La fine del grillo parlante

[Da messaggio privato]

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Ciao a tutti.

Mi hanno colpito le statistiche che avete pubblicato. La mia vicenda rientra proprio in uno di quei casi. Separazione, liti, discussioni su tutto, e in particolare sui figli. Battibecchi come sempre accadono in questi casi. Per la cronaca: l’avevo beccata che mi tradiva, dopo dodici anni di matrimonio e due figli. Ovvio, la cosa mi ha devastato, ma ho pensato ai bambini e mi sono detto disposto a perdonare la “scappatella”, pur di tentare di ricominciare e di proteggerli da turbamenti. Specie a causa di una separazione dovuta a un capriccio. Se si fosse trattato di dissidi tra me e lei su cose importanti, profonde, che ne so, l’educazione dei figli o cose del genere, magari tutto avrebbe avuto una spiegazione anche per i bambini. Ci avrebbero visti litigare a lungo e alla fine avrebbero capito, pur stando male. Invece tutto sembrava perfetto, lei faceva del gran teatro in casa, amore di qui amore di là. Ai bambini faceva da mangiare, li vestiva e finita lì. Il resto dell’educazione era roba mia, dovevo crescermeli da solo, mentre lei usciva a orari sempre più strani e frequenti, con le sue presunte amiche. Molte delle quali l’hanno coperta e hanno fatto da false testimoni al processo contro di me.

Bene, ero disponibile a prendere tutto questo come un momento di follia passeggera, non volevo dire ai miei figli che la madre aveva fatto andare in pezzi la famiglia, dopo aver promesso a me e a loro un impegno per la vita. E così ho cominciato, nelle discussioni, dal vivo o via messaggio, a proporle di ripartire insieme, anche con l’aiuto di un consulente di coppia, o di chiunque altro lei volesse. Ammetto senza problemi di aver insistito molto su questa cosa. Ma era la mia famiglia, erano i nostri figli. Non ne ha voluto sapere. Ha assaggiato quella forma malata di “libertà”… Alla bell’età di 44 anni e con due figli e una realtà demolita alle spalle. Come se niente fosse. Mi ha fatto ammonire, ma me ne sono fregato. La mia famiglia prima di tutto. Non l’ho minacciata, da idiota ancora la amavo (e la amo) e non le strapperei un capello. Volevo solo ricordarle che la vita non era quella roba in cui si era gettata, ma quell’impegno che si era presa con me e con i suoi figli. Le ho detto che è una persona senza scrupoli, ma anche che quando ci credeva era una madre e una moglie e una donna meravigliosa. Ho cercato così solo di riaccenderle quel senso di responsabilità che aveva perso nella sua smania di giocare alla ragazzina. Il mio richiamo da “grillo parlante” non le è piaciuto. Ha detto di essere in ansia, con l’aiuto di amiche che hanno prestato testimonianze false, facendomi passare per pazzo visionario, e il giudice le ha dato ragione. Non sono finito in carcere perché sono incensurato, ma ora ho la fedina penale sporca. E naturalmente i bambini sono stati affidati a lei.

Non volevo raccontare la mia storia, ma alla fine l’ho fatto, scusate. In realtà volevo solo dire che quando accadono queste cose, si è terribilmente soli. Ti si appiccica addosso questa etichetta di “stalker” (lei ha sparso ai quattro venti la cosa, per uscirne bene come immagine davanti a tutti, ovviamente), e si resta soli, isolati.

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