Legittima difesa e anti-stalking, sorelle aberrate di una politica irresponsabile

1490770984-legittima-difesaSi dirà subito: ma che c’entrano la legittima difesa e le polemiche sulla legge in discussione al Parlamento con lo stalking? C’entrano eccome. Entrambe sono figlie degli stessi motivi, ed entrambe ottengono gli stessi effetti, solo che una è ancora in discussione, e con buona probabilità verrà affossata, l’altra purtroppo è vigente. Vediamo i punti di contatto facendo un banale paragone, e nelle conclusioni sveleremo da cosa nasce questa loro parentela.

Una legge sulla legittima difesa esiste già. Si tratta dell’art. 52 del Codice Penale, dove sostanzialmente si dice che, quando ci si sente in pericolo o si vede messo in pericolo un proprio bene o un proprio caro, si ha il diritto di difendersi, purché tale difesa sia commisurata alla minaccia che si riceve. Beccare dei ladri in casa, bloccarli, legarli e torturarli a morte tipo il film “Le iene” di Tarantino, non è legittima difesa. Beccare un rapinatore armato di coltello e affrontarlo anche noi con un’arma bianca, è legittima difesa. Naturalmente ci sono molte sfumature che dipendono dalle circostanze: a un anziano che spara a un giovane rapinatore armato di coltello è probabile che venga riconosciuta la legittima difesa. Atterrare a fucilate un ladro disarmato che sta fuggendo, non lo è. E così via.

In altre parole una legge c’era già. E tutto sommato appare giusta, equilibrata, anche perché su di essa i giudici, nel corso del tempo, hanno operato un’attività interpretativa molto logica e ormai consolidata. Il più delle volte la persona che si difende in modo corretto non ha ripercussioni. Solo che eventi del genere non finiscono sui media, perché la giustizia correttamente irrogata non fa notizia. Al contrario il negoziante che ammazza il rapinatore e viene incriminato per omicidio diventa subito motivo di mobilitazione mediatica e politico-elettorale. Sebbene si sappia che tale incriminazione sia un atto giuridicamente dovuto, che il più delle volte viene ritirato con il riconoscimento della legittima difesa.

E’ uno scenario che ci è noto. Prima dell’approvazione dell’art. 612 bis, cosiddetto “anti-stalking”, esistevano già numerosi articoli del Codice Penale in grado di sanzionare persone dal comportamento persecutorio. La persona che si sentiva perseguitata poteva, a seconda dei casi, appellarsi al reato di lesioni, danneggiamenti, minaccia, minaccia aggravata, diffamazione, molestie, molestie aggravate ed altri. Le possibilità erano molte, tutte chiaramente definite dalla legge, e tutte con una giurisprudenza solidissima alle spalle. Per altro, in molti casi il singolo reato era in grado di portare all’accusato, se dimostrato colpevole, pene anche più pesanti di quelle oggi previste dall’art. 612 bis. In altri casi le procedure garantivano l’accusato contro congiure, false accuse e similari, dato che andavano presentate prove ed evidenze del crimine che si denunciava o si facevano verifiche approfondite sulla credibilità del denunciante.

Eppure, allora, come si sta cercando di fare oggi, si creò un pateracchio dove in sostanza si mescolarono due reati già esistenti e incompatibili (minacce e molestie), con la ragione che, secondo alcune statistiche, il 20% della popolazione italiana sosteneva di essere stato vittima di persecuzione. Una percentuale un po’ alta, realisticamente. Ma da questa, e da alcuni insistenti fatti di cronaca (che ad oggi, a otto anni dall’entrata in vigore del 612 bis, non sono certo calati, anzi…), si è tratta la motivazione per emanare la nuova normativa. Nessuno si chiese se quel 20% per caso non avrebbe fatto prima a usare uno dei reati già previsti. Nessuno indagò se quel 20% per caso non avesse cercato di servirsi davvero di tali reati senza però trovare risposta dalle autorità preposte, troppo oberate per fare bene ciò che sono istituzionalmente chiamate a fare. Risultato: si è partorita un’altra legge, un vero pasticcio, esattamente come quello oggi in discussione sulla legittima difesa. Due norme anzitutto inutili essendo sufficiente dare vera ed efficiente applicazione a quelle che ci sono già. Ma entrambe anche sorelle nei loro contenuti anomali e nei loro inaccettabili meccanismi interni.

7763e998e61499bcc832f1f8aa3fcefa_XLLa prima evidente parentela sta nel tentativo di determinare internamente alla legge delle condizioni speciali, tali da distinguerle in qualche modo dalle leggi già esistenti. Nel caso della legittima difesa c’è la questione della notte, momento in cui è possibile esercitare l’uso di armi di difesa in caso di violazione di domicilio finalizzato al furto o alla rapina. Già è stato fatto notare quanto sia illogica questa condizione speciale. Basta la domanda: ma quando inizia e quando finisce “la notte”? Una questione che forse solo un vampiro potrebbe chiaramente risolvere. Normali esseri umani si incagliano su questo aspetto senza senso, una forzatura finalizzata a produrre una nuova norma su un tema sensibile e sentito a livello mediatico e di opinione pubblica. Ugualmente la legge anti-stalking cerca di distinguersi da quelle già esistenti creando condizioni speciali in realtà di difficile o impossibile definizione. Esattamente come la notte, quali sono i confini entro i quali si può dire che il comportamento della persona X ha generato un mutamento in peggio delle condizioni di vita della persona Y? Prima le molestie infastidivano, le minacce spaventavano, le lesioni danneggiavano. Tutto molto definito. Con lo stalking si aggiunge questa “nuance” del mutamento delle condizioni di vita generato dall’ansia. Qualcosa di indefinibile esattamente come l’inizio e la fine della notte.

Ma la parentela più forte tra le due leggi sta nella soggettivizzazione, di cui abbiamo parlato giusto ieri. Visto che ha funzionato alla grande per la legge anti-stalking, si sono detti i politicanti di oggi, perché non ripetere l’esperienza con la legittima difesa? E così la giustificazione all’utilizzo di armi per finalità di autodifesa durante le ore notturne viene rafforzata da, così dice la proposta di legge in discussione, condizioni psichiche, in base alle quali l’aggredito si senta nella necessità di piantare un paio di pallottole in testa a qualcuno. Quali sono queste condizioni psichiche? Vengono definite? Naturalmente no. Sarà il giudice, ascoltando e verificando la persona che si è difesa, capire se esse giustificano il suo atto difensivo, anche se magari sproporzionato rispetto alla minaccia. Ed ecco che siamo al punto di contatto con la legge anti-stalking: saranno non le leggi, non le autorità, non le prove a definire la portata del reato, bensì la percezione soggettiva della persona coinvolta. Nella legge sulla legittima difesa è l’imputato, nella legge anti-stalking è la presunta vittima, ma il meccanismo è lo stesso: si delega la persona coinvolta nelle vicende criminose a definire soggettivamente la sussistenza o meno del reato.

Ieri spiegavamo, tramite un paradosso, che grazie all’art. 612 bis una persona si può legittimamente sentire in ansia e perseguitata da qualcuno che ogni giorno le rivolge una frase di circostanza sul meteo, e dunque può denunciarlo per stalking. Secondo la legge sulla legittima difesa oggi in discussione, se uno sostiene di aver trucidato a fucilate il ladruncolo che si era introdotto di notte e disarmato in casa sua perché si sentiva psichicamente in un panico incontrollabile, ebbene egli vedrà riconosciuto così il suo diritto alla legittima difesa, sebbene essa sia stata esercitata in modo palesemente sproporzionato. Nell’uno e nell’altro caso, in altre parole, lasciando il pallino in mano alla psiche in un caso della presunta vittima, nell’altro di chi ritiene di essersi difeso, si aprono le porte ad abusi incredibili e casi di ingiustizia abnormi. Non a caso già ora i giudici parlano di probabile incostituzionalità della legge in discussione sulla legittima difesa. Mentre, ahimè, nessuno (o quasi nessuno, come vedremo) dice niente sulla porcata sorella maggiore: la legge anti-stalking.

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Ma perché si tenta di produrre un altro mostro giuridico? Quali sono le cause per cui i politicanti nostrani tendono a partorire leggi così difformi dal buon senso e dalla tradizione giuridica? La ragione oggi sulla legittima difesa è la stessa di quella che portò all’approvazione dell’anti-stalking nel 2009: ricerca del consenso. A breve ci saranno elezioni amministrative in molte parti del paese. Le elezioni politiche sono sempre incombenti. E i politicanti nostrani fanno a gara a rubarsi le idee e le mobilitazioni, per poter vantare davanti all’opinione pubblica una medaglia che può poi tradursi in voti. Così i politicanti di sinistra oggi cercano di neutralizzare i politicanti di destra appropriandosi di un tema tipicamente di destra. Scaramucce e risiko elettorali giocati cinicamente sulla pelle dei cittadini e della giustizia. Una gara a chi concede ai privati cittadini più margini d’azione fuori dal controllo delle leggi stesse e delle autorità preposte. Un modo nascosto, per altro, per assecondare l’ondata antipolitica oggi in auge: aprendo le porte alla soggettivizzazione della definizione dei reati, la politica è come se ammettesse la propria inadeguatezza a regolare le fattispecie. E così dice: caro cittadino, hai ragione, siamo degli inetti, ed ecco quindi una legge dove fai tutto tu, decidi tu a seconda di come “ti gira”, perché tu hai sicuramente una percezione della giustizia più corretta della nostra. In cambio, naturalmente, vorrei il tuo voto.

Questo è un andazzo pericolosissimo, che va spezzato. Ci auguriamo quindi che questa porcata della legittima difesa venga fermata e dimenticata con disonore. E in questo i dottori del diritto e i giudici possono dare un contributo fondamentale. Sui media, che pure sarebbero cruciali in questo, naturalmente non possiamo contare. Questo andazzo va spezzato anche tagliando le gambe ad altre norme della stessa natura, a partire dall’anti-stalking, sorella maggiore e ugualmente aberrante dell’aborto oggi in discussione sulla legittima difesa. Lo Stato e la politica si riprendano orgogliosamente il ruolo di fare leggi appropriate, fondate, equilibrate, chiare e blindate contro gli abusi. Che sorgono inevitabili e innumerevoli quando si lascia il pallino in mano al singolo privato.

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