La Cassazione talvolta esce dal Medioevo

17632248_1281164095271189_7989594682791519508_oDi tanto in tanto la Corte di Cassazione può rappresentare un piccolo barlume di speranza per contenere i danni di leggi mal fatte che, come l’art. 612 bis (“anti-stalking”), si prestano ad abusi senza fine.
Niente di particolarmente sconvolgente, intendiamoci. Se la Cassazione fosse animata da persone un po’ più giovani e aggiornate, le loro valutazioni si potrebbero spingere anche più in là, fino ad arrivare a dichiarare inapplicabile, per manifesta inadeguatezza, la legge anti-stalking ad oggi vigente. In ogni caso ci si deve accontentare dei piccoli passi in avanti.
E’ il caso di quanto stabilito dalla sentenza 44855/2012, dove si distingue tra stalking attuato tramite SMS e stalking attuato tramite invio insistente di email. Sintetizzando, la Cassazione sostiene che gli SMS sono strumento di persecuzione in quanto invasivi, mentre le email no, per il semplice motivo che si possono cancellare senza nemmeno aprirle.
Chi è al corrente degli sviluppi tecnologici, e chi ha letto la nostra ultima analisi dell’art. 612 bis, sa che si tratta di una distinzione già non più al passo coi tempi. Lo smartphone più semplice oggi contiene strumenti per bloccare in entrata telefonate ed SMS (siano essi telefonici o tramite messaggistica internet, come Whatsapp, Kik, eccetera), così come tutte le caselle di posta hanno la loro bella funzione “spam”, per cui la posta indesiderata, così definita dall’utente con un click, non viene nemmeno notificata, ma finisce in un “vice-cestino”, che si svuota automaticamente ogni tot. Vi sono poi presunti persecutori che, pur di continuare a dialogare con la propria ex, magari per cercare di ricomporre la separazione, o più semplicemente per dirle ciò che lei non vuole sentirsi dire (e il più delle volte si tratta di far assumere all’ex le proprie responsabilità, non di insulti o minacce), mandano messaggi vocali o clip video. Di fatto è l’unico modo per chiudere le questioni con una o un ex che vuole distruggere tutto senza sentirsi elencare le proprie responsabilità, senza che qualcuno le faccia pesare addosso un più che giustificato senso di colpa. Ebbene, ciò che vale per SMS ed email dovrebbe valere altrettanto per messaggi vocali e clip video. In ogni caso nessuno obbliga la presunta vittima ad ascoltarle o guardarle. Bastano un paio di click e tutto viene cancellato o bloccato.
Eppure non si contano i casi in cui persone in totale malafede si appendono a qualche messaggio o a qualche email per ottenere con successo dalle autorità ammonimenti o peggio ancora incriminazioni penali. Non va più di moda parlarsi faccia a faccia, confrontarsi, e assumersi le proprie colpe. L’ex fastidioso viene messo a tacere con le carte bollate e le denunce, facendo perno su comunicazioni che praticamente hanno peso persecutorio pari a zero. Giuridicamente ancora non si è arrivati a dargli valore zero, ma questa sentenza di buon senso della Cassazione, sebbene limitata alle email, è già un passo avanti.
Speriamo che presto qualcuno regali ai giureconsulti della Cassazione un modello aggiornato di smartphone e gli mostri con quale facilità tecnica ci si possa difendere completamente da ogni tipo di persecuzione telematica. Forse capirebbero quanto frequenti sono i casi di manipolazione dell’art. 612 bis. Se questa cosa venisse riconosciuta, un bel 70% di denunce abusive per stalking verrebbe meno. Facciamo tutti una colletta e gli regaliamo l’ultimo modello di Samsung o i-Phone?

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