Demoni e abat-jour

Ogni volta pensiamo che si sia raggiunto il top nella faziosità con cui i media rappresentano le relazioni di genere, ma ogni volta veniamo smentiti. L’asticella della vergogna viene ogni volta spinta un po’ più in basso.
Vediamo due notizie di oggi, date dal Corriere.

diavolo1) Milano: «La moglie è posseduta»: per i giudici la colpa del divorzio è del demonio.
A dire il vero in questa vicenda non c’è molto da dire dal lato mediatico. L’articolo riporta effettivamente dei fatti. Quello che rileva qui è più che altro la faziosità del Tribunale. A tanto arriva la narrazione anti-maschile e pro-femminile imperante che i giudici, pur di non dar ragione all’uomo in una causa di separazione, certificano in una sentenza l’esistenza del Maligno. Una sentenza davvero rivoluzionaria. Come sempre, la donna non ha alcuna colpa. E se ce l’ha, è perché c’è un poltergeist dentro di lei che ne determina le azioni senza senso. Messaggio sotteso: “poverina lei, è posseduta…”, “che stronzo lui che chiede la separazione e non la aiuta”. Messaggio finale: “brava la magistratura che non attribuisce colpa alla donna”.
Se non fosse il 7 aprile oggettivamente penseremmo che si tratta di un pesce d’aprile. Sfortunatamente non lo è.

s-l2252) Pordenone: “Anziana uccide marito a colpi di lampada e si suicida”.
Ora sarebbe facile montare una polemica colossale sul perché l’articolista (naturalmente una donna) non parli di “maschicidio”. Abbiamo la certezza che se fosse stato l’uomo a uccidere la donna, la parola(ccia) “femminicidio” sarebbe stata ovunque nell’articolo… Ma non è questo che interessa. Si legga con attenzione il pezzo. Che sensazione se ne trae? Il maschio in questione è una zavorra, una persona sofferente senza possibilità di recupero. La donna non è un’assassina, ma una persona mossa da sentimenti gentili e misericordiosi, era lei che si “occupava” dell’uomo, lo accudiva come una mamma piena di amore e votata al sacrificio. Povera, suggerisce l’articolo, era preoccupata di non riuscire più ad assistere il marito. Non è che ha chiesto ai servizi sociali, alla sanità. No, l’ha ammazzato. E poi si è suicidata. Un atto, quest’ultimo, che naturalmente non è stato fatto per sfuggire alle conseguenze del suo omicidio. No no, è donna… quindi, suggerisce l’articolo, è stato solo un modo per sublimare il suo sacrificio, che così diventa quasi sacro. Si è uccisa per poter raggiungere nell’aldilà il povero marito che amava tanto. Così tanto da ammazzarlo a colpi di abat-jour. Leggete e rileggete il pezzo, per favore. Poi confrontatelo con uno dei tanti scritti a parti invertite. Vogliamo vedere chi ha il coraggio di sostenere che il tono, le sensazioni che si vogliono suscitare non sono diametralmente opposte. La donna, anche quando ammazza in modo feroce un uomo, rimane un oggetto venerabile, mosso da sentimenti sempre nobili, puri e pietosi. L’uomo no. E’ sempre feroce, cattivo, ingiustificato e ingiustificabile. Non siamo nemmeno alla logica dei due pesi e due misure. Siamo proprio su due universi comunicativi diversi. Siamo davvero nell’orrore più assoluto, in termini di faziosità della comunicazione. Vedremo se si riuscirà a cadere più in basso di così.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.