Tortura e uccide la figlia: compassione e alibi a pioggia

2490889_1629_ar.jpg.pagespeed.ce.Tf9H7HE06_Abbiamo sentito tutti la notizia della bimba di 18 mesi morta ad Arezzo perché lasciata dalla madre in macchina ad agonizzare al sole finché il suo piccolo cuore non si è fermato. Forse qualcuno ha anche sentito il servizio di stasera al TG1, dove la giornalista, allineandosi alla narrazione di tutti i media mainstream, si appella a qualunque tipo di patologia psicologica pur di trovare un alibi morale per la donna. Sofferenza dissociativa, stress patogeno, le giustificazioni più o meno scientifiche si sprecano pur di trovare una forma di attenuante per un comportamento semplicemente irresponsabile. E naturalmente non manca la misericordia diffusa a piene mani, con la sottolineatura dell’attuale dolore della donna, che andrebbe rispettato, mentre in Rete i cattivoni dell’opinione diffusa la sottopongono a quella che, quando non è allineata alla narrazione comune, diventa gogna mediatica.
Ebbene, proviamo a rovesciare le parti. Non una donna che in preda a qualche confusione mentale ammazza la figlia di 18 mesi sottoponendola alla tortura di un’auto rovente, ma un uomo che scommette tutta la sua vita su una relazione, su un amore, su una donna, su una famiglia, e il cui progetto viene poi devastato per qualche motivo futile, solitamente qualche prurito sessuale indebito della compagna o moglie. Quell’uomo perde la testa per il dolore, supplica insistentemente l’ex moglie di ricomporre le posizioni, la cerca, magari la insulta anche per quanto è arrabbiato, magari le dice in faccia la donnaccia che è nel distruggere una realtà costituita, dove magari ci sono pure dei figli. Be’ inevitabilmente questo mette ansia alla donna, che denuncia l’uomo per stalking. Cosa quasi certa per altro se di mezzo c’è una separazione, l’affido dei figli o denaro.

Ecco, a parti rovesciate, l’uomo non solo finisce in grossi guai senza troppe storie, ma a livello mediatico e di lettura comune, lui non ha alcuna scusa, alcun alibi, alcuna attenuante. È un pericoloso persecutore, senza se e senza ma. Nessuna considerazione morale del suo dolore, della sua devastazione, sebbene il suo reato sia decisamente meno grave di un infanticidio, per quanto colposo. Nessun rispetto insomma per l’umanità che può esserci dietro la gran parte delle vicende che finiscono con improprie denunce di stalking. Quando abbiamo provato noi su questo blog e su Facebook ad affermare una forma di comprensione del contesto in cui maturano quelle vicende, siamo stati aggrediti con violenza da femmine e femministe di tutti i tipi. Gelose forse del privilegio di poter trovare comprensione e attenuanti anche quando ammazzano un figlio. Mentre all’uomo non è permesso l’accesso ad alcun tipo di misericordia. Né in termini mediatici, né nella percezione comune, né, il che è più grave, nella gestione giuridica dei fatti.

La madre di Arezzo infatti è stata accusata solo di omicidio colposo, e non anche di abbandono di minore. Per l’uomo accusato di stalking, se l’oggetto del reato è una persona a cui è stato sentimentalmente legato, arriva invece addirittura un’aggravante. Non sono nemmeno due pesi e due misure. Sono due universi antagonisti, dove uno perde sempre, e l’altro vince sempre, anche quando perde.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.