Un Colonnello dei Carabinieri con le idee (abbastanza) chiare

carabinieri1-klvc--390x180@ilsecoloxixweb_265x122Abbiamo reperito questo interessante e recente articolo sullo stalking, dove viene intervistato il Colonnello dei Carabinieri Nazzareno Di Vittorio, un ufficiale esperto nella materia.

Buona parte della sua intervista è dedicata al “cyberstalking”, materia nella quale, per dire cose sensate, occorre essere aggiornatissimi. E in ciò le dichiarazioni dell’ufficiale non sembrano granché affidabili. Come usuale si attribuisce alla tecnologia una forma di correità nelle pratiche persecutorie, ignorando due aspetti che già più volte abbiamo messo in luce: la tecnologia e la telematica aprono possibilità positive e negative, è vero, ma danno anche strumenti per favorire le positive e disincentivare le negative. Le blacklist negli smartphone, le caselle spam ne sono un esempio. L’altro aspetto è la formazione: lo spazio “cyber” si trasforma da opportunità a minaccia anche e soprattutto a seconda della condotta dell’utente. Che quindi andrebbe debitamente formato a muoversi nel mondo virtuale. Il Sig. Mario Rossi dovrebbe essere istruito a non usare come password per la sua posta elettronica o il suo profilo Facebook chiavi come “mariorossi78”, o “issoroiram”, o il nome associato dei suoi figli. Dovrebbe sapere che con password del genere, le sue aree telematiche private sono aperte a chiunque lo conosca un minimo. Mentre una password tipo “ma%%9187–XX” renderebbe quelle stesse aree semplicemente blindate.

A parte questo, Di Vittorio dà alcuni spunti di grante interesse e utilità. Ad esempio quando ammette senza fatica il fenomeno dilagante delle false accuse: “Con l’entrata in vigore di normative specifiche sul fenomeno stalking si inizia a registrare una preoccupante casistica di false accuse. Esse hanno finalità strumentali e derivano da vere e proprie ‘guerre’ che talvolta si verificano nell’ambito di separazioni conflittuali tra coniugi o di controversie lavorative”. Ma non solo. Osservazione molto più interessante per noi: “I ricercatori hanno ampiamente descritto una serie di alterazioni della relazione e di disturbi psicopatologici che insorgono nelle famiglie al momento della separazione e che proseguono anche dopo il divorzio”. C’è quindi un’apertura a un aspetto cui più volte abbiamo accennato, senza entrare troppo nel merito (cosa che faremo successivamente), ovvero gli aspetti psicologici e psichiatrici legati ai fenomeni di stalking. Aspetti ormai studiati e pressoché chiari, ma di cui la legislazione sembra non tenere minimamente conto.

Infine, proprio collegato a questa necessità di riconoscere uno stalker da un non-stalker, e dunque evitare gli abusi in generale e gli effetti delle false accuse, Di Vittorio fa riferimento a un metodo investigativo messo a punto in Canada, chiamato Sara (Spousal Assault Risk Assessment), con cui “è possibile valutare il rischio di violenza interpersonale fra partner. Sono parametri che hanno funzione predittiva e preventiva. Consentono infatti di capire se e quando un soggetto che abbia usato la violenza in passato contro il suo partner o ex partner possa farvi ricorso nuovamente in futuro”. Sembra uno strumento interessante, insomma, nell’ottica di elaborare una modifica al famigerato Art. 612 bis che ne impedisca un uso manipolato e abusivo. Faremo delle ricerche in merito a questo metodo, e ne daremo conto quanto prima.

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