Stalking = business

Ieri è stata una giornata particolarmente dura. La pagina Facebook collegata a questo blog è stata letteralmente invasa da donne rabbiose, furiose, livorose, che hanno attaccato a testa bassa, utilizzando tutte le tecniche “troll” disponibili. E’ stata messa in campo l’itellettuale supponente, la pasionaria che non sente ragioni, quella abile a manipolare le dichiarazioni altrui. Ci sono state messe in bocca parole e dichiarazioni che mai ci saremmo sognati di fare, ci sono stati attribuiti contenuti che mai abbiamo pubblicato e intenzioni che assolutamente non abbiamo.
Con un impegno di squadra siamo riusciti a rintuzzare tutti questi attacchi, palesemente coordinati. Se abbiamo capito bene, nati dalla condivisione della nostra pagina presso un’associazione in difesa della donna, che ha mobilitato molte.
Una in particolare però ci ha colpito per l’accanimento e la cecità dei suoi attacchi. Non capivamo perché tanto livore, tanta astuzia e malafede, nonostante le nostre risposte sempre pacate e talvolta ironiche. Allora abbiamo fatto quello che, per motivi di tempo, non facciamo mai: siamo andati a vedere il profilo di questa utente. Sia chiaro, Facebook ce lo consente, e d’altra parte abbiamo visto i contenuti che l’utente mette sulla sua pagina in modalità “pubblica”. Quello che abbiamo visto è stato illuminante. La signora si occupa di seminari di prevenzione anti-stalking, naturalmente a pagamento.

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Nulla di male, sia chiaro, noi siamo per la libera impresa. Siamo anche per la responsabilità etica della libera impresa, come sancito dalla nostra Costituzione, ma vabbè, non si può avere tutto dalla vita… Tuttavia la cosa ci ha dato una spiegazione razionale all’accanimento espresso da questa utente nei nostri confronti. Non era militanza o convinzione. Per lo meno non era solo quello. Era anche difesa di un business. Ok, ci sta, è normale. E c’è da dire che, dopo aver fatto notare la cosa all’utente, questa ha smesso di tempestare… Curioso.
Quello che invece non ci sta, secondo la nostra modesta opinione, sono proprio i seminari in sé. Basta guardare la locandina per rendersene conto. Analizzatela come fosse il quadro di un artista e cercate di trarne un messaggio. Cosa dice quel manifesto? Due cose essenzialmente:
1) la legge anti-stalking è fatta per solo le donne.
2) le donne sono in costante pericolo, perché gli uomini a prescindere sono assetati di sangue femmnile, tant’è che oltre ad avere una legge “riservata” per loro, hanno bisogno che sia qualcuno che si occupa di “close combat” a organizzare un seminario informativo “intensivo” (cioè gli fanno fare l’allenamento di Rocky Balboa?).
Questi i messaggi sottesi dal manifesto. Sfidiamo chiunque a dare una lettura diversa.
Se questi sono i messaggi, sono entrambi sbagliati.
1) Che l’art. 612 bis sia solo per le donne è falso (almeno teoricamente… nei fatti e nella narrazione mediatica che se ne fa, è proprio così). Un intero genere si appropria di una legge che dovrebbe essere generale. Piacerebbe avere le risorse di un programma televisivo d’inchiesta e iscrivere ai seminari solo uditori maschi. Sarebbe bello registrare le reazioni. Altro che “Progetto prevenzione donna”. E’ così che si ottiene non più visibilità, non più protezione, ma solo maggiore ghettizzazione. In ogni caso deve essere chiaro: l’art. 612 bis non è una legge riservata alle donne, in termini puramente giuridici. Poi nei fatti lo è, ma quella è un’altra storia(ccia).
2) Botte, violenza… Questo solo merita l’uomo. Maschio infame per te solo le lame. A prescindere, il maschio è da affrontare con il “close combat”, perché stalking è uguale a violenza e omicidio. Anche fosse solo un mazzo di rose, comunque meglio stare pronte… Ci sarà forse anche un livello avanzato con docenti provenienti dalle carceri afghane, così gli uomini li si può anche un po’ torturare fisicamente, oltre che difendersene.
Siamo un po’ disorientati. E’ davvero questo il messaggio che viene veicolato su questa tematica? Va bene abusare della credulità popolare per far soldi, ci può anche stare, ma questo è un tema delicato e serio, andrebbe trattato con un approccio forse un po’ diverso, meno conflittuale… Chissà che lavaggi del cervello… Difficilmente ci saranno interventi di criminologi, psichiatri o avvocati. Immaginiamo le povere partecipanti tornare a casa e menare il marito, tipo wrestling.
Boh, scherzi a parte, solo a noi pare tutto anomalo, forzato, al limite dell’angosciante?

P.S.: in ogni caso, partecipate numerosi, i posti sono limitati, siore e siori… Ah no, solo siore…

Un commento

  1. Quel che dici è vero. Ho conosciuto un avvocato tale Emanuele F. separato da una moglie a cui ha dovuto lasciare l’affido dei figli nonostante che lui lavorasse a domicilio e che lei picchiasse lui. Lui è un ex poliziotto, è grosso e fa lotta. E che fa, pur disprezzando questi modi di fare da parte delel donne? Fa parte di un’associazione anti-violenza e fa corsi di ‘autodifesa’ alle donne.

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