Beccata! (Strano…)

Cassazione-come-si-scrive-il-ricorso.-Principio-di-autosufficienza-Ogni tanto (raramente, purtroppo) si trovano giudici con un po’ di sale in zucca. Nello stralcio che segue, tratto da una sentenza della Corte di Cassazione (reperita in rete, risalente al novembre 2013), si giudica insussistente lo “stato d’ansia” dichiarato da una donna nei confronti dell’ex marito, da cui si stava separando in via giudiziale (cioè non erano d’accordo, c’era un conflitto in atto). Come accade frequentissimamente, lei ha cercato di fare la furba e di distruggere la reputazione dell’ex marito per poter stravincere nel processo di separazione, probabilmente per prendersi i figli e spennarlo a dovere. La sua pantomima è stata svelata, però. Certo l’uomo è dovuto arrivare fino alla Cassazione, perché ovviamente i giudici dei gradi precedenti se l’erano bevuta: si trattava di una donna in ansia, quindi il mostro era l’uomo, a prescindere. La Cassazione invece è andata a fondo: lui le telefonava, è vero. Ma lei rispondeva, e pure a tono. Com’è normale che accada quando ci si separa in modo conflittuale. In sostanza, lei aveva messo in piedi un gran teatrino infame, manipolando una legge che si lascia troppo facilmente manipolare. Accade di continuo. Stavolta però le è andata male.

“I giudici hanno affermato che il percorso argomentativo adottato dal giudice di primo grado si rivela illogico perché il Tribunale riconosce un comportamento molesto dell’accusato, posto in essere col mezzo del telefono, caratterizzato dalla molteplicità di chiamate e sms anche a contenuto minatorio o da atteggiamenti ossessivi (ad esempio, presentandosi nei luoghi frequentati dalla donna oppure contattando persone vicine alla stessa). E tuttavia, pur in presenza di tali elementi, esclude la sussistenza di quello stato di ansia e paura manifestato dalla parte offesa, richiamando a tal fine l’esistenza di chiamate della donna dirette all’accusato e, in definitiva, il contesto conflittuale originato dalla crisi della relazione di coppia tra i due coniugi”.

Eh già, quando ci si separa male, ci si telefona, ci si insulta, ci si urla di tutto, si recrimina, si scende molto di livello. E’ sempre accaduto. Poi arrivava un giudice a definire le cose. Dal reato di stalking in poi questo non è più normale. L’uomo deve star zitto e subire, sennò si becca una facile denuncia per stalking che lo azzopperà anche nel processo di separazione. Anche se del tutto infondata. Stavolta la tattica furbesca della donna è stata svelata. Ma non si contano i casi in cui nessuno riesce a fermare la manipolazione di questa legge.

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