Il vicino molesto secondo la Cassazione

Analisi critica di una sentenza di colpevolezza per stalking (luglio 2015, reperita in rete). Di seguito il “cuore” delle motivazioni della condanna:

Cassazione-come-si-scrive-il-ricorso.-Principio-di-autosufficienza-“Le molestie erano iniziate con degli approcci durante incontri casuali nei pressi di casa e mentre entrambi si trovavano sui balconi delle rispettive abitazioni (posti l’uno di fronte all’altro): l’uomo aveva pronunziato frasi come “tu mi piaci”, aveva “mandato” baci, si era messo le mani sul cuore “a voler mimare il suo amore” e una notte aveva puntato la luce di una torcia verso l’abitazione della donna. In altre occasioni l’aveva aspettata fuori della palestra e fuori dal parrucchiere; l’aveva pure raggiunta ai giardinetti, dove si trovava con i figli, e le aveva detto sussurrando “ma lo vuoi capire che sono innamorato di te”; era accaduto pure che le avesse sussurrato le parole “ti amo” nell’androne di una chiesa, durante una processione.

La donna si era determinata a presentare la querela dopo che erano rimasti senza esito i tentativi di far desistere l’uomo dal suo comportamento e dopo un ennesimo episodio, cui aveva assistito pure il marito: in data 27 novembre 2010, mentre lei si trovava sul balcone, il M., seduto nella cucina della propria casa, spostata la tenda, si “toccava le parti intime”. Tale ricostruzione dei fatti è stata operata dai giudici di merito sulla base delle risultanze dell’istruttoria dibattimentale, di cui si è dato conto in maniera congrua e logica sia nella sentenza di appello che in quella di primo grado, alla quale la prima ha fatto anche legittimamente rinvio.

[…]

E’ infatti emerso che la persona offesa, in conseguenza delle reiterate molestie subite del M., aveva avvertito un forte senso di ansia e si era sentita perseguitata, tanto da dover modificare le proprie abitudini di vita: infatti si era vista costretta a causa delle morbose attenzioni del M. ad uscire di casa sempre accompagnata dal marito o dalle amiche, anche per espletare le normali attività quotidiane”.

Commento:
Nel primo paragrafo emerge che dichiararsi innamorato di una donna (sebbene sposata…) è una molestia. Secoli di libri romantici vanno riscritti o bruciati. Certo c’è modo e modo di dichiararsi, non tutti sono Casanova. Ma di fatto oggi corteggiare una donna è penalmente rischioso quanto spacciare droga.
Il secondo paragrafo è una meraviglia nel dimostrare l’assurdità di questa legge. La vittima e suo marito testimoniano che il corteggiatore si sia mostrato a toccarsi le parti intime. L’hanno fotografato? Videoripreso? No. E’ una mera testimonianza. Magari il vicino gli stava antipatico per motivi di parcheggio, magari aveva beccato la donna con un altro e lei temeva che lo dicesse al marito… chissà… di fatto, basta una testimonianza delle parti in causa, non una testimonianza terza, per incastrare l’uomo.
Senza contare che… il marito? Sta sul balcone e guarda il vicino che si tocca davanti alla moglie e non fa nulla? In questi casi un discorsetto bello chiaro è più che sufficiente. Il maschio di una volta faceva così. Quella cosa fanciullesca ed effemminata che sono gli uomini oggi sembra che no, non lo faccia. Anche per questo è sospetto il passaggio immediato alle carte bollate.
Non solo: si dice che lei ha tentato più volte di far desistere l’uomo. Le prove di questo? Non necessarie. Basta che lo affermi lei.  La verità non si saprà mai, la sentenza non fa riferimento ad alcuna prova concreta che lei abbia agito con convinzione per far desistere l’innamorato (ad esempio una diffida scritta mandata da un legale…). Basta la sua parola.
E le è bastato, come dice l’ultimo paragrafo, dimostrare di aver cambiato abitudini di vita ed essersi sentita in ansia. Qualche testimonianza di qualche amica, oltre che del marito, un certificato medico, e il gioco è fatto… Nessun approfondimento per capire se per caso il presunto persecutore non fosse oggetto di persecuzione da parte della donna, per via giudiziaria, per altri motivi. In quanto accusato di stalking la sua testimonianza a favore di se stesso non avrebbe avuto alcun valore. Quelle dell’accusa, invece sì, anche in assenza di prove concrete.

Ben inteso, per quello che ne sappiamo, il vicino aveva davvero passato la misura che distingue un corteggiamento da una molestia, e la sua condanna è sacrosanta, non è questo il punto. Dal testo della sentenza emerge quanto poco ci voglia, ben al di là della certezza del diritto e della presunzione di innocenza, per finire incastrati nel reato di stalking. E per finire in galera.

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