Oggi i media fanno tripletta…

17554004_1282162495171349_2357427883621818063_nFemminicidio… periodo d’oro per gli organi di (mis)informazione, questo. In questi giorni si ha una combo perfetta per continuare ad affermare qualcosa che di fatto non esiste (per l’appunto il “femminicidio” e l’intima essenza “mostruosa” del maschio). Vediamo gli ingredienti della cronaca odierna:

1) Pinerolo: marito uccide moglie. Lui dichiara: “spendeva troppo”.
2) Borgo Vercelli: coppia in lite, lui la manda in fin di vita a coltellate.
3) Roma: figlio accoltella la madre e ne mura il corpo.
4) (Opzionale ma strumentalmente utile): Trento, padre di famiglia schiacciato dai debiti uccide i due figli.

Dopo aver consultato parecchie testate giornalistiche, possiamo fare una nostra analisi sommaria del tipo di comunicazione a cui la massa è sottoposta.

Fatto n.1). Da quel poco che si riesce a sapere, la tragedia è maturata in un contesto di disagio economico, sociale e culturale molto forte. Una famiglia di tre persone, di cui solo una (la moglie) lavora. E’ certo che vivessero situazioni di grande difficoltà, forse di degrado. Di quelle che, in assenza di una impostazione culturale un minimo evoluta, possono facilmente tramutarsi in perdita di controllo. Solo così si può inquadrare il fatto che una persona ne uccida un’altra “perché spende troppo”. Ben intesi: sempre che sia questa la vera ragione del delitto, c’è sempre da fidarsi molto poco della stampa. Ponendo che sia tutto vero, si tratta di un omicidio maturato in un contesto di disagio, che probabilmente ha portato alla follia l’uomo. Di fatto, è l’atto di un pazzo (come mostra anche il suo modus operandi) come possono essercene tanti. Non c’è alcuna connessione con la “femminilità” della vittima. E’ un omicidio volontario, se non premeditato, punto. Nessun femminicidio. A margine: in un contesto del genere, con la follia che si insinua in una mente a disagio, la donna non si sarebbe certo salvata denunciando il marito per stalking…

Fatto n.2). Come usuale, tutti i mezzi di informazione abbondano di dettagli utili per far apparire l’aggressore un mostro, una persona spaventosa, un pericolo pubblico. Nessuno parla dei motivi per cui era maturata la decisione della coppia di separarsi. Tanto meno si racconta quale atteggiamento la donna avesse assunto nei confronti dell’ex marito nel gestire la separazione stessa, figli in primis. I messaggi su Facebook dell’uomo sono minacciosi, senza dubbio. Ma vanno letti tutti, compresi quelli che danno il segnale una frustrazione profondissima, senza fine, un vissuto esacerbato dagli eventi, dove la sua figura finisce per essere sempre schiacciata. Tutto questo non è una giustificazione all’aggressione e alla violenza, sia ben chiaro. Quello che vogliamo dire è che questi elementi di “inquadramento” della vicenda, mancano del tutto nei vari articoli di stampa. Manca quella compartecipazione delle responsabilità a cui la donna con molta probabilità dovrebbe essere richiamata. Perché non è proprio dell’uomo (o dell’essere umano) arrivare ad atti così estremi verso una persona che si è amata, e magari si ama ancora, a meno che non si impazzisca del tutto (vedesi caso 1 di cui sopra) o a meno che non si arrivi a un’esasperazione incontenibile, borderline alla follia. E l’esasperazione non nasce da sé, il più delle volte è generata dalle relazioni. Sapere come si è condotta la moglie sulle cause della separazione e sulle fasi successive non giustificherebbe l’uomo. Ma darebbe un quadro completo e chiaro della situazione. Certamente aiuterebbe a far capire che le responsabilità degli eventi non sono mai a carico di uno solo, intrinsecamente e intimamente “mostro”. Infine: sembra (non è chiaro da quanto abbiamo letto) che la donna si fosse appellata all’art. 612 bis (cosiddetto anti-stalking) per tenere lontano l’ex marito. Com’è palese, l’iniziativa non è servita a nulla. Probabilmente anzi ha esasperato ancora di più l’uomo. Una buona legge anti-stalking avrebbe probabilmente fermato sia lui che lei, riconducendo il tutto in un contesto più controllato. Invece, nell’uso quasi esclusivamente anti-uomo che se ne fa (come per le mine…), ha con buona probabilità peggiorato le cose.

Fatto n.3). Si dirà: ma che c’entra? Qui non c’è un marito o fidanzato o corteggiatore mostro… Eh no. Se femminicidio dev’essere, femminicidio sia sempre. Cos’è, per un figlio che uccide una madre non vale? Inquadrandolo così il concetto di “femminicidio” diventa disorientante in effetti. Si è tutti così plagiati a pensare che esso si verifichi solo tra persone che abbiano una relazione in qualche misura erotica, che mentalmente si escludono fatti come questo. Che hanno un nome già ben definito nel Codice Penale, e non è la fuffa del “femminicidio”, ma del ben più bestiale “matricidio”. Aggravante morale e in molti casi anche giuridica dell’omicidio. In ogni caso, un omicidio che non si qualifica per il sesso della vittima ma, anche qui, come nel primo caso, per questioni di disagio e follia. Però tutto va nel calderone, per poter diffondere l’idea che gli uomini (i maschi) sono intrinsecamente carnefici e le donne destinate ad essere vittime. Anche in questo caso non c’è traccia di stalking. Certo, si trattava di una relazione madre-figlio. Ma non ci meraviglieremmo se di questo passo l’art. 612 bis venisse applicato anche a questo tipo di rapporti…

– Fatto n.4). Qui siamo decisamente altrove. Le vittime non sono donne ma bambini. Non c’è alcuna connessione con il femminicidio né tanto meno con lo stalking. Questo terrificante fatto di cronaca è utile solo per qualche approfondita riflessione culturale sui modi di vita e sul complesso di valori dominanti nella società odierna. Certo non il post di un blog il luogo per fare questo tipo di riflessione. E nemmeno i giornali e gli altri media lo sono. E infatti si limitano, a buon peso, solo a confermare il ritratto mostruoso dell’uomo, del maschio. Un essere che, stando a questo tipo di comunicazione, è solo e puramente assetato di sangue altrui. Meglio ancora se femminile (apparentemente puro, almeno così viene esplicitamente o implicitamente rappresentato) e infantile (sicuramente puro, senza eccezioni).

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