soprattutto approfittatrici, che sulle proprie buone grazie hanno costruito o fatto ripartire una carriera. Spremuto il limone una volta, lo si è poi scorticato, con le estorsioni a scoppio ritardato e a diffusione internazionale. Ora questa specie di epilogo indegno, con la pattumiera carceraria che si apre per un uomo d’affari che con le sue centinaia di parassite era semplicemente uso fare un equo e consenziente scambio di favori.

Eppure la giuria condanna, gli USA finti puritani e i suoi media micidiali condannano, le sciacalle con i loro cicisbei al seguito esultano. E la loro indegnità si schianta sul viso corrucciato di Donna Rotunno, l’avvocato che ha condotto la difesa dell’ex produttore con il piglio che l’ha resa famosa. Quello che serve in tribunali impostati per distribuire ingiustizia come quelli americani (e che i tribunali italiani muoiono dalla voglia di imitare). Lei ha preso per il bavero le accusatrici e le ha scrollate abbastanza da mandare in pezzi la crosta vittimistica dentro cui si erano rintanate, svelando che si erano date a Weinstein per interesse, partecipando a un mero, consapevole e consenziente do ut des. Rotunno ha fatto ciò che ogni avvocato deve poter fare, specie davanti ad accuse senza prove, specie davanti a false denunce: ha conteso la credibilità e veridicità della testimonianza della presunta parte lesa. Al contrario dell’Italia, dove questo ormai non si può più fare, là è ancora permesso. Non serve a nulla, specie se l’imputato è assurto a simbolo del Male sul piano mediatico, ma è ancora permesso.


Una giustizia sistematicamente orba.


Donna Rotunno
L’Avv. Donna Rotunno

L’11 marzo il giudice, sulla base del verdetto della giuria, emetterà la sentenza per Weinstein, che ora rischia da 5 ai 25 anni di carcere. Il suo avvocato, Donna Rotunno, è però già sul piede di guerra, pronta a far scarcerare l’uomo e a portare la sentenza in Corte d’Appello. Il produttore, stando alle dichiarazioni e al piglio del suo legale, è in buone mani: “è stato orribile per me vedere il mio cliente preso in custodia”, ha ringhiato la Rotunno. “Harvey è forte, sta vivendo la situazione da uomo. E sa che non finisce qui”. In precedenza ebbe a dire che se anche il movimento #MeToo ha aiutato la causa femminista, ora la questione è sfuggita di mano. “Non ci si può guadagnare due volte, non si può dire devo poter fare tutto ciò che voglio senza pagarne le conseguenze. Fare sesso consensuale con qualcuno, anche quando è un detestabile atto di scambio di favori, non diventa un reato in tempi successivi”. E per marcare la distanza: “Io non sono mai stata aggredita sessualmente, semplicemente perché non mi sono mai messa in quel tipo di situazioni”. Notevole, detto da una donna di grande successo, oltre che molto bella.

Il caso Weinstein, con l’esito che si è avuto ieri, altro non è che la versione condensata e portata al livello più alto delle ricchezze e della fama che si possa raggiungere nello sfolgorante contesto americano e dello star-system, di tante altre vicende più minute, sparse per tutto il globo, con una particolare concentrazione nell’area occidentale. Sulla schiena piegata di Weinstein non sta solo il verdetto conformista di una giuria conformista di un paese che nasconde la propria profonda essenza cinica e peccaminosa dietro un conformismo di plastica, e nemmeno soltanto la sciocca superficialità di molti uomini che si lasciano irretire dall’appeal femminile, fidandosi che non venga poi usato in modo strumentale. Sul destino di Weinstein pesano e si sublimano le esistenze devastate di centinaia di migliaia di uomini di tutto il mondo, chi assolto dopo un calvario giudiziario, ma comunque rovinato nella reputazione e nelle tasche, e chi, come il produttore americano, sacrificato con una condanna sull’altare di una giustizia pavida perché ormai soltanto mediatica e ideologica, e per questo sistematicamente orba. Con l’unico occhio buono che guarda da una parte sola.


NO AI LOCALI GRATUITI ALLA CASA DELLA DONNA DI MILANO

(firma la petizione su change.org)

 


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11 thoughts on “Weinstein e la vittoria miserabile del #MeToo

  1. Diciamo la verità, per una donna fare sesso, mezz’ora del suo tempo, gli apre una montagna di opportunità senza fatica, ha fatto uso di un’accorciatoia per arrivare in un punto che altrimenti sarebbe costato molto di più in termini di tempo e sacrifici.
    Ci troviamo di fronte ad una donna molto privilegiata che dovrebbe baciare i piedi alla fortuna per essere con facilità dove non merita.
    Ora, una donna così non dovrebbe tradire chi le ha permesso di passare in un attimo davanti a una miriade di donne più meritevoli, no non gli basta che ella HA quello che non merita ma va a perpetrare anche il tradimento perfetto.

  2. A me (e penso non solo a me) sono piaciute le parole dell’avvocato:“Non ci si può guadagnare due volte, non si può dire devo poter fare tutto ciò che voglio senza pagarne le conseguenze”.
    Se è sincera e non sta recitando una parte anche fuori dal tribunale perchè la partita non è ancora chiusa ma la Corte d’Appello è il passo successivo allora mi tolgo il cappello : sono parole da sbattere in faccia a tutta la feccia femminarda ogni volta che apre bocca.
    E ancora: “Fare sesso consensuale con qualcuno, anche quando è un detestabile atto di scambio di favori, non diventa un reato in tempi successivi”. E per marcare la distanza: “Io non sono mai stata aggredita sessualmente, semplicemente perché non mi sono mai messa in quel tipo di situazioni”. Amen.

  3. “raggiunti successo e ricchezza, è stato circondato da una corte di approfittatori ma soprattutto approfittatrici, che sulle proprie buone grazie hanno costruito o fatto ripartire una carriera”
    Credo che questo sia il nocciolo. In particolar modo, nel mondo dello spettacolo è da sempre valso il “se vuoi far carriera la devi dare”. Ovvio che se non ci fosse domanda non ci sarebbe offerta, ma se la domanda non trovasse accoglimento, cadrebbe nel vuoto. Mi sembra sia lampante che Weinstein fosse il classico produttore porco e provolone, ma…non lo sapevano? Perché ci sono state? Perché non hanno denunciato? Perché non se ne sono andate? Perché viene fuori ora? Una serie di domande a cui, senza ipocrisia, tutti sappiamo dare risposte.
    E poi ora è un diavolo decaduto ed è sempre stato brutto, non dimentichiamoci che le orde di donne accusatrici si accaniscono molto più volentieri sui brutti, perché quando ci sono state disprezzavano il brutto in quanto tale e disprezzavano se stesse, perché costrette ad andarci a letto per carriera.
    Comunque ora il drago è stato ucciso, le principesse sono salve e tutti vissero ipocritamente felici e contenti.

  4. Personalmente non credo che Weinstein sia totalmente innocente, ovvio che molte furbastre ci hanno marciato ma vedendo il tipo dubito che non si sia mai “allargato” oltre i confini del lecito (consideriamo che finché era forte e potente a Hollywood faceva letteralmente il bello e cattivo tempo). Detto questo, io me lo auguro che sia totalmente innocente e che, da innocente, si faccia più anni di carcere duro possibile, finendo solo e stramaledetto da tutti. Perché adesso è facile “simpatizzare” per un povero (?) vecchio malato, su cui si sono avventati sciacalli, iene e paracul* d’ogni sorta, ma ricordiamoci che finché era al top lui il femminismo lo ha favorito, pubblicizzato, coccolato, che ha donato una marea di soldi alle misandriche più estremiste, che stava pappa e ciccia con la parte più “progressista” (=femminazista) dei Dem americani. È il classico maschio-alfa-sinistrorso che, facendo i propri porci comodi, sputa sulla maschilità, che attacca “gli uomini” (cioè, si intende, tutti gli altri – i poveracci – lui è il cavaliere bianco) e che se non fosse rimasto fregato personalmente avrebbe continuato a inneggiare al femmin(az)ismo in ogni occasione. Che passi in carcere il resto dei suoi schifosi giorni, godendosi il sistema che ha contribuito pesantemente a creare.

    1. Concordo su buona parte.
      Ma definire Weinstein “maschio alfa” non si può proprio leggere: è un vecchio che supplicava delle attricette senza arte né parte di poter praticare loro sesso orale, e poi scambiava con loro messaggini coccolosi.

      1. Sì, infatti ho usato le virgolette apposta, più che maschio-alfa propriamente era uno che poteva permettersi di atteggiarsi tale grazie a soldi e potere, e probabilmente a un certo punto si è pure convinto di esserlo davvero.

        1. Mi sono accorto in effetti che NON avevo usato le virgolette… beh, grazie per la precisazione, ho potuto chiarire il punto.

        2. Il problema è convincersi di esserlo davvero: non dovrebbe accadere, se uno è un vecchio ciccione pieno di soldi e gli piace fare sesso può acquistare nottate di follie a rischio zero con delle professioniste bellissime e giovani.
          O può anche andare nei bar più modesti a rimorchiare le vecchie ciccione povere e ignoranti senza dire chi è: solo col fatto che è ben vestito e rispetto a loro mostra educazione e classe alcune ci staranno, e se uno vuole una cosa vera quella è una cosa vera.
          Ma non si può avere tutto, altrimenti poi si paga un prezzo salatissimo.

  5. Se di violenze ed abusi sessuali non si tratta, mi auguro vivamente che sia scarcerato nel più breve tempo possibile.
    Poi scusate, ma perché si pensa sempre che le donne non abbiano mai ” voglia” !?
    E se sono state loro ad insistere e provocarlo per i vari rapporti ???
    Tutti penseranno :
    No !?
    Non é possibile !?
    Perché qualsiasi atto sessuale, alle volte anche se consenziente, se perpetrato sulle donne, appare come violento ?
    Mentre a sessi opposti, non si parla nemmeno di consenso ?
    Doppi standard molto gravi e a dir poco vergognosi !

    1. Sono tutte ipocrisie.
      Prendiamo le prostitute per strada, fanno anche 20 rapporti al giorno con persone di tutti i tipi, nessuno le violenta, finito un rapporto sono subito pronte per un altro, sono tutti rapporti svogliati da parte loro e il giorno dopo ricominciano dopo aver dormito dieci ore filate.
      Tutto fila liscio perchè uno paga e l’altra ti da cinque minuti del suo tempo, con questo voglio dire che se vogliono (in questo caso è il vile denaro che glielo fa volere) possono fare una moltitudine di rapporti al giorno senza avere nessun rimorso morale, non hanno nessun problema a farlo.
      A volte mi chiedo se la differenza fra stupro e rapporto sessuale dipenda da una mancata corresponsione e senza questo ricambio la donna è disposta a dire che ha subito lancinanti sofferenze, che la sua vita non è più la stessa, che non dorme più la notte, ha continue fobie etc.. etc..
      Il vero stupro è una cosa da maniaci, la maggiorparte degli uomini non sono in grado di farlo, lo dimostrano quelli che pagano le prostitute, dopo 10 minuti ognugno per la sua strada nonostante il campionario variegato dei clienti, solo uno su diecimila uomini può capitare che in caso di non consensualità sia capace di seviziare una donna a tal punto che i segni fisici e psicologici rimangano indelebili per tutta la vita e in questo caso giustamente va usato il verbo “stuprare” che è un azione non degna di un essere umano, sono casi rari, fortunatamente, trovare persone con queste caratteristiche; invece sono molto più frequenti i casi di donne che denunciano “vero stupro” quando non hanno ricevuto quello che si aspettavano di ricevere o anche per semplice vendetta etc..

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