Un’altra tripletta dei media…

vivoli 4-0073-k3BE-U43300686844069ix-593x443@Corriere-Web-SezioniOgni giorno vorremmo riprendere la pubblicazione di alcune testimonianze che abbiamo in attesa, ma la nostra attenzione viene sempre più frequentemente attirata dalla sfacciata campagna anti-maschile dei media. Che in alcuni casi, come oggi, raggiunge apici che sfiorano il vergognoso. Ci concentriamo sul Corriere della Sera perché sembra il più accanito in questa caccia “agli stregoni”. Forse la redazione si è accorta che quel tipo di notizie, date in quel modo, attirano più click o più vendite…

Oggi un tris d’eccezione. Ne riportiamo due per cenni, senza spendere troppe parole, sul terzo ci soffermiamo un po’ di più.

1) Pisa, un padre tenta di suicidarsi assieme al figlio. Il maschio padre e mostro è in prima pagina. Nulla della vicenda personale è raccontata, nulla della sua sofferenza di genitore a cui un giudice ha sottratto il figlio. C’è un’unica concessione nell’articolo: “come tanti padri cui è stato negato l’affido condiviso soffriva da tempo la lontananza dal «cucciolo»”. Una concessione blanda, visto che si specifica che succede a tanti padri. Quindi, sottinteso, doveva mettersi il cuore in pace. Poi si aggiunge, maliziosamente (e senza alcuna prova a supporto): “e forse non aveva accettato il divorzio”. Forse eh, mi raccomando… non si sa. Ma intanto passa il solito messaggio dell’uomo che non sa accettare la separazione, e così diventa un mostro cattivo. Nulla si sa di più della vicenda che ha portato la coppia alla separazione. Non interessa, basta semplificare e creare empatia, non informare. Che poi… il problema è chi non riesce a rassegnarsi alla distruzione di un progetto di vita, o chi invece ci riesce con estrema disinvoltura, magari facendosi motore e causa stessa di quella distruzione? Una bella discussione su questo tema ribalterebbe parecchi luoghi comuni…

2) Caltagirone, uomo uccide la compagna, dopo che questa aveva postato su Facebook foto e commenti entusiasti sul loro week end assieme. A livello di comunicazione qui siamo al non plus ultra della faziosità. Non entriamo nel merito della vicenda, come sempre quando parliamo di media. Ci interessa analizzare come le cose vengono esposte. Qui gli elementi sono tre: lei era felice (povera illusa), lui l’ha uccisa, lui era un violento pregiudicato. Nient’altro. Perché l’abbia uccisa, se c’erano stati contrasti tra i due, non si sa. Niente di niente. Cosa viene da pensare? Niente di che: il solito uomo assetato di sangue di donna. Che ha ucciso così, per sfizio, solo perché si trattava di una femmina (e infatti si parla di “femminicidio”, guarda caso). In termini di comunicazione questo articolo è una vergogna assoluta.

3) Bagheria, donna perseguitata e picchiata dall’ex teme la vendetta, dopo la sua scarcerazione. Qui si raggiunge davvero l’apoteosi. Siamo davvero oltre l’immaginabile. Di fatto non è accaduto nulla di cui dar conto. Se qualcosa è accaduto, si tratta di fatti passati, per cui sono state trovate prove di colpevolezza a carico di un uomo violento, che dunque ha meritato il carcere che si è fatto e si sta facendo. Punto. Una delle poche volte in cui la legge anti-stalking becca un persecutore e violento vero. Evviva dunque? No, non proprio. Non basta. A un certo punto anche chi finisce in carcere, esce. E dato che è maschio e mostro a prescindere, è anche vendicativo. L’ha minacciata: “quando esco mi vendico”. Sì, ma quando l’ha detto? Probabilmente prima di finire al gabbio. E in prigione le cose cambiano, le idee mutano, e anche di molto. Ma tant’è questo è l’appiglio ideale per confermare la narrazione diffusa: degli uomini occorre avere paura, sempre e comunque. E le molte denunce non fatte, anche quelle sono causate dalla paura. Tutto causa paura e ansia a queste donne, insomma. Non basta aver fatto sbattere in galera un tizio, non basta mai. Ma perché a questa ragazza non basta? Dice: «non debbo essere io a scappare dalla Sicilia, piuttosto allontanino lui. E invece non gli mettono neanche un braccialetto elettronico per capire quando sono in pericolo». E perché non anche un collare elettrificato e il ripristino della pena dell’esilio? Ma il top viene dopo: «ci vorrebbe una legge che equipari la nostra situazione a quella delle vittime di mafia e terrorismo». Quando abbiamo letto questa cosa non sapevamo se ridere o piangere. In sostanza la violenza di un ex che ha perso il controllo viene equiparata alla violenza di un terrorista o di un mafioso. E, implicitamente, ogni comportamento femminile, assurge a un’aura di assenza totale di responsabilità e colpa. Proporremmo di integrare la legge proposta da questa donna con una dichiarazione di santità di ogni donna, fin dalla nascita. E se poi invece dell’esilio si ripristinasse la pena di morte per gli stalker (veri o presunti) sarebbe veramente il massimo. Comunicazione violenta, faziosa, manipolatoria, raccapricciante. Non sappiamo nulla del vissuto di questa ex coppia, e non c’è dubbio che l’uomo fosse colpevole, visto che è stato condannato. Ma non è questo il punto. E’ ciò che trasmette l’articolo a essere profondamente sbagliato. Non trasmette una notizia, ma un’emozione. L’emozione per cui l’uomo, ogni uomo, è il male, sempre carnefice, e la donna è il bene, a prescindere, e sempre vittima. Curva sud o curva nord. Un’informazione che fa malissimo agli uomini, a cui gli uomini per bene (e sono la maggioranza schiacciante) dovrebbero opporsi riversando fiumi di proteste sul Corriere. Ma che a ben vedere fa male anche alle donne: non dà alcun contributo alla loro emancipazione (vera) richiedere e magari ottenere di venire rinchiuse nelle “riserve” protette delle vittime del terrorismo o di mafia. La vostra identità e dignità di genere si afferma in altro modo che non appellandosi a leggi o giudici. Questa signora fa incontri nelle scuole. Ci attendiamo che le scuole invitino anche normali padri di una famiglia normale. O meglio ancora normali padri di famiglia la cui vita è stata devastata da scelte irresponsabili delle loro mogli o compagne.

Edit: poco dopo aver pubblicato questo post, ci è caduto l’occhio su un altro articolo (chiamiamolo così) del Corriere. Si commenta da sé. Tra le tante lamentele ora c’è anche il fatto che alle donne sono dedicate poche vie, a meno che non siano state sante. Se passa la nostra proposta di legge di dichiararle tutte tali fin dalla nascita, il problema è risolto. Donne, vi diamo un consiglio da uomini: se non volete coprirvi di ridicolo, dopo esservi trasformate in schegge impazzite, prendere le distanze da queste sciocchezze.

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