L’uomo mostro e la donna pura

Ecco due esempi di come i media plasmino il sentire comune, distorcendo la realtà o forzandola con chiavi di lettura del tutto plausibili.

Il primo articolo riguarda la vicenda del famoso regista Muccino, accusato di violenze e denunciato dall’ex compagna. L’uomo si è difeso sui social e l’articolista, naturalmente donna, sminuisce e dileggia la sua reazione, che fa riferimento a omissioni e mistificazioni da parte della ex. Tutto molto consueto. Eppure l’articolista non esita a mettere l’uomo in cattiva luce. Non si pone nemmeno lontanamente il dubbio che la donna abbia diffuso la sua storia sui giornali, e non l’abbia tenuta dentro le aule di tribunale, per approfittare della notorietà dell’ex e avere così anche lei un po’ di ribalta. Non si pone minimamente il problema di che tipo di compagna questa fosse, quale fosse il vissuto di coppia… E’ donna, quindi ha ragione a prescindere. E naturalmente l’uomo è il mostro, sempre a prescindere. Salvo che poi successivamente Muccino ha portato prove della falsità delle accuse della ex, ma tant’è…

femminicidio

Il secondo articolo (naturalmente sempre a firma di una donna) è l’apoteosi. Un’intera pagina dedicata alle donne uccise “per amore” o per crimini comuni. Un inno a qualcosa che concettualmente non esiste: il femminicidio. Ma qui si va oltre. C’è la mitizzazione della donna morta, la santificazione della sua storia, l’assoluzione da qualunque comportamento improprio che possa aver messo in atto in vita. In quanto donne sono state in vita esenti da qualunque tipo di scorrettezza e di errore. Non c’è il contraltare della storia del maschio che le ha uccise, della relazione in cui erano. E’ una narrazione parziale che ha come presupposto il fatto che il mostro è il maschio, sempre e comunque, in qualunque condizione, senza attenuanti. Grande tristezza per la scomparsa di queste persone, sia chiaro. Ma la stessa di chi, uomo o donna, muore sul lavoro, in incidenti stradali, di malattia o per qualsivoglia altro motivo. I morti sono morti, non valgono di più perché sono donne. E l’omicidio è omicidio, chiunque sia la vittima, chiunque sia il carnefice. Per finire, una domanda provocatoria: ma una donna uccisa da una donna, finisce in questa esibizione unilaterale di santità presunta? E’ femminicidio quello?

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