Lo stalking nei dati ISTAT

17434893_1276219282432337_8487544658884145592_oCome annunciato in un post precedente, diamo conto della lettura dei dati ISTAT sullo stalking.
Due premesse indispensabili: la prima è che la statistica, come si sa, è quella scienza secondo cui se ci sono due persone e un pollo, e una delle due lo mangia tutto, risulta comunque che ne abbiano mangiato mezzo ciascuno. Il “gioco” delle medie è sempre complesso da interpretare, e spesso è fuorviante.
La seconda è che l’ISTAT, nel suo documento, fa il mestiere che sa far meglio: raccogliere e aggregare dati secondo parametri a suo giudizio utili per inquadrare un fenomeno. Questo sforzo analitico spesso complica, invece che facilitare le cose, con l’inserimento di variabili più utili in termini accademici che in termini di vera interpretazione della realtà. Un esempio è la frequente ripartizione territoriale (nord-centro-sud) delle denunce presentate o il livello socio-culturale di presunte vittime e presunti persecutori. Tutti dati utili ai sociologi, ma un po’ confusivi per chi vuole limitarsi a capire cosa accade e soprattutto se la legge funziona.
Si aggiunga che il file che abbiamo scaricato contiene qualche imperfezione (note degli estensori lasciate visibili, errori di battitura), che si spera siano assenti nelle cifre riportate.
Ultima nota di metodo: le statistiche sono divise tra stalking attuato da ex partner e stalking attuato da persone non ex partner. Abbiamo ritenuto di concentrarci sulle prime perché a nostro avviso sono quelle che più nascondono le anomalie e i comportamenti manipolatori, mentre le seconde, in termini probabilistici, si prestano meno.
Naturalmente lasciamo in fondo il link alla fonte.

Nell’intrico di numeri e dati, ci siamo concentrati su tre tavole in particolare. La prima (tavola 1) riporta i dati sulle “Donne dai 16 ai 70 anni che hanno subito stalking da un ex partner per tipo di atto persecutorio”, relativamente all’anno 2014. I dati non sono ordinati sulla grandezza dei numeri. Basta fare questa operazione per avere un quadro interessante. I tipi di atti persecutori presi in considerazione sono tanti e tutti gravi, ma se si tiene conto solo di quelli che avvengono per più del 90% dei casi, abbiamo un uomo che:

PRIMO POSTO – “L’ha erseguitata in altro modo” (98,68%)
SECONDO POSTO – “Ha fatto commenti offensivi” (98,35%)
TERZO POSTO – “Ha minacciato di fare del male ai suoi figli o ad altre persone a lei care” (97,63%)
QUARTO POSTO – “Ha danneggiato le sue cose” (96,62%)
QUINTO POSTO – “L’ha seguita o l’ha spiata” (90,55%)

Salta agli occhi in modo evidente come cause reali di paura, ansia, allarme siano collocate al terzo, quarto e quinto posto. Tutti e tre sono atti sicuramente e oggettivamente persecutori, impropri o illegali, e per questo, non a caso, già sanzionati da altri specifici articoli del Codice Penale.
Diverso, e quasi comico, se non fosse tragico, il secondo e primo posto. Pare che una donna si senta perseguitata, e dunque, grazie all’art. 612 bis, legittimata a mettere in guai giudiziari il proprio ex compagno, perché magari questo, arrabbiato o disperato, l’ha insultata pesantemente. Come a dire: la legge, e il modo con cui viene attuata, vogliono riconoscere il diritto alla donna di poter sfasciare una realtà senza nemmeno sentirsi rimproverare la cosa in termini un po’ forti. Di questo passo arriveremo che si pretenderà di complimentarle. Sposati da anni con figli, lui scopre che da tempo lei frequenta uno o più toyboy… si arriverà all’obbligo di dover reagire con: “grazie, amore, questa era proprio un’iniziativa che attendevo, il tuo estro così ha contribuito nettamente al miglioramento della vita mia e dei nostri figli…”. Ironie a parte, va ricordato che il reato di “ingiuria” è stato da tempo fortemente depenalizzato. Si può essere d’accordo o meno, ma è così. Fatto uscire dalla porta, e ridotto a un semplice reato amministrativo, stando alle statistiche è rientrato dalla finestra con una forza dirompente assoluta, tanto da diventare la seconda causa di denuncia per stalking. Reato per cui c’è il carcere.
Il primo posto tra gli atti persecutori denunciati si presta a una tale quantità di ironie da far fatica a trattenersi. In sostanza quasi il cento per cento delle donne intervistate dall’ISTAT, tra coloro che avevano subito e denunciato stalking, non si ritrovano in nessuna delle tante casistiche messe a disposizione dall’ente statistico nazionale. Sono state perseguitate “in altro modo”. Quale? Forse, come quando si torna a casa e ci si ritrova davanti a una moglie o a una compagna inspiegabilmente col broncio e silenziosa, gli statistici nazionali avrebbero dovuto capire da soli cosa avesse turbato tanto quelle signore da sporgere denuncia… Crediamo sia legittimo ritrovare in questa vaghezza delle motivazioni una buona parte delle anomalie e delle manipolazioni a cui si presta l’art.612 bis da parte di donne in malafede, troppo schiacciate dai sensi di colpa per assumersi apertamente la responsabilità della sofferenza o della rabbia del proprio ex compagno senza ricorrere alle carte bollate, e che dunque usano l’inventiva per tappare la bocca all’ex di turno e toglierselo di torno. Sfidiamo chiunque a dare una lettura diversa e ugualmente convincente di quel primo posto. E naturalmente parliamo solo di donne perché le statistiche ISTAT inspiegabilmente parlano solo di donne…

La nostra attenzione è poi stata attirata dalle tavole 5 e 6, dove abbiamo trovato, seppur con qualche sforzo, una forma indiretta del dato che cercavamo da tempo: gli ammonimenti. Il dato è questo, nudo e crudo: dal 2009 al 2014 il 10,7% delle donne, oltre magari a sporgere denuncia penale, ha richiesto un ammonimento per stalking nei confronti del proprio ex. Il numero di ammonimenti irrogati, di conseguenza è… il 17%! Questo significa, molto banalmente, che le singole richieste di ammonimento vengono tutte soddisfatte, cosa che noi sosteniamo da tempo. E a buon peso si dà l’ammonimento anche a quel 6,3 di uomini denunciati penalmente.

Come mai questo? Facile: per ottenere un ammonimento serve poco. Per la fase penale la presunta vittima deve portare qualche prova in più (non tantissime, in realtà… basta l’accusa). Nella fase di ammonimento, che è “solo” amministrativa, invece quasi basta autocertificare di essere perseguitate. Gli organi di Polizia sono subissati di denunce del genere, non hanno tempo di verificare fatti e prove, e dunque, per non sbagliare e pararsi la schiena, ammoniscono tutti, senza criterio. Anche chi stalker non è e non ha nessuna intenzione di essere. Con ciò l’uomo deve smettere di tentare di ricomporre la crisi (vedasi statistiche precedenti) o di combattere per poter vedere i figli. Deve cucirsi la bocca e girare al largo, portando con sé un “certificato di colpa”, anche se magari la responsabilità di tutto non è ascrivibile a lui. Un certificato che, occorre ricordarlo, è “per sempre”, come un diamante. Tra le tante anomalie, questa legge ha anche che l’ammonimento non viene rimesso mai, non scade, nemmeno dopo anni ed anni di “buona condotta”. Te lo porti dietro per sempre, come la “A” scarlatta appuntata addosso del famoso romanzo di Nathaniel Hawthorne. E se si ha la sfortuna di incocciare nel proprio percorso un’altra donna in malafede, si risulta recidivi, con carcere diretto senza passare dal via.

Come già detto in precedenza, dunque: uomini attenti. C’è un ammonimento per stalking facilissimo da ottenere per ognuno di voi. Anche e soprattutto se non avete alcuna colpa.

Fonte: Dati ISTAT

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