A che serve divorziare? C’è lo stalking!

20170510_174037_7599ECC8E’ di ieri la notizia, da tutti i media definita “storica”, relativa a una sentenza della Cassazione che rivoluziona di fatto le modalità con cui i giudici devono ripartire le competenze economiche tra coniugi che divorziano. Dal 1970, anno dell’introduzione del divorzio in Italia, ad oggi, il criterio per decidere chi deve dare i soldi a chi, e soprattutto quanti ne deve dare, era il tenore di vita. Quello dei due che guadagnava di più era costretto per sentenza a dare a quello dei due che guadagnava meno quel tanto che garantisse il livello di benessere e di abitudini cui era avvezzo.

In quantasette anni di applicazione, questa legge in molti casi ha fatto giustizia, soprattutto nell’ottica del mantenimento dei figli eventualmente presenti nella coppia che divorzia. Ma in altrettanti casi si è prestata ad abusi ingiustificati. Tanto da affermare il concetto per cui “sposarsi bene” poteva essere un buon affare. Anche perché il contributo integrativo di un coniuge a vantaggio dell’altro aveva carattere vitalizio, non era legato, ad esempio, al raggiungimento dell’indipendenza economica dei figli o al miglioramento reddituale del coniuge. Durava a vita, punto e stop.

aLe conseguenze di questa prassi di legge nei decenni sono state essenzialmente due. La prima è che il coniuge chiamato a versare gli assegni integrativi semplicemente non ce la faceva, e smetteva di pagare. Talvolta ciò danneggiava ex mogli o, molto più raramente, ex mariti che vivevano in modo deliberatamente parassitario sulle spalle altrui. Altre volte questa sospensione dei pagamenti andava a danneggiare in modo ingiustificato l’ex coniuge, e magari anche i figli. La seconda è che spesso, per onorare gli impegni, molte persone sono finite sul lastrico. Anche in questo caso si trattava in maggioranza di uomini.

La Corte di Cassazione ha preso atto del cambiamento delle condizioni sociali ed economiche, da un lato, e dalla frequenza degli abusi e delle negatività create da questa prassi, dall’altro. Dunque, rimanendo immutata la legge, il criterio d’ora in poi sarà un altro: non si deve più puntare al mantenimento del tenore di vita, ma al livello minimo di sussistenza. L’ex coniuge verserà dunque le cifre necessarie a vivere, non un centesimo di più. Ci sono voluti quarantasette anni perché la giurisprudenza si rendesse conto della situazione e corresse ai ripari, e la sua sentenza segna sicuramente un punto a favore rispetto agli sbilanci di genere favoriti da molte leggi nazionali.

donnericche-696x4641-300x200Non è improbabile che la Cassazione, nel maturare questa sua decisione storica, abbia dato un’occhiata oltre che alla realtà delle cose, anche alle statistiche relative alle cause per stalking, che col tempo sono quasi diventate sistematiche nel caso di separazioni o divorzi non consensuali. Chi, in quei frangenti, vuole garantirsi un sicuro successo giudiziario e ampie possibilità di “spennare” la controparte, specie se questa ha in mano elementi e prove a proprio favore, integra l’istanza di separazione con una bella denuncia per stalking, solitamente creata ad arte o costruita su false accuse. Tanto, come si è visto, l’art. 612 bis (anti-stalking) apre infinite autostrade a chi ne vuole fare un uso abusivo.

Non è quindi improbabile che la sentenza della Cassazione sugli assegni integrativi post divorzio favorirà, rendendola magari sistematica, la pratica dell’accusa per stalking contro l’ex coniuge. Non potendo più “spennare” la controparte in fase di divorzio, basterà ventilare una denuncia per persecuzioni e il malcapitato aprirà il portafogli senza troppe storie. Se non si farà spaventare dalla minaccia, allora finirà certamente sul banco degli imputati in sede penale, magari a causa di qualche ordinaria intemperanza, come ne capitano tante quando ci si separa male. Lì vedrà l’ex coniuge fare la commedia dell’ansia e della vittima, ottenendo con grande agio una sua condanna, ma soprattutto, costituendosi parte civile, un sostanzioso risarcimento danni.

E probabilmente passeranno altri quarant’anni prima che questa mostruosità, che già si verifica da tempo, venga soppressa.

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