L’anomalia dell’anti-stalking in numeri

17358953_1274205392633726_6344692609486259836_o“Ma di cosa stiamo parlando”?
Questa è la domanda che ci viene rivolta più di frequente, via messaggio privato o sotto altre forme.
Niente più dei numeri può rispondere a questa domanda. Così ci siamo messi alla ricerca di statistiche in rete sul fenomeno “stalking”.
Da quello che abbiamo visto, si trovano pochi dati aggiornati (i più recenti risalgono al 2015). Molti documenti sono a uso e consumo di istituzioni e politici che cercano di farsi belli di fronte all’opinione pubblica, dunque molto superficiali. Abbiamo però trovato qualcosa di interessante, sebbene datato, proveniente dal Ministero dell’Interno, dal Ministero della Giustizia e dall’ISTAT (per i maniaci delle fonti, metteremo tutti i link in fondo a questo post…).
L’unico apparentemente ben fatto sembra essere quello dell’ISTAT, sebbene sia tutto incentrato sullo stalking a danno di donne (e perché????). Da una prima occhiata, contiene dati interessantissimi, ma ci riserviamo di analizzarlo per bene, prima di parlarne. Per ora ci riferiamo soltanto ai dati un po’ vecchiotti di Ministero dell’Interno e Ministero della Giustizia.
Il dato più sconvolgente di tutti è quello… che non c’è. Uno dei più rilevanti, a nostro avviso, manca: il numero di ammonimenti irrogati rispetto al numero di denunce. Peccato perché sarebbe il segnale maggiore dell’anomalia di questa legge, ed è forse proprio per questo che il dato è assente.
A parte questa furberia, dai dati, tra le altre cose, emerge che:

1) Dall’introduzione dell’art.612 bis, la media delle denunce per stalking ogni anno si aggira attorno alle 10.000 (Ministero dell’Interno, dati 2014). Diecimila uomini ogni anno che decidono di diventare dei mostri persecutori o diecimila donne incapaci di assumersi la responsabilità delle proprie scelte o astutamente interessate a incastrare e rovinare il proprio ex, o un mix di entrambe le cose? Altre statistiche ci suggeriscono una risposta.

2) I maschi denunciati per stalking a danno di donne rappresentano l’87% del totale (Ministero della Giustizia, dati 2014). E questo non stupisce, è cosa ben nota. Tutti mostri pronti, bava alla bocca, a tormentare, torturare e uccidere qualunque donna gli venga a tiro? Non sembra proprio, considerando il punto successivo.

3) Sulla base delle sentenze emesse (Ministero della Giustizia, dati 2014), i primi motivi per cui un uomo viene accusato di persecuzione sono: “ha tentato di ricomporre il rapporto” (50,6% dei casi), “gelosia” (26,4% dei casi), “ossessione sessuale e psicologica” (21,1% dei casi). Seguono, con percentuali molto minori casi di vendetta, contese sui figli, disturbi mentali e altro non definito.

4) Il 95,5% delle denunce è basato su un’accusa di “molestie”.

Il quadro che emerge è dunque quello di una schiacciante maggioranza di maschi che tenta di ricomporre il rapporto, a fronte di una maggioranza di donne impegnate nello sfasciarlo. Subito sotto c’è quel fenomeno così travolgente e indefinibile chiamato “gelosia”, che è un misto di razionalità e irrazionalità. Quel 26,4% di casi sicuramente conterrà una quota di gelosi patologici, ma possiamo azzardare che si tratti di una minoranza. La maggioranza di essi, ne siamo certi, aveva più di una ragione di essere geloso, se poi nel 50,6% dei casi si è trovato a tentare disperatamente di ricomporre il rapporto (si aggiunga a questo anche la percentuale di padri che combattono per poter vedere i figli…). Così disperatamente da venire denunciati per stalking proprio da coloro che il rapporto l’hanno demolito.
E che, a quanto pare, per non venire scocciate nella loro opera di demolizione, si appigliano nella stragrande maggioranza dei casi alla fattispecie della “molestia”, quell’elemento soggettivo difficilmente inquadrabile che l’art.612 bis ha impropriamente mescolato al reato di “minaccia” (ben più definito), dandogli un’accessibilità e una dignità giuridica che la stessa Corte di Cassazione ha da tempo messo in dubbio.
Ordinando questi dati, dunque, è molesto per le donne l’uomo che cerca di salvare una relazione, magari fatta di anni, impegno, progetti, figli, futuro. I tentativi di recuperare qualcosa di valore, non potendo essere classificata come minaccia, viene facilmente dichiarata come una molestia. Bastano pochi passi astuti, basta appellarsi all’infame art.612 bis, per poter non solo distruggere con grande disinvoltura quanto costruito, magari per sviluppare un “amorazzo” tirato su lì per lì (vedasi la percentuale sulla gelosia maschile) in nome della propria “emancipazione”, ma anche per schiacciare, zittire, infangare e danneggiare un uomo che ha, nella maggioranza dei casi, la colpa di aver provato a salvare qualcosa che riteneva prezioso, secondo un vissuto che, fino a quel momento, pensava fosse condiviso dalla sua compagna.

Già solo questi dati, sebbene non recentissimi, certificano la portata dell’anomalia creata dall’art.612 bis. Manca, come detto, il dato sugli ammonimenti, che darebbe il colpo di grazia. La nostra ricerca continua, a partire dalla lettura dei più complessi dati ISTAT.

Fonti:

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