“Senza di te non vivo più. Ti amerò per sempre, ti proteggerò da lassù”

3141suicidio_per_amore_fiumicinoAmore, amore, amore… è tutta una questione di amore. E dell’importanza che si dà alla parola, che a sua volta rappresenta uno dei sentimenti più ambigui, potenti, e devastanti che esistano nel novero di quelli umani. Qualcuno vi si abbandona, portando la propria vita alle estreme conseguenze, ovvero costruendo su di esso una realtà di gioia e condivisione. Oppure cessando la propria vita, quando la sua realizzazione diventa impossibile. Sì perché, questa è una delle fregature dell’amore, si tratta di una cosa che ha senso solo se si è in due. Quando uno manca, l’amore è inutile, è frustrazione, dolore, devastazione.

E ci sono due fronti che oggi si scontrano. Quello di persone che vivono l’amore con impegno, quando lo provano. Con profondità, come un investimento umano interiore e relazionale significativo. Come accadeva un tempo, insomma, all’epoca dei nonni o dei genitori. L’altro fronte ha deciso di conformarsi alla liquidità delle relazioni, ovvero di interpretare l’amore come un dare-avere temporaneo, un’alleanza che oggi si stringe ma domani potrebbe non esserci più, tanto nulla conta, tanto si è sempre comunque soli e privi di significato. Quando questi due fronti entrano in contatto il cortocircuito è inevitabile. Ed è statisticamente rilevabile come siano soprattutto i maschi, schiacciati da un femminismo aberrato, ad allinearsi al primo fronte, mentre le donne tendono a schierarsi dal fronte “liquido”, pensando così di incarnare un ideale di emancipazione che invece è solo immiserimento interiore, dissipazione umana, degrado sentimentale. Che quando applicato ha esiti anche fatali.

93983sanmart-u2403170082117d-u240324795910gjh-384x221@ilsecoloxix-nazionale-u200433593701hz--390x180@ilsecoloxixweb_265x122A Genova un ragazzo di 18 anni si è ucciso perché, dice l’articolo: “non era riuscito a superare e accettare la fine della relazione”. Formula tipica con cui solitamente i media o i giudici giustificano i comportamenti attribuiti allo stalker. Invece questo era un ragazzo romantico, passionale, un giovane uomo dai sentimenti profondi che no, non si rassegnava. Orgogliosamente. Non concepiva che un amore vissuto come grande potesse finire in nulla, con disinvoltura, come se niente fosse. E dunque si è ucciso, come nei romanzi d’amore, dopo aver mandato un messaggio alla ex: “Senza di te non vivo più. Ti amerò per sempre, ti proteggerò da lassù”. Dedizione, amore senza confini, fino all’ultimo e anche oltre.

Noi onoriamo questo ragazzo. Lo comprendiamo, e per noi è un eroe. Per il femminismo abietto e i media servili è sicuramente un potenziale stalker di meno. Il suo messaggio, a ben guardare, è una sorta di standard tra quelli che gli uomini “che non si rassegnano” mandano alle ex mogli o fidanzate o compagne, magari esprimendo davvero l’intenzione di togliersi la vita, senza poi averne il coraggio. Molti di loro finiscono davanti al giudice, perché messaggi del genere “mettono ansia” alla irresponsabile di turno, che ha accartocciato un’esistenza senza battere ciglio. Il ragazzo di Genova no. Con quella frase e il suo gesto ha sublimato il suo amore, ha creato un monumento per tutti gli uomini di oggi capaci ancora di amare in modo autentico, e ha schiaffeggiato e sbeffeggiato il trend antimaschile imperante. Quello che, se non si fosse ucciso, probabilmente, paradosso assoluto, l’avrebbe portato alla sbarra. Per noi il suo caso rientra nei tanti maschicidi non riconosciuti come tali.

Onore a te, giovane ragazzo, anima amante.

Un commento

  1. Bravissimo. Ma io ti chiedo: come mai i tanti che si uccidono ‘per amore’ non rientrano MAI nella casistica delle accuse di ‘indizione al suicidio’? Perché spesso dovrebbe essere così, anche per gli ex che campano sotto i ponti mentre le signore stanno a festeggiare nella casa coniugale.

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