Lo stalking, quello vero…

stalkingIn questo blog ci occupiamo frequentemente di ciò che non è stalking, di come atteggiamenti e comportamenti non persecutori nel vero senso della parola vengano sanzionati con una severità priva di fondamento, fino ad arrivare all’utilizzo abusivo della norma con l’elaborazione di false accuse. Nella fase di sviluppo del nostro discorso, anche nell’ottica di realizzare gli identikit dei protagonisti tipici di una vicenda di stalking, è corretto dare un’occhiata anche a ciò che davvero è incontrovertibilmente stalking.

In questo articolo il fenomeno è descritto secondo tutti i parametri classici elaborati da criminologi e psichiatri. Il contesto è quello di una separazione sofferta, dove una delle parti, in questo caso la donna, perde il controllo di sé a causa del dolore, e comincia a tormentare l’ex. Purtroppo l’articolo non racconta come l’uomo abbia gestito la separazione, se abbia tenuto modalità tali da suscitare o alimentare il dolore fuori controllo dell’ex compagna, e tanto meno il Tribunale coinvolto l’avrà fatto. E’ un peccato perché lo stalking è anzitutto un reato relazionale, specie quando si parla di ex coniugi o ex compagni o fidanzati, e il contesto relazionale ha un peso spesso determinante.

phpThumb_generated_thumbnailLa donna inizia a mandare messaggi a pioggia, con una media di 24 al giorno, all’ex fidanzato. Molti di essi contengono minacce. Così si entra a pie’ pari nella fattispecie mista di molestie/minacce, sanzionata dall’art. 612 bis del Codice Penale, il cosiddetto “anti-stalking”. Che naturalmente non prevede la possibilità per il perseguitato di “bloccare” il mittente dei messaggi, contromisura oggi estremamente semplice dal lato tecnico. La presunta vittima, pur avendo la possibilità di respingere efficacemente la persecuzione, per lo meno quella telefonica, passa subito alle carte bollate. Chissà, magari sperando in un risarcimento danni futuro.

La donna viene ammonita dal Questore. A riprova che il vero stalker non si ferma davanti a un ammonimento, lei prosegue e amplia la molestia alla cerchia familiare dell’uomo, compresa la nuova compagna. Anche questo è un classico dello stalker vero. Il cui identikit si completa con l’ultimo atto della donna, una falsa denuncia per abusi sessuali dell’ex fidanzato ai danni del figlio della nuova compagna: anche l’utilizzo di denunce e iniziative giudiziarie infondate è un atto tipico della persona che si abbandona a istinti persecutori. Allo stalking dunque si aggiunge la calunnia.

BG02F30_3686809F1_12886_20130615200652_HE10_20130616-kWx-U43170741633799EAF-1224x916@Corriere-Web-Bergamo-593x443La donna ha agito insomma secondo parametri riconosciuti e riconoscibilissimi, quelli che secondo criminologi e psichiatri delineano una personalità turbata che scivola, per cause in parte emotive in parte patologiche, nelle azioni di stalking. Eppure il PM, quella Carmen Pugliese di cui abbiamo già avuto modo di elogiare il buon senso e la consapevolezza, prima di incriminarla ordina una perizia psichiatrica, che la legge anti-stalking scioccamente non prevede. Motivo di ulteriore plauso per il magistrato. Che però ha ben chiaro chi e cosa sia uno stalker e chi e cosa non lo sia. Infatti, a perizie concluse, procede giustamente con la proposta di rinvio a giudizio.

Questo è uno dei pochi casi dove emerge un autentico comportamento persecutorio, e ciò si combina con un PM preparato e di buon senso. Il risultato è uno dei pochi casi in Italia dove la legge Anti-Stalking si applica dove e come deve. Un’eccezione che conferma però la regola, ovvero quella di un’applicazione miope fatta da magistrati che non hanno la più pallida idea di cosa il confusionario e contraddittorio Art. 612 bis stia cercando di parlare e regolamentare. Anomalia nell’anomalia: solo un magistrato lucido e preparato, ad oggi, può correggere il tiro.

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