Art. 612 bis – Analisi critica (5)

metallica-justice-tonesProseguiamo l’analisi critica dell’art. 612 bis, il cosiddetto “Anti-stalking”, recuperando la seconda parte del quarto e ultimo comma, che recita:

“La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all’articolo 612, secondo comma. Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio”.

In questa parte finale l’articolo si avvita su se stesso. Si diceva l’ultima volta come la querela per stalking non sia “ritirabile” da parte del denunciante. Una volta presentata, i giudici proseguono secondo procedura, e non c’è modo di fermarli, nemmeno se le parti in causa si mettono d’accordo o si pacificano. Questo concetto viene rafforzato dicendo che la querela è “comunque” irrevocabile. Negli articoli di legge le parole hanno ciascuna un peso specifico. Perché il legislatore ha aggiunto quel “comunque”? Messo così sembra voler aprire un piccolo spiraglio alla remissione della querela nei casi illustrati precedentemente.

E in effetti in giurisprudenza è accaduto che il denunciante dichiarasse in Procura che fosse cessato il motivo del contendere (spesso sono donne in fase di separazione che, ottenuto di spennare l’ex anche con la minaccia dello stalking, si ritengono soddisfatte in sede civile e disposte a rimangiarsi la denuncia, come ben testimoniato dalla PM Carmen Pugliese, nell’intervento che abbiamo postato qualche giorno fa). Spesso i Pubblici Ministeri, a fronte di ciò, hanno archiviato. Ma il reato non era procedibile d’ufficio? Quel “comunque” in buona parte smentisce quindi quanto sostenuto precedentemente. Una contraddizione, di fatto. E negli articoli di legge in teoria non dovrebbero esserci mai contraddizioni. Ma siamo in Italia, il paese in cui “fatta la legge, trovato l’inganno”, quindi va tutto bene…

Nonostante quel “comunque”, in questa parte l’articolo chiude ogni possibilità alla remissione nel caso la persecuzione sia avvenuta attraverso minacce ripetute. Ovvero il concetto è che in quel caso non esiste che le parti si pacifichino, non è accettabile. Ciò che è rilevante è la forza che viene attribuita a un reato regolamentato da un altro articolo, il 612, appunto quello relativo alle “minacce”, a cui palesemente si attribuisce una cogenza (una “forza”) ben maggiore a quello relativo allo stalking. Come abbiamo visto in precedenza, l’art. 612 bis è un ibrido (un Frankenstein diremmo noi) tra due reati già sanzionati dal Codice Penale, quello di minacce e quello di molestie. Al di là dell’incompatibilità tra le nature dei due reati, già precedentemente abbiamo visto come il legislatore dia più importanza ai due articoli di legge “sorgenti” che non a quello di nuova concezione. Che è una specie di optional, considerando quante volte viene specificato che altri reati già regolamentati sono “più gravi”.

In questa parte si conferma la natura “optional” del 612bis, che si configura così come un articoletto concepito per soddisfare le esigenze transitorie di un’opinione pubblica (e un elettorato) affamato di vendetta cieca e mobilitato da slogan mediatici. Di fatto, i reati già previsti dal Codice Penale erano più che sufficienti a sanzionare i persecutori. Invece di un nuovo articolo sarebbe stata sufficiente una circolare del Ministero dell’Interno e di quello di Grazia e Giustizia (si fa per dire) che vincolasse Questure e Procure a una vigilanza attenta e a indagini serrate per le denunce di molestie e minacce. Ma questo sarebbe passato quasi indifferente sui media e l’opinione pubblica, guidata dai media, avrebbe sminuito. Serviva un articolo apposito, più efficace sul piano comunicativo ed elettorale, ed ecco così questo “monstrum” giuridico a metà tra l’invito all’abuso e l’inutilità più assoluta: l’art. 612 bis.

Nel prosieguo dell’articolo, si ha l’incoerenza di cui si è già parlato, un punto dove l’articolo smentisce di nuovo se stesso. Di nuovo si vuole affermare la determinazione del sistema a sanzionare i persecutori nel caso questi agiscano contro le “fasce deboli”. Dunque di nuovo si afferma che il procedimento non si può fermare, anzi va avanti come un treno, se il reato è commesso ai danni di un minore o di un disabile. Sacrosanto. Peccato che nel terzo comma alle due fasce deboli tradizionali (minori e disabili) ne era stata aggiunta una terza, le donne in stato di gravidanza. Che qui invece sono sparite… Abbiamo già commentato il terzo comma e abbiamo detto come non si spieghi la sparizione delle donne incinte nei casi di procedibilità d’ufficio, se non con l’isteria tipica del legislatore che non sa quello che sta facendo.

A buon peso, il comma e l’articolo si concludono con un’affermazione definitiva di inferiorità dell’articolo stesso: si procede d’ufficio, dunque la querela non è ritirabile, se lo “stalking” viene effettuato commettendo altri reati per cui sia prevista la procedibilità d’ufficio. L’elenco di questi reati è infinito, e comprende tutte le possibili nefandezze che un essere umano può esercitare su un proprio simile. Su tutti il sistema agisce autonomamente e non c’è modo di ritirare la denuncia. Letta sotto un’altra prospettiva, questa specifica sembra un ridimensionamento dello stesso questo articolo di legge. In sostanza si dice: “ok, abbiamo fatto questo articolo sullo stalking così sono tutti contenti, ma in ogni caso i reati che vanno a comporre il contesto della persecuzione erano già previsti dal Codice, e sono tutti, già da soli, ben più importanti dello stalking. Basterebbe applicare per bene quelli e questo articolo sarebbe sostanzialmente inutile”. E in effetti così è, se si parla di prevenzione e repressione del vero reato di stalking. In compenso, il guazzabuglio di contraddizioni e anomalie che contiene si presta a libere interpretazioni, manipolazioni e abusi senza fine, come ben dimostrato dai fatti di cronaca (pressoché sconosciuti ai più) e le testimonianze che postiamo periodicamente.

Ogni articolo di legge, però, per essere applicato, ha bisogno di una procedura chiara. Non si esaurisce mai tutto con un semplice articolo di legge. Vi sono sempre disposizioni attuative che chiariscono “come” la norma vada applicata. Di fatto, con questo ultimo comma, l’analisi critica dell’art.612 bis è terminata, ma la discussione su di esso non può terminare qui se non si esamina anche come l’articolo stesso viene proceduto dalle autorità preposte. Nel prosieguo ci occuperemo di questi aspetti. E ne vedremo delle belle. Anzi delle brutte. Ancora più brutte di quanto si è visto nell’analisi dell’articolo di legge in sé.

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