Il delitto d’onore: un’uguale bestialità

17903435_1301746059879659_5017474335845464568_nFacciamo a capirci, come dicono a Roma. Non che ce ne sia la necessità, in realtà. Chi ha gli strumenti per capire gli argomenti e gli scopi di questo blog, li capisce dopo una breve lettura dei contenuti. Chi non li ha, oppure è in malafede, commenta sfogando l’aria compressa che ha al posto del cervello, con esiti talvolta comici, talvolta preoccupanti.
Tuttavia… facciamo a capirci. E per fare a capirsi non c’è metodo migliore che invertire le parti. E per farlo dobbiamo forzare un po’ la fantasia e tornare indietro nel tempo. Non di molto, in realtà. Un anno a caso tra il 1970 e il 1980. Ancora in quel decennio vigeva nel Codice Penale italiano il “delitto d’onore”. Ovvero era considerato attenuante, quando non motivo di assoluzione, il movente di aver ucciso o fatto del male al partner o ex partner, maschio o femmina che fosse, per proteggere la propria onorabilità. Naturalmente tutto era riferito al tradimento. Dunque l’uomo tradito dalla donna, o la donna tradita dall’uomo, potevano piantare un coltello in gola al partner o ex partner che fosse, e farla franca, se in tribunale presentavano prove concrete della loro “disonorevole” infedeltà.
Notare, l’abbiamo precisato volutamente: la legge valeva per uomini e donne. Ma nella pratica chi se ne giovava soprattutto? Naturalmente gli uomini. Delitti d’onore riconosciuti a donne si contano in percentuali risibili. La cultura generale considerava accettabile questa norma giuridicamente generica ma nella pratica solo maschile, e i giudici si adeguavano tranquillamente all’andazzo generale. Se dunque era un uomo a commettere il delitto, erano molto larghi di manica, se era una donna no, anzi c’era una sorta di presunzione di malafede. E questo è stato valido per decenni nel nostro paese. Poi questa mostruosità è stata abolita nel 1981.
Ebbene, a quell’epoca non c’erano i social network. Ma facciamo un altro sforzo di fantasia e ipotizziamo che invece ci fossero. Probabilmente sarebbe nato a un certo punto un gruppo Facebook o un blog gestiti da donne finite nei guai perché avevano fatto del male, magari pure ammazzato, il partner per motivi d’onore, a cui però il giudice non aveva riconosciuto (nonostante fosse loro diritto) né attenuanti né assoluzione. Oppure donne che in generale considerassero quella norma di legge ingiusta e foriera di abusi insopportabili. Probabilmente avrebbero chiamato la pagina: “Abolire il delitto d’onore” o “Gli abusi del delitto d’onore”. Fate questo sforzo di fantasia, e non farete fatica a immaginare quanti uomini avrebbero segnalato quella pagina, l’avrebbero invasa scrivendo insulti, commenti pieni di rabbia ignorante e inconsapevole di quanti abusi davvero consentisse quella legge che, a loro avviso, li tutelava. Probabilmente avrebbero dato delle “sessiste” alle donne, avrebbero sostenuto che quella pagina incitava all’odio di genere, eccetera. Insomma, prendete il commento medio dell’utente media che frequenta e commenta la nostra pagina Facebook, ribaltatelo al maschile, e avrete un quadro di quello che sarebbe successo allora.
Il gruppo di amministratori e autori di questo blog, se fossero vissuti allora e avessero visto una pagina chiamata “Abolire il reato d’onore”, ne avrebbero sostenuto la causa. Capendo che non era un fatto di maschi contro femmine, ma un fatto di giustizia. Un fatto di legge che genera abusi, invece di prevenirli, evitarli o sanzionarli.
In questo quadro fantasioso che abbiamo fatto, noi saremmo stati dalla parte delle donne. Noi, ancora oggi, consideriamo la legge sul delitto d’onore una porcata immonda, esattamente come tale consideriamo l’attuale legge anti-stalking. Per gli stessi motivi. Entrambe sono sbilanciate sui generi, nella pratica e nel sentire comune anche se non sul piano giuridico. Sono due antipodi ugualmente eccessivi, come tali squilibrati e sostanzialmente ingiusti. L’art. 612 bis oggi genera tanti abusi quanti circa quarant’anni fa ne generava il “delitto d’onore”.
Ci sarebbero molte altre cose da dire, in questo contesto del “facciamo a capirci”, derivando dal paragone che abbiamo fatto altre riflessioni interessanti dal lato sociologico e giuridico, ma le rimandiamo a post successivi. Quello che ci interessa è chiarire, specie alle teste di legno che ci commentano in modo insensato, che questa non è una pagina “pro-maschi” e “contro-femmine”. Lasciamo le partigianerie alle menti plebee, pur restando orgogliosamente fermi in una prospettiva di maschilismo costruttivo e rispettoso. Questo è un blog per la giustizia e contro gli abusi. Lo è ora come lo sarebbe stato nel 1975.

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